TERZA DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
18 Aprile 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / CLEOPA, EMMAUS, gerusalemme, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, padre-angelico-maria-moccia, padri-della-chiesa, SCRITTURE, SETTE, SIGNORE, tre-giorni
Vangelo Commentato dai Padri
TERZA DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
Vangelo di Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?».
Si fermarono col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui spari dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
VERSETTI 13-24
Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino verso un villaggio distante circa settanta stadi da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano fra loro di tutto ciò che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, accadde che Gesù in persona, accostatosi, camminava con loro, ma i loro occhi erano impediti di conoscerlo. E disse loro: Che sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino, e siete tristi? Rispondendo, uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni? Domandò loro: Che cosa? Gli dissero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu Profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; e ora, dopo tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma anche alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti; recatesi prima del giorno al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di Angeli, i quali affermano che egli vive. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto.
GLOSSA: Dopo la manifestazione della risurrezione di Cristo fatta per mezzo degli Angeli alle donne, la stessa risurrezione viene manifestata successivamente ai discepoli con l’apparizione di Cristo stesso; perciò si dice: Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino verso un villaggio di nome Emmaus, distante circa settanta stadi da Gerusalemme.
TEOFILATTO: Alcuni affermano che uno di questi due discepoli fosse lo stesso Luca, e per questo motivo egli nascose il suo nome.
AMBROGIO: Oppure a due discepoli il Signore si mostrò già verso sera, cioè ad Ammaone e Cleofa.
AGOSTINO: La fortezza di cui si parla qui può essere giustamente chiamata, secondo Marco, un villaggio. Quindi descrive il villaggio, dicendo: un villaggio di nome Emmaus, distante circa sessanta stadi da Gerusalemme.
BEDA: Si tratta di Nicopoli, una famosa città della Palestina, che dopo la conquista della Giudea venne restaurata sotto l’imperatore Marco Aurelio Antonino, quando cambiò condizione e nome. Quanto allo stadio, di cui i Greci dicono che ne sia stato autore Ercole, è l’ottava parte del migliaio; perciò sessanta stadi indicano sette mila e cinquecento passi. E questa era la lunghezza del percorso che conveniva fare ai due discepoli che erano certi della morte e della sepoltura di Gesù, ma erano dubbiosi riguardo alla sua risurrezione: infatti nessuno dubita che la risurrezione, che è avvenuta dopo il settimo giorno, sia contenuta nel numero otto. Ora i discepoli avevano percorso il sesto miglio del loro viaggio parlando del Signore: poiché essi andavano compiangendo colui che senza lamento era giunto fino alla morte che subì il sesto giorno. Essi avevano percorso anche il settimo miglio, poiché non dubitavano che egli riposasse nella tomba; invece dell’ottavo miglio avevano percorso soltanto la metà, poiché nella gloria della sua risurrezione già celebrata essi non credevano ancora perfettamente.
TEOFILATTO: Ora, i suddetti discepoli si scambiavano vicendevolmente i pareri su quanto era accaduto, non come se credessero, ma come stupefatti di fronte a eventi così straordinari. Perciò segue: e conversavano fra loro di tutto ciò che era accaduto.
BEDA: Mentre parlano tra loro, il Signore si avvicina e si unisce ad essi, per accendere nelle loro menti la fede nella risurrezione e per compiere ciò che aveva promesso, cioè che «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»; perciò continua: Mentre discorrevano e discutevano insieme, accadde che Gesù in persona, accostatosi, camminava con loro.
TEOFILATTO: Infatti, possedendo un corpo spirituale, la distanza locale non gli impedisce di essere vicino a chi vuole; infatti il suo corpo non era più regolato dalle leggi naturali, ma da leggi spirituali e superiori alla natura. Perciò, come dice Marco, egli apparve loro sotto una forma diversa, in cui non era concesso loro di riconoscerlo; infatti continua: i loro occhi erano incapaci di conoscerlo: per rivelare le loro idee dubbiose e perché, scoprendo le loro ferite, ricevessero la giusta cura, e perché conoscessero che, benché lo stesso corpo che aveva patito era risorto, tuttavia non era più, come prima, visibile a tutti, ma soltanto a coloro dai quali voleva essere visto, e affinché non dubitassero del fatto che non voleva trattare con la plebe: poiché dopo la risurrezione il suo comportamento non era degno degli uomini, essendo piuttosto divino; il che è anche il modello della risurrezione futura, in cui ci comporteremo come gli Angeli e come i figli di Dio.
GREGORIO: Giustamente infatti non mostrò loro una forma con cui lo potessero riconoscere, operando in loro esteriormente negli occhi del corpo ciò che essi compivano interiormente con gli occhi del cuore: infatti in sé stessi, interiormente, essi amavano e dubitavano. Mentre essi parlavano di lui, egli manifestò la sua presenza, ma siccome dubitavano di lui, nascose loro la sua figura. Tuttavia rivolse loro la parola; infatti continua: E disse loro: Che sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino, e siete tristi?
Il GRECO: Essi discorrevano tra loro come se non aspettassero più di vedere il Cristo vivo, ma rattristati come se il loro Salvatore fosse morto; perciò continua: Rispondendo uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?
TEOFILATTO: Come se dicesse: Tu solo sei forestiero e abiti fuori dei confini di Gerusalemme e sei ignaro di ciò che vi è accaduto e non conosci queste cose?
BEDA: Oppure dice questo perché consideravano uno straniero colui del quale non riconoscevano il volto. Ma in verità egli era un forestiero per loro in quanto, avendo già ricevuto la gloria della risurrezione, distava molto dalla fragilità della loro natura, e restava estraneo alla loro fede, che non conosceva la sua risurrezione. Tuttavia il Signore li interroga; infatti continua: Domandò loro: Che cosa? E viene indicata la loro risposta quando soggiunge: Gli dissero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu Profeta potente. Confessano il Profeta, ma passano sotto silenzio il Figlio di Dio, o perché non credevano ancora pienamente in lui, o perché erano preoccupati di non cadere nelle mani dei Giudei che l’avevano perseguitato, o perché non sapevano chi fosse, oppure perché nascondevano la verità che conoscevano. Essi aggiunsero a sua lode: potente in opere e in parole.
TEOFILATTO: Prima vengono le opere e poi le parole: infatti non si approva nessuna parola di un insegnamento, se colui che insegna non mostra di mettere in pratica ciò che dice: infatti l’azione precede la considerazione, e a meno che tu non abbia purificato lo specchio dell’intelletto mediante le opere, lo splendore ricercato non compare. Perciò si aggiunge: davanti a Dio e a tutto il popolo. Infatti anzitutto si deve compiacere Dio; poi si deve aver cura nei limiti del possibile dell’onestà presso gli uomini, sicché, mettendo al primo posto l’onore di Dio, viviamo senza recare scandalo agli uomini.
Il GRECO: Quindi si assegna la causa dell’afflizione, cioè la consegna e la passione di Cristo, quando segue: come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e l’hanno crocifisso. Si aggiunge la voce della disperazione quando si dice: Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele. Essi dicono: speravamo e non «speriamo», come se la morte del Signore fosse simile alla morte degli altri.
TEOFILATTO: Infatti essi speravano che il Cristo avrebbe salvato e liberato il popolo d’Israele dai mali che lo minacciavano e dalla schiavitù dei Romani; inoltre credevano che egli sarebbe divenuto un re terreno, e pensavano che egli avrebbe potuto sfuggire alla sentenza di morte promulgata contro di lui.
BEDA: A buon diritto, quindi, essi camminavano rattristati, e in certo qual modo biasimavano sé stessi, perché avevano riposto in lui la speranza della salvezza e ora lo vedevano morto senza credere che fosse risorto, e soprattutto compiangevano che fosse stato ucciso senza motivo colui che essi ritenevano innocente.
TEOFILATTO: Tuttavia è evidente che questi uomini non erano del tutto sfiduciati, attraverso ciò che viene soggiunto: e ora, dopo ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute; dal che risulta che essi conservavano il ricordo di ciò che il Signore aveva detto loro, cioè che il terzo giorno sarebbe risuscitato.
Il GRECO: I discepoli, inoltre, riferiscono il racconto della risurrezione che era stato fatto dalle donne quando si aggiunge: Ma anche alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti; recatesi prima del giorno al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di Angeli i quali affermano che egli vive. Riferiscono queste cose come se non le credessero; perciò si dicono sconvolti, cioè stupefatti; infatti essi non giudicavano che quanto era stato loro riferito fosse sicuro, oppure che si trattasse di una rivelazione angelica; e da ciò proveniva la ragione del loro stupore e turbamento. Inoltre essi non ritenevano certa la testimonianza di Pietro, allorché diceva di non aver veduto il Signore, ma di avere dedotto la sua risurrezione dal fatto che il suo corpo non giaceva più nel sepolcro; perciò continua: Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto.
AGOSTINO: Ma poiché Luca ha detto che Pietro era corso al sepolcro, e ha riferito le parole di Cleofa che alcuni di loro andarono al sepolcro, si deve intendere ciò come una conferma della testimonianza di Giovanni, secondo il quale due si recarono al sepolcro; ma egli ricorda soltanto Pietro, poiché fu a lui che Maria diede per primo l’annuncio.
VERSETTI 25-35
Ed egli disse loro: O stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei Profeti. Non bisognava che il Cristo sopportasse queste cose per entrare così nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i Profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. E si avvicinarono al villaggio dove erano diretti, ed egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino. Ed entrò con loro. Quando fu a tavola con loro prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, e ci spiegava le Scritture? Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via, e come lo riconobbero nella frazione del pane.
TEOFILATTO: Poiché i suddetti discepoli erano tormentati da un dubbio eccessivo il Signore li rimproverò; per cui si dice: Ed egli disse loro: O stolti. Infatti avevano detto più o meno le stesse cose di coloro che stavano ai piedi della croce (Mc 27,42): «Ha salvato gli altri, ma non può salvare sé stesso». E tardi di cuore nel credere alla parola dei Profeti. Succede infatti che uno creda alcune cose particolari di quanto viene detta dai Profeti, ma non tutto quanto è stato detto da loro; per esempio che uno creda quanto viene detto dai Profeti riguardo alla croce di Cristo, come quando si dice nel Sal 21,17: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi», mentre non crede a ciò che riguarda la risurrezione del Signore, come avviene nel Sal 15,10: «Non lascerai che il tuo santo veda la corruzione». È conveniente invece prestare fede ai Profeti in tutto: sia nelle cose gloriose che hanno predetto del Cristo, sia nelle cose ingloriose: poiché egli è entrato nella sua gloria attraverso la sopportazione di tanti mali; perciò continua: Non bisognava che il Cristo sopportasse queste cose per entrare così nella sua gloria?, cioè secondo la sua umanità.
ISIDORO: Ma sebbene fosse necessario che Cristo patisse, tuttavia i suoi crocifissori sono meritevoli di castigo. Infatti essi non si curavano di eseguire il disegno di Dio. Perciò la loro esecuzione fu una cosa empia, mentre l’economia di Dio fu assai prudente, in quanto egli commutò la loro malizia nei benefici del genere umano, come se si adoperasse la carne della vipera quale antidoto per la salute.
CRISOSTOMO: Perciò il Signore mostra logicamente che tutte queste cose non accaddero in un modo comune, ma secondo un disegno prestabilito di Dio; perciò prosegue: E cominciando da Mosè e da tutti i Profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui; come se dicesse: Poiché siete tardi di cuore, io vi renderò pronti spiegandovi i misteri delle Scritture; infatti il sacrificio di Abramo, quando, lasciato libero Isacco, immolò il montone, prefigurò il sacrificio di Cristo. Ma anche nelle altre Scritture dei Profeti si trovano disseminati i misteri della croce e della risurrezione di Cristo.
BEDA: Ora, se Mosè e i Profeti hanno parlato di Cristo e hanno predetto che attraverso la passione sarebbe entrato nella gloria, in che modo si gloria di essere Cristiano chi né studia come le Scritture si applicano al Cristo, né desidera raggiungere con la passione la gloria che vuole possedere con lui?
Il GRECO: Poiché in precedenza l’Evangelista aveva detto: ma i loro occhi erano impediti di conoscerlo, fino a quando le parole del Signore non li avesse aperti alla fede, egli adatta opportunamente al loro udito un aspetto conveniente. Perciò continua: E si avvicinarono al villaggio dove erano diretti, ed egli finse di andare più lontano.
AGOSTINO: Ma ciò non riguarda la menzogna; infatti non tutto ciò che noi fingiamo è una menzogna; ma quando fingiamo ciò che non significa nulla, allora abbiamo la menzogna, mentre, quando la nostra finzione si riferisce a qualche significato, allora non abbiamo una menzogna ma qualche figura della verità; altrimenti tutto ciò che viene detto figurativamente dai sapienti, dai santi e da Dio stesso dovrebbe essere considerato menzogna, poiché, secondo il senso comune, in quei detti non c’è verità. E come i detti, così pure i fatti sono simulati senza mentire per significare qualche cosa.
GREGORIO: Quindi poiché nei loro cuori egli era ancora un forestiero per quanto concerne la fede, egli finse di andare più lontano. Infatti noi chiamiamo fingere il comporre: cosi noi chiamiamo vasai (figuli) i compositori del fango. Ora, colui che era la stessa verità non fece nulla con infingimento, ma si presentò loro nel corpo così come era presente alla loro mente. E poiché non potevano essere lontani dalla carità coloro con i quali camminava la carità stessa, essi lo invitano come forestiero a partecipare della loro ospitalità. Perciò continua: Ma essi insistettero: da questo esempio si evince che i forestieri non devono essere solo invitati all’ospitalità, ma possono anche essere costretti.
GLOSSA: Non solo lo costringono con l’azione, ma lo inducono anche con le parole; infatti continua dicendo: Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino, cioè volge verso il tramonto.
GREGORIO: Ecco dunque che, quando il Cristo viene accolto dalle sue membra, egli a sua volta ricerca coloro che l’accolgono; infatti prosegue: Ed entrò con loro. Essi preparano la tavola, portano i cibi e il Dio che non avevano riconosciuto nella spiegazione della Sacra Scrittura, ora lo conoscono nella frazione del pane; infatti segue: Quando fu a tavola con loro prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e la diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
CRISOSTOMO: Il che non viene detto degli occhi sensibili, ma della vista intellettuale.
AGOSTINO: Infatti essi non camminavano con gli occhi chiusi, ma c’era in loro qualche cosa che non permetteva loro di conoscere ciò che vedevano; il che di solito fa la caligine o qualche umore: non perché il Signore non poteva trasformare la propria carne sicché la sua figura fosse diversa da quella che erano soliti vedere; infatti talvolta anche prima della passione egli si era trasfigurato sul monte, cosicché il suo volto risplendeva come il sole; ma ciò non accade in questa circostanza, e non interpretiamo in modo sconveniente se reputiamo che questo ostacolo nei loro occhi sia stato posto da satana, affinché il Cristo non venisse conosciuto. Ciò però fu concesso da Cristo soltanto fino al sacramento del pane, cosicché con la partecipazione alla verità del suo corpo si intenda che viene rimosso l’ostacolo del nemico, affinché si possa conoscere il Cristo.
TEOFILATTO: Ma egli accenna anche a un’altra cosa: che cioè a coloro che assumono il pane sacro vengono aperti gli occhi, perché lo possano riconoscere: infatti la carne di Cristo possedeva una forza grande e ineffabile.
AGOSTINO: Oppure, che il Signore abbia finto di voler andare più lontano quando camminava assieme ai discepoli spiegando loro le Scritture, mentre essi non sapevano ancora chi egli fosse, significa che, per mezzo del dovere dell’ospitalità, gli uomini possono giungere alla sua conoscenza, e che, quando egli lascia l’umanità per raggiungere il cielo, rimane ancora assieme a coloro che compiono questo dovere verso i suoi servi. Perciò trattiene il Cristo, perché non se ne vada più lontano, chiunque, ammaestrato dalla parola, comunica in ogni cosa buona con colui che lo catechizza. Infatti costoro venivano istruiti con la parola mentre il Signore spiegava loro le Scritture; e poiché hanno esercitato l’ospitalità, colui che non avevano riconosciuto nella spiegazione delle Scritture lo conoscono nella frazione del pane: «Poiché non quelli che sentono parlare della Legge sono giusti presso Dio, ma solo quelli che la praticheranno saranno giustificati» (Rm 2,13).
GREGORIO: Perciò chiunque vuole intendere ciò che ha udito, si affretti a compiere con le opere ciò che è riuscito a comprendere. Ecco che il Signore non è conosciuto mentre parla, ma si degna di essere conosciuto mentre mangia; infatti continua: Ma lui sparì dalla loro vista.
TEOFILATTO: Infatti non aveva un corpo tale da dovere trattenersi più a lungo con loro perché il loro affetto potesse aumentare; per cui segue: Ed essi si dissero l’un l’altro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, e ci spiegava le Scritture?
ORIGENE: Con ciò accenna al fatto che le parole pronunciate dal Salvatore accendevano nel cuore l’amore divino.
GREGORIO: Infatti dalle parole ascoltate l’animo si infiamma, la freddezza del torpore scompare, la mente diviene ansiosa nel desiderio celeste. Essa ama ascoltare i precetti celesti, e man mano che viene istruita nei comandamenti è come se venisse rinfocolata da nuove fiaccole.
TEOFILATTO: Pertanto ardeva il loro cuore o a causa del fuoco delle parole del Signore, che essi ascoltavano come vere, o perché, mentre egli spiegava le Scritture, nel loro interno il loro cuore era colpito vivamente per il fatto che colui che stava parlando era il Signore. Quindi essi erano talmente lieti che non soffrirono nessun indugio, ma fecero subito ritorno a Gerusalemme; e questo è quanto segue: Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. Essi si alzarono in quella stessa ora, ma giunsero a Gerusalemme dopo molte ore, quante ne occorrevano per ricoprire la distanza di sessanta stadi.
AGOSTINO: Intanto si era già diffusa la fama che Gesù era risorto, divulgata dalle donne e da Simon Pietro, al quale egli era già apparso. Infatti questi due discepoli trovarono gli altri che parlavano di queste cose quando giunsero a Gerusalemme; infatti continua: dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone.
BEDA: Sembra che il Signore sia apparso in primo luogo a Simone, fra tutti coloro che sono ricordati dai quattro Evangelisti e da Paolo.
CRISOSTOMO: Infatti egli non apparve contemporaneamente a tutti, per gettare i semi della fede: infatti chi lo vedeva per primo e ne era sicuro, lo comunicava agli altri; poi con la diffusione della notizia, la mente degli ascoltatori veniva preparata alla visione: perciò apparve anzitutto al discepolo più degno e più fedele. Era infatti necessario che l’anima più fedele ricevesse per prima questa visione, in quanto essa sarebbe stata la meno disturbata da quella apparizione inattesa; perciò viene visto anzitutto da Pietro: affinché colui che per primo aveva confessato che lui era il Cristo meritasse di vedere per primo la sua risurrezione; inoltre, poiché l’aveva rinnegato, volle apparirgli per primo per consolarlo, e affinché non cadesse in disperazione. Dopo Pietro apparve agli altri, talora a pochi e talora a molti, e ciò viene confermato dai due discepoli; infatti continua: Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via, e come lo riconobbero nella frazione del pane.
AGOSTINO: Ora, ciò che dice Marco (16,13): «Questi andarono ad annunziarlo agli altri, i quali non credettero neppure a loro», mentre Luca afferma che già dicevano che il Signore era risorto, che altro significa se non che c’erano alcuni che non volevano credere?