QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
15 Marzo 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / cieco, fango, farisei, gesu, Giudei, mondo, peccato, sabato, vista
Vangelo Commentato dai Padri
QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Vangelo di Giovanni 9, 1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «E lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”: Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è questo tale?». Rispose: «Non lo so».
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c’era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che questo uomo è un peccatore». Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non se mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontrandolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui». Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parale e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi non avreste alcun peccato, ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
VERSETTI 1-7
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio. Devo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; viene la notte, quando nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
CRISOSTOMO: Poiché i Giudei non avevano colto l’altezza delle parole di Gesù, egli lasciò il tempio e guarì il cieco, cercando di mitigare la loro furia con la sua assenza e di addolcire la loro durezza con l’operazione di un miracolo, e garantendo ciò che aveva detto di sé stesso; per cui si dice: Passando vide un uomo cieco dalla nascita. Qui bisogna osservare che uscendo dal tempio egli si accinse appositamente alla manifestazione del suo potere: egli stesso vide il cieco e non fu il cieco che si accostò a lui; e lo guardò con interesse, sicché i suoi discepoli, vedendolo guardare con interesse, lo interrogarono; segue infatti: e i suoi discepoli lo interrogarono: Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?
AGOSTINO: Rabbi è il maestro. E lo chiamano maestro perché sono bramosi di apprendere; quindi hanno presentato la domanda al Signore nella sua qualità di maestro.
TEOFILATTO: Questa domanda però sembra impropria; infatti gli Apostoli non condividevano le ciance dei Gentili, secondo cui l’anima sarebbe caduta in peccato vivendo in un altro mondo; ma a chi la considera attentamente, questa domanda non appare affatto semplice.
CRISOSTOMO: Essi giunsero a questa interrogazione perché in precedenza curando il paralitico Gesù aveva detto (5,14): «Eccoti guarito, non peccare più». Perciò essi, pensando che a causa del peccato avesse subito la paralisi, chiedono a proposito di quest’uomo se avesse peccato egli stesso, il che non significa dire che egli fosse cieco dalla nascita, oppure i suoi genitori; ma neppure questo era ammissibile, poiché il figlio non subisce la pena per i propri genitori. Poi prosegue: Rispose Gesù: Né lui ha peccato né i suoi genitori.
AGOSTINO: Forse che era nato senza il peccato originale, oppure durante la sua vita non aveva aggiunto nessun altro peccato? Indubbiamente avevano peccato sia lui sia i suoi genitori, ma non a causa del peccato avvenne che nascesse cieco. Infatti il Signore stesso indica la causa per cui nacque cieco, quando soggiunge: è così perché si manifestino in lui le opere di Dio.
CRISOSTOMO: Con ciò non mostra che gli altri sono diventati ciechi a causa dei peccati dei loro genitori; non succede infatti che uno viene punito per i peccati degli altri. Quando poi dice: perché si manifesti la gloria di Dio, lo dice di sé stesso e non del Padre, la cui gloria è già stata manifestata. Ma allora quest’uomo soffre ingiustamente? Ritengo che per lui la cecità sia stata un dono: infatti per mezzo di essa cominciò a guardare con gli occhi interiori. Poiché colui che lo aveva condotto dal non essere all’essere, aveva il potere di liberarlo anche così senza danno. Alcuni dicono che in questo testo perché non va preso in senso causale, ma indica semplicemente un fatto, come in Rm 5,20: «La legge subentrò perché (in modo che) sovrabbondasse il peccato»; così è anche accaduto che il Signore, aprendo gli occhi e correggendo le altre malattie corporali, abbia rivelato la sua potenza.
GREGORIO: Così una è la percossa con cui il peccatore è colpito in modo tale che viene punito senza conversione; un’altra con cui il peccatore è punito per la correzione; un’altra in cui è punito non per la correzione di peccati passati, ma per prevenire i futuri; un’altra non per correggere i peccati passati né per prevenire i futuri, ma in modo che a causa dell’inattesa liberazione che accompagna la percossa, si conosca e si ami più ardentemente la bontà del Salvatore.
CRISOSTOMO: E poiché di sé stesso aveva detto: perché si manifesti la gloria di Dio, aggiunge: Devo compiere le opere di colui che mi ha mandato; cioè: è necessario che io manifesti me stesso e faccia quelle stesse cose che fa il Padre mio.
BEDA: Quando il Figlio dice che opera le stesse cose del Padre mostra che le opere sue e del Padre sono le stesse, e precisamente: guarire gli infermi, corroborare i deboli e illuminare gli uomini.
AGOSTINO: Per il fatto poi che dice: colui che mi ha mandato, egli dà tutta la gloria a colui dal quale procede. Infatti il Padre ha un Figlio che è da lui, ma non ha nessuno dal quale egli stesso sia.
CRISOSTOMO: Poi aggiunge: finché è giorno, cioè fino a quando gli uomini hanno la possibilità di credere in me. cioè fino a quando dura la vita presente, «io devo operare»; e mostra ciò aggiungendo: viene la notte, quando nessuno può operare. Viene chiamata notte nel senso di Mt 22,13: «Gettatelo fuori nelle tenebre esteriori». Dunque ci sarà notte là ove nessuno può operare, ma soltanto ricevere ciò per cui ha operato. Finché vivi, fa’ quello che puoi fare; infatti dopo non ci sarà più né fede, né lavoro, né penitenza.
AGOSTINO: Ma se operiamo adesso, questo è il giorno, questi è il Cristo; perciò soggiunge: Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo. Ecco, lui stesso è il giorno. Il giorno che si compie nel giro del sole ha poche ore, mentre il giorno della presenza di Cristo si estende fino al compimento di questo mondo; infatti egli stesso ha detto (Mt 28,20): «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
CRISOSTOMO: Ora, poiché egli rende credibili le sue parole con le opere, l’Evangelista aggiunge: Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi del cieco. Ora, colui che trasse dal nulla all’essere le sostanze più grandi, molto più avrebbe fatto gli occhi senza la materia; ma volle insegnarci che egli stesso era il creatore che in principio adoperò il fango per la creazione dell’uomo. Però non si serve dell’acqua per produrre il fango, ma della saliva, perché nulla venga attribuito alla sorgente, e tu apprenda che con la potenza della bocca aprì gli occhi e li plasmò; poi, affinché non sembrasse che la cura era dovuta alle potenze della terra, gli comando di andarsi a lavare; onde segue: e gli disse: Va’ a lavarti nella piscina di Siloe, che significa Inviato; perché tu impari che non ho bisogno del fango per fare gli occhi. E poiché in Siloe c’era la potenza stessa di Cristo che operava ogni cosa, perciò l’Evangelista aggiunge per noi anche l’interpretazione dicendo: che significa Inviato: perché tu impari che anche lì era la potenza di Cristo che curava. Infatti, come l’Apostolo (1 Cor 10,4) dice che «la pietra era Cristo», così Siloe aveva un significato spirituale; e il suo repentino flusso dell’acqua suggerisce in modo occulto la manifestazione di Cristo al di là di ogni speranza. Ma perché non gli ordinò di andarsi subito a lavare, ma di recarsi alla piscina di Siloe? Per superare l’ostinazione dei Giudei: infatti era opportuno che tutti lo vedessero andare recando il fango sugli occhi. Egli voleva inoltre mostrare che non era contrario alla Legge e all’Antico Testamento; perciò lo invia a Siloe. D’altronde non c’era da temere che Siloe si prendesse la gloria; infatti molti vi si lavavano gli occhi senza ricavare alcun beneficio. E inoltre perché tu apprenda la fede del cieco, il quale non si oppose e non pensò tra sé: il fango di solito acceca; inoltre mi sono lavato molte volte nella piscina di Siloe senza trarne alcun giovamento, e d’altra parte il Signore ha il potere di curare con la sua sola presenza. Ma semplicemente obbedì; perciò prosegue: Quegli andò, si lavo e tornò che ci vedeva. Così dunque manifestò la sua gloria; infatti non era piccola gloria provare di essere il creatore del mondo, come egli dimostrava di essere con questo miracolo. Infatti ciò che è minore certifica la fede in ciò che è maggiore. Ora, in tutta la creazione l’essere più degno di onore è l’uomo, e tra le nostre membra la più degna di onore è l’occhio; infatti esso governa il corpo, adorna il viso e ciò che è il sole per la terra è l’occhio per il corpo: perciò tiene il luogo più alto come se venisse collocato in un posto regale.
TEOFILATTO: Alcuni però pensano che il fango non fu posto sull’occhio, ma fu cambiato nell’occhio stesso.
BEDA: Ora, in senso mistico, dopo essere stato espulso dai cuori dei Giudei, il Cristo passò immediatamente al popolo dei Gentili. Ma il suo passare oppure il suo percorrere una strada è discendere dal cielo sulla terra. Così egli vede il cieco quando guarda con misericordia il genere umano.
AGOSTINO: Questo cieco è il genere umano: e questa cecità colpì con il peccato il primo uomo, dal quale tutti abbiamo tratto la nostra origine: perciò uno è cieco sin dalla nascita. Il Signore ha sputato per terra e con la sua saliva ha fatto del fango, perché «Il Verbo si è fatto carne» (1,14) e ha unto gli occhi del cieco. Era stato unto e ancora non vedeva: forse quando lo unse fece di lui un catecumeno. Lo invia alla piscina che è detta di Siloe, perché fu battezzato in Cristo, e allora lo illuminò. Ora, spettava all’Evangelista di chiarirci il significato del nome di questa piscina; quindi dice: che significa Inviato; infatti, se egli non fosse stato inviato, nessuno di noi sarebbe stato liberato dal peccato.
GREGORIO: Oppure diversamente. Con la saliva si riceve il sapore della contemplazione interiore che discende dalla testa alla bocca, perché dallo splendore del Creatore quando siamo ancora posti nella vita presente ci tocca con il gusto della rivelazione; perciò il Signore ha mescolato la saliva con il fango e ha guarito gli occhi del cieco nato, poiché con la grazia soprannaturale irradia la nostra conoscenza carnale con la mescolanza della sua contemplazione, e a partire dalla cecità originale rinnova l’intelletto dell’uomo.
VERSETTI 8-17
Allora i vicini e coloro che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è costui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «Sì, è lui». Altri invece: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati! Io sono andato, mi sono lavato e ci vedo». Gli dissero: «Dov’è questo tale?». Rispose: «Non lo so». Allora condussero dai farisei quello che era stato cieco. Era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli rispose loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta».
CRISOSTOMO: La sorpresa dell’inatteso miracolo suscitava l’incredulità, e perciò si dice: Allora i vicini e coloro che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina? L’ammirabile clemenza di Dio fino a dove si abbassava? Essa curava con grande amore coloro che mendicavano, e così tappava la bocca dei Giudei, poiché non gli uomini illustri, né quelli insigni, né i principi, ma la gente spregevole faceva oggetto della sua provvidenza: infatti era venuto per la salvezza di tutti. Poi segue: Alcuni dicevano: Si, è lui. Coloro che avevano guardato diligentemente il cieco percorrere la lunga via, dall’indiscutibilità di ciò che avevano visto non potevano dire: Non è lui. Segue: Altri invece: No, ma gli assomiglia.
AGOSTINO: Infatti l’apertura degli occhi gli aveva cambiato il volto. Continua: Ed egli diceva: Sono io. Parla con gratitudine, per non essere accusato di ingratitudine.
CRISOSTOMO: Infatti non si vergognava per la sua precedente cecità, né temeva il furore della plebe, né rifiutò di mostrare sé stesso, ma proclamò il suo benefattore. Continua: Allora gli chiesero: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Infatti né noi conosciamo né il risanato conosceva il modo; egli conosceva ciò che era stato fatto; ma non poteva comprenderne il modo; perciò segue: Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango e mi ha spalmato gli occhi. Vedi come egli è veritiero. Non dice da dove ha operato; ciò che non sa non lo dice: infatti non sapeva perché aveva sputato per terra. Invece che era stato spalmato lo aveva imparato con il senso del tatto. Poi prosegue: e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Anche questo gli era stato confermato dall’udito: infatti aveva riconosciuto la sua voce dalla disputa con i discepoli. E poiché egli si era preparato a fare una sola cosa, cioè a compiere tutto ciò che gli veniva comandato, aggiunge: Io sono andato, mi sono lavato e ci vedo.
AGOSTINO: Ecco, egli è diventato l’annunciatore della grazia, ecco che evangelizza e testifica ai Giudei; quel cieco testifica e il cuore dei perversi si restringe, perché essi non avevano nel cuore ciò che il cieco aveva sul volto; perciò segue: Gli dissero: Dov’è questo tale?
CRISOSTOMO: Ma dicevano questo meditando di ucciderlo: infatti cospiravano già contro di lui. Cristo però non appariva assieme a coloro che guariva; infatti non cercava la gloria, e neppure di mettersi in mostra. Egli si ritirava dopo avere operato le guarigioni, per togliere ogni sospetto riguardo ai suoi miracoli. Infatti coloro che non lo conoscevano, come avrebbero potuto confessare che erano stati guariti per causa sua? Perciò continua: Rispose: Non lo so.
AGOSTINO: In queste parole egli è simile a uno che è stato unto, ma ancora non vede; predica ma non sa che cosa predica.
BEDA: Egli ha quasi la figura dei catecumeni, i quali, sebbene credano in Gesù, tuttavia ancora non lo conoscono, perché non sono ancora stati lavati. Mentre toccava ai Farisei approvare o disapprovare il miracolo.
CRISOSTOMO: Perciò i Giudei chiedevano: Dov’è questo tale? per condurlo dai Farisei; ma poiché non lo trovarono, condussero loro il cieco. Perciò prosegue: Allora condussero dai Farisei quello che era stato cieco, perché lo interrogassero con maggior vigore. Per questo anche l’Evangelista soggiunge: Era infatti sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi; cioè per mostrare la loro mala fede e la ragione per cui essi lo cercavano; e ciò per scoprire contro di lui un’occasione di accusa, e denigrare il miracolo con la supposta violazione della Legge; il che è chiaro anche da ciò che segue; infatti continua: Anche i Farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ma vedi come il cieco non si turba; infatti per lui non era gran cosa dire la verità quando senza pericolo parlava alla folla; invece è una cosa sorprendente che ora che si trova esposto a maggior pericolo non nega né dice il contrario di prima; infatti segue: Egli rispose loro: Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo. Ora egli parla più succintamente a coloro che l’avevano già ascoltato; infatti non dice il nome di chi gli ha parlato e neppure che gli ha detto: Va’ a lavarti, ma senza indugio dice: Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo; e così essi hanno avuto il contrario di ciò che volevano: l’avevano condotto perché lo rinnegasse e invece trovano una conferma più certa di quanto avvenuto. Poi segue: Allora alcuni dei Farisei dicevano.
AGOSTINO: Non tutti ma alcuni: infatti alcuni erano stati unti. Mentre coloro che non avevano visto né erano stati unti, dicevano: Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato. Ma era piuttosto lui che lo osservava, essendo senza peccato; infatti osservare spiritualmente il sabato è non avere peccati: ed è quello che raccomanda Dio quando ordina il sabato (Es 20,10): «Non fate nessun’opera servile». E che cosa sia un’opera servile ascoltatelo direttamente da Dio (8,34): «Chi commette il peccato è schiavo del peccato». Ora, costoro osservavano il sabato carnalmente, ma spiritualmente lo violavano.
CRISOSTOMO: Così, passando sotto silenzio maliziosamente ciò che era stato fatto, tirano in ballo la supposta prevaricazione; infatti non dicono che guarisce di sabato, ma che non osserva il sabato. Poi continua: Altri dicevano: Come può un peccatore compiere tali prodigi? Infatti erano provocati dai segni, ma erano maldisposti: infatti sarebbe stato opportuno mostrare quale sabato non veniva osservato; essi non avevano alcuna idea che egli fosse Dio e perciò non potevano rispondere che era il Signore stesso del sabato che aveva operato il miracolo. Infatti nessuno di loro osava dire ciò che voleva apertamente, ma soltanto ambiguamente: alcuni perché consideravano il fatto improbabile, altri per amore della carica. Continua: E c’era dissenso tra loro.
AGOSTINO: Il giorno infatti era Cristo, che divide le tenebre dalla luce.
CRISOSTOMO: Quelli che avevano detto: Un peccatore non può compiere tali prodigi, per chiudere la bocca agli altri conducono nel mezzo colui che aveva fatto l’esperienza del miracolo, ma senza mostrare di voler condividere la sua causa; perciò continua: Allora dissero di nuovo al cieco: Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?
TEOFILATTO: Vedi come lo interrogano benevolmente: infatti non gli dicono: tu che cosa dici di colui che non osserva il sabato?, ma ricordano il miracolo: Come ti ha aperto gli occhi?, spronando il guarito come se gli dicessero: ti ha beneficato, perciò dovresti diventare il suo predicatore.
AGOSTINO: Oppure cercavano come accusare l’uomo per cacciarlo dalla sinagoga. Ma egli continuava a dire ciò che sentiva; perciò continua: Egli rispose: E’ un Profeta. Non essendo ancora stato unto nel cuore, egli non confessa ancora il Figlio di Dio; tuttavia non mente, perché il Signore dice di sé stesso (Lc 4,24): «Nessun Profeta è bene accetto nella sua patria».
VERSETTI 18-23
Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono dicendo: «E questo il vostro figlio, che voi dite essere stato cieco? Come mai ora ci vede?», i genitori risposero e dissero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco. Come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui: ha l’età, parli lui di sé stesso», Questo dicevano i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui».
CRISOSTOMO: Poiché i Farisei non riuscivano a stordire il cieco, ma anzi si accorgevano che lo inducevano a predicare sempre più apertamente il suo benefattore, pensavano di annientare il miracolo per mezzo dei suoi genitori; per cui si dice: Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva recuperato la vista.
AGOSTINO: Cioè era stato cieco e aveva visto.
CRISOSTOMO: Ma questa è la natura della verità: mediante quelle cose per cui sembra subire insidie, essa diviene più forte; infatti la menzogna danneggia sé stessa: con quelle cose con cui cerca di nuocere alla verità, di fatto la rende più chiara; ciò è quanto accade anche ora. Infatti perché qualcuno non dicesse che i vicini non avevano detto nulla di sicuro, ma avevano parlato per sentito dire, tirano in ballo gli stessi suoi genitori, che avevano la piena conoscenza del loro figlio. Dopo averli trascinati in mezzo all’assemblea, li interrogano con grande asprezza; quindi prosegue: E li interrogarono dicendo: È questo il vostro figlio? È non dicono: Che un tempo fu cieco, ma: che voi dite essere stato cieco? O malvagi: quale padre direbbe tali menzogne del proprio figlio? Solo non arrivano a dire: Voi lo avete reso cieco. Con queste parole essi cercano di indurli alla negazione; sia quando dicono: che voi dite essere nato cieco, sia quando soggiungono: Come mai ora ci vede?
TEOFILATTO: Come se dicessero: o è falso che ora ci vede, oppure è falso che prima non ci vedeva; ma ora è chiaro che ci vede; perciò è falso che prima non ci vedeva, come voi dite.
CRISOSTOMO: Essi rispondono a due delle tre domande che erano state rivolte a loro: se era loro figlio, se era stato cieco e in che modo ora ci vede; perciò prosegue: I genitori risposero: Sappiamo che è nostro figlio e che è nato cieco. Rifiutano invece di rispondere alla terza; perciò soggiungono: Come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi. E ciò accadde anche per la verità, affinché nessun altro, tranne chi era stato guarito e che era degno di fede, confessasse ciò; così continua: chiedetelo a lui: ha l’età, parli lui di sé stesso.
AGOSTINO: Come se dicessero: potremmo essere costretti giustamente a parlare per un bambino, perché non potrebbe parlare per sé stesso. Ma noi sappiamo che è nato cieco, però è in grado di parlare.
CRISOSTOMO: Ora, in che modo i genitori erano grati, tacendo alcune delle cose che sapevano per paura dei Giudei? Infatti poi continua: Questo dicevano i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei. Di nuovo l’Evangelista qui presenta l’opinione dei Giudei e la loro intenzione. Pertanto prosegue: Infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno l’avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
AGOSTINO: Ma non era una cosa cattiva trovarsi fuori della sinagoga: essi espellevano, Cristo raccoglieva. Poi segue: Per questo i suoi genitori dissero: Ha l’età, chiedetelo a lui.
ALCUINO: Con ciò l’Evangelista mostra che hanno risposto tali cose non per ignoranza, ma per paura.
TEOFILATTO: Essi infatti erano molto più deboli del figlio, il quale era un testimone intrepido della verità, avendo gli occhi dell’intelletto illuminati da Dio.
VERSETTI 24-34
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore», Quegli rispose: «Se sia un peccatore non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Allora lo insultarono e gli dissero: «Sii tu suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio, ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse nato da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
CRISOSTOMO: Poiché i genitori avevano inviato i Farisei a colui che era stato guarito, essi lo convocarono una seconda volta; per cui si dice: Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco. Non dicono chiaramente: Nega che Cristo ti ha curato, ma col pretesto della religione cercano di indurlo a ciò; quindi continua: Da’ gloria a Dio. Come se dicessero: Confessa che questi non ha fatto nulla.
AGOSTINO: Nega ciò che hai ricevuto. Chiaramente questo non è rendere gloria a Dio, ma è piuttosto bestemmiare il suo nome.
ALCUINO: Essi pretendevano che egli rendesse gloria a Dio come essi facevano, che cioè affermasse che Cristo era un peccatore; perciò segue: Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore.
CRISOSTOMO: Perché dunque non lo avete rimproverato quando diceva (8,46): «Chi di voi mi convincerà di peccato?».
ALCUINO: L’uomo, per non esporre sé stesso alla calunnia e allo stesso tempo per non nascondere la verità, non risponde di sapere che egli è giusto, ma: Questi rispose: Se sia un peccatore, non lo so.
CRISOSTOMO: Ma in che modo chi aveva detto (v. 17): «È un profeta», ora dice: Se sia un peccatore non lo so? Forse che il cieco si è spaventato? Non sia mai! Solamente egli pensava che la difesa del Signore stesse nella testimonianza dei fatti, più che nel suo rifiuto dell’accusa, e che la sua risposta fosse resa degna di fede in base al beneficio ricevuto. Perciò soggiunge: una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo; come se dicesse: Non dico nulla riguardo al fatto se sia un peccatore, ma vi ripeto di nuovo ciò che conosco chiaramente. Perciò, poiché non riescono a cambiare quanto è accaduto, ritornano ai discorsi precedenti e si informano nuovamente sul modo della guarigione, come i cani che nella caccia cercano ora qua ora là. Quindi continua: Allora gli dissero di nuovo: Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi? Cioè: con qualche gioco di prestigio? Infatti non dicono: Come hai visto? ma: Come ti ha aperto gli occhi?, offrendo lo spunto per denigrare il suo operato. Perciò, finché la cosa aveva bisogno di essere investigata, il cieco parlava dolcemente; ma poiché aveva già vinto, passò a parlare del resto con audacia; per cui prosegue: Rispose loro: Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo?, come se dicesse: Voi non prestate attenzione alle cose che vi vengono dette; perciò non risponderò ulteriormente a gente che mi interroga inutilmente e che non vuole imparare, ma soltanto cavillare su ciò che viene detto; per cui prosegue: Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?
AGOSTINO: Che cosa significa Volete forse diventare anche voi, se non che: mentre io sono già (suo discepolo) volete diventarlo anche voi? Io già vedo ma non invidio. Egli diceva queste cose essendo stomacato contro la durezza dei Giudei, non tollerando la cecità, ora che non era più cieco.
CRISOSTOMO: Mentre la verità è forte, la menzogna è debole: infatti, se la verità incontra gente spregevole la illumina, mentre la menzogna, anche se incontra persone forti, le rende deboli. Poi continua: Allora lo insultarono e gli dissero: Sii tu suo discepolo.
AGOSTINO: C’è insulto se discuti il cuore, non se valuti le parole. Che tale insulto ricada su di noi e sui nostri figli! Segue: Noi siamo discepoli di Mosè. Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio. Ma allora dovreste sapere che da Mosè è stato predetto Dio; infatti il Signore dice (5,46): «Se credeste a Mosè, credereste anche a me, perché di me egli ha scritto». Forse seguite il servo, e voltate le spalle al Padrone? Infatti soggiungete: ma costui non sappiamo di dove sia.
CRISOSTOMO: Le cose che conoscete mediante la vista le considerate inferiori con l’udito: infatti le cose che voi dite di conoscere le avete udite dai vostri padri. Ma non è forse più degno di fede chi certifica di essere venuto da Dio mediante miracoli, che non solo avete udito, ma avete anche veduto? Perciò continua: Rispose loro quell’uomo: Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Egli presenta continuamente il miracolo, un fatto che non potevano contestare, ma da cui dovevano essere convinti; e poiché avevano detto che un peccatore non poteva compiere questi segni, assumendo a questo proposito il loro giudizio, riconduce alla loro memoria le loro stesse parole; perciò soggiunge: Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori; come se dicesse: Questa è un’opinione comune che condividiamo sia io che voi.
AGOSTINO: Egli parla come uno che è già stato unto: infatti Dio esaudisce anche i peccatori. Infatti, se non li esaudisse, il pubblicano direbbe invano (Lc 18,13): «Dio, abbi pietà di me peccatore»; con quella confessione meritò la giustificazione, come il cieco l’illuminazione.
TEOFILATTO: Oppure si deve dire che ciò che è stato detto di Dio, che esaudisce i peccatori, significa che fare i miracoli Dio non lo concede ai peccatori. Ma quando chiedono perdono per i peccati commessi, sono trasferiti dalla condizione di peccatori alla condizione di penitenti.
CRISOSTOMO: Considera che quando in precedenza aveva detto: Se sia un peccatore, non lo so, non lo diceva in modo dubitativo: qui infatti non solo lo scusa dai peccati, ma lo presenta come uno che piace a Dio; infatti soggiunge: se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Infatti non basta conoscerlo, ma bisogna fare la sua volontà. Poi loda ciò che è stato fatto, dicendo: Da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Come se dicesse: Se voi affermate che Dio non ascolta un peccatore, e costui ha compiuto un miracolo così grande che nessun altro uomo ha mai fatto, è evidente che il potere con cui lo ha compiuto è più grande del potere con cui l’uomo agisce; perciò soggiunge: Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla.
AGOSTINO: Liberamente, costantemente e veracemente. Infatti queste cose che sono state fatte dal Signore, da chi potevano essere fatte se non da Dio? E quando le stesse cose sono compiute dai suoi discepoli, non è forse perché il Signore abita in essi?
CRISOSTOMO: Poiché aveva detto la verità, egli non viene confutato da nessuno; e mentre sarebbe stato necessario ammirarlo altamente, essi lo condannavano; infatti segue: Gli replicarono: Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?
AGOSTINO: Che significa tutto? Con gli occhi chiusi. Ma chi apre gli occhi, salva anche il tutto.
CRISOSTOMO: Oppure dicono tutto come se dicessero: Ti trovi nel peccato sin dall’infanzia. Infatti qui essi condannano la sua cecità, mostrando che era diventato cieco a causa dei peccati, il che era falso. Fin quando dunque si aspettavano che egli negasse il miracolo, erano disposti a credergli; ma ora lo cacciano fuori; perciò continua: E lo cacciarono fuori.
AGOSTINO: Essi stessi l’avevano fatto maestro, e lo avevano interrogato molte volte per imparare; e ora, ingrati, cacciano fuori chi li ha ammaestrati.
BEDA: Infatti è un’abitudine dei più grandi quella di rifiutare di imparare qualcosa dai più piccoli.
VERSETTI 35-41
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo, gli disse: «Tu credi nel Figlio di Dio?». Egli rispose e disse: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto, e colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E prostrandosi lo adorò. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per il giudizio, perché coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei Farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù disse loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome ora dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
CRISOSTOMO: Coloro che sopportano oltraggi per la verità e per la confessione di Cristo ricevono i più grandi onori: il che accadde nel caso del cieco; infatti i Giudei lo cacciarono fuori dalla sinagoga, e il Signore del tempio lo incontrò e lo accolse come il giudice dei giochi pubblici fa con un atleta che si allena moltissimo, e lo incorono; perciò si dice: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo, gli disse: Tu credi nel Figlio di Dio? Ora, l’Evangelista dice che Gesù gli andò incontro per parlargli. Così lo interroga non come se non sapesse, ma volendo rivelare sé stesso, e mostrargli che apprezzava moltissimo la sua fede; come se dicesse: la folla mi ha insultato, ma non mi preoccupo di loro; mi interessa soltanto una cosa: che tu creda. Chi fa la volontà di Dio è migliore di mille malvagi.
ILARIO: Se solo una qualsiasi confessione di Cristo fosse la perfezione della fede, gli sarebbe stato detto: Tu credi in Cristo? Ma poiché quasi tutti gli eretici avrebbero avuto sulla bocca questo nome, confessando il Cristo ma negando il Figlio, egli domanda per la fede ciò che è proprio del Cristo, cioè di credere nel Figlio di Dio. Ma che cosa giova credere nel Figlio di Dio, se si crede in una creatura, quando ci viene chiesta una fede in Cristo non come creatura di Dio, ma come Figlio di Dio?
CRISOSTOMO: Ma il cieco non aveva ancora conosciuto il Cristo: infatti prima dell’arrivo del Cristo era cieco, e dopo la guarigione veniva trascinato da ambo le parti dai Giudei. Per cui segue: Egli rispose e disse: E chi è, Signore, perché io creda in lui? È la parola di un’anima che desidera e che cerca ansiosamente. Egli non sa chi sia colui per il quale ha tanto disputato, affinché tu scopra in lui l’amore della verità. Il Signore non gli dice ancora: sono Io colui che ti ha guarito, ma sceglie una via di mezzo; quindi segue: Tu l’hai visto.
TEOFILATTO: Egli dice questo per fargli ricordare la salute, e che da lui aveva ricevuto la capacità di vedere. Fa’ attenzione che colui che parla è nato da Maria ed è il Figlio di Dio, e non si tratta di due persone, secondo l’errore di Nestorio; per cui segue: colui che parla con te è proprio lui.
AGOSTINO: Ora gli lava il volto del cuore. Quindi con il volto del cuore lavato e la coscienza purificata, conosce in lui non solo il Figlio dell’uomo in cui già credeva in precedenza, ma anche il Figlio di Dio che aveva assunto la carne; quindi segue: Ed egli disse: Io credo, Signore! Credere è poca cosa. Vuoi vedere che cosa credeva in lui? E prostrandosi lo adorò.
BEDA: In ciò noi possiamo trarre l’esempio, perché non si preghi il Signore con la testa alta, ma, prostrati per terra, si implori in modo supplichevole la sua misericordia.
CRISOSTOMO: E per mostrare il suo potere divino egli aggiunge le opere alle parole. Egli lo rende più fervente nella fede, e allo stesso tempo stimola le menti dei suoi seguaci; perciò segue: Gesù allora disse: Io sono venuto in questo mondo per giudicare.
AGOSTINO: Infatti il giorno scorreva tra la luce e le tenebre. Per cui si soggiunge giustamente: perché coloro che non vedono, vedano; poiché libera dalle tenebre. Ma che significa ciò che segue: e quelli che vedono diventino ciechi? Ascolta ciò che segue: a queste parole alcuni Farisei si ribellarono; onde prosegue: Alcuni dei Farisei che erano con lui udirono queste parole e dissero: Siamo forse ciechi anche noi? Ciò che li disturbava erano le parole: quelli che vedono diventino ciechi. Poi continua: Gesù disse loro: Se foste ciechi non avreste alcun peccato. Se voi vi riconosceste ciechi, correreste subito dal medico. Ma siccome ora dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane; infatti, poiché dicendo vediamo non cercate il medico, restate chiusi nella vostra cecità. Perciò questo è quanto aveva detto poco prima: Io sono venuto perché coloro che non vedono vedano, cioè coloro che confessano di non vedere e cercano il medico per vedere; e quelli che vedono diventino ciechi, cioè quelli che credono di vedere e non cercano il medico, restando legati alla loro cecità. Perciò chiama questa distinzione giudizio, quando dice: Io sono venuto in questo mondo per il giudizio. Non porta già in questo mondo quel giudizio con cui giudicherà i vivi e i morti alla fine del mondo.
CRISOSTOMO: Oppure diversamente: Ha detto per il giudizio, ossia nel più grande supplizio, mostrando che coloro che l’avevano condannato, sono a loro volta condannati. Ma ciò che dice: perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi, equivale a quanto dice san Paolo (Rm 9,30): «Le genti che non cercavano la giustizia l’hanno ottenuta, e Israele, che cercava la legge della giustizia, a tale legge non pervenne».
TEOFILATTO: Come se dicesse: ecco che colui che non vedeva dalla nascita ora vede con l’anima e con il corpo; mentre coloro che sembravano vedere, sono stati accecati nella loro mente.
CRISOSTOMO: Ci sono due visioni e due cecità, ossia quella sensibile e quella intellettuale. Ma essi anelavano soltanto alle cose sensibili e detestavano soltanto la cecità sensibile; perciò mostra che sarebbe stato meglio per loro essere ciechi che vedere in questo modo; per cui dice: Se foste ciechi non avreste alcun peccato, e ricevereste una pena più sopportabile. Ma ora dite: Noi vediamo.
TEOFILATTO: Poiché non considerate il miracolo compiuto nel cieco, non siete degni di perdono: in quanto non attratti alla fede dalla vista dei miracoli.
CRISOSTOMO: Infatti ciò che essi stimavano una grande lode, mostra che porta loro una grande pena; e contemporaneamente consola colui che era stato cieco dalla nascita, per quanto concerne la cecità corporale. Ma l’Evangelista non dice senza motivo: Alcuni dei Farisei che erano con lui udirono queste parole; lo dice perché ci si ricordi che costoro erano quelli che in precedenza avevano resistito al Cristo e poi avevano cercato di lapidarlo. Infatti c’erano alcuni che lo seguivano superficialmente, e facilmente cambiavano bandiera.
TEOFILATTO: Oppure diversamente: Se foste ciechi, cioè se ignoraste le Scritture, non cadreste in un peccato così grande, poiché pecchereste per ignoranza; ma ora, poiché affermate di essere prudenti ed esperti nella Legge, vi siete resi condannabili da voi stessi.