TERZA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
24 Gennaio 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / concertitevi, galilea, genti, giovanni, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, padre-angelico-maria-moccia, regno-dei-cieli
Vangelo Commentato dai Padri
TERZA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Vangelo di Matteo 4,12-23
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ed abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: “Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata”.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedéo e Giovanni suo fratello, che nella barca di Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
VERSETTI 12-16
Avendo udito Gesù che Giovanni era stato consegnato, si ritirò in Galilea e, lasciata la città di Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao marittima, nel territorio di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia: «Terra di Zabulon e terra di Neftali, via del mare al di là del Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che sedeva nelle tenebre vide una grande luce, e per quelli che sedevano nella regione dell’ombra della morte una luce si è levata».
RABANO: Matteo, dopo che ha parlato del digiuno di quaranta giorni e delle tentazioni di Cristo e del ministero degli Angeli, subito continua dicendo: Avendo udito Gesù che Giovanni era stato consegnato.
CRISOSTOMO [Ps.]: Senza dubbio da Dio, poiché verso un uomo santo nessuno può qualcosa se Dio non glielo ha consegnato. Segue: si ritirò in Galilea, evidentemente dalla Giudea, per riservare la sua passione al tempo opportuno, e poi per darci l’esempio di fuggire il pericolo.
CRISOSTOMO: Infatti non è accusabile non esporsi al pericolo, ma, cadendoci, non resistere virilmente. Si allontana poi dalla Giudea, mitigando l’ostilità giudaica, e insieme compiendo la profezia e cercando di pescare i [futuri] maestri della terra che abitavano in Galilea. Considera poi come l’andare verso le Genti prese l’occasione dai Giudei: infatti, avendo imprigionato il precursore, inducono Gesù a passare alla Galilea delle Genti.
GLOSSA: Come riferisce Luca, venne a Nazaret, dove era stato allevato, e lì entrò nella Sinagoga, dove lesse e disse molte cose, per cui vollero gettarlo giù dal monte; e allora discese a Cafarnao, per cui adesso Matteo dice: e, lasciata la città di Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao.
GIROLAMO: Nazaret è un villaggio della Galilea presso il monte Tabor; Cafarnao è una città della Galilea delle Genti presso il lago di Genezaret; per questo dice: marittima.
GLOSSA: Aggiunge anche: nel territorio di Zabulon e di Neftali, dove per la prima volta gli Ebrei furono imprigionati dagli Assiri. Dove dunque vi è la prima dimenticanza della legge vi è la prima predicazione del Vangelo, così da passare come attraverso un luogo intermedio tra le Genti e i Giudei.
REMIGIO: Lascia una città, cioè Nazaret, per illuminarne un maggior numero con la predicazione e i miracoli; e in ciò lascia un esempio ai predicatori, affinché si impegnino a predicare in quel tempo e in quei luoghi dove possono giovare a molti. Segue: affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia: «Terra di Zabulon e terra di Nefali.», ecc. Nella profezia si ha così (Is 9, 1): «Al principio fu alleviata la terra di Zabulon e la terra di Neftali, e alla fine fu aggravata la via del mare, oltre il Giordano, della Galilea delle Genti».
GIROLAMO: Si dice che in un primo tempo fu alleviata dal peso dei peccati poiché nelle regioni di due tribù all’inizio il Salvatore predicò il Vangelo, ma nell’ultimo tempo fu aggravata la loro fede, rimanendo molti fra i Giudei nell’errore. Chiama poi qui mare il lago di Genezaret, che è formato dall’affluenza del Giordano, sulla cui costa sono situate Cafarnao, Tiberiade, Betsaida e Corazim, dove soprattutto Cristo predicò. Oppure, secondo gli Ebrei che credono in Cristo, queste due tribù di Zabulon e Neftali furono prese dagli Assiri, e la Galilea fu lasciata, per cui il Profeta dice che fu alleviata, per il fatto che portò i peccati del popolo; ma in seguito le rimanenti tribù, che abitavano oltre il Giordano e in Samaria, furono condotte in prigionia, e questo, affermano, la Scrittura ci dice adesso, che cioè la regione il cui popolo per primo fu fatto prigioniero, ha visto per prima la luce di Cristo che predicava. Oppure, secondo i Nazareni, alla venuta di Cristo la terra di Zabulon e di Neftali fu liberata per prima dagli errori dei Farisei, e in seguito dal Vangelo dell’Apostolo Paolo fu accresciuta, cioè fu moltiplicata la predicazione nei confini delle Genti.
GLOSSA: Però qui nel Vangelo le diverse denominazioni si riconducono a una stessa parola: così anche la terra di Zabulon e la terra di Neftali, che è la via del mare, che è oltre il Giordano, indica il popolo della Galilea delle Genti, che camminava nelle tenebre.
GIROLAMO [GLOSSA]: Nota però che vi sono due Galilee: una che è detta dei Giudei, e un’altra che è detta delle Genti. Fu divisa infatti al tempo di Salomone, il quale diede venti città della Galilea a Chiram re di Tiro, e questa parte fu chiamata poi Galilea delle Genti, la rimanente dei Giudei.
[GIROLAMO]: Oppure bisogna leggere: al di là del Giordano, Galilea delle genti, nel senso che il popolo che o sedeva o camminava nelle tenebre vide la luce, e non piccola come quella degli altri Profeti, ma grande, cioè quella di colui che nel Vangelo (Gv 8, 12) dice: «Io sono la luce del mondo». E per quelli che sedevano nella regione dell’ombra della morte una luce si è levata. Fra la morte e l’ombra della morte penso che ci sia questa differenza: che la morte è di coloro che, con le opere morte, sono giunti all’inferno; l’ombra della morte invece è di coloro che, mentre peccano, non sono ancora usciti da questa vita: possono dunque, se vogliono, fare penitenza.
CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure nella regione dell’ombra della morte sedevano i Gentili, poiché davano culto agli idoli e ai demoni. I Giudei invece, che compivano le opere della legge, erano nelle tenebre poiché la giustizia di Dio non era stata ancora loro manifestata.
CRISOSTOMO: Ma affinché tu apprenda che non parla né di una luce né di tenebre sensibili, dice della luce: una grande luce, che altrove è detta luce vera; spiegando invece le tenebre, le ha chiamate ombra della morte. Poi, mostrando che non la trovarono coloro che la cercavano, ma Dio apparve ad essi, ha detto che una luce si levò e rifulse; infatti non corsero essi per primi alla luce, dato che gli uomini erano all’estremo del male prima della presenza di Cristo, poiché non camminavano nelle tenebre, ma sedevano, il che era un segno che non speravano di essere liberati; come infatti non sapevano dove dovevano andare, così avvolti nelle tenebre sedevano, non potendo più stare in piedi. Ora, qui chiama tenebre l’errore e l’empietà.
RABANO [ANSELMO]: In senso allegorico Giovanni è la voce che precede il Verbo, con gli altri Profeti. Ma dopo che il Profeta cessò e fu legato, venne il Verbo compiendo ciò che aveva predicato la voce, ossia il Profeta. E si ritirò in Galilea, cioè dalle figure alla verità. Oppure in Galilea, cioè nella Chiesa, dove c’è il passaggio dai vizi alle virtù. Nazaret si interpreta fiore, Cafarnao città bellissima. Lasciò quindi il fiore delle figure, da cui veniva significato il frutto del Vangelo, e venne nella Chiesa, che è bella per le virtù di Cristo. Ed è marittima, perché, posta tra i flutti del mondo, è colpita ogni giorno dalle tempeste delle persecuzioni. È posta tra Zabulon e Neftali, cioè è comune ai Giudei e alle Genti. Zabulon infatti è detta dimora di fortezza: poiché gli Apostoli, che furono scelti dalla Giudea, furono forti; Neftali dilatazione, poiché la Chiesa delle Genti si espanse nel mondo.
AGOSTINO: L’Evangelista Giovanni, prima che Gesù andasse in Galilea, parla di Pietro e di Andrea e di Natanaele, e del miracolo a Cana di Galilea, tutte cose che gli altri Evangelisti hanno tralasciato, riferendo nelle loro narrazioni che Gesù tornò in Galilea; per cui si intende che si interposero alcuni giorni nei quali avvennero presso i discepoli quelle cose che vengono interposte da Giovanni.
REMIGIO [RABANO]: Ma bisogna considerare con maggiore attenzione perché Giovanni dice che il Signore andò in Galilea prima che Giovanni venisse messo in carcere. Infatti, dopo l’acqua mutata in vino e la sua discesa a Cafarnao e dopo la sua salita a Gerusalemme, si dice nel Vangelo di Giovanni che ritornò in Giudea e battezzava, e Giovanni non era stato ancora messo in carcere. Qui invece si dice che, dopo che Giovanni fu consegnato, si ritirò in Galilea; e questo dice anche Marco. Ma non si deve vedere qui una contraddizione: infatti Giovanni ha descritto la prima venuta del Signore in Galilea, che avvenne prima dell’incarcerazione di Giovanni. Ma fa menzione anche della seconda venuta quando dice (Gv 4, 3) che «Gesù lasciò la Giudea e se ne andò nuovamente in Galilea»; e gli altri Evangelisti parlano solo di questa seconda venuta in Galilea, che avvenne dopo l’incarcerazione di Giovanni.
EUSEBIO: Dicono infatti che Giovanni, fin quasi all’estremo della sua vita, predicò il Vangelo senza scrivere nulla; ma essendo venuto a conoscenza dei tre Vangeli, approvò senza dubbio la verità delle cose dette, tuttavia vide che alcune cose mancavano, soprattutto quelle che il Signore aveva fatto all’inizio della sua predicazione. È certo infatti che nei primi tre Vangeli appaiono contenute solo quelle cose che furono compiute da lui in quell’anno in cui Giovanni Battista fu incarcerato o ucciso. Matteo infatti, dopo la tentazione di Cristo, subito aggiunge: Udendo però che Giovanni era stato consegnato; e Marco similmente. Luca da parte sua, prima di riferire qualcosa degli atti di Cristo, dice che Erode rinchiuse Giovanni in carcere. Fu chiesto dunque all’Apostolo Giovanni di scrivere quelle prime cose che erano state tralasciate, compiute dal Salvatore prima della consegna di Giovanni Battista; e per questo egli dice nel suo Vangelo (2, 11): «Questo fu l’inizio dei segni di Gesù».
VERSETTO 17
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Fate penitenza; si è avvicinato infatti il regno dei cieli.
CRISOSTOMO [Ps.]: Deve predicare la giustizia di Cristo colui che sa contraddire al suo ventre, disprezza i beni di questo mondo, non desidera la vanagloria. Per questo si dice: Da allora Gesù cominciò a predicare, cioè dopo che, essendo tentato, vinse la fame nel deserto, disprezzò l’avidità sul monte, respinse la vanagloria nel tempio. Oppure Da allora cominciò a predicare, cioè dopo che Giovanni fu consegnato: infatti, se avesse iniziato a predicare mentre predicava Giovanni, avrebbe reso senza valore Giovanni, e si sarebbe pensato che la predicazione di Giovanni fosse superflua quanto al suo insegnamento; così, se il sole sorgesse contemporaneamente alla stella del mattino, ne nasconderebbe lo splendore.
CRISOSTOMO: Non predicò finché Giovanni non fu messo in carcere anche perché in base a ciò la folla non si dividesse; per cui anche Giovanni non fece alcun segno, affinché i miracoli attirassero tutti a Cristo.
RABANO: Con ciò insegna anche a non disprezzare il discorso di una persona inferiore; per cui l’Apostolo scrive (1 Cor 14, 28): «Se qualcuno che è seduto riceve una rivelazione, il primo taccia».
CRISOSTOMO [Ps.]: Sapientemente poi prese da qui l’inizio della sua predicazione, così da non calpestare l’insegnamento di Giovanni, ma da confermarlo maggiormente, e dimostrare che egli era stato un vero testimone.
GIROLAMO: Con ciò mostra anche che è Figlio dello stesso Dio di cui quello fu Profeta, e quindi aggiunge: Fate penitenza.
CRISOSTOMO [Ps.]: Infatti non ha predicato subito la giustizia che tutti conoscevano, ma la penitenza di cui tutti avevano bisogno. Chi dunque oserà dire: voglio essere buono e non posso? Infatti la penitenza è la correzione della volontà; e se i mali non vi atterriscono, cosicché facciate appunto penitenza, almeno i beni vi dilettino; per cui segue: si è avvicinato infatti il regno dei cieli, cioè la beatitudine del regno celeste; come se dicesse: preparatevi con la penitenza, poiché si è avvicinato il tempo della ricompensa eterna.
REMIGIO [RABANO]: E bisogna notare che non dice: si è avvicinato il regno dei Cananei o dei Gebusei, ma il regno dei cieli. La legge infatti prometteva beni temporali, invece il Signore i regni celesti.
CRISOSTOMO: Bisogna considerare anche che in questa predicazione non predicava manifestamente nulla di sé stesso, il che nel frattempo era conveniente, poiché non avevano ancora di lui un’opinione adeguata. In più, iniziando non disse nulla di grave e oneroso, come Giovanni aveva detto che la scure stava per tagliare l’albero, e cose simili, ma al principio propose cose buone, annunciando il regno dei cieli
GIROLAMO: In senso mistico poi: consegnato Giovanni, Cristo cominciò a predicare, poiché, cessando la legge, di conseguenza nasce il Vangelo.
VERSETTI 18-22
Camminando Gesù lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone che è chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse loro: Venite dietro a me, e vi farò diventare pescatori di uomini. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, che riparavano le reti e li chiamò Ed essi subito, lasciate le reti e il padre, lo seguirono.
CRISOSTOMO [Ps.]: Cristo, prima che dica o faccia qualcosa, chiama gli Apostoli, affinché nulla rimanga loro nascosto delle sue parole o delle sue opere, così che in seguito possano dire sinceramente (At 4, 20): «Non possiamo non parlare di ciò che abbiamo visto e udito». Da ciò deriva quanto si dice: Camminando Gesù lungo il mare di Galilea.
RABANO: Il mare di Galilea si identifica con il lago di Genezaret, il mare di Tiberiade e il lago delle saline.
GLOSSA Giustamente va nei luoghi dei pescatori, per pescare i pescatori; per cui segue: vide due fratelli, Simone, che è chiamato Pietro, e Andrea suo fratello.
REMIGIO [RABANO]: Li vide però non tanto corporalmente, quanto guardando spiritualmente nei loro cuori.
CRISOSTOMO: Li chiamò mentre erano intenti alle loro attività, mostrando che bisogna anteporre la sua sequela a tutte le occupazioni; per cui segue: che gettavano le reti in mare, il che competeva al loro lavoro; per cui segue: erano infatti pescatori.
AGOSTINO: Ebbene, non scelse dei re o dei senatori o dei filosofi o degli oratori, ma scelse dei plebei, poveri e incolti pescatori.
AGOSTINO: Se infatti fosse scelto un dotto, forse direbbe che per questo è stato scelto, perché lo ha meritato a motivo della sua scienza. Il Signore nostro Gesù Cristo invece, volendo umiliare le menti dei superbi, non cercò un pescatore per mezzo di un oratore, ma guadagnò l’imperatore per mezzo di un pescatore. Cipriano fu un grande oratore, ma prima viene Pietro il pescatore.
CRISOSTOMO [Ps.]: Persino le fatiche del loro mestiere profetizzavano la grazia della dignità futura: infatti come chi getta le reti in acqua non sa quali pesci prenderà, così il maestro, quando getta sul popolo le reti del discorso divino, non sa chi si avvicinerà a Dio. Ma tutti quelli che Dio avrà chiamato aderiranno al suo insegnamento.
REMIGIO [AIMONE]: Di questi pescatori poi parla il Signore dicendo attraverso Geremia (16, 16): «Manderò a voi i miei pescatori e vi pescheranno». Per cui anche qui si aggiunge: E disse loro: Venite dietro a me.
GLOSSA Non tanto con i piedi, quanto con l’affetto e l’imitazione. E vi farò diventare pescatori di uomini.
CRISOSTOMO [Ps.]: Cioè maestri; affinché con la rete della parola di Dio prendiate gli uomini dal mondo tempestoso e pericoloso – dove gli uomini non camminano, ma sono trascinati, poiché il diavolo con il piacere li spinge al male, dove gli uomini si mangiano a vicenda, come i pesci più forti divorano quelli più piccoli -, affinché, portati a terra, vivano, essendo divenuti membri del corpo di Cristo.
GREGORIO: Ora, Pietro e Andrea non avevano visto alcun miracolo fatto da Cristo, non avevano udito da lui nulla sul premio della ricompensa eterna, e tuttavia a un solo comando del Signore dimenticarono tutto ciò che sembravano possedere; per cui segue: Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. In ciò dobbiamo considerare più l’affetto che gli oneri. Ebbene, molto ha lasciato chi non ha tenuto nulla per sé, molto abbandona chi con la cosa posseduta ha rinunciato anche al desiderio. Da chi lo seguiva quindi furono lasciate tante cose quante potevano essere desiderate da chi non lo seguiva. Infatti, i nostri atti esteriori, per piccoli che siano, piacciono a Dio; ed egli non considera, nel sacrificio, la quantità, ma l’intenzione. Il regno di Dio certamente non ha prezzo, ma nell’intenzione sta ciò che lo fa meritare.
CRISOSTOMO [Ps.]: I predetti discepoli non seguirono Cristo desiderando l’onore del maestro, ma il guadagno dell’opera. Sapevano infatti quanto è preziosa l’anima dell’uomo, quanto gradita a Dio è la sua salvezza e quanto grande la ricompensa.
CRISOSTOMO: Credettero dunque a una così grande promessa, e credettero di poter pescare gli altri con i discorsi da cui erano stati presi.
CRISOSTOMO [Ps.]: Desiderando dunque queste cose, lo seguirono lasciando tutto; e così ci insegnarono che nessuno può possedere le cose terrene e giungere perfettamente a quelle celesti.
GLOSSA: In queste cose dunque è dato l’esempio a coloro che abbandonano gli oneri per amore di Cristo. Si aggiunge però l’esempio di coloro che pospongono per Dio anche i legami affettivi; per cui si dice: Andando oltre vide altri due. Nota che li chiama a due a due, come altrove si legge che li mandò a due a due a predicare.
GREGORIO: Cosi ci indica in modo tacito che chi non ha la carità verso l’altro non deve in alcun modo assumere il compito della predicazione. Infatti i precetti della carità sono due, e la carità non può esserci se non si è almeno in due.
CRISOSTOMO: Sulla carità ha posto ancora giustamente le fondamenta della fraternità della Chiesa, perché salendo dalle radici della carità salga come umore fino ai rami; e ciò sopra l’amore naturale, in modo che non solo per grazia, ma anche per natura la stessa carità sia posseduta in maniera più stabile; per cui dice: fratelli; così infatti fece Dio anche nell’Antico Testamento, ponendo l’inizio dell’edificazione sui fratelli Mosè e Aronne. Poiché però la grazia del Nuovo Testamento è più abbondante di quella dell’Antico, così ha edificato il primo popolo su un’unica fraternità, questo invece sopra due. Giacomo, dice, di Zebedeo, e Giovanni suo fratello nella barca con Zebedeo loro padre, che riparavano le reti, il che è un massimo indizio di povertà: infatti riparavano le reti vecchie poiché non potevano comprarne di nuove. E, cosa che appartiene a una loro maggiore pietà, in così grande povertà soccorrevano il loro padre al punto di portarlo con loro, nella barca, non perché egli li aiutasse nell’opera, ma per consolarlo con la loro presenza.
CRISOSTOMO: Non c’è qui una piccola dimostrazione di virtù: sopportare facilmente la povertà, nutrirsi con un giusto lavoro, unirsi vicendevolmente con la forza dell’amore, avere con sé un padre indigente e lavorare nel suo ossequio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Stimare poi i primi più veloci a predicare poiché gettavano le reti, questi invece come più pigri poiché componevano ancora le reti, non abbiamo osato farlo, poiché conoscere la differenza fra di loro appartiene solo a Cristo. Forse dunque si dice che quelli gettavano le reti a motivo di Pietro, che ha predicato il Vangelo ma non lo ha composto; questi invece si dice che le componevano a motivo di Giovanni, che ha scritto un Vangelo. Segue: e li chiamò; erano infatti abitanti di una medesima casa, concordi per l’amore, uguali per il lavoro, uniti per l’amore fraterno. Quindi li chiamò insieme, affinché una vocazione dissimile non separasse coloro che erano uniti da tanti beni.
CRISOSTOMO: Chiamandoli non promise nulla ad essi come ai primi: infatti l’obbedienza di coloro che li avevano preceduti aveva preparato ad essi la via a credere. Ma avevano anche udito tante cose di lui, cioè in quanto legati da vincoli familiari e di consanguineità. Segue: Ed essi, lasciate le reti e il padre, lo seguirono.
CRISOSTOMO [Ps.]: Tre infatti sono le cose che deve lasciare chi viene a Cristo: gli atti carnali, che sono indicati dalle reti per la pesca; i beni terreni, indicati dalla barca; i genitori, indicati dal padre. Lasciarono dunque la barca per divenire timonieri della nave della Chiesa; lasciarono le reti per non afferrare i pesci per la città terrena, ma gli uomini per quella celeste; lasciarono l’unico padre per diventare padri spirituali di tutti.
ILARIO: Ebbene, con la loro rinuncia del lavoro e della casa paterna ci viene insegnato, se vogliamo seguire Cristo, a non essere trattenuti dalla sollecitudine della vita terrena e dalla consuetudine della casa paterna.
REMIGIO [BEDA E GLOSSE]: In senso mistico con il mare si designa questo mondo, per l’amarezza e l’instabilità. La Galilea invece si interpreta che gira, ossia ruota, e significa il movimento di rotazione del mondo. Dunque Gesù camminò presso il mare quando venne a noi mediante l’incarnazione: poiché prese dalla Vergine non la carne del peccato, ma la somiglianza della carne del peccato. Con i due fratelli vengono designati i due popoli che furono creati dall’unico Dio Padre, che egli guardò quando li creò con misericordia. Con Pietro infatti, che si interpreta “che riconosce”, ed è detto Simone, cioè obbediente, si designa il popolo giudaico, che riconobbe Dio mediante la legge e obbedì ai suoi precetti; con Andrea, che si interpreta virile o bello, si intende il popolo dei Gentili che, dopo aver riconosciuto Dio, perseverò virilmente nella fede. Chiamò il nostro popolo quando mandò i predicatori nel mondo, dicendo: Venite dietro a me, cioè lasciate l’ingannatore e seguite il creatore. Inoltre da entrambi i popoli gli uomini furono fatti pescatori, cioè predicatori. Lasciate poi le barche, cioè i desideri carnali, e le reti, cioè le cupidigie mondane, seguirono Cristo. Anche con Giacomo si intende il popolo giudaico, che con la conoscenza di Dio soppiantò il diavolo; con Giovanni il popolo dei Gentili, che fu salvato per sola grazia. Zebedeo poi, che lasciano, che si interpreta fuggitivo o che cade, significa il mondo che passa e il diavolo che è caduto dai cieli. Ancora, con Pietro e con Andrea che gettano le reti in mare si designano coloro che nella prima età, mentre gettano dalla nave del proprio corpo le reti della concupiscenza carnale nel mare di questo mondo, sono chiamati dal Signore. Con Giacomo e Giovanni che aggiustano le reti si designano coloro che dopo i peccati, in presenza delle avversità, vengono a Cristo ricuperando ciò che avevano perduto.
RABANO: Le due barche figurano le due Chiese, quella della circoncisone e quella della non circoncisione. Qualsiasi fedele diventa Simone, obbedendo a Dio; Pietro, riconoscendo il suo peccato; Andrea, sopportando virilmente le fatiche; Giacomo, distruggendo i vizi.
GLOSSA: E Giovanni, per ascrivere tutto alla grazia di Dio. E per questo si suppongono soltanto quattro vocazioni, con le quali si indicano i predicatori chiamati dalle quattro parti del mondo.
ILARIO: Oppure in ciò viene prefigurato il numero dei futuri Evangelisti.
REMIGIO: Con ciò vengono anche designate le quattro virtù principali: la prudenza infatti si riferisce a Pietro, per la conoscenza divina; la giustizia ad Andrea, per il vigore delle opere; la fortezza a Giacomo, per l’abbattimento del diavolo; la temperanza a Giovanni, per l’effetto della grazia divina.
AGOSTINO: Certo può colpire il fatto che Giovanni dica che Andrea seguì il Signore non in Galilea, ma presso il Giordano, con un altro di cui si tace il nome; e che poi Pietro prese il nome dal Signore, mentre gli altri tre Evangelisti dicono che furono chiamati dalla pesca, convenendo sufficientemente fra loro, soprattutto Matteo e Marco; infatti Luca non nomina Andrea, che risulta solo che fu presente sulla stessa barca. Un’altra difficoltà è che Luca (5, 10) ricorda che solo a Pietro fu detto dal Signore: «D’ora in poi tu sarai pescatore», mentre Matteo e Marco riferiscono queste parole all’uno e all’altro. Ma poté accadere che ciò sia stato detto prima a Pietro, secondo Luca, e poi a entrambi, secondo gli altri due Evangelisti. Però ciò che abbiamo detto di Giovanni va attentamente esaminato, essendoci una grande differenza di luogo e di tempo e della stessa chiamata. Ma bisogna intendere che Pietro e Andrea non hanno visto il Signore presso il Giordano così da unirsi a lui già in modo inseparabile, ma hanno solo conosciuto chi era, e meravigliati di lui ritornarono alle loro case. Forse poi Matteo ricapitola quanto aveva tralasciato, poiché senza precisare l’ordine cronologico dice: Camminando poi lungo il mare. Ci si può anche chiedere come li abbia chiamati separatamente a due a due, secondo quanto riferiscono Matteo e Marco, mentre Luca dice che Giacomo e Giovanni furono chiamati in aiuto come compagni di Pietro, e insieme, condotte le navi a terra, seguirono Cristo. Da ciò bisogna intendere che prima avvenne ciò che riporta Luca, ed essi tornarono alla pesca, secondo l’uso: infatti non era stato detto a Pietro che non avrebbe più catturato pesci, avendo fatto ciò dopo la risurrezione, ma che avrebbe catturato uomini; dopo avvenne ciò che riferiscono Matteo e Marco: infatti non lo seguirono dopo aver condotte le navi a terra, come con la preoccupazione di tornare, ma ponendosi al seguito di chi comandava loro di seguirlo.
VERSETTO 24
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il Vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità nel popolo.
CRISOSTOMO [Ps.]: Ogni re che deve combattere contro un nemico prima raduna l’esercito, e poi va in battaglia; così anche il Signore, che doveva combattere contro il diavolo, prima radunò gli Apostoli, e così cominciò a predicare il Vangelo: per cui segue: Gesù percorreva.
REMIGIO [RABANO]: Con ciò viene disposta la vita dei maestri: affinché infatti non siano pigri, vengono istruiti dalle parole: Gesù percorreva.
CRISOSTOMO [Ps.]: Poiché infatti essi, in quanto deboli, non potevano venire al medico, egli come medico premuroso visitava i malati gravi. E il Signore certamente percorreva le singole regioni; ora, chi è pastore di una singola regione deve attentamente considerare i singoli bisogni del popolo, perché nella Chiesa sia offerta qualche medicina a loro rimedio.
REMIGIO [RABANO]: Perché però non ci sia parzialità i predicatori vengono istruiti con le parole: tutta la Galilea. Perché poi non corrano qua e là vanamente, vengono istruiti con le parole: insegnando. Perché infine si impegnino a non aiutare pochi, ma molti, vengono ammoniti con ciò che segue: nelle sinagoghe.
CRISOSTOMO: Da ciò risulta che insegnava ai Giudei, non come avversario di Dio né seduttore delle anime, ma essendo venuto acconsentendo al Padre.
REMIGIO [RABANO]: Affinché poi non predichino né errori né favole, ma cose salutari, vengono istruiti con le parole: predicando il Vangelo del regno. Ora, c’è differenza fra insegnando e predicando: insegnando infatti si riferisce alle cose presenti, predicando alle future; insegnava infatti i comandamenti presenti e predicava le promesse future.
CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure insegnava la rettitudine naturale, quella che la ragione naturale insegna: cioè la castità, l’umiltà o cose simili, che tutti intendono da sé stessi che sono cose buone; di queste cose è necessario l’insegnamento, non soltanto per la loro manifestazione, quanto perché siano risvegliate nel cuore. Prevalendo infatti i piaceri carnali, la conoscenza della rettitudine naturale dorme, come condotta alla dimenticanza. Quando dunque il maestro comincia a riprendere i mali carnali, il suo insegnamento non introduce una nuova conoscenza, ma ricorda con forza quella dimenticata. Invece, predicava il Vangelo annunziando i beni che gli antichi non avevano udito manifestamente, come la beatitudine celeste, la risurrezione dei morti e simili. Oppure insegnava interpretando le profezie che lo riguardavano e predicava il Vangelo annunziando in sé i beni futuri.
REMIGIO [RABANO]: Perché poi i maestri si impegnino a raccomandare il loro insegnamento con le virtù, vengono istruiti con le parole che seguono: guarendo ogni malattia e ogni infermità nel popolo. L’infermità è dei corpi, la malattia delle anime.
CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure per malattia intendiamo qualche passione dell’anima, come l’avidità, la libidine e simili; per infermità invece l’incredulità, per la quale uno si indebolisce nella fede. Oppure per malattie si intendono i patimenti più gravi del corpo, per infermità invece i più lievi. Come poi risanava i mali corporali con la virtù della divinità, così quelli spirituali con la parola della pietà. Ma prima insegna e poi risana; per due motivi: primo, perché viene premesso ciò che è più necessario; infatti le parole di pietà edificano l’anima, non i miracoli; poi perché le parole sono raccomandate dai miracoli, non viceversa.
CRISOSTOMO: Bisogna considerare che Dio è solito fare miracoli in quei popoli nei quali predica la sua legge, dando con dei pegni prova della sua potenza presso quelli che devono ricevere tale legge. Così, dovendo fare l’uomo, prima creò il mondo, e poi alla fine all’uomo creato diede la legge nel paradiso; e quando doveva dare la legge a Noè, mostrò cose mirabili; ma anche ai Giudei, dovendo dare la legge, prima mostrò grandi prodigi, e poi alla fine impose ad essi i precetti della legge. Allo stesso modo, dovendo introdurre qui una certa sublime norma di vita, fortifica ciò che dice con la potenza dei miracoli: poiché infatti il regno eterno, che predicava, non appariva dalle cose che si vedono, rese manifesto anche ciò che non appariva ancora.