SESTA DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
10 Maggio 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / comandamenti, consolatore, mondo, orfani, padre, spirito
Vangelo Commentato dai Padri
SESTA DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
Vangelo di Giovanni 14, 15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.
VERSETTI 15-17
Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.
CRISOSTOMO: Poiché il Signore aveva detto (v. 13): «Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome la farò», perché non credessero che qualsiasi petizione fosse buona, soggiunge: Se mi amate osservate i miei comandamenti; come se dicesse: allora farò ciò che mi chiedete. Oppure, quelli che avevano udito «io vado al Padre» (v. 12), era logico che venissero turbati, perciò dice: quest’amore verso di me non dev’essere turbato, ma è perché osserviate i miei comandamenti; infatti l’amore consiste in questo: nell’obbedire e nel credere a colui che si ama. E poiché avevano espresso un forte desiderio della sua presenza corporea, li assicura che la sua assenza sarebbe stata supplita in un altro modo, per cui soggiunge: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre.
AGOSTINO: In questo testo mostra che anche lui è consolatore. Infatti paraclito in latino si dice avvocato, e viene detto del Cristo (1 Gv 2,1): «Noi abbiamo presso il Padre un avvocato, Gesù Cristo, il giusto».
ALCUINO: Oppure Paraclito, ossia Consolatore. Infatti avevano anche allora un consolatore, che li confortava ed elevava con la dolcezza dei suoi miracoli e della sua dottrina.
DIDIMO: Chiamò lo Spirito Santo un altro paraclito non per una diversità di natura, ma per la differenza dell’operazione. Infatti, mentre il Salvatore possedeva la persona del mediatore e dell’ambasciatore, per cui era considerato pontefice per i nostri peccati, lo Spirito Santo viene chiamato paraclito secondo un altro significato: infatti viene così chiamato perché consola quanti si trovano nell’afflizione. Ma in base alla diversa operazione del Figlio e dello Spirito Santo non pensare che le loro nature siano differenti; anche se in un altro testo si trova che lo Spirito Santo svolge presso il Padre la funzione di ambasciatore, come si dice in Rm 8,26: «Lo stesso Spirito intercede per noi». Ma anche lo stesso Salvatore opera nei cuori di quanti hanno bisogno di consolazione; infatti sta scritto (1 Mac 14,14): «Confortò anche gli umili del suo popolo».
CRISOSTOMO: Dice poi: Pregherò il Padre, per rendere degno di fede il suo discorso, poiché se avesse detto: Io vi manderò, essi non gli avrebbero facilmente creduto.
AGOSTINO: Per dimostrare che le sue opere e quelle del Padre erano inseparabili, altrove disse (16,7): «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò».
CRISOSTOMO: Ma che cosa aveva di più degli Apostoli, se egli si limitava a chiedere al Padre di dare agli altri lo Spirito? Poiché fu loro concesso molte volte anche senza preghiera.
ALCUINO: Io pregherò, dice, in quanto inferiore secondo l’umanità, il Padre mio, al quale sono uguale e consostanziale secondo la natura divina.
CRISOSTOMO: Poi dice: perché rimanga con voi per sempre, in quanto non si ritirerà neppure dopo la morte. Dopo ciò allude in modo oscuro al fatto che, diversamente da lui, lo Spirito Santo non subirà la morte, e neppure si allontanerà. Ma perché, udendo parlare di Paraclito, non sospettassero che ci sarebbe stata un’altra incarnazione e che avrebbero potuto vederlo con gli occhi, soggiunge: Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.
AGOSTINO: Questi è indubbiamente lo Spirito Santo nella Trinità, che la fede cattolica confessa essere consostanziale e coeterno con il Padre e con il Figlio.
CRISOSTOMO: Lo chiama Spirito di verità perché chiarisce le figure dell’Antico Testamento. Chiama poi mondo i cattivi, e chiama visione una conoscenza certissima, poiché la vista è il senso più aperto.
BEDA: Nota ancora che, quando chiama lo Spirito Santo Spirito di verità, mostra che lo Spirito Santo è il suo Spirito; poi, quando afferma che viene elargito dal Padre, dichiara che lo Spirito Santo è lo Spirito del Padre, e in questo modo lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
GREGORIO: Lo Spirito Santo accende in tutti coloro in cui dimora il desiderio delle realtà invisibili, e poiché i cuori mondani amano soltanto le cose visibili, il mondo non lo accoglie, poiché non si innalza all’amore delle realtà invisibili. Infatti quanto più le menti secolari si disperdono al di fuori con i loro desideri, tanto più restringono il loro cuore alla recezione dello Spirito.
AGOSTINO: Dice poi che il mondo, cioè gli amatori del mondo, non può ricevere lo Spirito Santo, come se dicessimo: l’ingiustizia non può essere giusta. Perciò il mondo, cioè gli amatori del mondo, non può ricevere lo Spirito Santo poiché non lo vede. Infatti l’amore mondano non è dotato di occhi spirituali, con i quali soltanto si può cogliere lo Spirito Santo invisibilmente. Poi continua: Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Ma perché non pensassero che l’espressione: dimora presso di voi venisse intesa nello stesso senso in cui noi adoperiamo la frase con riferimento alla presenza visibile di un ospite, aggiunge: e sarà in voi.
CRISOSTOMO: Come se dicesse: non abiterà in voi come ho abitato io, ma abiterà nelle vostre anime.
AGOSTINO: Prima però bisogna essere in qualche posto, e solo dopo ci si rimane. Ma egli spiega l’espressione presso di voi aggiungendo in voi. Infatti, se non è in voi, non ci può essere in voi la sua scienza. Così infatti è vista in voi anche la vostra coscienza.
GREGORIO: Se lo Spirito Santo rimane nei discepoli, in che modo avremo un segno speciale che egli rimane nel mediatore?, secondo le parole (1,33): «Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito, è quegli stesso che battezza nello Spirito Santo». Tuttavia lo conosciamo più rapidamente se riusciamo a distinguere i doni dello stesso Spirito. Infatti con quei doni senza i quali non è possibile raggiungere la vita, lo Spirito Santo dimora sempre in tutti gli eletti; invece con quei doni con i quali non viene conservata la nostra vita, ma si cerca quella degli altri, non dimora sempre con loro. Infatti talvolta ritira i suoi doni miracolosi affinché la sua grazia sia posseduta con più umiltà; Cristo invece possiede in tutto e sempre lo Spirito senza alcuna misura.
CRISOSTOMO: Questo discorso eliminò d’un sol colpo opposte eresie. Infatti dire un altro (v. 16) mostra la differenza di ipostasi dello Spirito, mentre dire Paraclito significa la conoscenza della sostanza.
AGOSTINO: Infatti il Consolatore (un compito questo che assegnano allo Spirito in quanto è la persona minima nella Trinità), l’Apostolo lo chiama Dio, secondo quanto dice in 2 Cor 7,6: «Colui che consola i miseri, Dio, consolò anche noi». Ora, Dio è lo Spirito Santo che consola gli umili. Ma se vogliono intendere queste parole dell’Apostolo con riferimento al Padre o al Figlio, allora smettano di separare lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio in base all’ufficio che gli è proprio, che è quello della consolazione.
AGOSTINO: Ma poiché «la carità di Dio viene diffusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5), in che modo ameremo e osserveremo i comandamenti di Cristo così da riceverlo se non siamo in grado di amarli e osservarli se non l’abbiamo già ricevuto? Forse che in noi la carità con cui amiamo Cristo ha la precedenza, sicché amando Cristo e osservando i suoi comandamenti meritiamo di ricevere lo Spirito Santo, affinché la carità di Dio Padre venga diffusa nei nostri cuori? Questa è un’opinione perversa. Infatti colui che crede di amare il Figlio di Dio e non ama il Padre, di fatto non ama neppure il Figlio, ma si è costruito nell’immaginazione ciò che gli pare. Ci resta dunque da ritenere che chi ama possiede lo Spirito Santo, e che, possedendolo, arriva a possedere di più e ad amare di più. Pertanto i discepoli possedevano già lo Spirito che il Signore aveva loro promesso; ma esso doveva venire loro concesso in grado maggiore; lo possedevano in modo oscuro, ma l’avrebbero ricevuto in modo più chiaro. Pertanto non viene promesso invano non solo a chi non lo possiede, ma anche a chi già lo possiede: a chi non lo possiede perché lo possa avere, e a chi lo possiede perché possa averlo di più.
CRISOSTOMO: Perciò, dopo che Cristo li aveva purificati con il sacrifico della sua passione, e dopo che aveva cancellato il peccato ed essi stessi venivano inviati tra i pericoli e le battaglie, era necessario che lo Spirito Santo venisse loro concesso in modo abbondante. Ma ciò non avvenne subito dopo la risurrezione, affinché, ricolmi di un grande desiderio, lo accogliessero con una grande grazia.
VERSETTI 18-21
Non vi lascerò orfani, ritornerò a voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
AGOSTINO: Affinché qualcuno non pensasse che il Signore avrebbe concesso loro lo Spirito Santo attraverso sé stesso, ma non in modo tale che egli stesso sarebbe stato con loro, soggiunge: Non vi lascerò orfani. Orfani sono i pupilli; il primo è termine greco, il secondo latino. Ora, sebbene il Figlio di Dio ci abbia resi figli adottivi del Padre, tuttavia anch’egli ha mostrato un amore paterno nei nostri confronti.
CRISOSTOMO: Sin dall’inizio aveva detto loro: «Andrete dove io vado», ma poiché ciò richiedeva molto tempo, promette loro lo Spirito Santo. E poiché ignoravano quello che ciò significava, promette loro la sua presenza, che a loro interessava moltissimo, quando dice: ritornerò a voi. Ma perché non cerchino di nuovo la stessa presenza che avevano avuto prima, lo esclude in modo nascosto quando soggiunge: Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete; come se dicesse: ritornerò a voi, ma non nello stesso modo in cui ero stato presente in passato. E perché non dicessero: in che modo hai detto ai Giudei: per un po’ di tempo non mi vedrete?, risolve la questione dicendo: Ritornerò a voi.
AGOSTINO: Infatti allora il mondo vedeva ciò che era visibile agli occhi sensibili della carne, ma non vedeva che il Verbo si nascondeva nella carne. Ma poiché dopo la resurrezione volle che nemmeno la sua carne, che non era soltanto visibile, ma poteva anche essere toccata dai suoi, venisse mostrata a coloro che non erano suoi, per questo dice: Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete. Poiché però nel giudizio finale il mondo lo vedrà, e col nome di mondo sono indicati coloro che sono estranei al suo regno, si intende meglio che abbia voluto significare anche quel tempo in cui, alla fine del mondo, il Signore sarà tolto agli occhi dei dannati, affinché alla fine lo vedano soltanto coloro che lo amano. E dice: Ancora un poco, poiché ciò che agli uomini sembra molto lungo, dinanzi agli occhi di Dio è di brevissima durata. Continua: perché io vivo e voi vivrete.
TEOFILATTO: Come se dicesse: anche se subirò la morte, tuttavia risorgerò. Anche voi vivrete, cioè: quando mi vedrete, sarete ripieni di gioia e sarete come morti ricondotti in vita.
CRISOSTOMO: A me sembra che non parli della vita presente ma di quella futura; come se dicesse: la morte di croce non vi allontanerà da me per sempre, ma soltanto mi celerà a voi per un breve momento.
AGOSTINO: Ma perché parla della vita come se per lui fosse presente e per essi futura, se non perché la vita della sua risurrezione sarebbe venuta prima, mentre la loro sarebbe seguita? E poiché la sua risurrezione sarebbe avvenuta poco dopo, pone il verbo al tempo presente per indicare l’immediatezza; mentre circa la loro, che sarebbe stata differita fino alla fine del mondo, non dice: vivete, ma: vivrete. Ma poiché egli vive, anche noi vivremo: «Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la resurrezione dei morti» (1 Cor 15,21). Poi segue: In quel giorno, di cui egli parla, voi vivrete e saprete, contemplando, sebbene anche ora lo sappiate credendo, che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.
CRISOSTOMO: Oppure, in quel giorno, in cui risorgerò, voi saprete; poiché nel momento in cui videro che era risorto e che era con loro, allora acquisirono una fede certissima. Infatti era grande la potenza dello Spirito Santo con cui egli insegnava loro ogni cosa. L’espressione: Io sono nel Padre indica umiltà, mentre l’espressione: e voi in me e io in voi indica l’umanità e l’aiuto che procede da Dio. Infatti è una consuetudine della Scrittura che frequentemente le stesse parole usate per Dio e per gli uomini abbiano un senso diverso.
ILARIO: Oppure dice questo perché egli si trova nel Padre mediante la natura della divinità, mentre noi ci troviamo in lui mediante la sua nascita corporale; e inoltre si crede che egli si trovi in noi mediante il mistero del sacramento; egli stesso infatti lo ha dichiarato (6,56): «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui».
ALCUINO: Mediante l’amore e l’osservanza dei suoi comandamenti: allora si compirà in noi ciò che ora ha avuto inizio per mezzo suo, così che egli sia in noi e noi in lui. E affinché questa promessa risulti fatta a tutti e non solo agli Apostoli, soggiunge: Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama.
AGOSTINO: Chi li ha presenti nella memoria e li osserva nella vita, chi li possiede nei discorsi e li osserva nelle opere, chi li ha presenti nell’ascolto e li osserva nell’azione, chi li ha presenti nell’azione e li osserva perseverando, questi è colui che mi ama. L’amore va mostrato con le opere, affinché non sia semplicemente una vuota denominazione.
TEOFILATTO: Come se dicesse: voi pensate di essere tristi per la mia morte a causa di qualche affetto; ma io reputo che l’osservanza dei miei comandamenti sia un segno di affetto. Poi indica la prerogativa di chi ama, aggiungendo: Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch’io lo amerò.
AGOSTINO: Che significa lo amerò, come se ora non lo amasse? Lo spiega con ciò che segue: e mi manifesterò a lui. Ossia: amo al fine di manifestarmi, e riceviamo la visione stessa come ricompensa della fede. Intatti ci ha amato perché crediamo; più tardi ci amerà perché lo possiamo vedere; infatti anche noi ora amiamo credendo ciò che allora vedremo.
AGOSTIINO: Promise che si sarebbe mostrato a coloro che lo amavano come unico Dio con il Padre, non nello stesso modo in cui era stato visto in questo mondo con il corpo e dai cattivi.
TEOFILATTO: Oppure, come dopo la risurrezione apparve loro in un corpo più simile alla sua divinità, perché non avessero a confonderlo con uno spirito o un fantasma, per questo motivo fece loro delle anticipazioni: sicché, vedendolo, non diffidino, ma si ricordino che egli appare loro per l’osservanza dei suoi comandamenti; perciò sono tenuti a osservarli sempre, perché appaia loro in perpetuo.