PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
22 Febbraio 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / #fame, deserto, diavolo, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, monte, padre-angelico-maria-moccia, padri-della-chiesa, pane, parola, prova
Vangelo Commentato dai Padri
PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Vangelo di Matteo 4, 1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
VERSETTI 1-2
Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo; e avendo digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, dopo ebbe fame.
CRISOSTOMO [Ps.]: Dopo che fu battezzato da Giovanni nell’acqua, il Signore viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere battezzato con il fuoco della tentazione; per cui si dice: Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito. Allora, cioè quando il Padre gridò dal cielo: «Questo è il mio Figlio diletto».
CRISOSTOMO: Se dunque dopo il battesimo sostieni delle più grandi tentazioni, non turbarti: infatti hai ricevuto le armi non per cadere, ma per combattere. Per questo Dio non ti ha liberato dalla tentazione: primo, perché tu impari che sei divenuto molto più forte; poi perché non ti insuperbisca per la grandezza dei doni; terzo, perché il diavolo conosca per esperienza che ti sei perfettamente allontanato da lui; quarto, perché così tu sei reso più forte; quinto, perché tu riceva un segno del tesoro che ti è stato affidato: infatti il diavolo non sarebbe sopraggiunto a tentarti se non ti avesse visto costituito in un onore più grande.
ILARIO: Infatti nei santificati aumentano sommamente le tentazioni del diavolo, poiché la vittoria sui santi gli è molto più gradita.
GREGORIO: Alcuni sono soliti dubitare da quale spirito Gesù sia stato condotto nel deserto, a motivo di ciò che si aggiunge: il diavolo lo portò nella città santa. Ma veramente e senza alcuna questione si ritiene convenientemente che sia stato condotto dallo Spirito Santo, affinché il suo Spirito lo conducesse là dove lo spirito maligno lo trovò per tentarlo.
AGOSTINO: Perché offrì sé stesso alla tentazione? Per essere mediatore nel superamento delle tentazioni, non solo mediante l’aiuto, ma anche mediante l’esempio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Fu condotto dallo Spirito Santo non come un inferiore per un comando di chi di lui è più grande: infatti si dice che è condotto non solo chi è condotto dal potere di qualcuno, ma anche chi è convinto dalla ragionevole esortazione di qualcuno, come è scritto di Andrea che trovò suo fratello Simone e lo condusse a Gesù.
GIROLAMO: È condotto non contro voglia o costretto, ma per la volontà di combattere.
CRISOSTOMO [Ps.]: infatti il diavolo va dagli uomini per tentarli; poiché però il diavolo non poteva andare contro Cristo, così Cristo andò contro il diavolo, per cui si dice: per essere tentato dal diavolo.
GREGORIO: Ma dobbiamo sapere che la tentazione avviene in tre modi: per suggestione, per compiacenza e per consenso; e quando noi siamo tentati, per lo più cadiamo nella compiacenza o nel consenso, poiché essendo stati generati dal peccato della carne, dobbiamo soffrire anche in noi le lotte; ma Dio, che incarnato nel seno della Vergine era venuto nel mondo senza peccato, non sosteneva in sé stesso alcuna opposizione. Poteva dunque essere tentato per suggestione, ma il piacere del peccato non morse la sua anima; e così tutta quella tentazione diabolica fu esterna, non interna.
CRISOSTOMO: Il diavolo tenta soprattutto quando vede che uno è nella solitudine; per cui anche al principio tentò la donna trovandola senza l’uomo; e così anche qui viene data al diavolo l’occasione di tentare poiché Gesù è condotto nel deserto.
GLOSSA: Questo deserto è fra Gerusalemme e Gerico, dove dimoravano i briganti, e questo luogo è chiamato Dammin, cioè del sangue, per l’effusione di sangue perpetrata dai briganti; per cui si dice anche che l’uomo incappò nei briganti mentre discendeva da Gerusalemme a Gerico, essendo figura di Adamo, che fu vinto dai demoni. Fu dunque conveniente che Cristo superasse il diavolo là dove si dice che il diavolo in figura superò l’uomo.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ma non solo Cristo fu condotto dallo Spirito nel deserto, bensì anche tutti i figli di Dio che hanno lo Spirito Santo: infatti non si accontentano di sedere oziosi, ma lo Spirito Santo li spinge a intraprendere una grande opera, cioè ad andare nel deserto quanto al diavolo, poiché là non c’è l’ingiustizia, di cui il diavolo si diletta. Inoltre ogni bene è al di fuori della carne e del mondo, poiché non è secondo la volontà della carne e del mondo. Verso questo deserto dunque tutti i figli di Dio escono per essere tentati; se per esempio ti sei proposto di non prendere moglie, lo Spirito Santo ti ha condotto nel deserto, cioè oltre i confini della carne e del mondo, per essere tentato dalla concupiscenza della carne: infatti, come può essere tentato dal piacere sensuale chi è tutto il giorno con la moglie? Dobbiamo sapere che i figli di Dio non sono tentati dal diavolo se non sono andati nel deserto; invece i figli del diavolo, stabiliti nella carne e nel mondo, sono provocati e cedono; come un uomo buono, se ha moglie, non commette fornicazione, ma gli basta sua moglie, mentre uno cattivo, anche avendo moglie, commette fornicazione e non si accontenta di sua moglie; e troverai che è così in tutti. Quindi i figli del diavolo non se ne vanno verso il diavolo per essere tentati. Infatti che bisogno ha di uscire in combattimento chi non desidera vincere? Coloro invece che sono i più gloriosi figli di Dio escono dai confini della carne contro di lui perché desiderano la gloria della vittoria. Per questo anche Gesù se ne andò verso il diavolo, per essere tentato da lui.
CRISOSTOMO: Perché poi tu impari quale grande bene sia il digiuno, e in che modo sia scudo contro il diavolo, e perché dopo il battesimo bisogna dedicarsi non alla dissolutezza, ma al digiuno, egli digiunò, non perché ne avesse bisogno, ma per istruirci.
CRISOSTOMO: E per porre la misura del nostro digiuno di quaranta giorni, digiunò per quaranta giorni e quaranta notti, per cui segue: e avendo digiunato per quaranta giorni e quaranta notti.
CRISOSTOMO [Ps.]: Non digiunò più di Mosè ed Elia affinché non sembrasse incredibile l’assunzione della carne.
GREGORIO: Lo stesso autore di tutte le cose per quaranta giorni non prese assolutamente alcun cibo. Anche noi, per quanto possiamo, in tempo di quaresima affliggiamo la nostra carne con l’astinenza. Viene conservato il numero quaranta perché la virtù del decalogo si compie nei quattro libri del santo Vangelo: infatti il dieci preso quattro volte cresce fino a quaranta. Oppure perché in questo corpo mortale sussistiamo in base a quattro elementi, e per il suo piacere violiamo i precetti del Signore ricevuti mediante il decalogo. Se dunque per i desideri della carne abbiamo disprezzato i comandamenti del decalogo, è giusto che affliggiamo la medesima carne per quattro volte dieci. Oppure, come nella legge dobbiamo offrire la decima parte delle cose, così ci impegniamo a offrirgli le decime dei giorni. Infatti dalla prima domenica di quaresima fino alle gioie della solennità pasquale cadono sei settimane, cioè quarantadue giorni; ma poiché sono sottratte all’astinenza le sei domeniche, i giorni rimangono trentasei. Poiché dunque l’anno è composto di trecentosessantacinque giorni e noi facciamo penitenza per trentasei giorni, diamo a Dio come le decime del nostro anno.
AGOSTINO oppure altrove: Tutta la disciplina della sapienza è conoscere il Creatore e la creatura. Il Creatore è la Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. La creatura invece è in parte invisibile, come l’anima, alla quale si attribuisce il numero tre (infatti ci è comandato di amare Dio in tre modi: con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente); e in parte visibile, come il corpo, al quale si attribuisce il numero quattro a motivo del caldo e del freddo, dell’umido e del secco. Dunque il numero dieci, che introduce tutta la disciplina, preso quattro volte, cioè moltiplicato secondo il numero che è dovuto al corpo, poiché secondo il corpo si pratica la legge, forma il numero quaranta, le cui parti uguali giungono a cinquanta. Infatti uno, due, quattro, cinque, otto, dieci e venti, che sono le parti del numero quaranta, presi insieme fanno cinquanta. E così il tempo in cui gemiamo e ci addoloriamo viene celebrato col numero quaranta, mentre lo stato della beatitudine, nel quale ci sarà la gioia, viene prefigurato da una celebrazione di cinquanta giorni, cioè da Pasqua a Pentecoste.
AGOSTINO: Per il fatto però che Cristo, appena ricevuto il battesimo, subito digiunò, non si deve credere che abbia dato una regola per l’osservanza così che dopo il battesimo di Cristo bisogna subito digiunare. Ma quando si combatte con il tentatore in una lotta più aspra, bisogna digiunare, così che il corpo adempia il suo compito con il castigo e l’anima ottenga la vittoria con l’umiliazione.
CRISOSTOMO [Ps.]: Il Signore però conosceva il pensiero del diavolo, perché voleva tentarlo: esso infatti aveva udito che Cristo era nato in questo mondo con il predicare degli Angeli, il riferire dei pastori, il cercare dei Magi e il mostrare di Giovanni. Per cui il Signore procedette contro di lui non come Dio, ma come uomo; meglio ancora: come Dio e come uomo. Infatti non aver fame per quaranta giorni non era dell’uomo, mentre a un certo punto aver fame non era di Dio. Per cui ebbe fame, perché non apparisse manifestamente Dio, e così non estinguesse nel diavolo la speranza di tentarlo, ma impedisse la sua vittoria; per cui segue: dopo ebbe fame.
ILARIO: Infatti ebbe fame dopo quaranta giorni, non per quaranta giorni. Quindi il Signore, allorché ebbe fame, non fu vittima della necessità, ma lasciò l’uomo alla sua natura. Infatti il diavolo non doveva essere vinto da Dio, ma dalla carne. E con ciò indica che dopo il compimento dei quaranta giorni che doveva trascorrere nel mondo dopo la passione, avrebbe avuto fame della salvezza degli uomini; e in quel tempo riportò a Dio Padre l’atteso dono, l’uomo che aveva assunto.
VERSETTI 3-4
E il tentatore, avvicinandosi, gli disse: Se sei il Figlio di Dio, di che queste pietre diventino pane. Ma egli rispondendo disse: Sta scritto: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
CRISOSTOMO [Ps.]: Poiché il diavolo, vedendo che Cristo aveva digiunato per quaranta giorni, era caduto nella disperazione, quando si accorse che aveva fame riprese nuovamente a sperare; per cui segue: E il tentatore, avvicinandosi. Se dunque hai digiunato e sei tentato, non dire che hai perso il frutto del tuo digiuno: infatti se il tuo digiuno non ti è servito a non essere tentato, tuttavia ti servirà per non essere vinto dalle tentazioni.
GREGORIO: Ma se guardiamo l’ordine delle tentazioni, vediamo con quanta magnanimità siamo liberati dalla tentazione. Infatti l’antico nemico tentò il primo uomo nella gola quando lo persuase a mangiare il cibo proibito dell’albero; nella vanagloria quando disse (Gen 3, 5): «Sarete come dèi»; nell’avidità quando disse (ibid.): «Conoscendo il bene e il male»; infatti l’avidità non riguarda solo il denaro, ma anche l’altezza, quando si ambisce la sublimità sopra la giusta misura. Ora, in quegli stessi modi in cui abbatté il primo uomo, soccombette al secondo uomo tentato. Lo tenta mediante la gola, quando dice: dì che queste pietre diventino pane; mediante la vanagloria quando dice: Se sei il Figlio di Dio buttati giù; mediante l’avidità della sublimità quando gli mostra i regni del mondo dicendo: Tutte queste cose ti darò.
AMBROGIO: Inizia da dove già aveva vinto, cioè dalla gola; per cui gli disse: Se sei il Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane. Per qual motivo questo preambolo se non perché aveva saputo che il Figlio di Dio doveva venire, ma non pensava che fosse venuto nella debolezza del corpo? Altro è il compito di chi esplora, altro quello di chi tenta; professa di credere a Dio e cerca di ingannare l’uomo.
ILARIO: Scelse un tipo di tentazione nel quale potesse riconoscere da una parte in Dio il potere nella mutazione delle pietre in pani, e dall’altra con l’attrattiva del cibo vanificasse nell’uomo la resistenza alla fame.
GIROLAMO: Ma sei di fronte a un dilemma, o diavolo: se al suo comando le pietre possono diventare pani, allora inutilmente tenti uno che ha un tale potere; se invece non può farlo, inutilmente sospetti che sia il Figlio di Dio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Come il diavolo accecava tutti, così adesso invisibilmente risulta accecato da Cristo. Infatti dopo quaranta giorni si accorse che aveva fame, e per quaranta giorni non capì che non aveva fame. Quando sospettò che egli non fosse il Figlio di Dio, non pensò che un forte atleta può scendere alle cose deboli, mentre chi è debole non può salire alle cose forti. Infatti doveva capire maggiormente che fosse Dio colui che per tanti giorni non ebbe fame piuttosto che fosse uomo colui che dopo tanti giorni ebbe fame. Ma dici: Mosè ed Elia digiunarono per quaranta giorni, ed erano uomini. Ma quelli digiunando avevano fame e resistevano, mentre questi per quaranta giorni non ebbe fame, ma dopo. Infatti aver fame e non mangiare appartiene alla sopportazione umana, ma non aver fame appartiene alla natura divina.
GIROLAMO: Il proposito di Cristo era di vincere con l’umiltà; per cui vinse l’avversario con la testimonianza della legge, non con il potere della forza, in modo che con ciò stesso onorasse di più l’uomo e punisse di più l’avversario, poiché l’avversario del genere umano non veniva sconfitto da Dio, ma dall’uomo; per cui segue: Ma egli rispondendo disse: Sta scritto: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
GREGORIO: Così il Signore, tentato dal diavolo, risponde con gli insegnamenti della Sacra Scrittura; e colui che poteva immergere nell’abisso il suo tentatore non mostra la virtù della sua potenza, per darci l’esempio che tutte le volte che soffriamo qualcosa per opera di uomini cattivi siamo incitati all’insegnamento piuttosto che alla vendetta.
CRISOSTOMO [Ps.]: Non ha detto: non di solo pane vivo, affinché non sembrasse che parlasse di sé, ma: Non di solo pane vive l’uomo, affinché il diavolo potesse dire: Se sei il Figlio di Dio. Si nasconde per non mostrarsi, cosa che può fare, se è un uomo; si scusa astutamente, affinché non sembrasse che non poteva.
RABANO: Questa testimonianza è presa dal Deuteronomio (8, 3). Quindi, se uno non si nutre della parola di Dio, non vive, poiché come il corpo umano non vive senza il cibo terreno, così anche l’anima non può vivere senza la parola di Dio. Si dice poi che la parola procede dalla bocca di Dio quando egli rivela la sua volontà attraverso le testimonianze delle Scritture.
VERSETTI 5-7
Allora il diavolo lo portò nella città santa e lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei il Figlio di Dio, buttati giù; è scritto infatti: «Poiché ai suoi Angeli darà ordine nei tuoi riguardi, e ti sorreggeranno con le loro mani perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gli disse Gesù: Sta scritto anche: «Non tenterai il Signore Dio tuo».
CRISOSTOMO [Ps.]: Il diavolo, poiché dalla precedente risposta di Cristo non aveva potuto apprendere con certezza se Cristo fosse Dio o uomo, lo prese con un’altra tentazione, dicendo presso di sé: «Costui che non è vinto dalla fame, anche se non è il Figlio di Dio, tuttavia è un santo». Infatti gli uomini santi sono capaci di non essere vinti dalla fame, ma dopo che hanno vinto tutte le necessità della carne cadono per la vanagloria; quindi cominciò a tentarlo nella vanagloria; per cui segue: Allora il diavolo lo portò nella città santa.
GIROLAMO: Questo trasporto non dipende dalla debolezza del Signore, ma dalla superbia del nemico, che ritiene la volontà del Salvatore come una necessità.
RABANO: Gerusalemme veniva detta città santa perché vi era il tempio e il Santo dei Santi e il culto dell’unico Dio secondo la legge di Mosè.
REMIGIO [RABANO]: In ciò si mostra che il diavolo insidia i fedeli di Cristo anche nei luoghi santi.
GREGORIO: Ma ecco, mentre si dice che l’uomo-Dio fu portato dal diavolo nella città santa, le orecchie umane si spaventano nell’udirlo; tuttavia il diavolo è il capo di tutti gli iniqui. Ora, perché meravigliarsi se [Cristo] permise di essere trasportato da lui sul monte quando permise alle sue membra di crocifiggerlo?
GLOSSA: Il diavolo infatti conduce sempre ai luoghi alti elevando con la presunzione, così da poter buttare giù; per questo segue: e lo depose sul pinnacolo del tempio.
REMIGIO [BEDA; GLOSSA]: Il pinnacolo era la sede dei dottori: infatti il tempio non aveva un culmine ritto come hanno le nostre case, ma era piano anche sopra secondo l’uso della Palestina, e nello stesso tempio c’erano tre piani. E bisogna sapere che c’era un pinnacolo nel pavimento e in ogni piano. Sia dunque che lo abbia deposto su quel pinnacolo che era nel pavimento, sia in quelli che erano nel primo, secondo o terzo piano, bisogna intendere che lo abbia deposto su uno dal quale poteva esserci un qualche precipizio.
GLOSSA: Osserva però che tutte queste cose si sono compiute secondo i sensi corporei: se infatti c’è uno scambio di parole, è verosimile che il diavolo sia apparso sotto una figura umana.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ma forse dici: in che modo, costituito nel corpo, lo pose sopra il tempio sotto lo sguardo di tutti? Ma forse il diavolo lo prendeva così che fosse visto da tutti, però lui, senza che il diavolo lo sapesse, agiva invisibilmente così da non essere visto da nessuno.
GLOSSA: Lo condusse sul pinnacolo, volendo tentarlo di vanagloria, poiché nella cattedra dei dottori aveva ingannato molti nella vanagloria, e quindi ritenne che costui, posto nella sede dell’insegnamento, potesse esaltarsi per vanagloria; per cui segue: e disse: Se sei il Figlio di Dio buttati giù.
GIROLAMO: Infatti in tutte le tentazioni il diavolo cerca di capire se è il Figlio di Dio. Dice poi: buttati poiché la voce del diavolo, con la quale egli sempre desidera che gli uomini cadano in basso, può persuadere, ma non gettare giù.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ma con questa proposta, come poteva conoscere se era il Figlio di Dio o no? Infatti volare nell’aria non è propriamente opera di Dio, poiché non è utile a nessuno. Se dunque uno vola essendo provocato, lo fa solo per ostentazione, e ciò è piuttosto dal diavolo che da Dio. Se dunque all’uomo sapiente basta essere ciò che è, e non gli è necessario apparire ciò che non è, quanto più non ha bisogno di mostrarsi il Figlio di Dio, di cui nessuno può conoscere tanto quanto egli si conosce?
AMBROGIO: Ma Satana poiché si trasforma in angelo di luce e prepara un laccio per i fedeli in base alle stesse divine Scritture, si serve delle testimonianze delle Scritture non per insegnare, ma per ingannare; per cui segue: è scritto infatti: Poiché ai suoi Angeli darà ordine nei tuoi riguardi.
GIROLAMO: Infatti leggiamo queste parole nel Salmo (90, 11); ma lì la profezia non riguarda Cristo, bensì l’uomo santo. Quindi il diavolo interpreta male le Scritture.
CRISOSTOMO [Ps.]: In realtà non è il Figlio di Dio che è portato dalle mani degli Angeli, ma è piuttosto lui che porta gli Angeli; e se è portato dalle mani degli Angeli, non è perché il suo piede non inciampi in un sasso come se fosse debole, ma per l’onore, quale Signore. O diavolo, perché hai letto che il Figlio di Dio è portato dalle mani e non hai letto che camminerà su aspidi e vipere? Ma in realtà egli porta quell’esempio da superbo, e tace questo da astuto.
CRISOSTOMO: Osserva inoltre che le testimonianze sono portate dal Signore in modo giusto, dal diavolo invece fuori misura: infatti ciò che è scritto: ai suoi Angeli darà ordine nei tuoi riguardi, e ti sorreggeranno con le loro mani, non invita a gettarsi e a precipitare.
GLOSSA: Bisogna dunque spiegare così. Dice infatti la Scrittura di qualsiasi uomo buono che ai suoi Angeli, cioè agli spiriti ministranti, ha comandato riguardo a lui di prenderlo nelle loro mani, cioè di aiutarlo, e di custodirlo affinché non inciampi con il piede, cioè con l’affetto dell’anima, in una pietra, cioè nell’antica legge scritta su tavole di pietra. Oppure per pietra si può intendere ogni occasione di peccato o di caduta.
RABANO: Bisogna però notare che il nostro Salvatore, anche se ha permesso al diavolo di porlo sul pinnacolo del tempio, tuttavia si rifiutò di discendere al suo comando, dandoci l’esempio di obbedire sempre a chiunque ci comandi di salire sulla stretta via della verità. Se invece vuole farci precipitare dall’altezza della verità e delle virtù alle bassezze dell’errore e dei vizi, non ascoltiamolo.
GIROLAMO: Infrange con i veri scudi delle Scritture le false frecce scritturali del diavolo; per cui segue: Gli disse Gesù: «Sta scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo».
ILARIO: Infrangendo i tentativi del diavolo, si manifesta come Dio e Signore.
CRISOSTOMO [Ps.]: Non ha detto: non tenterai me, Signore Dio tuo, ma così: Non tenterai il Signore Dio tuo, come poteva dire ogni uomo di Dio tentato dal diavolo, poiché chi tenta un uomo di Dio tenta anche Dio.
RABANO oppure altrove: Gli veniva suggerito in quanto uomo di indagare mediante qualche segno quanto Dio poteva.
AGOSTINO Ora, appartiene alla sana dottrina che quando l’uomo ha il sufficiente per agire non tenti il Signore suo Dio.
TEODOTO: Infatti, tenta Dio colui che fa qualcosa esponendosi senza ragione al pericolo.
GIROLAMO: E nota che ha portato le testimonianze necessarie solo dal Deuteronomio, per mostrare i sacramenti della seconda legge.
VERSETTI 8-11
Di nuovo il diavolo lo portò su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai. Allora Gesù gli dice: Vattene, Satana; è scritto infatti: «Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo servirai». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco gli angeli si accostarono e lo servivano.
CRISOSTOMO [Ps.]: Il diavolo, incerto per la seconda risposta, passa a una terza tentazione: poiché infatti Cristo aveva rotto le reti della gola e aveva superato le reti della vanagloria, gli pone le reti dell’avidità; per cui si dice: Di nuovo il diavolo lo portò su un monte altissimo, che cioè il diavolo, avendo percorso tutta la terra, riconosceva come superiore agli altri. Quanto più alto infatti è il monte, tanto più spaziosa appare da esso la terra; per cui segue: e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria. Ma glieli mostrò non nel senso che egli vedesse i regni o le loro città o i popoli o l’argento o l’oro, ma le parti della terra nelle quali ciascun regno o città era posto; come se, per esempio, salendo su un alto luogo, stendendo il dito ti dicessi: «Ecco, là c’è Roma o Alessandria»: non te le mostro nel senso che tu vedi le città stesse, ma le parti della terra nelle quali sono poste; così anche il diavolo poteva mostrare col dito a Cristo i singoli luoghi e spiegare con parole gli onori e la condizione di ciascun regno: infatti si dice che è mostrato anche ciò che è spiegato perché lo si comprenda.
ORIGENE oppure altrove: Non si deve pensare che mostrandogli i regni del mondo gli abbia mostrato, per esempio, il regno dei Persiani o degli Indi, ma gli ha spiegato il suo regno, in che modo regnasse nel mondo, cioè in che modo alcuni fossero dominati dalla fornicazione, altri dall’avidità.
REMIGIO: Chiama loro gloria l’oro, l’argento e le pietre preziose e i beni terreni.
RABANO: Queste cose poi il diavolo le mostrò al Signore non nel senso che egli abbia potuto amplificare la sua vista o mostrargli qualcosa di ignoto: ma mostrando con le parole bella e desiderabile la vanità del fasto mondano, che egli amava, voleva suggerire che anche Cristo giungesse all’amore di essa.
GLOSSA: Ma egli non vede con l’occhio della concupiscenza come noi, ma come i medici vedono le malattie senza esserne danneggiati.
GIROLAMO: Segue: e gli disse: Tutte queste cose ti darò. Arrogante e superbo, parla con ostentazione: non può infatti dare tutti i regni, poiché sappiamo che molti uomini santi sono stati fatti re da Dio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ma quelle cose che nel mondo avvengono per iniquità, come ad esempio le ricchezze acquisite con il furto o gli spergiuri, le dà il diavolo. Quindi il diavolo non può dare le ricchezze a chi vuole, ma a quelli che vogliono riceverle da lui.
REMIGIO: Stupisce anche la dissennatezza del diavolo. Prometteva di dare i regni terreni a colui che dà ai suoi fedeli i regni celesti, e la gloria del mondo a colui che è il Signore della gloria celeste.
AMBROGIO: L’ambizione ha anche un pericolo in sé stessa: per dominare, infatti, prima serve agli altri, si curva nell’ossequio per dominare con l’onore, e mentre vuole essere più sublime, si abbassa di più. Per cui apertamente si aggiunge: se prostrandoti mi adorerai.
GLOSSA: Ecco l’antica superbia del diavolo. Come infatti in principio volle farsi simile a Dio, così adesso voleva usurpare il culto divino, dicendo: se prostrandoti mi adorerai. Quindi chi vuole adorare il diavolo, prima deve prostrarsi. Segue: Allora Gesù gli dice: Vattene, Satana.
CRISOSTOMO [Ps.]: Con ciò pone fine alle tentazioni del diavolo, così che non proceda ulteriormente nel tentare.
GIROLAMO: Però Satana e Pietro non sono condannati con il medesimo giudizio, come molti pensano. Infatti a Pietro viene detto (Mt 16, 23): «Va dietro a me, satana», cioè seguimi, tu che sei contrario alla mia volontà: a questo invece si dice: Vattene, Satana, e non gli si dice: «dietro», in modo che si sottintenda: va nel fuoco eterno, che è stato preparato per te e per i tuoi angeli.
REMIGIO: Oppure, secondo altri esempi: «Va indietro», cioè ricorda, rammenta in quanta gloria fosti costituito e in quanta miseria sei caduto.
CRISOSTOMO [Ps.]: Bisogna poi notare che Cristo, avendo patito l’ingiuria della tentazione quando il diavolo gli disse: Se sei il Figlio di Dio, buttati giù, non fu turbato né rimproverò il diavolo. Ora invece, quando il diavolo pretende per sé l’onore di Dio, si indignò e lo respinse dicendo: Vattene, Satana, affinché impariamo dal suo esempio a sopportare con magnanimità le ingiurie rivolte a noi, ma a non sopportare nemmeno di udire le ingiurie rivolte a Dio, perché essere pazienti nelle ingiurie proprie è lodevole, ma dissimulare le ingiurie fatte a Dio è troppo empio.
GIROLAMO: Il diavolo, dicendo al Salvatore: se prostrandoti mi adorerai, ode al contrario che egli piuttosto deve adorare lui, suo Signore e suo Dio.
AGOSTINO: Per cui segue: è scritto infatti: Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo servirai. L’unico Signore e Dio nostro è la stessa Trinità, a cui solo dobbiamo per diritto il servizio della pietà.
AGOSTINO: Con il nome di servizio si intende il culto dovuto a Dio. I nostri commentatori intendono nella latria il culto divino, ovunque compaia questa parola nelle Sacre Scritture; invece quel servizio che è dovuto agli uomini, secondo il quale l’Apostolo comandò che i servi devono essere soggetti ai padroni, viene solitamente chiamato in greco dulìa; la latria invece sempre, o così frequentemente da essere quasi sempre, indica quel servizio che appartiene al culto di Dio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ma il diavolo, come si può intendere ragionevolmente, non se ne andò come obbedendo a un precetto, ma la divinità di Cristo e lo Spirito Santo che era in lui scacciarono da lì il diavolo; per cui segue: Allora il diavolo lo lasciò. Il che serve alla nostra consolazione, poiché il diavolo non tenta gli uomini di Dio per tutto il tempo che vuole, ma fino a che Cristo lo permette. Anche se gli permette per un poco di tentare, tuttavia lo respinge per la debolezza della natura.
AGOSTINO: Dopo la tentazione i santi Angeli, temibili agli spiriti immondi, servivano il Signore, e da ciò appariva sempre più ai demoni quanto grande egli fosse; per cui segue: ed ecco gli angeli si accostarono e lo servivano.
CRISOSTOMO [Ps.]: Non dice che gli Angeli discendevano per mostrare che erano sempre in terra al suo servizio, ma al comando del Signore, in quella circostanza, si allontanarono da lui perché fosse dato spazio al diavolo contro Cristo, affinché forse vedendo gli Angeli attorno a lui non temesse di avvicinarsi. In quali cose poi lo servivano non lo possiamo sapere: se per la guarigione dei malati, o la correzione delle anime, o la cacciata dei demoni, tutte cose che fa mediante gli Angeli, per cui, facendolo essi, sembrava che le facesse lui; tuttavia è chiaro che non lo servivano per la necessità della debolezza, ma per l’onore del suo potere: infatti non si dice che lo aiutano, ma che lo servono.
GREGORIO: Da queste cose poi vengono mostrate entrambe le nature della medesima persona: poiché è un uomo colui che il diavolo tenta, ed è Dio stesso colui che è servito dagli Angeli.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ora sintetizziamo brevemente che cosa significano le tentazioni di Cristo. Il digiuno è l’astinenza da una cosa cattiva, la fame è il suo desiderio, il suo uso è il pane. Chi dunque converte il peccato a suo uso converte la pietra in pane. Risponda dunque al diavolo, che lo vuol persuadere, che l’uomo non vive solo dell’uso di quella cosa, ma dell’osservanza dei comandamenti di Dio. Quando invece uno si è gonfiato come se fosse santo, costui è stato condotto come sopra il tempio, e quando ha ritenuto di essere al vertice della santità è stato posto sopra il pinnacolo del tempio. E questa tentazione segue la prima, poiché la vittoria della tentazione spinge a gloriarsi e diventa causa di presunzione. Ma vedi che Cristo intraprese il digiuno di propria iniziativa. Ora, il diavolo lo ha portato sopra il tempio affinché tu proceda spontaneamente a un’astinenza lodevole; ma non pensare di essere giunto al termine della santità: fuggi l’esaltazione del cuore e non patirai la caduta. La salita del monte, infine, è il cammino verso l’altezza delle ricchezze e della gloria di questo mondo che viene dalla superbia del cuore. Quando dunque vorrai diventare ricco, il che è salire sul monte, tu cominci a pensare all’acquisto delle ricchezze e degli onori, e allora il principe del mondo ti mostra la gloria del suo regno. In terzo luogo ti presenta le cause, così che, se vorrai conseguire quelle cose, tu lo serva trascurando la giustizia di Dio.
ILARIO: Vinto però da noi e calpestato il capo del diavolo, viene mostrato che non ci mancheranno il servizio degli Angeli e l’aiuto delle Virtù celesti.
AGOSTINO: Luca non riferisce queste tentazioni nello stesso ordine, per cui è incerto che cosa è avvenuto prima: se prima sono stati mostrati i regni della terra e poi fu elevato sul pinnacolo del tempio, oppure al contrario; tuttavia la realtà non cambia, essendo manifesto che tutto è avvenuto.
GLOSSA: Tuttavia ciò che dice Luca sembra essere maggiormente secondo la storia, mentre Matteo riferisce queste tentazioni secondo l’ordine in cui si sono verificate in Adamo.