SEDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Vangelo Commentato dai Padri

SEDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Vangelo di Matteo 13, 24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la mèsse fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
Un’altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: “Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”.
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del Maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li gettarono nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi intenda!».

VERSETTI 24-30

Propose loro un’altra parabola dicendo: Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato il buon seme nel suo campo; ma mentre gli uomini dormivano venne il suo nemico, e seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Essendo cresciuta l’erba e avendo fatto frutto, allora apparì anche la zizzania. Avvicinandosi i servi al padrone di casa gli dissero: Signore, non hai seminato un buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? E disse loro: L’uomo nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo e la raccogliamo? E disse: No, affinché forse raccogliendo la zizzania non sradichiate insieme anche il grano. Lasciateli crescere entrambi fino alla messe, e nel tempo della messe dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece raccoglietelo nel mio granaio.

CRISOSTOMO: Il Signore aveva parlato, nella parabola precedente, di coloro che non recepiscono la parola di Dio, e ora parla di quelli che la recepiscono alterata, poiché è proprio del demonio mescolare l’errore con la verità. Per questo si dice: Propose loro un’altra parabola dicendo.

GIROLAMO: Propose un’altra parabola come un ricco padrone di casa che serve distinte portate ai suoi convitati, in modo che ognuno prenda ciò che è a lui più adatto. E non ha detto «l’altra», ma «un’altra», poiché se avesse detto «l’altra» non avremmo potuto sperarne un’altra terza; disse invece «un’altra» per manifestare che ne sarebbero seguite molte altre. Quale poi sia la parabola si manifesta quando aggiunge: Il regno dei cieli è simile.

REMIGIO: Chiama regno dei cieli lo stesso Figlio di Dio, regno che viene detto simile all’uomo che ha seminato il buon seme nel suo campo.

CRISOSTOMO: Poi mostra il modo delle insidie del diavolo, dicendo: mentre gli uomini dormivano venne il suo nemico, e seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Qui dimostra che l’errore sorge dopo la verità; il che è attestato anche dall’esito delle cose: infatti dopo i Profeti ci furono gli pseudo-profeti, e dopo gli Apostoli gli pseudo-apostoli, e dopo Cristo l’Anticristo. Infatti, se il diavolo non vede che cosa imitare, o chi insidiare, non tenta. Ha visto dunque che la semente fruttifica a volte come cento, a volte come sessanta, a volte come trenta, e che non può strappare né soffocare quella che ha buone radici. E per questo si vale di un altro inganno, confondendo la propria semente e rivestendo le sue opere con colori e sembianze che sorprendono colui che si lascia ingannare con facilità. Per questo il Signore non dice che semina una semente qualsiasi, ma la zizzania, che è molto simile, almeno alla vista, alla semente del seminatore. Questa è la malizia del diavolo: semina quando tutto è stato compiuto, in modo che così possa causare più danni agli interessi dell’agricoltore.

AGOSTINO: Dice poi: mentre gli uomini dormivano, poiché, quando coloro che sono proposti nella Chiesa operano con negligenza, o quando gli Apostoli sono visitati dal sonno della morte, viene il diavolo, e semina sopra quelli che il Signore chiama figli malvagi. Ma giustamente ci si chiede se sono gli eretici, o i cattolici che vivono malamente. Poiché, dicendo che sono stati seminati in mezzo al grano, sembra che siano indicati quelli che appartengono a una sola comunione. D’altra parte, poiché il campo non indica la Chiesa, ma questo mondo, bene vengono intesi gli eretici, che in questo mondo si mescolano ai buoni; in modo che coloro che sono cattivi nella stessa fede siano la paglia piuttosto che la zizzania, poiché la paglia ha un fondamento e una radice comune con il grano. Gli scismatici, poi. sembra che abbiano più somiglianza con le spighe marce o con la paglia dalle reste rotte o spezzate, che vengono buttate dalla messe. Però non si deve dedurre da qui la conseguenza che gli eretici e gli scismatici sono forzosamente separati dalla Chiesa corporalmente, poiché vi sono molti in seno alla Chiesa che non difendono il proprio errore in modo da poter attrarre il popolo, poiché se facessero così sarebbero espulsi subito dalla Chiesa. Il diavolo, quando con i suoi detestabili errori e false dottrine ha seminato la zizzania, cioè ha gettato le eresie dopo che è stato predicato il nome di Cristo, si occulta con più attenzione e si rende più invisibile. E questo è ciò che significa: e se ne andò; sebbene il Signore, con il nome di zizzania, abbia indicato in questa parabola, come ha concluso nell’esposizione, non solo alcuni, ma tutti gli scandali, e coloro che operano l’iniquità.

CRISOSTOMO: Con le parole seguenti descrive diligentemente la forma degli eretici, dicendo: Essendo cresciuta l’erba e avendo fatto frutto, allora apparì anche la zizzania. In principio, infatti, gli eretici si nascondono, ma dopo aver ricevuto molta libertà, e avendo intavolato un discorso con qualcuno, allora diffondono il veleno.

AGOSTINO: Oppure diversamente, Quando l’uomo comincia a diventare spirituale giudicando tutte le cose, allora cominciano ad apparirgli gli errori; discerne infatti che ciò che ha letto o udito si oppone alla regola della verità; però, finché non giunge alla perfezione spirituale, lo può inquietare il fatto che sotto il nome cristiano siano potute sorgere tante falsità; per cui segue: Avvicinandosi i servi al padrone di casa gli dissero: Signore, non hai seminato un buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Bisogna chiedere qui se questi servi sono gli stessi che dopo chiama mietitori, o se si deve piuttosto intendere per servi gli stessi fedeli, giacché nella spiegazione della parabola egli dice che i mietitori sono gli Angeli, e nessuno oserà dire che gli Angeli ignoravano chi seminò la zizzania. E non è strano che li chiami inoltre buona semente, poiché si può esprimere una stessa cosa con differenti termini, in base alla relazione secondo cui la si considera, e lo stesso Salvatore dice di sé stesso che è porta e che è pastore.

REMIGIO: Si accostano poi al Signore non con il corpo, ma con il cuore e il desiderio della mente, e insegnandolo egli stesso comprendono che tutto avvenne per l’astuzia del diavolo; per cui segue: E disse loro: L’uomo nemico ha fatto questo.

GIROLAMO: Chiama il diavolo uomo nemico poiché non è Dio, e così si dice di lui nel Salmo (9, 20): «Sorgi Signore, perché non prevalga l’uomo». Per questa ragione non deve dormire colui che sta sul fronte della Chiesa, affinché non accada che per distrazione sua l’uomo nemico semini la zizzania, ossia gli insegnamenti eretici.

CRISOSTOMO: È chiamato poi nemico a causa dei pregiudizi che causa nell’uomo, poiché sempre ci sta maltrattando, anche se il principio della sua vessazione non dipende dall’inimicizia che ha verso di noi, ma da quella che ha verso Dio.

AGOSTINO: Ma i servi di Dio che esercitano qualche potere temporale, conoscendo che il diavolo, convinto della sua incapacità di fare qualcosa contro un autore di così grande nome, coprì le sue menzogne con lo stesso nome, possono sentire in sé il desiderio di allontanare simili uomini dal teatro delle cose umane; però consultano la giustizia di Dio per vedere se possono farlo, e per questo segue: E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo e la raccogliamo?

CRISOSTOMO: Dobbiamo ammirare in questo passaggio la sollecitudine e l’amore dei servi, che si affrettano a strappare la zizzania: il che prova la sollecitudine per la sua semente, e non cercano che si castighi qualcuno, ma che non muoia la buona semente. La risposta del Signore è la seguente: E disse: No.

GIROLAMO: Si dà infatti spazio alla penitenza. E ci si consiglia di non fare perire subito i nostri fratelli, poiché può succedere che qualcuno oggi sia macchiato con qualche dottrina eretica, e domani si penta e cominci a difendere la verità; per cui segue: affinché forse raccogliendo la zizzania non sradichiate insieme anche il grano.  

AGOSTINO: Parole che non possono fare a meno di ingenerare in essi una pazienza e una tranquillità grandissima. La ragione di questa parabola è che coloro che sono buoni, però ancora deboli, necessitano in qualche modo di convivere con i cattivi, sia per acquisire fortezza con l’esercizio, sia perché comparando gli uni con gli altri si stimolino a essere migliori. Oppure, forse si strappano allo stesso tempo il grano e la zizzania poiché ci sono molti che all’inizio sono zizzania, e poi diventano grano; se questi non vengono sopportati con pazienza quando sono cattivi, non si raggiunge lo scopo del mutamento dei costumi; e se fossero strappati in questo stato, si strapperebbe allo stesso tempo ciò che con il tempo e il perdono sarebbe diventato grano. Per questo il Signore ci previene affinché non facciamo sparire da questa vita questa classe di uomini, e non sia che, per togliere la vita ai cattivi, la togliamo a quelli che forse sarebbero diventati buoni, o portiamo pregiudizio ai buoni ai quali, nonostante tutto, i cattivi potrebbero essere utili. Il momento opportuno di farli scomparire sarà quando, alla fine dei tempi, ormai non rimarrà loro spazio per mutare vita, e il contrasto dei loro errori con la verità non potrà più essere utile ai buoni. Motivo per cui aggiunge: Lasciateli crescere entrambi fino alla messe, cioè fino al giudizio.

GIROLAMO: Sembra però che ciò sia contrario al precetto (1 Cor 5, 13): «Togliete il male di mezzo a voi». Poiché, effettivamente, se si proibisce di strappare la zizzania e si comanda di conservarla fino alla mietitura, in che modo si devono togliere da mezzo a noi certi uomini? Ma non c’è, o è molto poca la differenza fra il grano e la zizzania, chiamata volgarmente loglio, che quando ancora è in stato di erba e il suo gambo non è giunto alla spiga, è molto simile al grano. Per questa ragione il Signore ci avverte che non diamo il nostro parere senza un esame approfondito sopra cose dubbie, ma le lasciamo al giudizio di Dio, in modo che il Signore, nel giorno del giudizio, tolga di mezzo ai santi non i sospetti criminali, ma quelli che allora saranno bene manifestati.

AGOSTINO: Quando qualche cristiano sarà stato colto in seno alla Chiesa in qualche peccato degno di scomunica, lo si scomunichi dove non ci sia pericolo di dar luogo allo scisma, e lo si faccia con amore, al fine non di strapparlo, ma di correggerlo; però, se egli non si riconoscesse e non si correggesse con la penitenza, egli stesso uscirà fuori, e sarà separato dalla comunione della Chiesa per la sua propria volontà; per questo il Signore alle parole: lasciateli crescere entrambi fino alla messe, aggiunge la ragione dicendo: affinché forse volendo cogliere la zizzania non sradichiate insieme anche il grano; dove mostra a sufficienza che quando non c’è questo pericolo e c’è completa sicurezza della permanenza della semente, cioè quando il crimine è tanto conosciuto e detestato da tutti che non c’è assolutamente nessuno che lo difenda, o se c’è qualcuno che si azzarda a difenderlo non è in grado di produrre uno scisma, non dorma la severità della disciplina; nella quale l’emendamento della malvagità è tanto più efficace quanto più diligente sarà stata l’osservanza della carità. Però, quando il male ha posto in cancrena la moltitudine, non rimane altro rimedio che sentire dolore e gemere. Da ciò risulta che l’uomo deve correggere con amore quello che può, e quello che non può lo soffra con pazienza, e gema e pianga finché la correzione venga dall’alto; e differisca fino alla mietitura lo sradicamento della zizzania e la ventilazione della paglia. Quando si può alzare la voce in mezzo alla folla, si deve fare la correzione delle turbe degli iniqui con espressioni generali, principalmente se ce ne offre l’occasione e l’opportunità qualche castigo del cielo inviato da Dio, che mostri che sono castigati come meritano; poiché le calamità pubbliche rendono docili gli orecchi di coloro che ascoltano le parole di colui che corregge, ed eccitano più facilmente i cuori afflitti a confessarsi gemendo che a resistere mormorando; e anche se non esiste calamità pubblica, si può sempre, quando si parla in pubblico, correggere la moltitudine in mezzo alla moltitudine, poiché come si infuria quando le si parla in privato, così anche suole gemere quando la si riprende in generale.

CRISOSTOMO: Il Signore disse questo per proibire le uccisioni: e non conviene togliere la vita agli eretici, poiché in questa maniera si ingaggerebbe una lotta senza pietà in tutto il mondo; e per questo dice: affinché non sradichiate insieme con essa anche il grano, cioè: se impugnate le armi e togliete la vita agli eretici, i vostri colpi raggiungeranno necessariamente la moltitudine dei santi. Il Signore non proibisce dunque di contenere gli eretici, di ostacolare la libera propaganda dei loro errori, i loro sinodi e le loro riunioni, ma di distruggerli e togliere loro la vita.

AGOSTINO: All’inizio fu mia opinione di non obbligare nessuno a entrare nell’unità di Cristo: infatti bisogna agire con la parola, combattere con la discussione, vincere con la ragione, in modo che non consideriamo cattolici ipocriti quelli che abbiamo conosciuto come eretici dichiarati. Tuttavia questa mia opinione andava cambiando non per le parole di quelli che la discutevano, ma per la dimostrazione pratica. Infatti le leggi terribili attraverso le quali i re servono Dio con tremore furono in tal maniera utili che gli uni si videro necessitati a dire: senza dubbio era questa la nostra volontà, però rendiamo mille grazie a Dio che ci ha presentato l’occasione e ci ha tolto ogni pretesto per differirla. Altri: sapevamo che questa era la verità, però non sappiamo per quali abitudini ci siamo trattenuti; mille grazie a Dio che ha rotto i nostri legami. Altri: ignoravamo che fosse questa la verità, né avevamo desiderio di apprenderla, però la paura ci ha fatto volgere ad essa; grazie a Dio che ci svegliò dal nostro letargo con lo stimolo del terrore. Altri dicono: noi avevamo paura di entrare a causa dei timori falsi, che non avremmo capito che erano falsi se non fossimo entrati; ma non saremmo entrati se non a viva forza; grazie a Dio che ci ha tolto la nostra perversità con la persecuzione, e ci ha insegnato con l’esperienza quanto false siano le voci che si sono sparse sopra la Chiesa. Altri dicono: noi giudicavamo che non era cosa di interesse dove ricevere la fede di Cristo, però grazie al Signore che ci ha fatto concludere la nostra separazione, ci ha uniti a un solo Dio e ci ha manifestato l’unicità del culto. Servano dunque i re a Cristo, e promulghino leggi in favore di Cristo.

AGOSTINO: Chi di voi non solo desidererà che periscano gli eretici, ma anche che abbiano delle perdite? Però non in altra maniera avrebbe meritato di avere la pace la casa di Davide se non fosse scomparso il figlio Assalonne nella guerra che fece contro suo padre; anche se questo re sfortunato aveva raccomandato ai suoi servi la maggior cura affinché conservassero la vita di suo figlio, che il padre attendeva soltanto che si pentisse per perdonarlo. Egli per la sua ribellione fu vittima della sua resistenza, e al padre non rimase altro che piangerlo e consolare il suo dolore con la pace data ai suoi stati. Così dunque la Chiesa Cattolica, nostra madre, quando attrae nel suo seno un gran numero di figli con la perdita di alcuni altri, addolcisce e cura il dolore del suo cuore materno con lo spettacolo dei popoli che ha salvato. Dove si fonda dunque quello che alcuni vociferano: uno è libero di credere e di non credere? A chi Cristo fece forza? Chi ha costretto? Ecco, hanno l’Apostolo san Paolo: riconoscano in lui colui che prima combatté Cristo e poi lo insegnò; che prima lo ferì e poi lo consolò. Però è cosa ammirevole che colui che entrò nel Vangelo obbligato da un castigo corporale, lavorò nel Vangelo più di quelli che furono chiamati solo con la parola. Perché la Chiesa non obbligherà i suoi figli persi a ritornare, se questi stessi figli persi obbligano altri a perire? Segue: e nel tempo della messe dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla.

REMIGIO: Viene chiamata mietitura il tempo in cui essa avviene; e con ciò viene indicato il giorno del giudizio, nel quale dovranno essere separati i buoni dai cattivi.

CRISOSTOMO: Ma perché dice: Raccogliete prima la zizzania? Affinché i buoni non temano, quasi che insieme con la zizzania venga eliminato il frumento.

GIROLAMO: Il fatto poi che dica che la zizzania raccolta in fastelli venga gettata nel fuoco, e il grano al contrario raccolto nel granaio, indica chiaramente che tutti gli eretici e gli ipocriti andranno bruciati nel fuoco della geenna; i santi invece, che vengono chiamati grano, saranno ricevuti nei granai, cioè nelle dimore celesti.

AGOSTINO: Ci si può chiedere perché il Signore non disse: fate un solo fascio, un solo mucchio con la zizzania; forse per significare che c’erano molte classi di eretici che stavano separati non solo dal grano, ma anche gli uni dagli altri; e per questo i fastelli rappresentano le loro differenti riunioni, in cui ogni partito è unito con la sua propria comunione. E allora è quando si deve cominciare a legarli per appiccare loro il fuoco, visto che allora è quando, separati dalla Chiesa Cattolica, cominciano a formare come delle chiese proprie. Non saranno bruciati prima della fine dei tempi, però rimarranno legati in fastelli. Se però ciò si verificasse subito, non ci sarebbero molti a fare penitenza e a riconoscere il proprio errore, tornando alla Chiesa. Per questa ragione non si formeranno i fascicoli sino alla fine, in modo che non siano castigati senza alcun ordine, ma ognuno lo sia conforme alla sua perversità.

RABANO [ANSELMO]: E bisogna notare che quando dice: Seminò il buon seme, sottolinea la buona volontà che c’è negli eletti; quando invece dice: Venne il nemico …, ha voluto raccomandare di avere cautela; quando poi crescendo la zizzania, quasi sopportando pazientemente dice: L’uomo nemico ha fatto questo, ci ha raccomandato la pazienza; quando ancora dice: affinché forse raccogliendo la zizzania, ci ha dato un esempio di discrezione; quando poi dice: Lasciateli crescere entrambi fino alla messe, ha raccomandato la longanimità; e infine la giustizia quando dice: legatela in fastelli per bruciarla.

VERSETTI 31-32

Propose loro un’altra parabola dicendo: Il regno dei cieli è simile a un granello di senapa, che un uomo prendendolo ha seminato nel suo campo; esso è il più piccolo di tutti i semi, ma quando è cresciuto è il più grande di tutti i legumi, e diventa un albero, così che gli uccelli del cielo vengono ad abitare fra i suoi rami.

CRISOSTOMO: Il Signore, poiché aveva detto che del seme tre parti periscono e se ne salva una sola, e in quella stessa che viene salvata si compie una grande perdita, a motivo della zizzania che viene seminata in aggiunta, affinché non dicessero: chi e quanti saranno dunque i fedeli?, toglie conseguentemente questo timore con la parabola del granello di senapa; e per questo si dice: Propose loro un’altra parabola dicendo: Il regno dei cieli è simile a un granello di senapa.

GIROLAMO: Il regno dei cieli è la predicazione del Vangelo, e la conoscenza delle Scritture che conduce alla vita; di cui si dice ai Giudei (Mt 21, 43): «Sarà tolto a voi il regno di Dio». Questo regno dei cieli, dunque, è simile a un granello di senapa.

AGOSTINO: Il granello di senapa, dunque, appartiene al fervore della fede, poiché si dice di essa che scaccia i veleni, cioè tutti gli insegnamenti perversi. Segue: che un uomo prendendolo ha seminato nel suo campo.

GIROLAMO: Nell’uomo che semina nel suo campo molti intendono il Salvatore che semina nelle anime dei credenti; altri invece l’uomo stesso che semina nel suo campo, cioè nel suo cuore. Ma chi è costui che semina se non il nostro senso e il nostro animo, che ricevendo il granello della predicazione e fomentando la semente con l’umore della fede la fa germogliare nel suo petto? Segue: esso è il più piccolo di tutti i semi. La predicazione del Vangelo è il minore di tutti gli insegnamenti, poiché non ha a prima vista l’aspetto della verità, predicando un uomo Dio, un Dio morto e lo scandalo della croce. Comparate questa dottrina con gli insegnamenti dei filosofi, con il luccichio della loro eloquenza, e con l’arte tanto studiata dei loro discorsi, e vedrete come effettivamente la predicazione del Vangelo è minore di tutte le altre sementi.

CRISOSTOMO: Oppure, il seme del Vangelo è il più piccolo poiché gli Apostoli erano i meno potenti fra gli uomini; tuttavia, poiché avevano una grande virtù, la loro predicazione si estese in tutte le parti del mondo. Per questo continua: ma quando è cresciuto è il più grande di tutti i legumi, cioè di tutti gli altri insegnamenti.

AGOSTINO: Questi, poi, non sono altro che i sentimenti delle sette, ossia ciò che loro conviene.

GIROLAMO: Quando si sono sviluppati gli insegnamenti dei filosofi, essi non presentano né energia né vitalità alcuna, ma tutti sono deboli e macilenti e producono legumi ed erbe che presto si disseccano e muoiono. Invece la predicazione del Vangelo, che al principio sembrava cosa di poca importanza, quando è considerata bene nelle anime dei fedeli ed è bene ammirata in tutto il mondo, non si innalza come un legume, ma cresce come un albero, in modo che gli uccelli del cielo, ossia le anime dei fedeli o le virtù che combattono per il servizio di Dio, vengono e abitano sopra i suoi rami; per cui segue: e diventa un albero, così che gli uccelli del cielo vengono ad abitare fra i suoi rami. Io penso che per rami dell’albero evangelico che crebbero dal granello di senapa si debba intendere la varietà dei dogmi sopra i quali si riposa la moltitudine degli uccelli di cui abbiamo appena parlato. Assumiamo dunque anche noi le piume della colomba, in modo che, volando alle cose più alte, possiamo abitare fra i rami di questo albero, collocare i nostri nidi nella verità e, fuggendo dalla terra, salire con prontezza al cielo.

ILARIO: Oppure il Signore compara sé stesso al grano di senapa, semente piccolissima, però piccante, la cui virtù si accentua con le tribolazioni.

GREGORIO: E in verità egli stesso il grano di senapa, che piantato nell’orto della sepoltura, si innalzò come un grande albero. Fu grano quando morì, albero quando risuscitò; grano per l’umiltà della carne, albero per il potere della maestà.

ILARIO: Quando il grano fu seminato nel campo, cioè quando il Signore cadde in potere del popolo e, consegnato alla morte, fu interrato come nel campo, e il suo corpo come seminato, crebbe più che il fusto dei legumi, e sorpassò la gloria di tutti i Profeti. Poiché la predicazione dei Profeti fu concessa al malvagio Israele come un ortaggio; però adesso gli uccelli del cielo abitano fra i rami dell’albero; cioè intendiamo per rami dell’albero gli Apostoli che, estesi dal potere di Cristo e dando ombra al mondo, faranno sì che tutte le nazioni voleranno verso di essi per trovare la vita, e maltrattate dagli uragani, cioè dallo spirito e dalle tentazioni del diavolo, troveranno il riposo nei rami di questo albero.

GREGORIO: Sopra questi rami si riposano gli uccelli, poiché le anime giuste che si alzano dai pensieri mondani con le ali delle virtù, respirano lontano da queste fatiche, ricevendo le parole e le consolazioni soprannaturali.

VERSETTO 33

Disse loro un’altra parabola: Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e nascosto con tre misure di farina, finché tutto si fermenti.

CRISOSTOMO: Per mostrare la stessa cosa il Signore aggiunge la parabola del lievito; per cui si dice: Disse loro un’altra parabola: il regno dei cieli è simile al lievito; come se dicesse: come il lievito trasmuta molta farina nella sua virtù, così anche voi trasmuterete tutto il mondo. E vedi la prudenza di Cristo: adduce infatti le cose che appartengono alla natura, dimostrando che come è possibile che avvengano quelle, così anche questo. Però non ha detto semplicemente che ha posto, ma che ha nascosto, come se dicesse: nella stessa maniera voi, dopo che sarete stati soggetti ai vostri nemici, trionferete su di essi; e così come il lievito si va corrompendo, però non si distrugge, ma a poco a poco cambia tutta la massa nella propria natura, così succederà nella vostra predicazione. Non temete le molte persecuzioni che vi ho annunciato, che verranno sopra di voi: esse vi serviranno perché brilliate di più e possiate trionfare di tutte. Qui il Signore parla di tre misure, però questo numero va preso in senso indeterminato.

GIROLAMO: La misura di cui qui si parla è una misura che era in uso in Palestina, ed equivale a un moggio e mezzo.

AGOSTINO: Oppure, il lievito indica la carità, in quanto stimola ed eccita il fervore; la donna raffigura la sapienza; le tre misure di farina i tre gradi di carità manifestati in queste parole: con tutto il cuore e con tutta l’anima e con tutta la mente; oppure quelle tre raccolte che hanno prodotto il cento, il sessanta e il trenta; oppure quelle tre classi di uomini: Noè, Daniele e Giobbe.

RABANO: Dice poi: finché tutto si fermenti, poiché la carità nascosta nella nostra mente deve crescere fino a mutare nella sua perfezione tutta la nostra mente; il che inizia qui ma si compie in futuro.

GIROLAMO: Oppure diversamente. Mi sembra che la donna che prende il lievito e lo nasconde rappresenti la predicazione apostolica, oppure la Chiesa raccolta da diverse nazioni. Ella prende il lievito. cioè l’intelligenza delle Scritture, e lo nasconde nelle tre misure di farina, lo spirito, l’anima e il corpo, in modo che, ridotte queste cose in unità, non ci sia divergenza fra di loro. Oppure diversamente. Leggiamo in Platone che nell’anima ci sono tre facoltà, il razionale, l’irascibile e il concupiscibile, e noi, se abbiamo ricevuto il lievito del Vangelo, possediamo la prudenza nella ragione, nell’ira l’odio contro i vizi, nella concupiscenza il desiderio della virtù; e tutto ciò è il risultato della dottrina evangelica che ci diede la nostra madre Chiesa. Dirò anche l’interpretazione che danno alcuni. Dicono che la donna sopra citata raffigura la Chiesa, che mescola la fede dell’uomo con le tre misure di farina, cioè con la credenza nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo; e quando è fermentata in unità, ci conduce non a un triplice Dio, ma alla conoscenza dell’unica divinità. Questa, a dire la verità, è una pia interpretazione; però mai queste interpretazioni dubbiose delle parabole possono servire da punto di appoggio per provare i dogmi.

ILARIO: Oppure diversamente. Il Signore ha paragonato sé stesso al lievito poiché il lievito, che viene dalla farina, ha la proprietà di comunicare a tutte le farine della sua specie la virtù che ha ricevuto, e la donna, cioè la Sinagoga, nasconde questo lievito con il giudizio di morte. E il lievito gettato nelle tre misure di farina, cioè della legge, dei Profeti e dei Vangeli, non forma dei tre elementi altro che un solo credo, in modo che nei progressi del Vangelo trovi compimento ciò che stabilì la legge e annunciarono i Profeti, anche se, come ho già ricordato, molti intendono per le tre misure di farina la vocazione delle tre nazioni formate da Sem, Cam e Iafet. Però non so se è conforme a ragione questa opinione, poiché anche se tutte le nazioni sono state chiamate al Vangelo, non si può dire che tutte hanno occultato Cristo, ma al contrario lo hanno manifestato; e d’altronde in tanta moltitudine di infedeli non è fermentato tutto.

VERSETTI 34-35

Tutte queste cose Gesù le disse alle folle in parabole, e senza parabole non parlava loro; affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta che disse: «Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla creazione del mondo».

CRISOSTOMO: Dopo le premesse parabole, affinché qualcuno non pensasse che Cristo introducesse novità, l’Evangelista cita il Profeta che aveva predetto anche questo modo di predicazione; per questo dice: Tutte queste cose Gesù le disse alle folle in parabole. Marco invece (4, 33) dice: «Proponeva loro la parola con parabole, conforme a ciò che potevano udire». Non meravigliarti, dunque, se parlando del suo regno fa menzione del granello di senapa e del lievito, poiché si rivolgeva a uomini ignoranti, che bisognava persuadere in questa maniera.

REMIGIO: La parola greca «parabola» viene tradotta in latino con «similitudine», mediante la quale si dimostra la verità. Mostra infatti nella stessa similitudine certe figure di parole, e immagini della verità.

GIROLAMO: Però parlava in parabole non ai discepoli, ma alle folle; e fino a oggi le folle ascoltano attraverso le parabole, e per questa ragione si dice: e senza parabole non parlava loro.

CRISOSTOMO: Anche se infatti in molte occasioni parlò alle folle senza parabole, però non in quella circostanza.

AGOSTINO: Oppure ciò viene detto non perché il Signore non abbia parlato mai in termini propri, ma perché non c’è discorso suo in cui non abbia espresso qualcosa in parabole, anche se ha detto qualcosa in forma propria, in modo che complessivamente il suo discorso intero non è altro che un tessuto di parabole, e non se ne trova uno solo in cui non entri una parabola. Intendo per discorso intero quello in cui il Signore parla di una cosa e non passa a un’altra fino a che non l’ha svolta completamente. Qualche volta effettivamente un Evangelista presenta in un solo discorso quello che un altro riferisce come accaduto in distinte circostanze, seguendo in questa relazione non l’ordine reale dell’accadimento, ma dei suoi ricordi. La ragione per cui il Signore parla in parabole la dà lo stesso Evangelista quando aggiunge: affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta che disse: «Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla creazione del mondo».

GIROLAMO: Questa testimonianza è stata presa dal Salmo 77, 2. In qualche esemplare in luogo di ciò che io ho posto e che dice la Volgata, affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta, si legge: «ciò che era stato detto dal Profeta Isaia».

REMIGIO: Per cui Porfirio obbietta ai fedeli: il vostro Evangelista fu tanto insipiente da attribuire a Isaia ciò che si trova nei Salmi.

GIROLAMO: Però, dato che questo passaggio non si trovava in Isaia, credo che alcune persone prudenti avranno fatto scomparire dal testo il nome del Profeta. Sono del parere che si scrisse in principio in questo modo: «quello che fu scritto dal Profeta Asaf», poiché il Salmo 77 da cui è preso questo passaggio è ascritto al Profeta Asaf, i copisti non compresero il nome di Asaf, e, credendo che fosse un errore dello scriba, sostituirono il nome di Asaf con quello di Isaia, che era più conosciuto. E’ poi da osservarsi che non solo Davide deve essere detto Profeta, ma tutti gli altri i cui nomi sono scritti nei Salmi, negli inni e nei cantici divini. E tali sono Asaf, Iditum, Emam, Efraite, e tutti gli altri di cui fa menzione la Scrittura. E ciò che si dice in persona di Cristo: Aprirò la mia bocca in parabole, va considerato con molta attenzione; in questa maniera vedremo descritte l’uscita di Israele dall’Egitto, e riferiti i miracoli contenuti nell’Esodo. Da ciò possiamo dedurre che tutto ciò che si dice in questo libro divino va inteso in senso parabolico, e come se manifestasse cose misteriose: queste verità misteriose sono quelle che il Signore promette di rivelare quando dice: Aprirò la mia bocca in parabole.

GLOSSA [ANSELMO]: Come se dicesse: avendo prima parlato per mezzo dei Profeti, adesso aprirò personalmente la mia bocca in parabole, e parlerò dal tesoro del mio segreto; annunzierò misteri che erano nascosti fin dalla fondazione del mondo.

VERSETTI 36-43

Allora, congedate le folle, venne nella casa, e gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: Spiegaci la parabola della zizania del campo. Rispondendo disse loro: Chi semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; il campo è il mondo: il buon seme sono i figli del regno; la zizzania sono i figli dissoluti; il nemico che l’ha seminata è il diavolo; la mietitura è la fine del mondo; i mietitori sono gli angeli. Come dunque la zizzania viene raccolta e bruciata nel fuoco, così sarà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità, e li getteranno nella fornace di fuoco: lì sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi per intendere intenda.

CRISOSTOMO: Il Signore aveva parlato alle folle in parabole per spingerle a interrogarlo; e sebbene avesse detto molte cose in parabole, tuttavia nessuno lo interrogò; quindi li congedò; per cui segue: Allora, congedate le folle, venne nella casa. Ma non lo segue nessuno degli scribi; dal che risulta chiaro che non lo seguivano se non per coglierlo in fallo nel discorso.

GIROLAMO: Gesù congeda le folle e ritorna nella casa affinché gli si avvicinino i discepoli e lo interroghino in segreto su ciò che il popolo né meritava di udire né lo poteva.

RABANO: Misticamente, poi, dimessa la folla dei Giudei tumultuanti, entra nella Chiesa delle Genti, e lì spiega ai fedeli i misteri celesti; per cui segue: e gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: Spiegaci la parabola della zizzania del campo.

CRISOSTOMO: Mentre talora volendo apprendere temevano di interrogare, adesso interrogano liberamente, e hanno fiducia a causa di quelle parole (Mc 4, 10): «A voi è dato conoscere il mistero del regno di Dio»; per questo lo interrogano singolarmente, non facendo come la moltitudine, alla quale non era stato concesso. Lasciano la parabola del lievito e quella della senapa, come più chiare, e lo interrogano sulla parabola della zizzania, poiché ha più relazione con la premessa parabola della semente, e mostra qualcosa di più. Lo stesso Signore spiega loro il senso di questa parabola; per cui segue: Rispondendo disse loro: Chi semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.

REMIGIO: Il Signore chiama sè stesso Figlio dell’uomo per darci un esempio di umiltà, o anche perché già sapeva che gli eretici avrebbero negato che egli sia stato uomo; o anche perché mediante la fede nella sua umanità potessimo salire alla conoscenza della divinità.

[CRISOSTOMO]: Segue: il campo è il mondo. Poiché è lui che semina nel suo campo, è chiaro che il mondo presente gli appartiene. Segue: il buon seme sono i figli del regno.

REMIGIO: Cioè gli uomini santi ed eletti, che vengono computati tra i figli del regno.

AGOSTINO: Il Signore spiega poi che la zizzania non è qualcosa di falso immerso nelle vere Scritture, come interpretano i Manichei, ma tutti i figli del maligno, ossia gli imitatori della falsità diabolica; per cui segue: la zizzania sono i figli dissoluti, con cui vuole che siano intesi tutti gli empi e i maligni.

AGOSTINO: Tutto ciò che è impuro nella messe è zizzania. Segue: il nemico che l’ha seminata è il diavolo.

CRISOSTOMO: Infatti appartiene alla macchinazione diabolica inserire sempre l’errore nella verità. Segue: la mietitura è la fine del mondo. In un altro luogo afferma, parlando dei Samaritani (Gv 4, 35): «Levate i vostri occhi e considerate le zone che già sono bianche per la mietitura»; e ancora (Mt 9, 37): «La messe è molta, ma gli operai sono pochi»; parole con cui indica che la mietitura è già presente. In che modo dunque qui dice che è futura? Ma bisogna sapere che la parola «mietitura» è presa in senso differente: per cui li si dice anche che altro è chi semina e altro chi miete, e qui si dice che è lo stesso chi semina e chi miete; li si fa distinzione fra i Profeti che seminano e gli Apostoli che mietono, però non tra i Profeti e Cristo stesso, poiché lo stesso Cristo è colui che seminò attraverso i Profeti tra i Giudei e i Samaritani. Chiama dunque la stessa cosa una volta semente e un’altra volta mietitura. Quando infatti parla dell’obbedienza e della persuasione della fede, usa la parola mietitura per indicare ciò che è la perfezione delle cose; però quando parla del frutto che si raccoglie dall’udire la parola di Dio, chiama mietitura la consumazione, come succede in questo luogo.

REMIGIO: Per mietitura si intende il giorno del giudizio, in cui saranno separati i buoni dai cattivi, il che avverrà attraverso il ministero degli Angeli; così si dice più sotto che il Figlio dell’uomo verrà a giudicare assieme ai suoi Angeli, per cui segue: i mietitori sono gli angeli. Segue: Come dunque la zizzania viene raccolta e bruciata nel fuoco, così sarà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e raccoglierà dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità.

AGOSTINO: Forse da quel regno in cui non ci sono scandali? Dunque saranno raccolti dal suo regno di qui, cioè dalla Chiesa.

AGOSTINO: La zizzania, che è la prima cosa che si separa, ci indica le persecuzioni che precederanno il giorno del giudizio e separeranno i buoni dai cattivi mediante il ministero degli Angeli buoni, che possono compiere con buona volontà gli uffici della vendetta, come la legge e come il giudice; invece quelli cattivi non possono compiere gli uffici della misericordia.

CRISOSTOMO: Oppure si può intendere del regno della Chiesa celeste: e allora si mostra qui una duplice pena, cioè la perdita della gloria, secondo le parole: e raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali, in modo cioè che gli scandali non entrino nel suo regno; e il supplizio del fuoco secondo le parole: e li getteranno nella fornace di fuoco.

GIROLAMO: Tutti gli scandali si riferiscono alla zizzania. Nelle parole: e raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità, il Signore volle distinguere fra gli eretici e gli scismatici, in modo che quelli che danno scandali sono gli eretici, e quelli che commettono iniquità gli scismatici.

GLOSSA: Oppure diversamente. Per scandali si possono intendere coloro che danno al prossimo occasione di peccare o di perdersi, per operatori di iniquità tutti i peccatori.

RABANO: Osserva che dice: gli operatori di iniquità, non quelli che l’hanno operata in passato, poiché non vanno dati agli eterni tormenti coloro che si sono convertiti e hanno fatto penitenza, ma solo quelli che continuano nel loro peccato.

CRISOSTOMO: Vedi poi l’ineffabile amore di Dio verso gli uomini: è infatti pronto ai benefici, e tardo alla pena. Quando infatti semina, semina da sé stesso; quando invece punisce, lo fa per mezzo di altri: manda infatti per questo i suoi Angeli. Segue: lì sarà pianto e stridore di denti.

REMIGIO [RABANO]: In queste parole è dimostrata la vera risurrezione dei corpi. Tuttavia si danno anche da intendere, attraverso di essa, due tipi di castigo che soffriranno i condannati nell’inferno, cioè un calore eccessivo e un freddo intensissimo. Però così come gli scandali si riferiscono alla zizzania, così sono reputati figli del regno quelli dei quali il Signore dice: Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Infatti nel secolo presente la luce dei santi rifulge davanti agli uomini, mentre dopo la consumazione del mondo i giusti risplenderanno come il sole, nel regno del Padre loro.

CRISOSTOMO: Non perché brillino solo come il sole, ma perché il Signore si avvale di esempi conosciuti, e il sole è l’astro che brilla più di tutti gli altri.

REMIGIO: Il fatto poi che dica: allora risplenderanno, va inteso nel senso che anche adesso risplendono come esempio per gli altri, ma allora risplenderanno come il sole per lodare Dio. Segue: Chi ha orecchi per intendere intenda.

RABANO: Cioè chi ha intelletto intenda, poiché tutte queste cose vanno intese in senso mistico.