DOMENICA DELLE PALME – PASSIONE DEL SIGNORE – ANNO A


Vangelo Commentato dai Padri

DOMENICA DELLE PALME – PASSIONE DEL SIGNORE – ANNO A

Vangelo di Matteo 26, 14-27,66

La passione del Signore.

– Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

– Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

– Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

– Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

– Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

– Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

– Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

– Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

– Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato Campo di sangue fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

– Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

– Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

– Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

– Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

– Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

– Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

– Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risorto dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

VERSETTI 14-16

Allora uno dei dodici, che veniva detto Giuda Iscariota, andò dai principi dei sacerdoti e disse loro: Che cosa mi volete dare perché io ve lo consegni? Essi gli stabilirono trenta denari d’argento. E da quel momento cercava l’opportunità per consegnarlo.

GLOSSA: Posta l’occasione del tradimento, conseguentemente l’Evangelista tratta del tradimento di Giuda; per cui dice: Allora uno dei dodici andò.

CRISOSTOMO: Allora, cioè quando udì che il Vangelo sarà predicato ovunque: temeva infatti, poiché ciò che era stato detto era di una virtù ineffabile.

AGOSTINO: Il discorso procede così. Avendo detto il Signore: «Sapete che fra due giorni sarà la Pasqua… allora si radunarono i principi dei sacerdoti…. e allora uno dei dodici andò». Infatti fra ciò che era stato detto: «Affinché non avvenga un tumulto nel popolo» (v. 5) e ciò che viene detto: Allora uno dei dodici andò, è stato interposto l’episodio di Betania, che fu narrato ricapitolando.

ORIGENE: Andò contro l’unico principe dei sacerdoti che era divenuto sacerdote in eterno, verso molti principi dei sacerdoti per vendere loro per prezzo colui che voleva redimere tutto il mondo.

RABANO: Dice poi Andò poiché prese un tale criminale disegno non forzato, o invitato, ma spontaneamente.

CRISOSTOMO: Aggiunge poi: uno dei dodici, come se dicesse: del primo coro di coloro che furono eletti sublimemente; e per designarlo aggiunge: che è detto Giuda Iscariota; c’era infatti anche un altro Giuda.

REMIGIO: Iscariota dunque indica il paese in cui nacque questo Giuda.

LEONE: Egli non abbandonò Cristo per la perturbazione del timore, ma si lasciò trascinare dalla cupidigia delle ricchezze: infatti l’amore al danaro distrugge ogni affetto, e l’anima bramosa di guadagni non temette di perire per un esiguo prezzo; e non c’è vestigio alcuno di giustizia in quel cuore nel quale l’avarizia ha posto la sua dimora. Il perfido Giuda, ubriacato da questo veleno, quando ebbe sete di guadagno, tanto stoltamente fu empio che vendette il suo Signore e il suo Maestro; per cui disse ai principi dei sacerdoti: Che cosa mi volete dare perché io ve lo consegni?

GIROLAMO: L’infelice Giuda volle compensare con il prezzo del suo Maestro il danno che credeva si fosse fatto con l’unzione dell’unguento; tuttavia non chiese una somma determinata, perché sembrasse almeno lucrativa la sua perfidia, ma lasciò alla libertà dei compratori di dare ciò che volessero, come se consegnasse una proprietà vile.

ORIGENE: E questo è ciò che fanno tutti quelli che ricevono qualcosa di corporale o mondano perché consegnino e gettino fuori della loro anima il Salvatore e la parola della Verità che si trovava in essi. Segue: Essi gli stabilirono trenta denari d’argento; stabilendo una paga corrispondente agli anni vissuti dal Salvatore in questo mondo.

GIROLAMO: Giuseppe non fu venduto per trenta monete d’oro, come pensano alcuni fondandosi sulla versione dei settanta Interpreti, ma per trenta monete di argento, secondo la verità ebraica. Infatti non poteva essere di maggiore prezzo il servo del Signore.

AGOSTINO: Ma l’essere stato venduto il Signore per trenta monete d’argento simboleggiò nella persona di Giuda gli iniqui Giudei, che cercando le cose carnali e temporali che si riferiscono ai cinque sensi del corpo non vollero ammettere Cristo; e dato che portarono a compimento questa decisione nella sesta età del mondo, si indicò che essi ricevettero sei volte cinque come valore del Signore venduto; e poiché la parola del Signore è argento, ed essi intesero carnalmente anche la stessa legge, avevano impresso le immagini del principato secolare come nell’argento, che tennero quando ebbero perso il Signore. Segue: E da quel momento cercava l’opportunità per consegnarlo.

ORIGENE: Quale opportunità poi cercasse Giuda lo spiega più chiaramente Luca dicendo (22, 6): «E cercava l’opportunità per consegnarlo senza concorso di folla»; cioè quando il popolo non era assieme a lui, ma quando era ritirato con i suoi discepoli, la qual cosa si verificò effettivamente consegnandolo dopo la cena, quando si trovava ritirato nell’orto del Getsemani; e questa opportunità si presenta anche oggi a quelli che vogliono tradire la parola di Dio nel tempo della persecuzione, quando la moltitudine dei credenti non è vicina alla parola di verità.

VERSETTI 17-19

Il primo giorno degli azzimi i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: Dove vuoi che ti prepariamo per mangiare la Pasqua? Ma Gesù disse: andate in città da un tale e ditegli: Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino: Faccio la Pasqua presso di te con i miei discepoli. E i discepoli fecero come aveva loro indicato Gesù, e prepararono la Pasqua.

GLOSSA: L’Evangelista aveva parlato delle cose che dovevano precedere la passione di Cristo, cioè la predicazione della passione, il consiglio dei principi e il convegno del tradimento, ma ora inizia a riferire il tempo e l’ordine della passione, dicendo: Il primo giorno degli azzimi.

GIROLAMO: Il primo giorno degli azzimi è il giorno quattordici del primo mese, quando è immolato l’agnello e la luna è in tutta la sua pienezza e si rifiuta il lievito.

REMIGIO: E bisogna notare che presso i Giudei la Pasqua viene celebrata il primo giorno, mentre gli altri sette giorni seguenti venivano chiamati giorni degli azzimi; ma ora il giorno degli azzimi indica il giorno di Pasqua.

CRISOSTOMO: Oppure chiama questo primo giorno giorno degli azzimi poiché i giorni degli azzimi erano sette: infatti i Giudei erano sempre soliti cantare dalla sera, per cui fa menzione di questo giorno nel vespro del quale doveva essere immolata la Pasqua, il che fu nella feria quinta.

REMIGIO [RABANO]: Ma forse qualcuno dirà: se quell’agnello tipico era la figura di questo vero agnello, perché Cristo non ha patito in quella notte nella quale si soleva immolare l’agnello? Ma bisogna sapere che nella stessa notte consegnò ai discepoli, affinché li celebrassero, i misteri del suo sangue e del suo corpo; e così tenuto e legato dai Giudei, consacrò l’inizio della sua immolazione, cioè della passione. Segue: I discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: Dove vuoi che ti prepariamo per mangiare la Pasqua? Ritengo che fra i discepoli che si avvicinarono a Gesù interrogandolo ci fosse anche Giuda il traditore.

CRISOSTOMO: Da ciò poi risulta manifesto che egli non aveva né una casa né una capanna; io inoltre ritengo che nemmeno i discepoli l’avevano: senza dubbio infatti gli avrebbero detto di venire lì. Segue: Ma Gesù disse: andate in città da un tale.

AGOSTINO: Colui cioè che Marco e Luca chiamano padre di famiglia o padrone della casa. Ciò dunque che Matteo interpose: da un tale, volle insinuarlo in compendio, per la sua intenzione di essere breve: che infatti nessuno parli dicendo: andate da un tale, chi non lo sa? Ma avendo Matteo riportato le parole del Signore che diceva: andate in città, interpose da un tale non perché il Signore stesso abbia detto così, ma per insinuarci con un tacito nome che c’era un tale nella città al quale i discepoli venivano mandati per preparare la Pasqua: è manifesto infatti che i discepoli erano stati mandati dal Signore non da uno qualsiasi, ma da una certa determinata persona.

CRISOSTOMO: Oppure si può dire che dicendo: da un tale, mostra che li manda da un uomo sconosciuto, manifestando con ciò che poteva non patire. Infatti colui che persuase la mente di una certa persona perché li ricevesse, che cosa non avrebbe certamente potuto fare contro quelli che lo crocifiggevano, se avesse voluto non patire? Io però non ammiro soltanto che uno sconosciuto li ricevette, ma che disprezzò l’odio di molti ricevendo Cristo.

ILARIO: Oppure non nominò l’uomo presso cui doveva celebrare la Pasqua per questa ragione: poiché allora non si dava ancora ai credenti l’onore del nome cristiano.

RABANO: Oppure tralascia il nome per designare la facoltà che si deve dare di celebrare la vera Pasqua e ospitare Cristo nella dimora della mente e tutti quelli che vogliono farlo.

GIROLAMO: Anche qui la nuova Scrittura conserva lo stile dell’Antico Testamento: infatti leggiamo frequentemente: disse questi a quello, e in questo luogo e in quello, e tuttavia non si pone il nome delle persone e dei luoghi. Segue: e ditegli: Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino.

CRISOSTOMO: Disse ciò ai discepoli alludendo alla passione, affinché, esercitati dai ripetuti annunci di questa, meditassero ciò che aveva da accadere, dimostrando loro allo stesso tempo che andava alla passione per sua volontà. Segue: Faccio la Pasqua presso di te; con ciò dimostra che fino all’ultimo giorno non era contrario alla legge. Aggiunge poi: con i miei discepoli affinché fosse fatta una preparazione sufficiente, e colui al quale li mandava non pensasse che egli volesse nascondersi. Segue: E i discepoli fecero come aveva loro indicato Gesù, e prepararono la Pasqua.

ORIGENE: Forse però qualcuno chiederà, per il fatto che Gesù celebrò la Pasqua secondo il costume giudaico, perché non lo facciamo anche noi, dato che conviene che siamo imitatori di Cristo. Ma costui non considera che Gesù fu fatto sotto la legge non per lasciare sotto la legge coloro che stavano sotto la legge, ma per liberarli dalla legge. Con questa ragione, dunque, non dovevano entrare nella legge quelli che già prima erano fuori della legge? Ma celebrando spiritualmente quelle cose che la legge comanda che si celebrino materialmente, celebriamo la Pasqua con azzimi di sincerità e di verità, secondo la volontà dell’Agnello che dice (Gv 6, 53): «Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue non avrete la vita in voi».

VERSETTI 20-25

Venuta la sera, sedeva a mensa con i suoi dodici discepoli. E mentre mangiavano disse loro: In verità vi dico che uno di voi mi tradirà. E molto rattristati cominciarono a dire uno per uno: Forse sono io, Signore? Ma egli rispondendo disse: Chi intinge con me la mano nel piatto, questo mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è stato scritto di lui: ma guai a quell’uomo per mezzo del quale sarà consegnato il Figlio dell’uomo; era meglio per lui se quell’uomo non fosse mai nato. Ma rispondendo Giuda, che lo tradì, disse: Sono forse io, Maestro? Gli disse: Tu l’hai detto.

GIROLAMO: Poiché il Signore aveva già predetto la sua passione, ora predice chi sarà il traditore, dandogli luogo al pentimento, affinché intendendo che conosceva i suoi pensieri e i segreti del cuore, si pentisse di ciò che aveva fatto; per cui si dice: Venuta la sera, sedeva a mensa con i suoi dodici discepoli.

REMIGIO: con i dodici poiché Giuda stava ancora con essi, benché già si fosse separato in realtà.

GIROLAMO: Giuda operava così per evitare ogni sospetto di tradimento.

REMIGIO: Si deve notare che il Salvatore sedette a tavola nella sera, poiché l’agnello soleva essere sacrificato a quell’ora.

RABANO: Inoltre sedette con i suoi discepoli nella sera poiché nella passione del Signore, quando il vero sole toccava il suo occaso, preparava a tutti i fedeli una cena eterna.

CRISOSTOMO: L’Evangelista dice che quando i discepoli stavano mangiando, Gesù cominciò a parlare del tradimento di Giuda, facendo così conoscere dal tempo e dalla tavola la malizia del traditore; per questo segue: E mentre mangiavano disse loro: In verità vi dico che uno di voi mi tradirà.

LEONE: Con ciò fece intendere che conosceva la coscienza del suo traditore, però non lo confonde con rimproveri aspri e manifesti, ma lo rimprovera con una monizione semplice e occulta, perché si penta e si corregga con più facilità, dato che non gli aveva diretto espressioni dure.

ORIGENE: Oppure parlò in generale perché ognuno facesse conoscere la situazione speciale del suo spirito, e per far conoscere la malizia di Giuda, che non credette, nemmeno avvertì che il Salvatore aveva conoscenza delle sue determinazioni. Credo che in principio pensò come uomo che il Signore non l’avrebbe scoperto, e che dopo aver visto che la sua coscienza era conosciuta da Cristo tentò l’occultazione, posta manifestamente nelle sue parole. All’inizio si mostrò la sua incredulità, poi la sua sfrontatezza. Il Signore parlò in generale anche per manifestare la bontà dei suoi discepoli, i quali credevano più alle parole del Signore che alla testimonianza della loro coscienza; per cui segue: E molto rattristati cominciarono a dire uno per uno: Forse sono io, Signore? Ogni discepolo infatti sapeva per quello che aveva udito dal Signore che la natura umana è inclinata al male, e in lotta contro quelli che governano in questo mondo di tenebre; per questo motivo ognuno di essi temeva e domandava. Per questo dobbiamo sempre temere che possa sopravvenirci ogni tipo di male, dato che siamo deboli. Il Signore, vedendo che i discepoli temevano per sé stessi, dimostrò chi era il traditore per mezzo di un’espressione profetica (Sal 40, 10): «Colui che mangia il mio pane, allargherà la sua inimicizia verso di me»; per cui segue: Ma egli rispondendo disse: Chi intinge con me la mano nel piatto questo mi tradirà.

GIROLAMO: O ammirabile pazienza del Signore! Prima aveva detto (v. 21): «Uno di voi mi tradirà»; il traditore persevera nel suo cattivo proposito, e allora lo riprende con più chiarezza, e tuttavia non lo designa col suo nome. Però Giuda, quando gli altri si affliggono e ritirano la loro mano e si astengono dal portare il cibo alla loro bocca, egli, con la temerarietà e svergognatezza con cui lo doveva consegnare, persino mette la mano nel piatto con il suo Maestro, affinché il suo osare occultasse la situazione del suo spirito.

CRISOSTOMO: Mi sembra che anche Cristo mettesse la mano nel piatto insieme con Giuda, compromettendolo così di più e attraendolo al suo amore.

RABANO: Ciò che poi qui dice Matteo: nel piatto, Marco dice «nella scodella». Infatti «paropsis» è una stoviglia quadrata per porre il cibo, di quattro lati uguali, da cui prende il nome, mentre «catinum» è una stoviglia fragile per contenere liquidi. Poté dunque succedere che sulla mensa ci fosse qualche vaso fragile e quadrato nello stesso tempo.

ORIGENE: È costume degli uomini cattivi porre insidie ad altri uomini dopo il sale e il pane, specialmente a quelli con cui non hanno alcuna inimicizia. Però se uno lo fa anche dopo il convito spirituale, si può vedere la grande malizia di colui che ha consegnato il suo maestro, senza ricordarsi del suo amore nei benefici materiali e nell’insegnamento spirituale. Così operano nella Chiesa tutti quelli che intrigano contro i loro fratelli, con i quali assistono con frequenza alla sacra mensa del corpo di Cristo.

GIROLAMO: Però Giuda, avvisato una volta e una seconda volta, non retrocede dal suo tradimento, ma sembra che la pazienza del Signore fomenti il suo osare; per questo ne annuncia il castigo, affinché l’intimazione della pena corregga colui che la vergogna non aveva vinto; per cui segue: Il Figlio dell’uomo se ne va, come è stato scritto di lui.  

REMIGIO: E infatti proprio dell’umanità andare e ritornare, mentre è proprio della divinità rimanere ed essere sempre; e poiché l’umanità poté patire e morire, bene si dice che il Figlio dell’uomo se ne va. Dice anche apertamente: come è stato scritto di lui, poiché tutto quello che ha patito era stato predetto prima dai Profeti.

CRISOSTOMO: Disse questo per consolare i suoi discepoli affinché non temessero che avesse sofferto questo per debolezza, e per avvertire nel contempo il traditore, poiché anche se stava scritto che Cristo avrebbe dovuto patire, tuttavia viene incolpato della sua morte Giuda; però il tradimento di Giuda non è ciò che ha operato la nostra salvezza, ma la pazienza di Cristo si valse per il nostro bene della malvagità di altri. Per questo continua: Guai a quell’uomo per mezzo del quale sarà consegnato il Figlio dell’uomo.

ORIGENE: Non dice: guai a quell’uomo che lo consegnerà, ma per mezzo del quale sarà consegnato, facendo capire che era un altro quello da cui il Signore era consegnato, cioè dal diavolo, essendo lo stesso Giuda il ministro del tradimento. Guai dunque a tutti i traditori di Cristo, poiché chi consegna i discepoli di Cristo consegna Cristo.

REMIGIO: Guai anche a tutti quelli che si avvicinano alla sacra mensa con coscienza maligna e macchiata: sebbene infatti non consegnino Cristo ai Giudei perché sia crocifisso, tuttavia lo consegnano alle sue membra inique perché lo assumano; e per sottolineare maggiormente questo fatto aggiunge: era meglio per lui se quell’uomo non fosse mai nato.

GIROLAMO: Se però può essere vero che qualcosa può essere buono per il fatto che esiste, non si deve dire che Giuda sia esistito prima di nascere, ma che si dice semplicemente che è meglio non esistere che esistere malvagiamente.

AGOSTINO: E se qualcuno sostiene che esiste qualche altra vita prima di questa, ci si convince che non solo a Giuda, ma a nessuno conviene nascere. O si dice che non conviene nascere per il diavolo, cioè a motivo del peccato? O anche che era un bene per lui non nascere per Cristo mediante la vocazione, per non essere apostata?

ORIGENE: Giuda, dopo le parole degli Apostoli e quelle del Signore che si riferivano a lui, domandò poi a sua volta con intenzione perversa, facendo una domanda simile a quella che fecero gli altri, in modo da occultare la sua intenzione di non seguire il Signore: infatti il vero pentimento non si trattiene; per cui segue: Ma rispondendo Giuda, che lo tradì, disse: Sono forse io, Maestro?

GIROLAMO: Con ciò provò il suo affetto finto, o diede un segno della sua incredulità. Infatti gli altri, che non dovevano tradirlo, dissero (v. 22): «Sono forse io, Signore?». Invece costui che doveva tradirlo non lo chiama Signore, ma Maestro, come se potesse servirgli da scusa non negare il Signore e consegnare solo il suo Maestro.

ORIGENE: Oppure, come volendo deridere, lo chiamava suo Maestro, poiché a suo parere egli non meritava di essere chiamato così.

CRISOSTOMO: Sebbene poi il Signore potesse aver detto: hai convenuto di prendere quel denaro, e ancora interroghi?, tuttavia nulla di ciò disse il mitissimo Gesù, per insegnarci la linea di condotta che dobbiamo osservare; segue infatti: E gli disse: Tu l’hai detto.

REMIGIO: Ciò può essere inteso in questo modo: tu lo dici, e dici la verità; oppure: tu l’hai detto e io no, in modo che potesse ancora fare penitenza, dal momento che la sua perversità non viene ancora proclamata apertamente.

RABANO: Ciò poté anche essere detto da Giuda e avere la risposta del Signore in modo che non tutti si accorgessero di ciò che era stato detto.

VERSETTO 26

Mentre erano a cena Gesù prese il pane, e benedisse e lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo.

GIROLAMO: Dopo aver celebrato la Pasqua figurativa, e avere mangiato l’agnello con i suoi discepoli, il Signore passa all’istituzione del sacramento della vera Pasqua, e come Melchisedech, sacerdote del Sommo Dio, aveva offerto il pane e il vino come sua figura, così anche per presentare la realtà del suo corpo e del suo sangue dice: Mentre erano a cena.

AGOSTINO: In ciò si vede chiaramente che i discepoli che ricevettero il corpo e il sangue del Signore, non lo ricevettero da digiuni. Si potrà forse censurare per questo il rito di tutta la Chiesa per il fatto che si usa riceverlo sempre a digiuno? Piacque in verità allo Spirito Santo che in virtù di così grande sacramento il corpo del Signore entrasse nella bocca del Cristiano prima di qualsiasi altro alimento. Però il Salvatore, volendo mostrare la sublimità di questo mistero, volle istituirlo alla fine della cena, imprimendolo così nella memoria e nel cuore dei suoi discepoli dai quali si congedava, e pertanto non prescrisse in che forma lo si sarebbe dovuto ricevere nel tempo successivo, lasciando questo all’arbitrio dei suoi discepoli, per mezzo dei quali doveva essere organizzata la Chiesa.

GLOSSA: Cristo tuttavia lasciò il suo corpo e il suo sangue sotto un’altra specie, e così stabilì che lo si prendesse in seguito, con il fine che la fede avesse il suo merito quando crede nonostante non veda.

AMBROGIO: E affinché nessuno avesse orrore nello spargimento di sangue, e tuttavia potesse ottenersi il prezzo della redenzione.

AGOSTINO: Il Signore costituì il suo corpo e il suo sangue in quelle cose che in un certo modo risultano dalla congregazione di molti elementi. Infatti il pane viene formato da molti grani di frumento e il vino da molti chicchi d’uva; inoltre in ciò il Salvatore ci fece intendere che consacrava il mistero della nostra pace e unione sulla sua propria tavola.

REMIGIO: E anche opportunamente utilizzò il frutto della terra facendo intendere che era venuto ad essa per assolverla da quella maledizione con cui fu maledetta dal peccato del primo uomo. E anche convenientemente comandò che si offrisse il frutto che produce la terra e quelli per i quali gli uomini si interessano di più, affinché non ci fosse più difficoltà nel loro reperimento, e gli uomini potessero offrire a Dio il sacrificio del lavoro delle loro mani.

AMBROGIO Da qui si deduce che i sacramenti dei Cristiani sono anteriori a quelli dei Giudei, poiché Melchisedech offrì il pane e il vino allo stesso modo dei figli di Dio, e a lui si dice (Sal 109, 4): «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech»; riferendosi a lui si dice qui: Gesù prese il pane.

GLOSSA: Ciò va inteso del grano di frumento, poiché come dice Giovanni (12, 24), il Signore si paragonò al grano di frumento dicendo: «Se il chicco di frumento caduto in terra», ecc. Inoltre tale pane corrisponde al sacramento, poiché il suo uso è più comune, dato che si fanno altri pani quando questo manca. E come Cristo dimostrò fino all’ultimo giorno che non era venuto ad abolire la legge, come già aveva detto in precedenza, lo istituì alla sera, quando si immolava l’agnello secondo il precetto legale; e siccome bisognava mangiare gli azzimi e ritirare tutto ciò che era fermentato, è evidente che questo pane, offerto dal Signore ai suoi discepoli, era azzimo.

GREGORIO: Alcuni notano che nella Chiesa c’è chi offre pane azzimo e chi fermentato. Infatti la Chiesa Romana offre pani azzimi, poiché il Signore prese il pane senza mescolanza alcuna, mentre altre Chiese lo offrono fermentato, poiché il Verbo del Padre si rivestì di carne ed è vero Dio e vero uomo, dato che il fermento si mescola con la farina; e tuttavia ci trasformiamo nel corpo del Signore nostro Salvatore tanto quanto ci offriamo nel pane azzimo quanto nel pane fermentato.

AMBROGIO: Questo pane, prima delle parole della consacrazione, è pane comune, ma quando viene consacrato si converte nella carne di Cristo; e la consacrazione in quali parole consiste, e in quali preghiere, se non in quelle di Gesù nostro Dio? Se infatti c’è tanta forza nella sua parola da far sì che cominci a esistere ciò che prima non c’era, con quanta più facilità farà sì che cose che già esistono si trasformino in altre? Se la parola celeste è efficace in altre cose, non lo sarà nei misteri spirituali? Dunque il pane si trasforma nel corpo di Cristo e il vino nel suo sangue per mezzo della parola divina. Chiedi il modo? Sta attento. È consuetudine che un uomo non venga generato se non dall’unione di un uomo e di una donna; però, volendolo il Signore, Cristo nacque da una Vergine per opera dello Spirito Santo.

AGOSTINO [PASCASIO]: Come dunque per opera dello Spirito Santo fu creata senza unione una vera carne, così anche la sostanza del pane e del vino è consacrata nello stesso corpo e sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. E poiché questa consacrazione avviene in virtù della parola del Signore, aggiunse: benedisse.

REMIGIO [RABANO]: Con ciò fece anche intendere che la grazia della virtù divina, che gli è comune con il Padre e lo Spirito Santo, riempì la natura umana e la arricchì con il dono dell’eterna immortalità; e per dimostrare che il suo corpo non si sottometteva alla passione senza volerlo, aggiunge: e lo spezzò.

AGOSTINO [LANFRANCO]: Quando si spezza l’ostia, mentre il sangue del calice viene sparso nella bocca dei fedeli, che altro si indica se non l’immolazione del corpo del Signore sulla croce, e lo spargimento del suo sangue sgorgato dal suo costato?

DIONIGI: In ciò si fa anche conoscere che il Verbo del Signore, essendo uno e semplice, per mezzo dell’incarnazione giunge a noi composto e visibile, si associa con noi per bontà e ci fa partecipi di tutti i beni spirituali che vengono distribuiti a noi; per cui segue: e lo diede ai suoi discepoli.

LEONE: Non si eccettuò dalla partecipazione a questo mistero il traditore, affinché si mostrasse che Giuda non operava esasperato per un’ingiuria altrui, ma volontariamente con l’impulso della sua empietà.

AGOSTINO: Pietro e Giuda parteciparono del medesimo pane; però Pietro ricevette la vita, e Giuda la morte.

CRISOSTOMO: E ciò lo dimostra Giovanni, dicendo che «dopo questo Satana entrò in lui». Il suo peccato si aggravo poiché si accostò al sacramento con coscienza macchiata, e dopo essersi avvicinato non migliorò nella sua coscienza, né per il timore, né per il beneficio, né per l’onore. Ma Cristo, benché nulla gli si occultasse, non lo privò del sacramento, affinché apprendiamo che non omette nulla di quanto ci conviene per la nostra ammenda.

REMIGIO: Con ciò lasciò anche un esempio alla Chiesa, affinché non escluda nessuno dalla sua società, né dalla comunicazione del corpo e del sangue di Nostro Signore se non per qualche crimine pubblico e manifesto.

ILARIO: O forse la Pasqua fu celebrata con la partecipazione del calice e la frazione del pane senza la presenza di Giuda, poiché non era degno della partecipazione degli eterni misteri. La sua uscita venne così intesa nel senso che dopo ritornò con le folle. Segue: e disse: Prendete e mangiate.

AGOSTINO: Il Signore invita i suoi servi per prepararli a mangiare sé stesso. Ma chi si azzarderebbe a mangiare il suo Signore? In verità, quando lo si mangia rinforza, e non debilita; viene mangiato poiché risuscitò dopo la morte, e quando lo mangiamo non lo dividiamo, eppure nel sacramento ciò avviene. Ciascuno riceve la sua parte e tuttavia egli rimane intero, tutto nel cielo, e tutto nel nostro cuore. Tutte queste cose sono dette sacramenti poiché alcune si vedono, e altre si credono. Ciò che si vede ha carattere corporale, ciò che si intende ha un frutto spirituale.

AGOSTINO: Non mangiamo pertanto solo la carne di Gesù Cristo, cosa che fanno anche molti altri, ma mangiamo in modo da partecipare del suo spirito, e viviamo come membra nel corpo del Signore, poiché ci alimentiamo del suo spirito.

AMBROGIO: Prima dunque che si verifichi la consacrazione è pane, ma quando discendono le parole di Cristo: questo è il mio corpo, è il corpo di Cristo.

VERSETTI 27-29

E prendendo il calice rese grazie, e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti: questo è infatti il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà versato per molti in remissione dei peccati. In verità vi dico: Non berrò più di questo frutto della vite fino a quel giorno quando lo berrò con voi nuovo nel regno del Padre mio.

REMIGIO: Poiché il Signore aveva dato il suo corpo ai discepoli sotto la specie del pane, bene diede loro anche il calice del suo sangue; per cui si dice: E prendendo il calice rese grazie; con ciò dimostra quanto sia grande il desiderio che ha della nostra salvezza, versando per noi anche il suo sangue.

CRISOSTOMO: Rese grazie anche per insegnarci il modo di ricevere questo sacramento, dimostrando al contempo che non andava a soffrire la sua passione contro la sua volontà. Ci insegnò dunque che tutto ciò che soffriamo dobbiamo portarlo con gusto. In questa occasione ci diede motivo di buona speranza. Se infatti la figura di questo sacrificio, cioè l’immolazione dell’agnello pasquale, diede al popolo la libertà dalla schiavitù dell’Egitto, molto di più la realtà libererà il mondo intero. Segue: e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti. Affinché poi udendo queste cose non si turbassero, egli stesso bevve per primo il suo sangue, inducendoli senza turbamento alla comunione dei misteri.

GIROLAMO: Così dunque il Signore Gesù fu convitato e convito, colui che mangiava ed era mangiato. Segue: questo è infatti il mio sangue del Nuovo Testamento.

CRISOSTOMO: Questo è ciò che serve come annuncio della nuova legge. Questo lo prometteva l’Antico Testamento e lo si vede realizzato nel Nuovo. E come nell’Antico Testamento si conteneva il sangue dei vitelli e delle pecore, così il Nuovo contiene il sangue del Signore.

REMIGIO: Così infatti si legge (Es 24, 6-8) che Mosè ricevette il sangue dell’agnello e lo conservò in un vaso, e intintovi un ramo di issopo asperse il popolo dicendo: «Questo è il sangue del Testamento che Dio ha comandato a voi».

CRISOSTOMO: Nominando il sangue annuncia la sua passione dicendo: che sarà versato per molti. E nuovamente dice la causa della morte quando aggiunge: in remissione dei peccati, come se dicesse: il sangue dell’agnello fu sparso in Egitto per la salvezza dei primogeniti del popolo di Israele, questo invece per la remissione dei peccati.

REMIGIO: E bisogna notare che non disse: per pochi, o per tutti, ma per molti; poiché non era venuto a redimere un popolo solo, ma molti da tutte le genti.

CRISOSTOMO: Dicendo questo mostra che la sua passione è il mistero della salvezza umana, mediante il quale consola anche i discepoli. E come disse a Mosè (Es 12, 14): «Ciò sarà per voi un memoriale sempiterno», così anch’egli disse, come riferisce Luca (22, 19): «Fate questo in memoria di me».

REMIGIO: Insegnò però che bisognava offrire non solo il pane, ma anche il vino, per far comprendere che doveva confortare con questi misteri quelli che avessero fame e sete di giustizia.

GLOSSA: Come infatti l’alimento corporale lo otteniamo per mezzo del mangiare e del bere, così il Signore nello stesso modo ci ha preparato l’alimento delle nostre anime per mezzo di un cibo e di una bevanda. Ciò era anche conveniente a significare la passione del Signore, avendo questo sacramento due specie distinte, poiché nella passione egli sparse il suo sangue, e così questo si separò dal suo corpo. Convenne dunque, per ricordare la passione del Signore, che il pane e il vino venissero proposti separatamente, e ciò costituisce il sacramento del corpo e del sangue. Si deve sapere tuttavia che tutto Gesù Cristo è contenuto in ciascuna delle specie: sotto la specie del pane è contenuto certamente anche il sangue con il corpo, e sotto la specie del vino è contenuto il corpo con il sangue.

AMBROGIO: Si consacrano due specie anche perché ciò che prendiamo giova al sostentamento dell’anima e del corpo.

CIPRIANO: Il calice del Signore non contiene né solo acqua né solo vino, ma le due cose mescolate, nello stesso modo in cui non si può dire che il corpo del Signore sia solo la farina o solo l’acqua, ma le due cose unite.

AMBROGIO: Se però Melchisedech offrì pane e vino, che cosa significa la mescolanza dell’acqua? Ascolta la ragione. Mosè toccò la pietra, e da questa sgorgò molta acqua; «ma la pietra era Cristo», e uno dei soldati ferì con la sua lancia il costato di Cristo, e da esso sgorgò acqua e sangue, l’acqua perché lavasse e il sangue perché redimesse.

REMIGIO: Bisogna anche sapere che, come dice Giovanni, le acque sono i popoli. E poiché noi dobbiamo rimanere sempre in Cristo e Cristo in noi, si offre vino misto con acqua per far conoscere che il capo e le membra, cioè Cristo e la Chiesa, costituiscono un solo corpo; oppure per dimostrare che Cristo non ha patito se non per il desiderio della nostra redenzione, e noi non possiamo salvarci senza la sua passione.

CRISOSTOMO: Poiché però aveva loro parlato della passione e della croce, conseguentemente introduce il discorso della sua risurrezione con le parole: In verità vi dico: Non berrò più di questo frutto della vite fino a quel giorno quando lo berrò con voi nuovo nel regno del Padre mio. Chiama regno la sua risurrezione. Pertanto disse questo a riguardo della risurrezione, che cioè avrebbe bevuto con gli Apostoli, affinché qualcuno non credesse che la sua risurrezione era una fantasia; quindi persuadendo gli uomini della risurrezione di Cristo dissero (At 10, 41): «Abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti». Con ciò dunque mostra che lo vedranno risuscitato, e sarà di nuovo con loro. Dice poi nuovo intendendo chiaramente: in modo nuovo, non come avendo un corpo passibile, e bisognoso di cibo: infatti dopo la risurrezione non mangiò e bevve perché avesse bisogno di cibo, ma per la certezza della risurrezione. Poiché però vi sono alcuni eretici che nei sacri misteri fanno uso dell’acqua e non del vino, dimostra con queste parole che anche quando consegnò i sacri misteri diede del vino, che bevve anche dopo la risurrezione; per questo dice da questo frutto della vite: infatti la vite genera il vino, non l’acqua.

GIROLAMO: Oppure diversamente. Dalle realtà carnali il Signore passa alle spirituali. Che la vigna trapiantata dall’Egitto sia il popolo di Israele, lo attesta la Sacra Scrittura. Dice dunque il Signore che di questa vigna non berrà più se non nel regno del Padre. E ritengo che il regno del Padre sia la fede dei credenti. Quindi quando i Giudei riceveranno il regno del Padre, allora il Figlio dell’uomo berrà del loro vino. Nota poi che dice del Padre, e non di Dio: infatti ogni padre dà il suo nome al figlio; come se dicesse; quando crederanno in Dio Padre e il Padre li avrà condotti al Figlio.

REMIGIO [BEDA]: Oppure diversamente: Non berrò del frutto di questa vite, cioè non godrò d’ora innanzi dei sacrifici materiali della sinagoga, in cui teneva un luogo particolare l’immolazione dell’agnello pasquale. Sarà infatti il tempo della mia risurrezione, e il giorno nel quale, costituito nel regno del Padre, cioè sublimato nella gloria della celeste immortalità, lo berrò con voi nuovo, cioè quando avrà luogo la salvezza di quel popolo già rinnovato dall’acqua del battesimo, e mi rallegrerò con una nuova gioia.

AGOSTINO: Oppure diversamente. Quando dice lo berrò nuovo fa intendere che questo è antico. Poiché dunque ricevette il corpo, che doveva consegnare alla morte nella sua passione, dalla discendenza di Adamo, che è chiamato uomo vecchio (per cui con il sacramento del vino indicò anche il suo sangue), che altro vino nuovo dobbiamo intendere se non l’immortalità dei corpi che si devono rinnovare? Dicendo poi: berrò con voi, promette anche a loro la risurrezione dei corpi per rivestire l’immortalità. Bisogna intendere infatti che con voi non indichi lo stesso tempo, ma lo stesso rinnovamento: infatti l’Apostolo dice che anche noi siamo risuscitati con Cristo, in modo che la speranza della realtà futura procuri già la letizia presente. Ciò che poi dice: di questo frutto della vite, chiamando anch’esso nuovo, significa senza dubbio che risorgeranno secondo il rinnovamento celeste gli stessi corpi che ora devono morire secondo la vetustà terrena.

ILARIO: Sembra poi che dal fatto che Giuda non abbia bevuto con lui, non berrà neanche nel regno, avendo egli promesso che tutti coloro che avrebbero bevuto del frutto di questa vite avrebbero bevuto anche in seguito con lui.

GLOSSA: Sostenendo invece la sentenza di altri santi, che cioè Giuda ricevette i sacramenti da Cristo, bisogna affermare che qui dice con voi a molti di loro, ma non a tutti.

VERSETTI 30-35

E, detto l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: Tutti voi patirete scandalo per me in questa notte; sta scritto infatti: «Percuoterò il pastore e disperderò le pecore del gregge». Ma dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea. Pietro rispondendo gli disse: Anche se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai. Gli dice Gesù: In verità ti dico che in questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte. Gli dice Pietro: Anche se dovessi morire per te, non ti rinnegherò. E similmente parlarono anche tutti i discepoli.

ORIGENE: Il Signore insegnava ai discepoli che avevano ricevuto il pane della benedizione e avevano bevuto al calice del rendimento di grazie a cantare per tutte queste cose l’inno al Padre; per cui si dice: E, detto l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi; affinché dall’alto passassero all’alto poiché il fedele non può fare cosa alcuna nella valle.

CRISOSTOMO: Odano tutti quelli che, simili ai porci, si preoccupano solo di sollazzarsi nel mangiare e terminare con l’ubriacatura, invece che alzarsi da tavola con l’azione di grazie e l’inno. Odano anche coloro che non ascoltano l’ultima orazione nei sacri misteri: infatti l’ultima preghiera della Messa è segno di quell’inno. Rese grazie dunque prima di amministrare i sacri misteri ai suoi discepoli, perché anche noi rendiamo grazie; disse l’inno dopo averli amministrati perché anche noi facciamo lo stesso.

GIROLAMO: Secondo questo esempio del Salvatore chiunque si è soddisfatto del pane di Cristo e si è inebriato del suo sangue può lodare Dio e salire insieme al monte degli Ulivi dove c’è il sollievo delle fatiche, la liberazione dai dolori e la conoscenza della vera luce.

ILARIO: Con ciò mostra anche che gli uomini, dopo aver consumato tutte le virtù dei divini misteri, saranno elevati alla gloria celeste con comune godimento e letizia.

ORIGENE: Molto opportunamente, inoltre, è eletto il monte della misericordia, dove doveva manifestarsi la debolezza scandalosa dei discepoli, preparato già allora a non rifiutare i discepoli che si separassero, ma a ricevere quelli che ritornassero; per cui segue: Allora Gesù disse loro: Tutti voi patirete scandalo per me in questa notte.

GIROLAMO: Predice loro ciò che hanno da patire, affinché quando ciò accadrà non disperino della salvezza, ma si salvino facendo penitenza.

CRISOSTOMO: Con ciò ci fa anche conoscere ciò che erano i suoi discepoli prima della croce e dopo di essa. Infatti coloro che non potevano stare con Cristo quando era crocifisso, dopo la sua morte erano più forti del diamante. Infatti la fuga dei suoi discepoli e il loro timore sono la dimostrazione della morte di Cristo, a confusione e vergogna dei Marcioniti. Se infatti non fu preso né crocifisso, come e perché un così grande timore si impossessò di san Pietro e degli altri apostoli?

GIROLAMO: Ed espressamente aggiunge: in questa notte, poiché come quelli che si ubriacano preferiscono la notte, cosi quelli che si scandalizzano fuggono dalla luce e cercano le tenebre.

ILARIO: La fede di questa predizione era fondata sull’autorità di un’antica profezia; per cui segue: sta scritto infatti: «Percuoterò il pastore e disperderò le pecore del gregge».

GIROLAMO: Ciò sta scritto con altre parole nel Profeta Zaccaria (13, 7), ed è detto per bocca del Profeta a Dio: «Percuoti il pastore, e le pecore si disperderanno». Il pastore buono è percosso perché dia la sua anima per le sue pecore, e di un solo gregge di erranti si formi un solo gregge e un solo pastore.

CRISOSTOMO: Cita dunque questa profezia consigliando loro allo stesso tempo di considerare sempre ciò che è scritto, manifestando nel contempo che stava per essere crocifisso per determinazione di Dio, e mostrando da ogni parte che egli non era estraneo all’Antico Testamento, poiché in esso veniva preannunziato. Non permise però che essi rimanessero nelle tristezze, ma annuncia anche cose liete, dicendo: Ma dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea; infatti non apparve immediatamente ad essi dal cielo dopo la sua risurrezione, né andò in qualche luogo lontano, ma presso le stesse persone e negli stessi luoghi: affinché da ciò credessero che colui che era stato crocifisso era lo stesso che era risorto. Per questo dice anche che andrà in Galilea, affinché liberati dal timore dei Giudei credessero a ciò che veniva detto.

ORIGENE: Predice anche loro che per un poco saranno dispersi, dopo aver patito lo scandalo, e poi saranno radunati da Cristo risorto che li precederà nella Galilea delle Genti.

ILARIO: Però san Pietro intanto era trascinato dall’affetto e dall’amore di Gesù Cristo, senza badare alla debolezza della sua carne e non dando fede alle parole del Salvatore, come se non avesse da realizzarsi ciò che aveva detto; per cui segue: Pietro rispondendo gli disse: Anche se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai.

CRISOSTOMO: Che cosa dici, Pietro? Il Profeta (Zc 13, 7) dice: «Le pecore saranno disperse», e Cristo ha confermato ciò che è stato detto, e tu dici: mai. Quando disse (21): «Uno di voi mi tradirà», temevi di essere tu il traditore, sebbene non fossi conscio di nulla di simile; ora invece, quando dice manifestamente che tutti si scandalizzeranno, lo contraddici. Ma poiché era stato liberato dall’ansietà che aveva riguardo al tradimento, confidando nel resto diceva: io non mi scandalizzerò mai.

GIROLAMO: Tuttavia non è temerarietà né menzogna, ma è la fede dell’Apostolo Pietro, e l’ardente affetto verso il Signore Salvatore.

REMIGIO: Ciò dunque che egli dice prevedendo, questi lo nega amando; e qui siamo istruiti moralmente che quanto confidiamo nell’ardore della fede, altrettanto dobbiamo temere della fragilità della carne. Tuttavia Pietro sembra degno di rimprovero sia poiché contraddisse, sia perché si prepose agli altri, sia perché attribuì a sé stesso tutto, come credendo di perseverare con fortezza. Per sanare dunque ciò in lui, permise che si verificasse la sua caduta, non spingendolo a negare, ma abbandonandolo a sé stesso, e convincendo la natura umana di debolezza.

ORIGENE: Per cui gli altri discepoli si scandalizzeranno di Gesù, mentre Pietro non solo si scandalizza, ma anche viene più fortemente abbandonato così da rinnegare tre volte; per cui segue: Gli dice Gesù: In verità ti dico che in questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte.

AGOSTINO: Può però colpire il fatto che gli Evangelisti premettano non solo delle parole, ma anche delle sentenze così diverse con le quali Pietro fu preammonito prima di proferire quelle parole presuntuose, cioè di morire o con il Signore o per il Signore; per cui sembra necessario ammettere che egli abbia espresso tale presunzione in diversi punti del discorso del Signore, e tre volte fu risposto a lui dal Signore che egli lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto del gallo; nello stesso modo in cui, dopo la sua risurrezione, gli domanda per tre volte se lo ama, e gli comanda per tre volte di pascere le pecore. Infatti in che cosa assomigliano le parole o frasi di Matteo a quelle con le quali, secondo Giovanni o Luca, Pietro fece conoscere la sua presunzione? Marco (14, 30) invece ricorda ciò quasi con le stesse parole di Matteo, a parte il fatto che esprime in maniera più distinta le parole del Signore su ciò che doveva succedere: «In verità ti dico che in questa notte, prima che il gallo canti due volte, tre volte mi avrai rinnegato». Ad alcuni, che non fanno molta attenzione, Marco sembra non concordare con gli altri. Infatti tutta la negazione di Pietro è triplice; se poi questa è cominciata dopo il primo canto del gallo, sembrerebbero falsi i tre Evangelisti, i quali affermano che il Signore disse che prima del canto del gallo Pietro lo rinnegherà. Inoltre, se Pietro avesse fatto tutta la negazione prima che il gallo cominciasse a cantare, vanamente Marco avrebbe affermato che il Signore disse: «Prima che il gallo canti due volte, mi avrai rinnegato tre volte». Però, dato che quella triplice negazione cominciò prima del primo canto del gallo, i tre Evangelisti posero attenzione non al momento del completamento, ma alla durata e all’inizio, cioè prima del canto del gallo; anche se si potrebbe intendere che prima del primo canto del gallo nell’anima di Pietro c’era già la negazione intera, dato che prima del canto del gallo il timore era tanto grande da offuscare la sua mente così da poterlo condurre alle tre negazioni. Molto meno quindi ci deve inquietare il fatto che la triplice negazione, cominciata prima del canto del gallo, anche se espressa tre volte da colui che nega, non termina prima del primo canto del gallo; come se si dicesse a qualcuno: prima che il gallo canti mi scriverai una lettera nella quale mi ingiurierai tre volte, la predizione non sarebbe falsa se cominciasse a scriverla prima del cantare del gallo e la terminasse dopo il primo canto.

ORIGENE: Chiederai poi se era possibile che Pietro non si scandalizzasse, avendo detto il Signore (v. 31) «Tutti voi patirete scandalo per me». A ciò qualcuno risponderà che era necessario che si realizzasse ciò che aveva predetto Gesù; un altro invece dirà che colui che, pregato dai Niniviti, fece sì che non si realizzasse la predizione di Giona, poteva anche far sì che fosse evitato lo scandalo di Pietro per mezzo della sua preghiera. Tuttavia la sua promessa audace nella prontezza del suo affetto, però anche imprudente, divenne la causa non solo del suo scandalo, ma anche della sua triplice negazione. E dopo che Cristo fece il giuramento, qualcuno dirà che non era possibile che Pietro non rinnegasse. Se infatti era un giuramento l’Amen di Cristo, questi avrebbe mentito dicendo: «In verità ti dico», se Pietro avesse detto il vero dicendo: «Non ti rinnegherò». Mi sembra poi che gli altri discepoli, pensando a ciò che era stato detto prima: «Tutti patirete scandalo», udendo le parole dette a Pietro: «In verità ti dico», promisero similmente a Pietro, poiché non erano compresi in quella profezia; per cui segue: Gli dice Pietro: Anche se dovessi morire per te, non ti rinnegherò. E similmente parlarono anche tutti i discepoli.

Anche qui Pietro non sa quello che dice: infatti non era da uomo morire come Gesù per tutti; poiché tutti erano nei peccati, e tutti avevano bisogno che un altro morisse per loro, non loro per gli altri.

RABANO: Pietro capiva che il Signore aveva detto che lo avrebbe rinnegato per il timore della morte, e per ciò stesso replicava che se anche lo avesse minacciato un pericolo di morte, in nessun modo avrebbe potuto separarsi dalla sua fede. Nello stesso modo gli altri Apostoli, per l’affetto del loro cuore, non temevano il pericolo della morte, però la loro umana presunzione fu vana senza la protezione divina.

CRISOSTOMO: Da qui dunque impariamo una grande verità: che il desiderio dell’uomo non basta se non ci si basa sull’aiuto divino.

VERSETTI 36-38

Allora Gesù venne con loro in un giardino, che è detto Getsemani, e disse ai suoi discepoli: Sedete qui, finché io vada là e preghi. E presi Pietro e i due figli di Zebedeo cominciò a rattristarsi e ad affliggersi. Allora disse loro: La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me.

REMIGIO: Poco sopra l’Evangelista aveva detto che dopo aver cantato l’inno uscì con i discepoli verso il monte degli Ulivi, e per mostrare a quale punto di quel monte si diresse di conseguenza aggiunge: Allora Gesù venne con loro in un giardino, che è detto Getsemani.

RABANO: Luca dice (22, 40): «Nel monte degli Ulivi»; Giovanni (18, 1): «Oltre il torrente Cedron», che si identifica con il Getsemani. E questo è il luogo in cui pregò, ai piedi del monte Oliveto, dove esiste un giardino e dove è stata anche edificata una chiesa.

GIROLAMO: Getsemani significa valle ricchissima, e in quella comandò ai discepoli che si fermassero un poco e aspettassero il suo ritorno, in modo che solo lui pregasse per tutti.

ORIGENE: Non conveniva che fosse preso là dove aveva cenato con i suoi discepoli, però conveniva che pregasse prima di essere preso, ed eleggesse un luogo mondo per pregare; per cui segue: e disse ai suoi discepoli: Sedete qui, finché io vada là e preghi.

CRISOSTOMO: Ciò disse poiché i discepoli seguivano Gesù tutti uniti, ed era solito anche pregare separato dai suoi discepoli. Faceva questo istruendoci affinché nell’orazione cerchiamo la quiete e la solitudine.

DAMASCENO: E dato che l’orazione è l’elevazione dell’anima a Dio, e la richiesta di ciò che ci necessita da parte di Dio, in che modo pregava il Signore? Infatti il suo intelletto, già unito secondo la persona a Dio Verbo, non aveva bisogno di salire a Dio, né di chiedergli qualcosa: infatti Dio e l’uomo Cristo sono una sola persona. Tuttavia facendosi simile a noi ci insegnò a chiedere a Dio Padre e di unirsi a lui; come infatti sostenne le passioni affinché trionfando su di esse attribuisse a noi la vittoria, così prega, aprendoci la via per l’ascesa a Dio, e compiendo per noi ogni giustizia, e riconciliandoci con il Padre suo; e onorandolo come il principio stesso e mostrandoci che non è contrario a Dio.

REMIGIO: Avendo poi il Signore pregato sul monte, ci insegnò a supplicare nella preghiera Dio per le cose celesti; pregando poi nel giardino, ci insegnò a cercare di conservare sempre l’umiltà nell’ orazione.

RABANO: Avvicinandosi poi in modo degno alla passione, si dice che pregò in una valle ricchissima, per dimostrare che affrontava per noi la morte attraverso la valle dell’umiltà e la ricchezza della carità. Moralmente poi ci fece conoscere che non dobbiamo portare un cuore sprovvisto dell’abbondanza della carità.

REMIGIO: Il Signore, avvicinandosi alla morte, pregò nella valle dell’abbondanza: poiché subì per noi la morte attraverso la valle dell’umiltà e l’abbondanza della carità. E dato che aveva accettato la fede dei discepoli e la costanza della loro devota volontà nei suoi confronti, però aveva prescienza del turbamento e della dispersione degli stessi, così comandò loro di sedere in quel luogo, poiché il sedersi è proprio di colui che si riposa: infatti avrebbero dovuto faticare coloro che lo avrebbero rinnegato. In che maniera poi proseguì lo fa intendere quando si aggiunge: E presi Pietro e i due figli di Zebedeo cominciò a rattristarsi e ad affliggersi. Prese cioè quelli ai quali sul monte aveva mostrato lo splendore della sua maestà.

ILARIO: Ma poiché dice: cominciò a rattristarsi e ad affliggersi, gli eretici vi vedono solo il senso che il Figlio di Dio ebbe paura della morte, poiché asseriscono che non fu proferito dall’eternità, né usci dall’infinità della sostanza paterna, ma fatto dal nulla per mezzo di colui che ha creato tutte le cose; e per questo ci fu in lui l’ansietà del dolore, per questo il timore della morte: così che colui che poté temere la morte potesse anche morire; ora, chi poté morire non aveva anteriormente l’eternità di colui che lo generò, anche quando abbia da esistere per sempre in futuro. Ma se comprendessero mediante la fede i Vangeli, saprebbero che il Verbo in principio era Dio, e dal principio stava con Dio, ed era uguale l’eternità di chi genera e di chi è generato. Se però l’aver preso carne con tutte le sue debolezze proprie inficiò la virtù della sua incorruttibile sostanza, in modo che sia debole per soffrire e timorosa per morire, sarà anche sottomessa alla corruzione; e in questo modo, cambiata l’eternità in paura, ciò che in essa è potrebbe talvolta non essere. Ma Dio esiste sempre senza misura di tempo, e quale è, tale è eternamente. Quindi nulla poté morire in Dio, né in sé può esserci paura alcuna in Dio.

GIROLAMO: Noi però diciamo che l’uomo passibile fu assunto dal Figlio di Dio in modo che la Divinità rimanesse impassibile. Infatti il Figlio di Dio patì non in modo putativo, ma veramente, tutto ciò che testimonia la Sacra Scrittura, secondo ciò che poteva patire, cioè secondo la sostanza assunta.

ILARIO: Penso che alcuni pretendano che non ci fu cosa alcuna da temere se non a causa della passione e della morte. Ma io domando a quelli che così pensano se è ragionevole che potesse temere la morte colui che eliminando dagli Apostoli tutto il timore della morte li esortò alla gloria del martirio: infatti che cosa poté temere nella morte colui che dona la vita a quelli che muoiono in lui? Inoltre quale dolore della morte poteva temere colui che andava a morire per sua propria volontà? Se anche la passione doveva onorarlo, come poteva intristirlo il timore di essa?

ILARIO: Però, dato che già abbiamo visto che il Signore si rattristò, vediamo la causa della sua tristezza. Aveva detto in precedenza ai suoi discepoli che si sarebbero scandalizzati; avvertì che Pietro l’avrebbe rinnegato tre volte, e avendo preso con sé lui, Giacomo e Giovanni, cominciò a intristirsi. Dunque non si intristì finché non li aveva presi, ma tutta la paura cominciò dopo averli presi; così la tristezza non nacque da ciò che egli poteva soffrire, ma da ciò che sarebbe successo a quelli che prese.

GIROLAMO: Il Signore si intristiva non per il timore di patire, dato che era venuto per questo, e riprese Pietro poiché temeva, ma per l’infedeltà di Giuda, lo scandalo dei suoi Apostoli, la repulsione e riprovazione del popolo Giudeo e la distruzione della misera Gerusalemme.

DAMASCENO: Oppure diversamente. Tutte le cose che non hanno ricevuto prima l’essere dal creatore, hanno desiderio di esistere per natura, e rifuggono naturalmente dal non essere. Pertanto Dio Verbo fatto uomo ebbe questo desiderio, che dimostrò appetendo il mangiare, il bere e il dormire, per mezzo del quale si conserva la vita, ed ebbe naturalmente l’esperienza di queste cose, e al contrario desiderò l’allontanamento di tutto ciò che è corrompente; da qui il fatto che nel tempo della sua passione, che soffrì volontariamente, ebbe il timore naturale della morte e della tristezza, poiché si teme naturalmente la separazione dell’anima dal corpo, che è l’unione naturale che Dio ha stabilito da principio fra queste due sostanze.

GIROLAMO: Il Signore nostro, dunque, per provare la verità dell’uomo che aveva assunto, fu veramente rattristato; e perché la passione non dominasse la sua anima, cominciò a rattristarsi a causa della stessa passione: altro infatti è rattristarsi e altro cominciare a rattristarsi.

REMIGIO: In questo luogo rimangono vinti i Manichei, i quali dicevano che il Salvatore aveva preso un corpo immaginario; e nello stesso modo anche quelli che dissero che egli non ebbe una vera anima, ma la divinità al posto dell’anima.

AGOSTINO: Abbiamo infatti le esposizioni degli Evangelisti, secondo le quali conosciamo Cristo nato da Maria Vergine, preso dai Giudei e flagellato e crocifisso e ucciso e sepolto nella tomba: tutte cose che non si possono intendere come realmente successe se non avesse avuto un corpo; e nessuno che non sia un pazzo potrebbe intendere in modo figurato queste cose, dato che sono state narrate da coloro che erano presenti quando successero. Così dunque come tutte queste cose testimoniano che ebbe un corpo, così anche dimostrano che ebbe un’anima con quelle affezioni che non possono trovarsi se non nell’anima, e che senza dubbio troviamo descritte o menzionate dagli stessi Evangelisti: Gesù si meravigliò, si adirò, si rattristò.

AGOSTINO: Quando dunque si riferiscono tutte queste cose nel Vangelo non si riferiscono invano, ma Gesù Cristo ricevette con l’anima umana questi movimenti, quando fu sua volontà, per dispensazione certissima, nello stesso modo in cui quando volle si fece uomo. Anche noi abbiamo questi difetti, per la debolezza della nostra umana condizione, però non così il Signore Gesù, la cui debolezza fu per sua propria virtù e volontà.

DAMASCENO: Pertanto le nostre inclinazioni naturali furono in Cristo secondo la natura e sopra la natura. Secondo la natura poiché consentiva alla sua carne di patire ciò che è proprio di essa; sopra la natura poiché in lui le cose naturali non precedevano la volontà. Dunque niente si considera violento in Gesù Cristo, ma tutto è volontario: volontariamente infatti ebbe fame, temette e si rattristò. e pertanto, a riguardo della manifestazione della sua tristezza, si aggiunge: Allora disse loro: la mia anima è triste fino alla morte.

AMBROGIO: Triste dunque è non lui, ma la sua anima, poiché non è triste la sapienza, e neanche la divina essenza, ma l’anima: ha preso infatti la mia anima, ha preso il mio corpo.

GIROLAMO: Dice che si rattristò non per la morte, ma fino alla morte, finché liberi gli Apostoli con la sua passione. Spieghino dunque quelli che dicono che Gesù prese un’anima irrazionale come si rattrista, e come conosce il tempo della sua tristezza: sebbene infatti anche gli animali bruti si intristiscano, non conoscono né le cause né il tempo in cui durerà la loro tristezza.

ORIGENE: Oppure diversamente. La mia anima è triste fino alla morte; come se dicesse: è iniziata la tristezza in me, però non durerà per sempre, ma fino alla morte, poiché quando tu fossi morto al peccato, morirò anche a ogni tipo di tristezza, il cui principio fu così grande in me. Segue: restate qui e vegliate con me; come se dicesse: agli altri ho comandato di rimanere lì come più deboli, preservandoli immuni da questa agonia; al contrario, come più forti, vi ho portati qui perché lavoriate con me nelle veglie e nelle orazioni. Tuttavia rimanete anche voi qui, così che ciascuno rimanga fermo nel grado della sua vocazione; poiché ogni grazia, per quanto grande sia, ne ha un’altra maggiore.

GIROLAMO: Oppure impedisce loro il sonno poiché non c’era tempo dato l’imminente pericolo, ma soprattutto il sonno dell’incredulità e il torpore della mente.

VERSETTI 39-44

E avanzato un poco cadde con la faccia a terra pregando e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi tu. E venne dai suoi discepoli e li trovò addormentati e disse a Pietro: Così non avete potuto vegliare un’ora con me? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione: infatti lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Di nuovo se ne andò una seconda volta e pregò dicendo: Padre mio, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà. E venne di nuovo e li trovò addormentati (infatti i loro occhi si erano appesantiti), e lasciatili se ne andò di nuovo e pregò una terza volta dicendo le stesse parole.

ORIGENE: Pietro, che confidava molto in sé, e gli altri due, il Signore li porta con sé perché lo vedano prostrato in terra e in preghiera, affinché imparino che da loro non potevano uscire grandi cose se non umili, e che non dovevano essere affrettati nel promettere, ma solleciti nel pregare; per questo si dice: E avanzato un poco; non voleva infatti separarsi molto da essi, ma pregare vicino a loro; e lui che aveva detto (11, 29) «Imparate da me che sono mite e umile di cuore», umiliandosi da se stesso lodevolmente cadde sul suo volto; per cui segue: cadde con la faccia a terra pregando e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. Manifestando nella sua preghiera la devozione, come chi è amato e nel contempo vuole compiacere alla disposizione del Padre, aggiunse: però non come voglio io, ma come vuoi tu; insegnandoci che non dobbiamo pregare che si faccia la nostra volontà, ma quella di Dio. Secondo poi che cominciò ad avere paura e a rattristarsi prega che passi il calice della passione, e non come vuole lui, ma come vuole il Padre; e cioè non secondo la sua essenza divina e impassibile, ma secondo la natura umana e debole: assumendo infatti la natura della carne umana, mise in atto tutte le sue proprietà, affinché non si pensasse che avesse la carne secondo la fantasia, ma in verità. Ora, è proprio di un uomo fedele innanzitutto non voler patire alcun dolore, soprattutto quello che conduce alla morte, poiché l’uomo è fatto di carne; se però così vuole il Signore, accetta, poiché è fedele: infatti come non dobbiamo confidare molto, affinché non sembri che vogliamo mettere in mostra la nostra virtù, così non dobbiamo diffidare, affinché non sembri che vogliamo mostrare l’impotenza dell’aiuto del nostro Dio. Bisogna poi anche notare che Marco e Luca hanno scritto la stessa cosa; Giovanni invece non dice che Gesù prega che passi da lui il calice: poiché i primi due parlano soprattutto della sua natura umana più che di quella divina, mentre Giovanni sottolinea maggiormente la natura divina. Diversamente poi Gesù, vedendo quali pene avrebbero patito i Giudei cercandolo per farlo morire, diceva: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice.

GIROLAMO: Per cui espressamente dice: questo calice, cioè il popolo dei Giudei, che non possono avere la scusa dell’ignoranza se mi uccidono, avendo la legge e i Profeti che mi hanno annunciato.

ORIGENE: Di nuovo, vedendo quale grande utilità avrebbe conseguito il mondo dalla sua passione diceva: però non come voglio io, ma come vuoi tu; cioè se è possibile che tutti questi beni che proverranno dalla mia passione provengano senza la mia passione, passi questa sofferenza da me affinché il mondo sia salvato e i Giudei non periscano nella mia passione. Se invece la salvezza di molti non può avvenire senza la perdita di alcuni, quanto alla tua giustizia, non passi. Ora, questo calice che viene bevuto, in molti luoghi della Scrittura viene riferito alla passione. Beve poi tutto il calice chi patisce qualsiasi cosa per la testimonianza. Lo versa invece ricevendolo chi rinnega, per non patire nulla.

AGOSTINO: E affinché nessuno pensasse che egli diminuisse il potere del Padre non disse: se puoi farlo, ma se può accadere, o se è possibile; come se dicesse: se vuoi. Infatti può accadere che egli voglia, per cui anche Luca ha detto questo in modo più chiaro; infatti non dice: Se può accadere, ma «Se vuoi» (22, 42).

ILARIO: Oppure diversamente. Non disse: Passi da me questo calice; questa sarebbe infatti la preghiera propria di chi teme per sé. Quando invece prega che passi da lui non chiede che si prescinda da lui, ma che passi a un altro quello che passa da lui. Tutta la sua paura era dunque per quelli che dovevano patire, e per questo prega per quelli che dovevano patire dopo di lui, dicendo: passi da me questo calice, cioè: come io lo bevo, che sia bevuto da essi, senza sfiducia, senza dolore e senza paura della morte. Per questo dice: se è possibile, poiché si riferisce al terrore che ispirano queste cose alla carne e al sangue, ed è difficile che i corpi umani non siano vinti dalla crudeltà dei tormenti. Quando poi dice: non come voglio io, ma come vuoi tu, vorrebbe certamente che essi non patissero, affinché forse non perdano la fiducia durante la passione, se potessero meritare senza la difficoltà della sua passione la gloria della sua coeredità. Quindi non prega affinché non patiscano, dicendo: non come voglio io, ma come vuoi tu, in quanto il Padre vuole che la fortezza di bere il calice passi da lui a loro, poiché per volontà del Padre bisognava che il diavolo fosse vinto non solo da Cristo, ma anche dai suoi discepoli.

AGOSTINO: Così dunque Cristo portando l’uomo mostra una certa privata volontà dell’uomo, nella quale figurò sia la sua sia la nostra, lui che è il nostro capo, quando dice: passi da me. Questa infatti era la volontà umana che voleva qualcosa di proprio come privato. Però come vuole che l’uomo sia retto e si diriga a Dio, aggiunge: però non come voglio io, ma come vuoi tu; come se dicesse: vedi te in me, poiché puoi volere qualcosa di proprio, e se Dio vuole un’altra cosa, questo è concesso all’umana fragilità.

LEONE: Questa voce del capo è la saggezza di tutto il corpo; questa voce istruisce tutti i fedeli, anima tutti i confessori, corona tutti i martiri: infatti chi potrebbe superare gli odi del mondo, i turbini delle tentazioni, i terrori dei persecutori, se Cristo in tutti e per tutti non dicesse al Padre: «Sia fatta la tua volontà?» (v. 42). Imparino dunque questa voce tutti i figli della Chiesa, così che quando incombe l’avversità di qualche violenta tentazione, superato il timore dello spavento ricevano la tolleranza della passione.

ORIGENE: Ma essendosi Gesù allontanato un poco da essi, nemmeno un’ora poterono vegliare in sua assenza: per questo preghiamo che nemmeno per un poco Gesù vada avanti a noi. Segue: E venne dai suoi discepoli e li trovò addormentati.

CRISOSTOMO: Poiché il tempo della notte era tranquillo, e i loro occhi erano appesantiti dalla tristezza.

ILARIO: Dunque dopo che tornò dai discepoli, li trovò addormentati. Rimprovera Pietro, per cui segue: e dice a Pietro: Così non hai potuto vegliare un’ora con me? Dunque prima degli altri rimprovera Pietro per tre cose, poiché a differenza degli altri si era gloriato che non avrebbe patito scandalo.

CRISOSTOMO: Ma poiché anche gli altri dissero la stessa cosa, rimprovera anche la debolezza di tutti: infatti quelli che avevano scelto di morire insieme con Cristo, non avevano potuto nemmeno vegliare con lui.

ORIGENE: Trovandoli poi addormentati, li sveglia con la parola perché odano, e comanda loro di vegliare, dicendo: Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione; in modo che prima vigiliamo, e così vigilando preghiamo. Vigila chi fa opere buone, e agisce sollecitamente per non incorrere in qualche dottrina tenebrosa: così infatti viene esaudita la preghiera di chi vigila.

GIROLAMO: È impossibile che l’anima umana non sia tentata. Quindi non dice Vegliate e pregate perché non siate tentati, ma per non entrare nella tentazione, cioè in modo che la tentazione non vi superi.

ILARIO: Perché poi abbia voluto ammonirli a pregare affinché non entrassero in tentazione lo manifesta dicendo: lo spirito è pronto, ma la carne è debole. E non dice questo di sé stesso, ma rivolgendosi ai discepoli.

GIROLAMO: Questo è contro i temerari, che credono di conseguire tutto ciò che immaginano. E così quanto più confidiamo nel fervore della nostra mente, tanto più dobbiamo temere della nostra propria fragilità.

ORIGENE: Qui si deve considerare se nello stesso modo in cui la carne di tutti è debole, così lo spirito di tutti è pronto, o se la carne di tutti è debole, ma non è pronto anche lo spirito di tutti gli uomini, eccetto quello dei santi; poiché lo spirito degli infedeli è pigro e la loro carne debole. È poi anche debole in un altro modo la carne di quelli il cui spirito si trova pronto, cioè di quelli che mortificano con spirito pronto le opere della carne. Questi dunque il Signore vuole che vigilino e preghino, per non entrare in tentazione, poiché quanto più spirituale è una persona, tanto più sollecita deve essere per non patire grave detrimento nel bene praticato.

REMIGIO: Oppure diversamente. Con queste parole il Salvatore fa conoscere che aveva preso dalla Vergine una vera carne, e che aveva una vera anima: per questo ora dice che il suo spirito è pronto per soffrire, ma la sua carne è debole poiché teme il dolore della passione. Segue: Di nuovo se ne andò una seconda volta e pregò dicendo: Padre mio, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà.

ORIGENE: Credo che quel calice della passione doveva passare da Gesù interamente, però con questa differenza: che se lo avesse bevuto e fosse passato da lui, dopo sarebbe passato anche dal genere umano, mentre se non lo avesse bevuto forse sarebbe passato da lui, però non dagli altri uomini. Voleva pertanto che passasse da lui questo calice della passione, però senza gustare la sua amarezza, se fosse stato possibile quanto alla giustizia di Dio. Se però questo non poteva succedere, preferiva berlo, in modo che così passasse da lui a tutta l’umanità, piuttosto che rifuggire dal berlo contro la volontà del Padre.

CRISOSTOMO: Quando prega una seconda e terza volta, a motivo cioè della debolezza umana, con la quale temeva la morte, certifica che veramente si è fatto uomo. Se infatti una cosa viene fatta una seconda e terza volta, è una dimostrazione specialissima della verità nel linguaggio delle Scritture; per cui Giuseppe disse al Faraone (Gen 41, 32): «Ciò che hai visto per la seconda volta appartiene alla stessa cosa, ed è segno della realtà del tuo sogno».

GIROLAMO: Oppure diversamente. Prega per la seconda volta poiché se Ninive, cioè la Gentilità, non può essere salvata in altro modo, se non si secca l’arbusto, cioè la Giudea, si faccia la volontà del Padre, la quale non è contraria a quella del Figlio, che dice per mezzo del Profeta (39, 9): «Per fare la tua volontà, mio Dio, lo voglio».

ILARIO: Oppure diversamente. Dato che i discepoli dovevano soffrire, prese sopra di sé tutta la debolezza del nostro corpo, e inchiodò sulla croce con sé stesso tutte le cause della nostra debolezza; e per questo non può passare da lui questo calice senza che lo beva, poiché non possiamo patire se non in virtù della sua passione.

GIROLAMO: Cristo solo prega per tutti, così come solo soffre per tutti; segue infatti: E venne di nuovo, e li trovò addormentati; infatti i loro occhi si erano appesantiti. Infatti gli occhi degli Apostoli languiscono e sono oppressi, essendo vicina la negazione.

ORIGENE: E credo che fossero ancora più appesantiti gli occhi dell’anima che quelli del corpo: infatti non era stato ancora loro concesso lo Spirito Santo; per cui non li riprende, ma andandosene ancora pregò, insegnandoci a non venir meno, fino a raggiungere nella preghiera ciò che abbiamo cominciato a chiedere; per cui segue: e lasciatili se ne andò di nuovo e pregò una terza volta dicendo le stesse parole.

GIROLAMO: Pregò una terza volta affinché ogni parola stesse sulla bocca di due o tre testimoni.

RABANO: Oppure il Signore pregò tre volte per conseguirci il perdono dei peccati passati, per difenderci dai mali presenti e per prevenire i pericoli futuri; e anche perché dirigiamo ogni orazione al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; inoltre perché si conservino integri il nostro spirito, la nostra anima e il nostro corpo.

AGOSTINO: Non sarà assurdo intendere anche che Gesù pregò tre volte in ragione delle tre tentazioni che soffrì. Come infatti la tentazione del desiderio è di tre tipi, così anche triplice la tentazione del timore. La paura della morte si oppone all’appetito che esiste nella curiosità, poiché come c’è una certa avidità in questo appetito di conoscere tutte le cose, così nella morte si trova la paura di perdere la loro conoscenza. All’appetito poi dell’onore o della lode si oppone il timore dell’ignominia e degli affronti. All’appetito del piacere infine si oppone il timore del dolore.

REMIGIO: Oppure prega tre volte per gli Apostoli, e soprattutto per Pietro, che lo avrebbe rinnegato tre volte.

VERSETTI 45-46

Allora venne dai suoi discepoli e disse loro: Dormite ormai e riposatevi: ecco, si è avvicinata l’ora, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo: ecco, si è avvicinato chi mi tradirà.

ILARIO: Dopo la frequente orazione, dopo l’andare e venire molte volte, lasciò la paura e riprese la sicurezza, invitando a riposare; per cui si dice: Allora venne dai suoi discepoli e disse loro: Dormite ormai e riposatevi.

CRISOSTOMO: E certamente allora era necessario vigilare; però disse questo per far intendere che non avrebbero potuto sopportare la vista dei mali che stavano per venire, e poiché non necessitava del loro aiuto, dato che conveniva del tutto che fosse consegnato.

ILARIO: Oppure dice questo poiché ormai era sicuro della volontà di suo Padre rispetto ai suoi discepoli, a riguardo della quale aveva detto (v. 42): «Sia fatta la tua volontà», poiché al bere il calice che doveva passare a noi assorbì la debolezza del nostro corpo, la sollecitudine del nostro timore e l’agonia della morte.

ORIGENE: Oppure il sonno con cui domanda ai discepoli di dormire non è quello stesso sonno che più sopra si dice che essi ebbero. Infatti lì li trovò addormentati, non a riposare, ma avendo gli occhi appesantiti; ora invece comanda loro non che dormano semplicemente, ma riposando, affinché si conservi l’ordine, e in primo luogo vegliamo pregando per non entrare in tentazione, e dopo dormiamo e riposiamo. Infatti quando qualcuno trova un luogo adatto per il Signore, un tabernacolo per il Dio di Giacobbe, salga sopra il letto del suo tappeto, e di sonno ai suoi occhi (Sal 131, 3-4). Forse l’anima, non potendo sopportare sempre le fatiche, come trovandosi incurvata, conseguirà qualche riposo senza riprensione, quello che moralmente parlando si chiama sonno, in modo che, avendo questo riposo per qualche tempo, risusciti rinnovata.

ILARIO: Il fatto poi che tornando ad essi e trovandoli addormentati la prima volta li riprenda, la seconda taccia, la terza li mandi a riposare, ha questa ragione: primo, che dopo la risurrezione li troverà dispersi, sfiduciati e impauriti; secondo, che dopo avere inviato lo Spirito Santo li visiterà mentre hanno ancora gli occhi appesantiti per conoscere la libertà del Vangelo, perché, trattenuti per un certo tempo dall’affetto della legge, saranno occupati per il sonno della fede; terzo, che al ritorno della chiarezza riporterà loro la sicurezza e il riposo.

ORIGENE: Dopo che li ebbe svegliati da quel sonno, vedendo nello spirito che si avvicinava Giuda per consegnarlo, benché questi non fosse ancora visto dagli Apostoli, Gesù disse loro: ecco, si è avvicinata l’ora, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori.

CRISOSTOMO: Dicendo: si è avvicinata l’ora, mostra che ciò che avveniva era per disposizione divina; dicendo poi: nelle mani dei peccatori, mostra che ciò era opera della loro nequizia, non che egli fosse soggetto a una colpa.

ORIGENE: Ma anche ora Gesù è consegnato in mano ai peccatori, quando quelli che sembrano credere in Gesù lo hanno nelle loro mani, essendo peccatori. E anche ogniqualvolta il giusto che ha Gesù in sé stesso è consegnato nelle mani dei peccatori, Gesù è consegnato nelle mani dei peccatori.

GIROLAMO: Dopo che pregò per la terza volta e impetrò la correzione del timore degli Apostoli con la conseguente penitenza, sicuro della sua passione si incammina verso i suoi nemici, offrendosi perché lo uccidessero; per cui segue: Alzatevi, andiamo, come se dicesse: non vi trovino timorosi, ma andiamo verso la morte, affinché si vedano la fiducia e il godimento di colui che deve patire; segue infatti: ecco, si è avvicinato colui che mi tradirà.

ORIGENE: Non dice: si è avvicinato a me; infatti il suo traditore non si avvicinava a lui, poiché si era allontanato da lui con i suoi peccati.

AGOSTINO: Sembra però che questo discorso secondo Matteo contraddica sé stesso. In che modo infatti disse: Dormite ormai e riposatevi, e ora aggiunge: Alzatevi, andiamo? Colpiti da questa contraddizione alcuni tentano di intendere le parole: Dormite e riposatevi come un rimprovero, non come una permissione; il che sarebbe giusto se fosse necessario. Ma poiché Marco riferisce che quando disse (11,41): «Dormite e riposatevi», aggiunse: «basta», e poi ancora: «È giunta l’ora; ecco il Figlio dell’uomo sarà consegnato», chiaramente si intende che dopo le parole: Dormite e riposatevi, il Signore fece silenzio per un certo tempo, affinché avvenisse ciò che aveva promesso; e ora dice: ecco, si è avvicinata l’ora. Per cui secondo Marco è stato posto: «Basta», cioè perché vi siete già riposati.

VERSETTI 47-50

Mentre egli ancora parlava, ecco Giuda, uno dei dodici, venne, e con lui molta folla con spade e bastoni, mandati dai principi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Colui che lo tradiva diede loro un segno dicendo: Colui che bacerò è lui, prendetelo. E subito avvicinandosi a Gesù disse: Salve, Maestro. E lo baciò. Gli disse Gesù: Amico, perché sei venuto? Allora si avvicinarono a lui e misero le mani addosso a Gesù e lo presero.

GLOSSA: Poiché sopra è stato detto che il Signore si presentava spontaneamente ai suoi persecutori, l’Evangelista spiega di conseguenza il modo in cui fu preso da essi; per cui si dice: Mentre egli ancora parlava, ecco Giuda, uno dei dodici, venne.

REMIGIO: uno, cioè per numero, non per merito. Disse questo per dimostrare l’enormità del crimine di colui che da Apostolo si era convertito in traditore. Segue: e con lui molta folla con spade e bastoni. L’Evangelista, per manifestare che era l’invidia la causa della sua cattura, aggiunge: mandati dai principi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo.

ORIGENE: Uno può dire che, dato che erano molti i credenti in Gesù, furono anche molti quelli che si riunirono contro di lui, timorosi che la moltitudine dei primi lo strappasse loro di mano; ma io penso che ci fu anche un altro motivo, poiché, dato che credevano che fosse solito cacciare i demoni in nome di Beelzebul, si immaginavano che egli sarebbe sfuggito con arte diabolica. Ci sono anche adesso molti che militano contro Gesù con le spade spirituali, cioè con le varie e diverse dottrine su Dio. Segue: Colui che lo tradiva diede loro un segno dicendo: Colui che bacerò è lui, prendetelo. Vale poi la pena di esaminare perché, essendo Gesù conosciuto da tutti gli abitanti della Giudea, diede loro questo segno come se non lo conoscessero. Però sappiamo per tradizione che non solo ci furono in lui due forme, cioè una secondo la quale tutti lo vedevano, e un’altra che si ebbe quando si trasfigurò davanti ai discepoli sul monte, ma che anche si mostrava a ognuno secondo quanto meritava, come è scritto che succedeva con la manna, che aveva un sapore diverso secondo l’uso che di essa si faceva. Così il Verbo di Dio non si mostra a tutti nello stesso modo. Dunque per questa sua trasfigurazione c’era bisogno di un segno.

CRISOSTOMO: Oppure diede loro un segno poiché, essendo stato trattenuto molte volte dagli stessi, passava senza che lo conoscessero, come sarebbe successo allora se avesse voluto. Segue: E subito avvicinandosi a Gesù disse: Salve, Maestro. E lo baciò.

RABANO: Il Signore riceve il bacio del traditore, non per insegnarci a simulare, ma affinché non sembri fuggire il tradimento.

ORIGENE: Se però qualcuno domanda perché mai Giuda tradì Gesù per mezzo di un bacio, direi che secondo alcuni ciò accadde poiché volle conservare questa forma di rispetto verso il suo maestro, non azzardandosi a gettarsi sopra di lui, e secondo altri fece questo temendo che, se si presentava qualche nemico scoperto, avrebbe dato motivo che sparisse. Io poi dico che tutti i traditori della verità usano il bacio, fingendo di amarla. Inoltre tutti gli eretici, come anche Giuda, chiamano Gesù Maestro. Gesù però risponde mansuetamente, per cui segue: Gli disse Gesù: Amico, perché sei venuto? Dice Amico mostrando la sua falsità: infatti non troviamo nella Scrittura nessuno dei buoni chiamato così; al cattivo invece si dice (22, 11): «Amico, in che modo sei entrato qui?», e (20, 13): «Amico, non ti faccio torto».

AGOSTINO: Dice poi: perché sei venuto? Come se dicesse: baci e tendi insidie; so perché sei venuto; ti fingi amico mentre sei un traditore.

REMIGIO: Oppure: Amico, perché sei venuto? Sottintendendo: fa’ ciò che vuoi fare. Segue: Allora si avvicinarono a lui e misero le mani addosso a Gesù e lo presero. Allora, cioè quando egli lo permise: spesso infatti vollero, ma non poterono.

RABANO [AGOSTINO]: Esulta, o Cristiano, poiché nel traffico dei tuoi nemici hai vinto tu: ciò che Giuda vendette e il Giudeo comprò, tu l’hai acquistato.

VERSETTI 51-54

Ed ecco, uno di questi che erano con Gesù, stendendo la mano, estrasse la sua spada e colpendo un servo del principe dei sacerdoti gli amputò un orecchio. Allora Gesù gli disse: Riponi la tua spada nel suo luogo; infatti tutti quelli che prenderanno la spada periranno di spada. O pensi che io non possa pregare il Padre mio che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? In che modo dunque si adempiranno le Scritture, poiché così deve accadere?

CRISOSTOMO: Secondo quanto riferisce Luca (22, 36), il Signore aveva detto ai suoi discepoli nella cena: «Chi ha un sacco prenda anche la bisaccia, e chi non l’ha venda la sua tunica e comperi una spada»; e i discepoli risposero: «Ecco qui due spade». Era conveniente che li ci fossero delle spade, poiché dovevano mangiare l’agnello pasquale. Udendo poi che sarebbero venuti i persecutori a prendere Cristo, nell’uscire dalla cena si armarono di spade, come se dovessero combattere in sua difesa contro i suoi nemici: per cui qui si dice: Ed ecco, uno di questi che erano con Gesù, stendendo la mano estrasse la sua spada.

GIROLAMO: In un altro Vangelo (Gv 18, 10) si legge che questo lo fece Pietro, con il coraggio con cui fece le altre cose; per cui segue: e colpendo un servo del principe dei sacerdoti gli amputò un orecchio. Questo servo, chiamato Malco, a cui fu tagliato l’orecchio destro, significa re caduto del popolo Giudeo, e venne a essere lo schiavo dell’empietà e dell’avarizia dei sacerdoti; perdette l’orecchio destro, rimanendogli solo il sinistro, perché udisse le vane parole della legge.

ORIGENE: Infatti, sebbene sembri che ora odono la legge, con l’orecchio sinistro non odono altro che l’ombra della tradizione sulla legge, e non la verità. Il popolo delle Genti invece è significato da Pietro, e per il fatto stesso che credettero in Cristo furono causa del fatto che fosse tolta ai Giudei la retta interpretazione della legge.

RABANO: Oppure, Pietro non privò i credenti dell’intelligenza della verità, però come esecutore della giustizia di Dio privò di essa i negligenti, mentre a quelli di quel popolo che credettero, essa fu restituita come prima dalla divina misericordia.

ILARIO: Oppure diversamente. Viene tagliato dall’Apostolo l’orecchio del servo del principe dei sacerdoti, cioè del popolo che serviva ai sacerdoti; così dal discepolo di Cristo viene tagliato l’udito disobbediente, e ciò che non era capace di udire la verità viene amputato.

LEONE: Il Signore non permette che il pio moto dello zelante Apostolo vada oltre, per cui segue: Allora Gesù gli disse: Riponi la tua spada nel suo luogo. Era infatti contro il mistero della nostra redenzione che colui che era venuto a morire per tutti non volesse essere preso. Dà dunque a coloro che infierivano contro di lui la licenza di incrudelire, affinché, rimandato il trionfo della croce gloriosa, non avvenisse che la dominazione diabolica si allungasse e la prigionia umana durasse di più.

RABANO: Bisognava poi che l’autore della grazia insegnasse con il suo esempio la pazienza ai fedeli e li istruisse a sopportare con forza le avversità piuttosto che incitare alla vendetta.

CRISOSTOMO: Per persuadere i suoi discepoli aggiunge una minaccia, dicendo: infatti tutti quelli che prenderanno la spada periranno di spada.

AGOSTINO: Cioè chiunque farà uso della spada. Ora, fa uso della spada chi, senza un’autorità superiore o una legittima potestà che comanda o concede, si arma per spargere sangue. Infatti, benché il Signore avesse comandato ai suoi discepoli di armarsi, non aveva loro comandato di ferire. Che cosa c’era dunque di indegno nel fatto che Pietro, dopo questo gesto, sia stato fatto pastore della Chiesa, come Mosè, dopo aver ucciso l’Egiziano, fu fatto principe della Sinagoga? Ambedue infatti superarono la regola non per detestabile inumanità, ma per zelo e odio verso l’ingiustizia: l’uno per amore di un suo fratello, l’altro, benché ancora carnale, per amore del suo Signore.

ILARIO: Tuttavia non sempre quelli che usano la spada sono soliti perire di spada; infatti molti sono vittime di febbri o di altri accidenti benché, per il fatto di essere giudici o per la necessità di resistere ai briganti, abbiano usato la spada. E se, secondo la sua sentenza, chiunque usa la spada da essa deve essere ucciso, giustamente essa veniva brandita per uccidere quelli che si servivano di essa per commettere un crimine.

GIROLAMO: Con che spada dunque sarà ucciso colui che si arma di essa? Certamente con quella di fuoco che brilla davanti al paradiso, e con quella spada spirituale che si descrive nell’armatura divina.

ILARIO: Il Signore comando di inguainare la spada poiché egli era colui che doveva ucciderli, non con una spada materiale, ma con quella della sua parola.

REMIGIO: Oppure diversamente. Chi usa la spada per uccidere un uomo, è egli stesso la prima vittima della sua ingiustizia.

CRISOSTOMO: Non solo trattenne i discepoli minacciandoli con la pena, ma anche manifestando che si consegnava volontariamente; per cui segue: O pensi che io non possa pregare il Padre mio che mi darebbe subito più di dodici legioni di Angeli? Dato che aveva lasciato vedere le molte debolezze della sua umanità, sarebbe sembrato che non dicesse cose credibili se avesse detto che poteva disperderli; per questo dice: O pensi che io non possa, ecc.

GIROLAMO: Come se dicesse: non ho bisogno dell’aiuto dei dodici Apostoli, anche se tutti mi difenderebbero, potendo avere dodici legioni dell’esercito angelico. Una legione, presso gli antichi, si componeva di seimila uomini; da dodici legioni dunque risultano settantaduemila Angeli, tanti quante le lingue in cui sono divise le nazioni.

ORIGENE: Con ciò poi si dimostra che le legioni della milizia celeste sono secondo le legioni della milizia umana, e combattono contro le legioni dei demoni, poiché ogni malizia si intende formata contro dei nemici. Però non diceva questo come necessitando dell’aiuto degli Angeli, ma secondo la stima di Pietro che voleva portargli aiuto. Infatti sono gli Angeli ad avere bisogno dell’aiuto dell’unigenito Figlio di Dio, piuttosto che lui del loro.

REMIGIO: Possiamo anche intendere per Angeli l’esercito dei Romani: infatti con Tito e Vespasiano tutte le lingue insorsero contro la Giudea, e si adempì quanto scritto: «Poiché tutta la terra combatterà per lui contro gli insensati» (Sap 5, 21).

CRISOSTOMO: Però non solo con questo elimina il timore dei discepoli, ma anche perché introduce nel mezzo del discorso le Scritture, dicendo: In che modo dunque si adempiranno le Scritture, poiché così deve accadere?

GIROLAMO: Questa sentenza mostra un animo pronto a patire: la qual cosa inutilmente avrebbero annunciato i Profeti se il Signore non l’avesse confermata con la sua passione.

VERSETTI 55-58

In quell’ora Gesù disse alla folla: Come verso un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi: ogni giorno sedevo presso di voi insegnando nel tempio, e non mi avete preso. Ma tutto questo è accaduto affinché si adempissero le Scritture dei Profeti. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Ma quelli, tenendo Gesù, lo condussero da Caifa, principe dei sacerdoti, dove si erano radunati gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo seguiva da lontano fino all’atrio del principe dei sacerdoti; ed entrato sedeva con i servi, per vedere la fine.

ORIGENE: Dopo che disse a Pietro (v. 52): «Riponi la tua spada», il che è segno di pazienza; dopo avere anche riparato l’orecchio amputato, come dice un altro Evangelista, il che era indizio di somma benignità e di potere divino, si aggiunge: In quell’ora Gesù disse alla folla; in modo che se non ricordano i benefici passati, almeno riconoscano quelli presenti: Come verso un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi.

REMIGIO: Come se dicesse: l’ufficio del brigante è di nuocere e stare nascosto; ora, io non ho nuociuto a nessuno, ma ho sanato molti, e ho sempre insegnato nelle sinagoghe; e questo è ciò che si aggiunge: ogni giorno sedevo presso di voi insegnando nel tempio, e non mi avete preso.

GIROLAMO: Come se dicesse: è stolto cercare con spade e bastoni uno che si consegna nelle vostre mani; e cercare come latitante, nella notte e per mezzo di un traditore, uno che ogni giorno insegna nel tempio.

CRISOSTOMO: Non lo presero nel tempio poiché non osavano a motivo della folla; per cui anche il Signore uscì fuori, in modo da dar loro la possibilità di prenderlo in base al luogo e al tempo. Con ciò dunque insegna che se non lo avesse permesso volontariamente, mai avrebbero potuto prenderlo. Poi l’Evangelista risolve la questione del perché il Signore ha voluto essere preso, quando soggiunge: Ma tutto questo è accaduto affinché si adempissero le Scritture dei Profeti.

GIROLAMO: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi» (Sal 21, 17) e «È stato condotto come un agnello al macello» (Is 53, 7), e in un altro luogo: «Dalle iniquità del mio popolo è stato condotto alla morte» (53, 5-8).

REMIGIO: Poiché infatti tutti i Profeti predissero la passione di Cristo, così non ha posto una testimonianza precisa, ma dice in generale che si sono adempiuti i vaticini di tutti i Profeti.

CRISOSTOMO: I discepoli, che quando il Signore fu preso rimasero, quando disse queste cose alla folla fuggirono; per cui segue: Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Sapevano infatti che ormai non era più possibile sfuggire, dato che egli si consegnava loro volontariamente.

REMIGIO: In questo fatto tuttavia si dimostra la fragilità degli Apostoli: coloro infatti che per l’ardore della fede avevano promesso di morire con lui, ora per la paura fuggono, immemori della loro promessa. E ciò lo vediamo compiersi anche in coloro che per amore di Dio promettono di fare grandi cose, e dopo non le compiono; tuttavia non devono disperare, ma risorgere con gli Apostoli e rinsavire con la penitenza.

RABANO: Misticamente poi come Pietro, che lavò la colpa del rinnegamento con le lacrime della penitenza, mostra il recupero di coloro che cadono nel martirio; così gli altri discepoli fuggendo insegnano la cautela di fuggire a coloro che si sentono meno idonei a tollerare i supplizi. Segue: Ma quelli, tenendo Gesù, lo condussero da Caifa, principe dei sacerdoti.

AGOSTINO: Tuttavia prima fu condotto da Anna, suocero di Caifa, come dice Giovanni: e fu condotto legato, poiché in quella folla c’era un tribuno e una coorte, come ricorda Giovanni.

GIROLAMO: Riferisce poi Giuseppe [Flavio] che questo Caifa aveva comperato per quell’anno solo il pontificato, sebbene Mosè per comando divino avesse stabilito che i pontefici succedessero ai padri di generazione in generazione. Non c’è dunque da meravigliarsi che un pontefice iniquo giudichi iniquamente.

RABANO [GLOSSA]: Anche il nome conviene all’azione: Caifa, cioè investigatore, o sagace nel compiere la propria nequizia, o vomitante con la bocca, poiché fu impudente nel proferire la menzogna, e a perpetrare l’omicidio. Lo condussero dunque là affinché facessero tutto con il consiglio; per cui segue: dove si erano radunati gli scribi e gli anziani.

ORIGENE: Dove c’è Caifa, principe dei sacerdoti, lì si radunano gli Scribi, cioè i letterati che insegnano la lettera che uccide; e gli anziani non nella verità, ma nella vetustà della lettera. Segue: Pietro intanto lo seguiva da lontano; infatti non poteva seguirlo da vicino, ma da lontano, senza tuttavia lasciarlo del tutto.

CRISOSTOMO: Infatti era grande il fervore di Pietro, che pur avendo visto gli altri fuggire, non fuggì, ma restò, ed entrò. Se poi entrò anche Giovanni, tuttavia era conosciuto dal principe dei sacerdoti. Seguiva tuttavia da lontano, poiché stava per rinnegare il Signore.

REMIGIO [RABANO]: Infatti non avrebbe potuto rinnegarlo se fosse stato vicino al Signore. Con ciò si mostra anche che Pietro avrebbe seguito il Signore che andava alla passione, cioè l’avrebbe imitato.

AGOSTINO: Significa anche la Chiesa che avrebbe seguito, cioè imitato, la passione del Signore, ma molto diversamente: infatti la Chiesa patisce per sé stessa, mentre lui per la Chiesa. Segue: ed entrato sedeva con i servi, per vedere la fine.

GIROLAMO: O per l’amore del discepolo, o per umana curiosità, desiderava sapere come il sacerdote avrebbe giudicato il Signore: se lo avrebbe condannato a morte, oppure lasciato andare dopo averlo fatto flagellare.

VERSETTI 59-68

I principi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per consegnarlo alla morte, e non la trovarono, pur essendosi presentati molti falsi testimoni. Ma alla fine vennero due falsi testimoni e dissero: Costui ha detto: Posso distruggere il tempio di Dio e in tre giorni ricostruirlo. Il principe dei sacerdoti alzatosi gli disse: Non rispondi nulla alle cose che questi attestano contro di te? Ma Gesù taceva. Il principe dei sacerdoti gli disse: Ti scongiuro per il Dio vivo che tu ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Gli dice Gesù: Tu l’hai detto; anzi io vi dico che d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo che siede alla destra della potenza di Dio e che viene sulle nubi del cielo. Allora il principe dei sacerdoti si strappò le vesti dicendo: Ha bestemmiato: che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia: che ve ne pare? Quelli rispondendo dissero: È reo di morte. Allora gli sputarono in faccia e gli diedero dei pugni, altri invece lo schiaffeggiarono dicendo: Indovina, Cristo, chi è che ti ha percosso?

CRISOSTOMO: Radunati i principi dei sacerdoti, tutta la conventicola pestilenziale voleva dare forma di giudizio alle sue insidie; per cui si dice: I principi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per consegnarlo alla morte. Però che il tribunale fosse incompetente e tutto tumulto e confusione si manifesta da ciò che segue: e non la trovarono, pur essendosi presentati molti falsi testimoni.

ORIGENE: Le false testimonianze hanno luogo infatti quando sono presentate con un certo colore. Però nessun colore si trovava nelle menzogne che proferivano contro Gesù, benché fossero molti coloro che volevano ingraziarsi i principi dei sacerdoti; e da ciò risulta una grande gloria per Gesù, che tanto irreprensibilmente parlò e operò dappertutto che neanche gli uomini più cattivi e astuti poterono trovare alcuna apparenza di una cosa degna di riprensione. Segue: Ma alla fine vennero due falsi testimoni e dissero: Costui ha detto: Posso distruggere il tempio di Dio e in tre giorni ricostruirlo.

GIROLAMO: Come possono essere falsi testimoni se dicono quelle stesse cose che leggiamo che disse il Signore? Ma è falso il testimone che non dà a ciò che è detto il suo vero senso. Il Signore infatti aveva parlato del tempio del suo corpo, però essi nelle loro stesse parole lo calunniano aggiungendo ogni tanto qualcosa perché risulti giustificata l’accusa. Il Salvatore aveva detto (Gv 2, 19): «Distruggete questo tempio», ed essi mutano le parole e dicono: Posso distruggere il tempio di Dio. Voi, dice, distruggete, io no, poiché è illecito attentare a noi stessi. Poi essi cambiano: e in tre giorni ricostruirlo, affinché sembrasse che parlava del tempio giudaico; però il Signore, per manifestare che parlava del tempio vivo e animato, aveva detto: «E io in tre giorni lo risusciterò». Altro è riedificare, altro risuscitare.

CRISOSTOMO: Ma perché non addussero l’accusa della trasgressione del sabato? Poiché molte volte li aveva confutati su questo punto.

GIROLAMO: L’ira precipitosa e l’impazienza, non trovando luogo alla calunnia, fecero saltare dal suo trono il pontefice, cosi che il moto del corpo mostrasse la furia della mente, per cui segue: Il principe dei sacerdoti alzatosi gli disse: Non rispondi nulla alle cose che questi attestano contro di te?

CRISOSTOMO: Disse questo volendo obbligare Gesù a dare una risposta per coglierlo in fallo. Era dunque inutile ogni risposta di scusa, che non sarebbe stata accettata da nessuno; quindi segue: Ma Gesù taceva: infatti quella era solo una farsa di giudizio, poiché in verità non era se non un’invasione di briganti come in una caverna; per questo tace.

ORIGENE: Da ciò impariamo a disprezzare i calunniatori e i falsi testimoni, così da ritenere nemmeno degni di risposta quelli che dicono cose non convenienti verso di noi, soprattutto dove è più libero e forte tacere che difendersi senza alcun vantaggio.

GIROLAMO: Sapeva infatti, essendo Dio, che tutto ciò che avrebbe detto l’avrebbe volto a calunnia. Quanto più dunque Gesù taceva di fronte ai falsi testimoni indegni di una sua risposta, e agli empi sacerdoti, tanto più il pontefice vinto dal furore lo provoca a una risposta, in modo da prendere motivo di accusa da qualsiasi occasione del discorso; per cui segue: Il principe dei sacerdoti gli disse: Ti scongiuro per il Dio vivo che tu ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

ORIGENE: Nella legge troviamo talvolta l’uso dello scongiuro; ritengo però che non ci sia bisogno per un uomo che vuole vivere secondo il Vangelo, di scongiurare un altro: se infatti non è lecito giurare, nemmeno scongiurare. Ma anche chi vede Gesù che comanda ai demoni, e dà ai discepoli il potere sopra i demoni, dirà che secondo il potere dato dal Salvatore non è lecito scongiurare i demoni. Ora, il principe dei sacerdoti faceva peccato insidiando Gesù, e quindi imitava il proprio padre che due volte interrogò dubbiosamente il Salvatore (4, 3, 6): «Se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». Per cui si può dire rettamente che dubitare del Figlio di Dio, se egli sia il Cristo, è opera del diavolo. Ora, non conveniva che il Signore rispondesse allo scongiuro del principe dei sacerdoti, come patendo violenza; per cui non negò di essere il Figlio di Dio, né manifestamente lo confessò; per cui segue: Gli dice Gesù: Tu l’hai detto. Infatti non era degno dell’insegnamento di Cristo: per cui non lo istruisce, ma prendendo la parola della sua bocca la volge a suo rimprovero. Segue: anzi io vi dico che d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo che siede alla destra della potenza di Dio. A me sembra che la sessione del Figlio dell’uomo indichi una certa fermezza regale; quindi presso la potenza di Dio, che solo è la potenza, è fondato colui che ha ricevuto ogni potere dal Padre, come in cielo così in terra. Ci sarà un tempo in cui i suoi stessi nemici vedranno questa fondazione, il che ha iniziato a compiersi dal tempo disposto da Dio. Oppure poiché secondo la durata eterna che è presso Dio, dalla fondazione del mondo fino alla fine è un solo giorno; nulla di strano dunque se qui il Salvatore dice: d’ora innanzi, mostrando che c’è uno spazio brevissimo fino alla fine; e profetizzava non solo che lo avrebbero visto sedere alla destra della potenza, ma anche veniente sulle nubi del cielo; per cui segue: e che viene sulle nubi del cielo. Queste nubi sono i Profeti e gli Apostoli di Cristo, ai quali comanda di piovere quando è necessario; e sono nubi del cielo non passeggere, come portanti un’immagine celeste; e sono degne di essere sede di Dio, quali eredi di Dio e coeredi di Cristo.

GIROLAMO: Il pontefice dunque che il furore aveva scosso dal suo soglio straccia i suoi vestiti per l’impulso della sua ira; per cui segue: Allora il principe dei sacerdoti si strappò le vesti dicendo: Ha bestemmiato. È infatti costume giudaico strapparsi le vesti quando si ode qualche bestemmia contro Dio.

CRISOSTOMO: Ciò dunque fece per rendere più grave l’accusa, e per esprimere con fatti ciò che diceva la parola.

GIROLAMO: Il fatto di strappare le sue vesti dimostrò che i Giudei avevano perso la loro dignità sacerdotale, e che era vacante la sede del pontefice. Infatti con lo strappare delle vesti ruppe il velo della legge con cui si copriva.

CRISOSTOMO: Avendo dunque stracciato le sue vesti, non pronuncia da sé stesso la sentenza, ma cerca di far cadere la responsabilità sugli altri domandando: che ve ne pare? Come si è soliti domandare contro i rei confessi di bestemmia manifesta e trattando l’uditore come costringendolo e facendogli violenza per proferire la sentenza, lo prevenne dicendo: che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia. Quale fu dunque quella bestemmia? Infatti prima (22, 44) aveva detto al gruppo riunito: «Il Signore ha detto al mio Signore, siedi alla mia destra»: e diede loro l’interpretazione e tacquero, né più lo contraddissero: perché dunque adesso chiamano bestemmia ciò che è stato detto? Segue: Quelli rispondendo dissero: E’ reo di morte, erano gli stessi quelli che accusavano, quelli che discutevano e quelli che proferivano la sentenza.

ORIGENE: Quanto credi che fu grande l’errore di condannare a morte la stessa vita principale fra tutte le vite, e non badare alla testimonianza di tanti risuscitati dalla fonte dalla quale fluiva la vita di tutti?

CRISOSTOMO: Come i cacciatori quando trovano la preda, così manifestavano il loro cieco furore. Segue: Allora gli sputarono in faccia e gli diedero dei pugni.

GIROLAMO: Affinché si compisse ciò che fu detto (Is 50, 6): «Ho dato la mia guancia agli schiaffi, e non ho sottratto il mio volto alla confusione degli sputi». Segue: altri invece lo schiaffeggiarono dicendo: Indovina, Cristo, chi è che ti ha percosso?

GLOSSA: Come scherno si dice questo a colui che voleva essere chiamato profeta dei popoli.

GIROLAMO: Era stolto rispondere a quelli che colpivano e profetizzare a quelli che percuotevano, poiché appariva manifesta la loro follia.

CRISOSTOMO: Considera come l’Evangelista con somma diligenza espone quelle cose che apparivano degne della massima riprovazione, non nascondendo o coprendo nulla, ma ritenendo la massima gloria che il dominatore di tutto il mondo sostenesse per noi tali cose. Leggiamo questo continuamente, scriviamolo nella nostra mente e gloriamoci in queste cose.

AGOSTINO: Ciò poi che è detto: gli sputarono in faccia, significava quelli che respingono la presenza della grazia. Parimenti è come se gli dessero dei pugni coloro che antepongono a lui i loro onori; gli danno schiaffi in faccia coloro che accecati dalla perfidia affermano che egli non è venuto, come volendo sterminare e rifiutare la sua presenza.

VERSETTI 69-75

Pietro sedeva fuori nell’atrio e gli si avvicinò una serva dicendo: Anche tu eri con Gesù galileo; ma egli nego davanti a tutti dicendo: Non so che cosa dici. Uscendo poi dalla porta lo vide un’altra serva e disse a quelli che erano là: Anche questo era con Gesù Nazareno; e di nuovo negò con giuramento: Non conosco quell’uomo. Poco dopo i presenti si accostarono e dissero a Pietro: Veramente tu sei di quelli; infatti anche la tua parlata ti rende manifesto. Allora cominciò a imprecare e giurare che non conosceva quell’uomo, e subito il gallo cantò. Pietro si ricordò della parola di Gesù che aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito fuori pianse amaramente.

AGOSTINO: Fra i predetti affronti del Signore ebbe luogo il triplice rinnegamento di Pietro, che non tutti gli Evangelisti riferiscono nel medesimo ordine. Infatti Luca spiega per prima la tentazione di Pietro, e solo dopo gli affronti del Signore; invece Matteo e Marco li ricordano per primi, e poi riferiscono la tentazione di Pietro. Così infatti qui si dice: Pietro sedeva fuori nell’atrio.

GIROLAMO: Sedeva fuori, per vedere la fine della cosa, e non si avvicinava a Gesù, affinché non nascesse nei servi qualche sospetto.

CRISOSTOMO: Quello che, quando vide solo prendere il Maestro, si infiammò in modo da sguainare la spada e tagliare l’orecchio, all’udire gli oltraggi contro Cristo diventa negatore, e non resiste alle minacce di una vile serva; segue infatti: e gli si avvicinò una serva dicendo: Anche tu eri con Gesù galileo.

RABANO: Perché per prima lo scoprì una serva, essendoci tanti uomini che potevano riconoscerlo, se non perché si vedesse che anche questo sesso peccava nella morte del Signore, per essere redento dalla sua passione? Segue: ma egli negò davanti a tutti dicendo: Non so che cosa dici. Negò apertamente davanti a tutti, poiché ebbe paura di manifestarsi; rispose di non sapere ciò che si diceva, poiché non voleva ancora morire per il Salvatore.

LEONE: Come appare, fu permesso che egli esitasse affinché fosse fondato nel principe della Chiesa il rimedio della penitenza, e nessuno osasse confidare nella propria virtù, quando nemmeno il beato Pietro sfuggì al pericolo della mutevolezza.

CRISOSTOMO: Non nega una volta sola, ma anche una seconda e una terza in breve tempo; per cui segue: Uscendo poi dalla porta lo vide un’altra serva e disse a quelli che erano là: Anche questo era con Gesù Nazareno.

AGOSTINO: Si intende che quando uscì fuori, avendo già negato una volta, il gallo cantò una prima volta, come dice Marco.

CRISOSTOMO: Per mostrare che nemmeno il canto del gallo lo trattenne dalla negazione, né gli fece ricordare la sua promessa.

AGOSTINO: Non negò però fuori davanti alla porta, ma quando ritornò al fuoco, né l’altra serva era uscita e lo vide fuori, ma, essendo uscito, lo vide, cioè quando si alzò e uscì, se ne accorse e disse a quelli che erano là, cioè stavano insieme intorno al fuoco nell’atrio: Anche questo era con Gesù Nazareno. Egli, che era uscito, udito ciò ritornò, come per scusarsi negando. Oppure, il che è più credibile, non udì quanto era stato detto di lui quando uscì fuori, e dopo che ritornò gli fu detto ciò che ricorda Luca. Segue: e di nuovo negò con giuramento: Non conosco quell’uomo.

GIROLAMO: So che alcuni per pio affetto verso l’Apostolo Pietro interpretano questo passo dicendo che Pietro ha rinnegato l’uomo, non Dio, e il senso sarebbe questo: non conosco l’uomo, poiché conosco Dio. Quanto ciò sia frivolo il lettore prudente lo intende: se infatti egli non negò, allora ha mentito il Signore che aveva detto (v. 34); «Tu mi rinnegherai tre volte».

RABANO: In questa negazione di Pietro diciamo che non solo rinnega Cristo chi dice che egli non è il Cristo, ma chi, pur essendolo, nega di essere Cristiano.

AGOSTINO: Guardiamo ora la terza negazione; segue infatti: Poco dopo i presenti si accostarono e dissero a Pietro: Veramente tu sei di quelli. Luca invece dice (22, 59): «Passata quasi un’ora»; e per convincerlo aggiungono di conseguenza: infatti anche la tua parlata ti rende manifesto.

GIROLAMO: Non perché Pietro parlasse un’altra lingua, o una lingua straniera: infatti tutti erano Ebrei, sia chi rimproverava sia chi era rimproverato, ma poiché ogni provincia o regione aveva delle sue proprietà, e non si poteva evitare il suono vernacolo del parlare.

REMIGIO [RABANO]: Vedi poi come siano cattivi i colloqui degli uomini malvagi: essi infatti costrinsero Pietro a rinnegare il Signore, che prima aveva confessato quale Figlio di Dio; segue infatti: Allora cominciò a imprecare e giurare che non conosceva quell’uomo.

RABANO: Osserva che per prima cosa dice (v. 70): «Non so che cosa dici»; poi nega con giuramento; infine cominciò a imprecare e giurare che non conosceva quell’uomo. Perseverare nel peccato è un’aggravante, e chi disprezza le cose minime cade nelle maggiori.

REMIGIO [RABANO]: Spiritualmente poi il fatto che Pietro rinnegò prima del primo canto del gallo designa coloro che prima della risurrezione non credevano che egli era Dio, essendo stati turbati dalla sua morte. Il fatto invece che rinnegò dopo il canto del gallo designa quelli che sbagliano in entrambe le nature del Signore, sia secondo Dio che secondo l’uomo. Con la prima serva si designa la cupidigia, con la seconda il piacere carnale, con i presenti vengono intesi i demoni: da essi infatti gli uomini vengono tratti alla negazione di Cristo.

ORIGENE: Oppure nella prima serva si intende la sinagoga dei Giudei, che spesso spinsero i fedeli a rinnegare; nella seconda l’assemblea delle Genti, che pure perseguitarono i Cristiani; in quelli che stavano nell’atrio i ministri delle diverse eresie.

AGOSTINO: Pietro negò tre volte; infatti anche l’errore degli eretici su Cristo termina a tre generi: o alla divinità, o all’umanità, o ad ambedue, sulle quali si ingannano.

RABANO: Dopo la terza negazione segue il canto del gallo; e ciò è quanto aggiunge: e subito il gallo cantò; con esso si intende il Dottore della Chiesa, che riprendendo i sonnolenti dice (1 Cor 15, 34): «Vegliate, giusti, e non peccate». Ora, la Sacra Scrittura suole designare il merito delle cause mediante lo stato dei tempi: per cui Pietro, che peccò nel mezzo della notte, si penti al canto del gallo; per cui segue: E Pietro si ricordò della parola di Gesù che aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte».

GIROLAMO: Nel Vangelo leggiamo che dopo la negazione di Pietro e il canto del gallo il Salvatore guardò Pietro, e con il suo sguardo lo spinse a lacrime amare: infatti non poteva accadere che rimanesse nelle tenebre della negazione colui che aveva visto la luce del mondo; per cui anche qui segue: E uscito fuori pianse amaramente. Sedendo infatti nell’atrio di Caifa non poteva fare penitenza, per cui esce fuori dall’assemblea degli empi e lava con amaro pianto la sporcizia della pavida negazione.

LEONE: Felici, o Apostolo santo, le tue lacrime, che ebbero la virtù del santo battesimo per sciogliere la colpa della negazione. Intervenne infatti la destra del Signore Gesù Cristo, che ti prese mentre scivolavi prima che cadessi; e così hai ricevuto la fermezza di stare in piedi nello stesso pericolo di cadere. Pietro infatti tornò ben presto alla solidità, come ricevendo la fortezza: così che colui che prima era atterrito dalla passione di Cristo, nel suo proprio supplizio poi non temette, ma rimase costante.

CAPITOLO 27

VERSETTI 1-5

Venuto il mattino, tutti i principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per consegnarlo alla morte. E messolo in catene lo consegnarono al governatore Ponzio Pilato. Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che era stato condannato, pentitosi riportò le trenta monete d’argento ai principi dei sacerdoti e agli anziani dicendo: Ho peccato tradendo sangue giusto. Ma quelli dissero: Che importa a noi? Veditela tu. E gettate le monete nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.

AGOSTINO: L’Evangelista aveva intessuto anteriormente la sua narrazione riferendo quelle cose che accaddero al Signore fino al mattino, però poi ritornò al tempo anteriore per riferire la negazione di Pietro, terminata la quale riannoda la narrazione agli accadimenti dell’alba, e questo è quanto dice: Venuto il mattino, tutti i principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per consegnarlo alla morte.

ORIGENE: Credevano che con la morte si sarebbero estinte la dottrina e la fede in quelli che credettero in lui come Figlio di Dio. Insistendo poi nei loro progetti, legarono Gesù, che slegava gli altri; per cui segue: E messolo in catene lo consegnarono al governatore Ponzio Pilato.

GIROLAMO: Osserva la sollecitudine dei sacerdoti, che passarono in veglia tutta la notte per commettere il loro omicidio, e consegnarono legato Gesù a Pilato, poiché avevano il costume di consegnare legati davanti al giudice coloro che condannavano a morte.

RABANO: Però si deve notare che non fu allora la prima volta che lo legarono, ma che già poco prima lo avevano fatto nell’orto, come dice Giovanni.

CRISOSTOMO: Non lo uccisero occultamente, poiché volevano distruggere la sua gloria, in ragione del fatto che molti lo ammiravano, e per questo si impegnarono a ucciderlo pubblicamente e davanti a tutti; e a questo fine lo portarono davanti al governatore.

GIROLAMO: Vedendo dunque Giuda il Signore condannato a morte, riportò ai sacerdoti il prezzo, come se fosse in loro arbitrio il cambiare la sentenza; per cui segue: Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che era stato condannato, pentitosi riportò le trenta monete d’argento ai principi dei sacerdoti e agli anziani dicendo: Ho peccato tradendo sangue giusto.

ORIGENE: Mi rispondano quelli che inventano certe favole sulla natura; perché Giuda, riconoscendo il suo peccato, disse: Ho peccato tradendo sangue giusto, se non per la buona semente di intelligenza e virtù che Dio seminò in ogni anima razionale? Giuda non la coltivò, e per questo cadde in tale peccato. Se poi c’è un uomo di natura tale da poter perire, tale fu Giuda più degli altri. Se avesse detto questo dopo la risurrezione di Cristo, forse lo avrebbe detto obbligato a pentirsi del suo peccato in forza della stessa risurrezione. Ma ora, vedendo che Gesù era stato consegnato a Pilato, si penti forse ricordandosi di ciò che Gesù aveva detto ripetutamente riguardo alla sua futura risurrezione. Forse anche Satana, che era entrato in lui, lo incalzò finché non consegnò Gesù a Pilato; poi fece quanto voleva, uscì da lui, e lasciandolo egli poté pentirsi. Però come vide Giuda che Gesù era stato condannato se ancora non era stato interrogato da Pilato? Forse qualcuno dirà che nella sua immaginazione vide il risultato del processo in base a quanto aveva visto. Un altro dirà che ciò che è scritto: vedendo Giuda che era stato condannato, si riferisce allo stesso Giuda: allora infatti senti la propria malizia, e si riconobbe condannato.

LEONE: Dicendo tuttavia: Ho peccato tradendo sangue giusto, persiste nella perfidia della sua empietà, non riconoscendo Gesù come Figlio di Dio, ma solamente come uomo della nostra condizione, posto in pericolo di morte; e avrebbe piegato la sua misericordia se non avesse negato la sua onnipotenza.

CRISOSTOMO: Osserva che si pentì quando aveva consumato il suo peccato: infatti il diavolo non permette a quelli che non vigilano di vedere il male prima di compierlo. Segue: Ma quelli dissero: Che importa a noi? Veditela tu.

REMIGIO: Come se dicessero: Che importa a noi se è giusto? Veditela tu, cioè la tua opera si manifesterà quale è. Alcuni però vogliono leggere insieme queste parole, in modo che il senso sia: che stima avrai presso di noi, se confessi di avere consegnato un giusto?

ORIGENE: Quando il diavolo si allontana da qualcuno, aspetta di nuovo un istante favorevole; e quando lo ha indotto a un secondo peccato, spia l’occasione per un terzo, come quello che prima abusò della sposa di suo padre, poi si pentì della sua malvagità ma dopo ancora il diavolo esagerò a tal punto la sua tristezza che questa con la sua intensità assorbì il disgraziato. Qualcosa di simile accadde in Giuda: infatti dopo essersi pentito non conservò il suo cuore, ma si lasciò trascinare da una tristezza ispirata dal diavolo che lo condusse alla perdizione. Per cui segue: si allontanò e andò a impiccarsi. Se invece avesse cercato di fare penitenza e avesse osservato il tempo di questa, forse avrebbe trovato colui che disse (Ez 33, 11): «Non voglio la morte del peccatore». Oppure pensò forse di prevenire il maestro che stava per morire, e presentarsi a lui con la nuda anima, in modo che confidando e pregando meritasse la misericordia; e non vide che un servo di Dio non può togliersi da questa vita, ma deve aspettare il giudizio di Dio.

RABANO: Si appese a un laccio per manifestare che era detestato dal cielo e dalla terra.

AGOSTINO: Però, essendo i principi dei sacerdoti occupati dalla morte del Signore dal mattino fino all’ora nona, come si prova che Giuda restituì il prezzo del sangue che aveva ricevuto prima della morte del Signore, e disse loro nel tempio: Ho peccato tradendo sangue giusto, quando consta che tutti i principi e gli anziani non andarono nel tempio prima della passione del Signore, poiché quando era sulla croce stavano là a insultarlo? Ma che l’episodio di Giuda venga narrato prima della passione del Signore non prova nulla, poiché molte cose che evidentemente sono successe prima sogliono essere poste per ultime nella narrazione. Forse dopo l’ora nona Giuda, vedendo il Salvatore ucciso, e perciò scisso il velo del tempio, vedendo la terra tremare, le pietre spezzarsi, gli elementi atterrirsi, si dolse corretto dalla stessa paura. Ma dopo l’ora nona, penso, gli anziani e i principi dei sacerdoti erano occupati nella celebrazione della Pasqua; ora, di sabato, secondo la legge, non era lecito portare delle monete; per questo secondo me non si può provare in quale giorno, anzi tempo, Giuda finì la vita appeso al laccio.

VERSETTI 6-10

Ma i principi dei sacerdoti, prese le monete d’argento, dissero: Non è lecito metterle nel tesoro, poiché è prezzo di sangue. Tenuto consiglio comprarono con esse il campo del vasaio per la sepoltura dei pellegrini. Per questo quel campo fu chiamato Aceldama, cioè campo di sangue, fino a oggi. Allora si adempì quanto fu detto dal profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

CRISOSTOMO: Poiché i principi dei sacerdoti sapevano che avevano comperato la morte, si vedevano condannati dalla loro propria coscienza; e per mostrare ciò l’Evangelista aggiunge: Ma i principi dei sacerdoti, prese le monete d’argento, dissero: Non è lecito metterle nel tesoro, poiché è prezzo di sangue.

GIROLAMO: In verità colavano un moscerino e trangugiavano un cammello; se infatti non mettono il danaro nel tesoro, cioè nel gazofilacio, dove stavano le offerte fatte a Dio, poiché è prezzo del sangue, perché spargono questo stesso sangue?

ORIGENE: Vedevano che quel danaro conveniva che fosse speso più che altro per i morti, essendo prezzo di sangue. Ma poiché anche fra i luoghi dei morti ci sono differenze, usarono del prezzo del sangue di Gesù per comprare il campo di un certo vasaio, affinché lì fossero sepolti i pellegrini, non secondo il loro desiderio nei monumenti paterni; per cui segue: Tenuto consiglio comprarono con esse il campo del vasaio per la sepoltura dei pellegrini.

AGOSTINO: Io penso che ciò accadde per la provvidenza divina, affinché si veda che il prezzo del Salvatore non serve all’uso dei peccatori, ma offre riposo ai pellegrini; in modo che in futuro Cristo redima col sangue della sua passione i vivi e riceva con la sua passione preziosa i morti. Con il prezzo del sangue del Signore si compra dunque il campo di un vasaio. Leggiamo nelle Scritture che la salvezza di tutto il genere umano è stata comperata con il sangue del Salvatore, e questo campo è tutto questo mondo. Il vasaio, che può tenere il dominio di tutto il mondo, è egli stesso, che fece di terra questo vaso del nostro corpo. Dunque il campo di questo vasaio è quello comprato con il sangue di Cristo, per i pellegrini, diremmo, che camminavano esiliati per tutto il mondo senza casa e patria. Però nel sangue di Cristo si provvede ad essi il riposo necessario. Chiamiamo poi pellegrini quei devotissimi Cristiani che, rinunciando al secolo, e non possedendo cosa alcuna nel mondo, riposano nel sangue di Cristo: infatti la sepoltura di Cristo non è altro che il riposo del Cristiano; come dice infatti l’Apostolo (Rm 6, 4): «Siamo stati consepolti con lui nella morte mediante il battesimo». Noi siamo dunque pellegrini in questo mondo, e ci troviamo come ospiti in questa luce.

GIROLAMO: Noi infatti, che eravamo pellegrini rispetto alla legge e ai Profeti, abbiamo ricevuto la nostra salvezza dal perverso procedere dei Giudei.

ORIGENE: Oppure chiamiamo pellegrini quelli che fino alla fine sono estranei a Dio: infatti i giusti sono sepolti con Cristo nel sepolcro nuovo che è stato aperto nella pietra. Quelli invece che sono estranei a Dio fino alla fine sono sepolti nel campo del vasaio che lavora la creta, che è stato comprato col prezzo del sangue, ed è chiamato campo del sangue; per cui segue: Per questo quel campo fu chiamato Aceldama, cioè campo di sangue, fino a oggi.

GLOSSA: Ciò va riferito al tempo in cui l’Evangelista scrisse queste cose. Poi conferma la stessa cosa con una testimonianza profetica dicendo: Allora si adempì quanto fu detto dal Profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

GIROLAMO: Ciò non si trova scritto in Geremia, ma in Zaccaria (11, 12), che è il penultimo dei dodici Profeti, si legge qualcosa di simile; e sebbene il senso non sia molto diverso, tuttavia l’ordine e le parole sono diverse.

AGOSTINO: Se dunque qualcuno pensa che in base a ciò si deve derogare qualcosa alla fede dell’Evangelista, sappia innanzitutto che non tutti i codici del Vangelo dicono che fu detto da Geremia, ma unicamente da un Profeta. Tuttavia a me sembra che questa non sia una difesa, dato che molti codici, specialmente i più antichi, portano il nome di Geremia, e nessuno poté avere interesse ad aggiungere questo nome introducendo così un equivoco. Che invece sia stato tolto si spiega in base a un’audace imperizia, turbata da tale questione. Ora, poté avvenire che nell’animo dell’Evangelista Matteo che scriveva, si presentasse Geremia invece di Zaccaria, come suole avvenire: cosa che tuttavia avrebbe corretto senza dubbio alcuno, almeno avvertito da quanti lessero il suo Vangelo quando egli era ancora vivo; sennonché pensò, ricordando ciò che gli veniva dettato dallo Spirito Santo, che non avrebbe messo un nome per l’altro se non perché il Signore aveva stabilito che si scrivesse così. E il motivo di ciò è innanzitutto il fatto che così si insinua che tutti i Profeti parlarono in un unico spirito, e così vengono a costituire un’unità tanto ammirabile quale non sarebbe se le parole di tutti i Profeti fossero state scritte da un solo uomo. Pertanto si deve ammettere senza dubbio alcuno, rispetto a ciò che lo Spirito Santo ha detto per bocca dei Profeti, che ciò che è di ognuno è di tutti, e quello di tutti è di ognuno. Effettivamente se oggi qualcuno, nel voler citare le parole di una persona, le attribuisse a un’altra distinta, molto amica di quella che le pronunciò, e subito si rendesse conto che si era confuso, potrebbe giustificare il suo errore anche quando non lasciasse di correggerlo, data la conformità che esiste fra ambedue le persone, e dire: ho detto bene; quanto più dunque si deve dire lo stesso riguardo ai Profeti santi? Vi è anche un altro motivo per cui possiamo dire che fu permesso, o meglio ordinato dall’autorità dello Spirito Santo, che la testimonianza di Zaccaria rimanesse con il nome di Geremia. Si dice infatti in Geremia (32, 7-9) che questo Profeta comprò un campo dal figlio di suo zio e gli diede del danaro, anche se non si parla come in Zaccaria della somma di trenta monete di argento. L’Evangelista intese evidentemente che fu la profezia riguardante le trenta monete d’argento quella che si compì nel Signore, però il fatto per cui qui non si sia posto il nome di Zaccaria che parlò delle trenta monete d’argento, ma di Geremia che si riferiva all’acquisto del campo, può significare, secondo il senso mistico, che anche il campo di Geremia è relazionato con questo. In questo modo il lettore che legge il Vangelo e trova il nome di Geremia, e andando a leggere Geremia non vi trova le trenta monete d’argento, ma il campo comprato, è invitato a confrontare le due cose e scoprire in questo modo il senso della profezia e la sua relazione con ciò che si compì nel Signore. Infatti quello che aggiunse a questa testimonianza Matteo quando dice: che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore, non si trova né in Zaccaria né in Geremia; per cui si deve credere che più che altro l’avrebbe aggiunto l’Evangelista in senso spirituale con attenzione al fatto che aveva conosciuto per ispirazione divina la profezia, e la sua relazione con ciò che accadde rispetto al prezzo di Cristo.

GIROLAMO: Sia dunque lontano da chiunque segue Cristo che possa essere arguito di falso chi ebbe la cura non di citare le parole e le sillabe, ma unicamente le sentenze della dottrina.

GIROLAMO: Ho letto poco tempo fa, in un codice ebreo che mi diede uno della setta dei Nazareni, un passo apocrifo di Geremia nel quale si trova questo letteralmente scritto. Però mi sembra più che altro che questa testimonianza sia presa da Zaccaria, nella forma in cui ordinariamente gli Evangelisti e gli Apostoli citano l’Antico Testamento, cioè dando il senso e prescindendo dall’ordine delle parole.

VERSETTI 11-14

Allora Gesù stette ritto davanti al preside, e questi lo interrogò dicendo: Tu sei il re dei Giudei? Gli dice Gesù: Tu lo dici; e venendo accusato dai principi dei sacerdoti e dagli anziani non rispose nulla. Allora Pilato gli dice: Non senti quante cose i testimoni dicono contro di te? E non rispose a nessuna sua parola, per cui il preside si meravigliò fortemente.

AGOSTINO: Una volta terminato ciò che disse riguardo a Giuda il traditore, Matteo ritorna all’ordine della sua narrazione dicendo: Allora Gesù stette ritto davanti al preside.

ORIGENE: Considera quanto colui che fu costituito dall’eterno Padre giudice di tutte le creature si umiliò stando davanti a questo giudice della Giudea, e fu interrogato con una domanda che forse lo stesso Pilato formulava con ironia o dubbio; per cui segue: e questi lo interrogò dicendo: Tu sei il re dei Giudei?

CRISOSTOMO: Pilato fa questa domanda che gli avversari rivolgevano continuamente contro Cristo. Poiché infatti sapevano che Pilato non si prendeva alcuna cura delle cose legali, conducono la cosa alle accuse pubbliche.

ORIGENE: Oppure Pilato disse questo in forma di affermazione, per cui anche in un altro momento scrisse nel titolo: Il re dei Giudei; dunque rispondendo al principe dei sacerdoti: Tu l’hai detto, indirettamente contesta il suo dubbio; nel caso di Pilato invece conferma la sentenza di chi la pronunciava; per cui segue: Gli dice Gesù: Tu lo dici.

CRISOSTOMO: Ha confessato di essere re, ma celeste, come si legge più manifestamente in un altro Vangelo (Gv 18, 36): «Il mio regno, disse, non è di questo mondo», cosicché né i Giudei né Pilato hanno scusa nell’insistere in questa accusa.

ILARIO: Oppure al pontefice che lo interrogava se fosse Gesù Cristo aveva detto: Tu l’hai detto, poiché egli stesso aveva affermato che Cristo sarebbe sempre esistito in base alla legge; a questo invece che lo interroga, essendo ignaro della legge, se fosse il re dei Giudei, si dice: Tu lo dici, poiché la salvezza delle Genti è attraverso la fede della confessione presente.

GIROLAMO: Considera poi che a Pilato, che contro voglia si sentiva spinto a pronunciare la sentenza, per una certa parte risponde; ai sacerdoti invece e ai principi dei sacerdoti non volle rispondere, indicandoli indegni del suo discorso; per cui segue: E venendo accusato dai principi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla.

AGOSTINO: Luca da parte sua espone i crimini che gli accusatori gli rinfacciavano; dice infatti (23, 2): «Cominciarono ad accusarlo dicendo: L’abbiamo trovato che sovvertiva la nostra gente, e proibiva di dare il tributo a Cesare, e diceva di essere il Cristo re». Non ha nessuna importanza, quanto alla verità, in quale ordine abbiano riferito queste cose, come non ha nessuna importanza se uno dice una cosa e l’altro la tace.

ORIGENE: Ora Gesù, accusato, come non rispose nulla allora, così nemmeno adesso; non fu rivolta infatti ad essi la parola del Signore come un tempo lo fu ai Profeti; ma non era cosa degna che rispondesse neppure a Pilato che lo interrogava poiché questi non aveva su Cristo un giudizio permanente e fermo, ma era trascinato da passioni contrastanti; per cui segue: Allora Pilato gli disse: Non senti quante cose i testimoni dicono contro di te?

GIROLAMO: È un Gentile colui che condanna Gesù, ma riferisce la causa al popolo dei Giudei.

CRISOSTOMO: Diceva questo in quanto voleva liberarlo purché rispondesse scusandosi. Segue: E non rispose a nessuna sua parola, per cui il preside si meravigliò fortemente. Poiché infatti, pur avendo molte dimostrazioni in base alle cose stesse della sua virtù e mansuetudine e umiltà, tuttavia si indignavano contro di lui, ed erano spinti contro di lui da un perverso giudizio, per questo non risponde nulla; e se talvolta risponde dice cose molto brevi, affinché con una continua taciturnità non dia l’impressione di pertinacia.

GIROLAMO: Oppure Gesù non volle rispondere nulla affinché, diluendo il crimine, non venisse dimesso dal preside, e l’utilità della croce venisse differita.

ORIGENE: Il preside si meravigliò della sua costanza: forse poiché pensava di poterlo condannare, e tuttavia lo vedeva rimanere in una tranquilla e quieta sapienza, e in una gravità che non poteva essere turbata. Ma si meraviglia fortemente, poiché gli sembrava un grande miracolo che, presentato Gesù davanti a un giudice come colpevole, rimanesse imperterrito davanti alla morte, che tanto terribile viene giudicata dagli uomini.

VERSETTI 15-26

Nel giorno solenne il governatore era solito rilasciare al popolo un prigioniero a loro scelta. Aveva poi allora un prigioniero insigne, che si chiamava Barabba; radunatili dunque Pilato disse: Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? Sapeva infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Ma mentre sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: Non aver nulla a che fare con quel giusto: infatti oggi ho patito molte cose in sogno per causa sua. Ma i principi dei sacerdoti e gli anziani persuasero il popolo a chiedere Barabba, e a far morire Gesù. Rispondendo loro il governatore disse: Chi volete che vi rilasci dei due? Ma quelli dissero: Barabba. Dice loro Pilato: Che farò dunque di Gesù, che è detto il Cristo? Dicono tutti: Sia crocifisso. Dice loro il governatore: Che cosa ha fatto di male? Ma quelli gridavano più forte dicendo: Sia crocifisso. Pilato, vedendo che non serviva a nulla, ma il tumulto aumentava, presa dell’acqua si lavò le mani davanti al popolo dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; vedetevela voi. E rispondendo tutto il popolo disse: Il suo sangue sopra di noi e sopra i nostri figli. Allora rilasciò loro Barabba e consegnò loro Gesù flagellato, affinché fosse crocifisso.

CRISOSTOMO: Poiché Cristo non aveva risposto nulla alle accuse dei Giudei, così che Pilato potesse scusarlo da tali accuse, escogita un’altra cosa per poterlo liberare; per cui si dice: Nel giorno solenne il governatore era solito rilasciare al popolo un prigioniero a loro scelta.

ORIGENE: Così infatti quelli che governano vengono incontro a quelli che sono loro subordinati, fino a conseguire di porre sopra di essi la loro dominazione assoluta. Anche fra i Giudei ci fu talvolta questo stesso costume: Saul infatti non uccise Gionata, poiché tutto il popolo così gli chiese.

CRISOSTOMO: Anche Pilato volle salvare Gesù appoggiandosi su questo costume, e affinché i Giudei non avessero alcuna ombra di scusa, pone a paragone con Cristo un omicida conosciuto da tutti, a riguardo del quale segue: Aveva poi allora un prigioniero insigne, che si chiamava Barabba. Non solamente era un brigante, ma un brigante insigne, ossia celebre per la sua malvagità.

GIROLAMO: Questo Barabba, secondo il Vangelo degli Ebrei, si interpreta figlio del loro maestro, ed era stato condannato per sedizione e omicidio. Offre dunque la scelta affinché lascino in libertà quello che vogliono, il brigante o Gesù, non dubitando che sarebbe stato scelto Gesù; per cui segue: radunatili dunque Pilato disse: Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?

CRISOSTOMO: Come dicendo: se non volete lasciarlo in libertà come innocente, lasciatelo almeno come condannato, però libero per la festività. E se conveniva lasciarlo libero quando fosse veramente colpevole, con molta più ragione in caso di dubbio. Si veda come si invertì l’ordine in questa occasione. La petizione a favore dei condannati veniva fatta dal popolo, e la concessione dal principe; ora invece si fece il contrario: infatti il principe chiede alla folla, e la folla diventa più feroce.

GLOSSA: Perché poi Pilato lavorò alla liberazione di Cristo lo manifesta l’Evangelista quando aggiunge: Sapeva infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

REMIGIO [RABANO]: Quale invidia fu lo manifesta san Giovanni, il quale riferisce che dissero (1I, 48): «Ecco, tutto il mondo gli va dietro, e se lo lasciamo così, tutti crederanno in lui». Bisogna anche notare che nel punto in cui Matteo dice: o Gesù chiamato il Cristo? Marco dice (15, 9): «Volete che ci rilasci il re dei Giudei?». Infatti venivano unti solo i re dei Giudei, e in base alla stessa unzione venivano chiamati cristi.

CRISOSTOMO: Poi si aggiunge un’altra ragione che era sufficiente a distogliere chiunque dalla passione; segue infatti: Mentre sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: Non aver nulla a che fare con quel giusto. Infatti con la dimostrazione che veniva dalle cose anche il sogno non era da sottovalutare.

RABANO: Si deve notare che il tribunale è la sede del giudice, il trono dei re e la cattedra dei maestri. Ora, nelle visioni e nei sogni la moglie di questo uomo pagano intese ciò che i Giudei da svegli non vollero né credere né intendere.

GIROLAMO: Nota anche che ai Gentili spesso vengono rivelati i sogni da Dio, e in Pilato e sua moglie che confessano che il Signore è giusto è una testimonianza del popolo Gentile.

CRISOSTOMO: Però perché Pilato non vedeva lo stesso segno? Poiché ella era più degna, oppure perché, se Pilato lo avesse visto, non sarebbe stato ugualmente creduto; o forse nemmeno l’avrebbe detto; per questo fu disposto da Dio che lo vedesse una donna, affinché fosse manifesto a tutti. E non semplicemente lo vide, ma anche fu molto tribolata; segue infatti: infatti oggi ho patito molte cose in sogno per causa sua; in modo cioè che per la compassione che aveva verso la moglie, il marito desistesse maggiormente dalla condanna a morte. E anche il tempo influiva non poco: infatti lo vide nella stessa notte.

AGOSTINO [CRISOSTOMO]: Così dunque il giudice è spaventato dalla moglie; e per non dare il suo consenso al crimine dei Giudei nel giudizio, è giudicato dall’afflizione della moglie nel giudizio: è giudicato colui stesso che giudica, ed è tormentato prima che tormenti.

RABANO [GLOSSA]: Oppure diversamente. Ora, alla fine, sapendo il diavolo che stava per perdere la sua preda, come prima aveva introdotto la morte mediante una donna, così adesso mediante una donna vuole liberare Cristo dalla mano dei Giudei, per non perdere con la morte di lui il dominio sulla morte.

CRISOSTOMO: Ma nulla delle cose premesse mosse gli avversari di Cristo, poiché l’invidia li aveva del tutto accecati: per cui con la loro malizia corrompono la folla, e ciò è quanto segue: Ma i principi dei sacerdoti e gli anziani persuasero il popolo a chiedere Barabba, e a far morire Gesù.

ORIGENE: E bisogna vedere adesso in che modo il popolo dei Giudei viene persuaso dai suoi anziani e dai dottori della dottrina giudaica, e viene incitato contro Gesù, per farlo morire. Segue: Rispondendo loro il governatore disse: Chi volete che vi rilasci dei due?

GLOSSA: Si dice che Pilato si espresse in questi termini sia quanto a ciò che gli aveva detto sua moglie, sia quanto a ciò che chiedeva il popolo, cioè di liberare secondo la consuetudine qualcuno nel giorno della festa.

ORIGENE: Allora la folla, come fiere che corrono sfrenate, volle che venisse messo in libertà Barabba; per cui segue: Ma quelli dissero: Barabba. Ciò dimostra che quella gente è dedita alle sedizioni, agli omicidi e ai latrocini, alcuni nelle cose esteriori e tutti nella loro anima. Dove infatti non c’è Gesù, lì ci sono liti e combattimenti, dove invece c’è, lì ci sono tutti i beni e la pace. Inoltre tutti coloro che sono simili ai Giudei, o nella dottrina o nella vita, desiderano che per loro sia liberato Barabba: infatti chiunque fa il male ha Barabba slegato nel suo cuore, Cristo invece legato; chi al contrario agisce bene ha Cristo slegato e Barabba legato. Però Pilato volle mostrare loro l’ignominia di così grande crimine, per cui segue: Dice loro Pilato: Che farò dunque di Gesù, che è detto il Cristo? Non solo affinché rispondano, ma anche per vedere fin dove giunge la loro empietà. Però essi, lungi dal vergognarsi nell’udire che Pilato confessava Gesù Cristo, non si trattengono in alcun modo nella loro perversità, per cui segue: Dicono tutti: Sia crocifisso. Con ciò riempirono la misura della loro empietà, non solo chiedendo la vita per un omicida, ma anche l’ignominiosa morte di croce per un giusto.

RABANO: I crocifissi, pendenti dal legno, inchiodati piedi e mani perché morissero, vivevano lungo tempo sulla croce, non perché si preferisse che la loro vita fosse più lunga, ma perché si prolungasse la morte, in modo che il dolore non finisse troppo presto. I Giudei non pensavano ad altro che a dargli una morte ignominiosa, non comprendendo che era quella scelta dal Signore: perché, vinto il diavolo per mezzo della stessa croce, questa dovesse essere come un trofeo, che avrebbe brillato sulla fronte di tutti i fedeli.

GIROLAMO: Quando risposero in questo modo, Pilato non accondiscese subito, ma in virtù dell’avviso di sua moglie, che gli aveva detto: Non aver nulla a che fare con quel giusto, così rispose ai Giudei: Che cosa ha fatto di male? Dicendo questo Pilato assolveva Gesù. Segue: Ma quelli gridavano più forte dicendo: Sia crocifisso, affinché si adempisse ciò che viene detto nel Salmo (21, 17): «Molti cani mi hanno circondato, l’assemblea dei perversi mi ha assediato»; e ancora in Geremia (12, 8): «La mia eredità è diventata per me come un leone nella selva, gridarono contro di me».

AGOSTINO: Pilato cercò molte volte di far sì che i Giudei lasciassero in libertà Gesù, e ciò è testimoniato da Matteo quando aggiunge: Pilato, vedendo che non serviva a nulla, ma il tumulto aumentava, cosa che non avrebbe detto se Pilato non avesse fatto molti tentativi, anche se taceva ogniqualvolta cercava di strappare Gesù al loro furore. Segue: presa dell’acqua si lavò le mani davanti al popolo dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto.

REMIGIO: Era costume presso gli antichi che quando uno voleva mostrarsi immune da qualche crimine, presa dell’acqua, si lavava le mani davanti al popolo.

GIROLAMO: Pilato dunque prese dell’acqua secondo la profezia (Sal 25, 6): «Laverò fra gli innocenti le mie mani», in certo qual modo contestando con ciò, e dicendo: io ho voluto liberare un innocente, ma siccome è sorta una sedizione, e vengo accusato del crimine di ribellione a Cesare, io sono innocente del sangue di questo giusto. Dunque il giudice che è costretto a dare una sentenza contro il Signore non condanna l’accusato, ma riprende quelli che lo presentano dichiarando che era giusto colui che doveva essere crocifisso. Segue: vedetevela voi, come se dicesse: io sono ministro delle leggi, la vostra voce effonde il sangue. Segue: E rispondendo tutto il popolo disse: Il suo sangue sopra di noi e sopra i nostri figli. Questa imprecazione contro i Giudei persevera fino a oggi, e il sangue del Signore non è sottratto ad essi.

CRISOSTOMO: Osserva anche qui la grande follia dei Giudei: infatti il loro impeto e la loro perniciosa concupiscenza non permette ad essi di vedere ciò che è necessario, e maledicono sé stessi dicendo: Il suo sangue sopra di noi; anzi, spingono la maledizione fino ai figli dicendo: sopra i nostri figli. Tuttavia Dio misericordioso non confermò la loro sentenza, ma da essi e dai loro figli prese coloro che fecero penitenza: infatti anche Paolo fu uno di loro, come le molte migliaia che credettero in Gerusalemme.

LEONE: Il crimine dei Giudei superò dunque le colpe di Pilato, ma questi non fu esente dal reato, poiché lasciò il proprio giudizio e passò nel crimine altrui; segue infatti: Allora rilasciò loro Barabba e consegnò loro Gesù flagellato, affinché fosse crocifisso.

GIROLAMO: Bisogna sapere che Pilato seguì le leggi Romane, dalle quali viene stabilito che chi è crocifisso sia prima flagellato. Gesù è dunque consegnato ai soldati per essere flagellato, e quel corpo santissimo e quel petto di Dio ricevettero i colpi di flagello.

AGOSTINO: Ecco che preparano il Signore per flagellarlo; ecco, è già ferito; la violenza delle sferzate rompe la sua santa pelle, e ripetuti colpi tagliano le sue spalle e le sue braccia. O dolore! Dio giace steso davanti all’uomo e soffre il supplizio di un reo, mentre in lui non si può trovare vestigio alcuno di peccato.

GIROLAMO: Ciò accadde affinché, poiché stava scritto (Sal 31, 10): «Molte sono le sferzate dei peccatori», da quel flagello siamo liberati dai flagelli. Inoltre nel lavaggio delle mani di Pilato, sono purificate tutte le opere dei Gentili, e noi diveniamo estranei all’empietà dei Giudei.

ILARIO: Per l’esortazione poi dei sacerdoti il popolo scelse Barabba, che viene interpretato figlio del padre, nel che si mostra il mistero della futura incredulità, preferendo a Cristo l’Anticristo figlio del peccato.

RABANO: Barabba inoltre, che faceva sedizioni nelle folle, fu dimesso dal popolo dei Giudei, cioè il diavolo, che fino a oggi regna in essi; e per questo non possono avere la pace.

VERSETTI 27-30

Allora i soldati del governatore, prendendo Gesù nel pretorio, radunarono intorno a lui tutta la coorte. E spogliatolo gli misero indosso un manto scarlatto, e intrecciando una corona di spine la misero sul suo capo, con una canna nella sua destra, e genuflettendosi davanti a lui lo deridevano dicendo: Salve, re dei Giudei. E sputandogli addosso presero la canna e lo percuotevano sulla testa.

AGOSTINO: Dopo le accuse fatte a Cristo, consegue che vediamo la stessa passione del Signore, che Matteo inizia così: Allora i soldati del governatore, prendendo Gesù nel pretorio, radunarono intorno a lui tutta la coorte.

GIROLAMO: Poiché infatti era stato chiamato re dei Giudei, e gli Scribi e i sacerdoti gli opponevano questo crimine, cioè di avere usurpato il dominio di tutto Israele, deridendo questo fatto gli tolsero le vesti precedenti e lo rivestirono di un manto scarlatto in luogo del drappo rosso che usavano gli antichi re, e come diadema gli impongono una corona di spine, per scettro regale gli danno una canna e lo adorano come re, e questo è ciò che si aggiunge: E spogliatolo gli misero indosso un manto scarlatto, e intrecciando una corona di spine la misero sul suo capo.

AGOSTINO: Da ciò poi si intende perché Marco ha detto che era vestito di porpora. Infatti quel manto scarlatto fu usato dai soldati al posto della porpora regale; e una certa porpora rossa è similissima allo scarlatto. Può anche darsi che Marco abbia ricordato anche la porpora che il manto possedeva, sebbene fosse di colore scarlatto.

CRISOSTOMO: Che preoccupazione ci deve dunque dare d’altra parte se soffriamo affronti da un altro dopo che Cristo ha sofferto questo per noi? Infatti ciò che succedeva in Cristo era l’estremo dell’affronto; non pativa le ingiurie una sola parte del suo corpo, ma tutta la sua persona; il capo per la corona, i colpi di canna e le percosse, il volto poiché era sputacchiato, le guance poiché erano ferite dagli schiaffi, e tutto il suo corpo per le sferzate, essendo stato spogliato per essere rivestito della clamide e per l’adorazione burlesca che gli facevano; le sue mani erano offese dalla canna che gli fu data come uno scettro, come se temessero di tralasciare qualcosa che potesse offenderlo.

AGOSTINO: Sembra che Matteo parli di tutto ciò come ricapitolando, e non perché ciò fosse successo nel momento in cui Pilato lo consegno per crocifiggerlo. Giovanni infatti ricorda queste cose prima di dire che Pilato lo consegnò per crocifiggerlo.

GIROLAMO: Però tutte queste cose vanno intese da noi in senso mistico. Come infatti disse Caifa (Gv 18, 14): «È necessario che un solo uomo muoia per tutti», non sapendo che cosa diceva, così tutto ciò che costoro fecero, sebbene l’abbiano fatto con un’altra intenzione, tuttavia a noi che crediamo offre anche dei misteri. Nel manto di porpora sono rappresentate le offerte cruente dei Gentili, e la corona di spine indica che è stata tolta l’antica maledizione, la canna che sono stati uccisi gli animali nocivi; essa gli era poi stata data in mano anche perché scrivesse il sacrilegio dei Giudei.

ILARIO: Oppure diversamente. Il Signore, dopo aver preso sopra di sé tutte le infedeltà del nostro corpo, ci dimostra con il colore della porpora il sangue sparso dai martiri che avrebbero meritato con lui il regno dei cieli; inoltre è incoronato di spine, cioè dai peccati delle nazioni, che come grossi aghi formano la corona della vittoria di Cristo; con la canna che impugna nella sua mano conforta la debolezza e la frivolezza delle Genti, ed è colpito da essa il suo capo affinché la debolezza dei Gentili, sostenuta dalla mano di Cristo, riposi anche in Dio Padre, che è il suo Capo.

ORIGENE: Oppure la canna fu un mistero, poiché prima di credere confidavamo nel bastone di canna degli Egiziani o di qualsiasi altro popolo nemico di Dio, e questa canna è quella che accettò per trionfare con essa sull’albero della croce. Feriscono inoltre con questa canna il capo di Gesù Cristo poiché il potere nemico dirige costantemente i suoi colpi contro Dio Padre, Capo del Salvatore.

REMIGIO [RABANO]: Oppure diversamente. Nel manto di porpora si deve intendere la carne di Nostro Signore, quella che è detta rossa per l’effusione del suo sangue; nella corona di spine l’aver preso sopra di sé tutti i nostri peccati, poiché egli apparve nella somiglianza della carne del peccato.

RABANO: Feriscono il capo del Signore con una canna coloro che negano la sua divinità, sforzandosi di provare il loro errore con l’autorità della Sacra Scrittura, che è scritta con la canna. Sputano sul suo volto coloro che rifiutano con parole esecrande la presenza della sua grazia, e negano che Gesù sia venuto nella carne. Adorano falsamente coloro che credono in lui, però lo disprezzano con i loro costumi perversi.

AGOSTINO: Nel fatto poi che nella passione spogliarono il Signore del suo vestito e lo vestirono da burla, sono significati gli eretici che dicono che non ebbe un corpo vero, ma fittizio.

VERSETTI 31-34

E dopo averlo schernito gli tolsero il mantello, gli rimisero le sue vesti e lo portarono via per crocifiggerlo. Uscendo trovarono un uomo cireneo di nome Simone, e lo costrinsero a prendere la croce di lui. E giunsero a un luogo che è detto Golgota, che significa luogo del cranio. E gli diedero da bere vino misto a fiele, e avendolo assaggiato non volle berlo.

GLOSSA: Dopo che l’Evangelista ha ricordato le cose che riguardano la derisione di Cristo, ora inizia a narrare il procedimento della sua crocifissione; per cui si dice: E dopo averlo schernito gli tolsero il mantello, gli rimisero le sue vesti e lo portarono via per crocifiggerlo.

AGOSTINO: Si intende che ciò fu fatto alla fine, quando ormai era portato alla crocifissione, cioè dopo che Pilato l’ebbe consegnato ai Giudei.

GIROLAMO: Bisogna notare che quando Gesù viene flagellato e sputacchiato non ha le proprie vesti, ma quelle che aveva assunto per i nostri peccati; invece quando è crocifisso ed è passato tutto il livore delle burle, allora riceve le sue vesti di prima e il distintivo che gli è proprio, e immediatamente si scompigliano gli elementi, e la creatura dà testimonianza al creatore.

ORIGENE: E del mantello è stato scritto che glielo tolsero di nuovo; invece riguardo alla corona gli Evangelisti non dicono nulla, in modo che così non rimanga in noi nessuna delle nostre antiche spine, dopo che Gesù ce le tolse tutte in una volta e le pose sul suo venerabile capo.

CRISOSTOMO: Il Signore poi non volle patire sotto un tetto o nel tempio dei Giudei, affinché tu non abbia a pensare che pativa solo per quel popolo; quindi uscì fuori della città, fuori delle sue mura, affinché si veda che il suo sacrificio ha per oggetto il bene generale, ossia che egli si offre per tutto il mondo e per la purificazione di tutti; e ciò è affermato chiaramente quando si dice: Uscendo trovarono un uomo cireneo di nome Simone, e lo costrinsero a prendere la croce di lui.

GIROLAMO: E nessuno poi pensi che la storia riferita da Giovanni sia contraria a questo passo, dato che egli dice che il Signore uscendo dal pretorio portò la sua croce, mentre Matteo riferisce che trovarono un uomo cireneo al quale imposero la croce di Gesù. Ciò infatti va inteso nel senso che Gesù uscendo dal pretorio portò la sua croce, e poi incontrando Simone gli imposero la croce da portare.

ORIGENE: Oppure usciti costrinsero Simone, ma poi avvicinandosi al luogo dove lo avrebbero sospeso imposero la croce anche a lui, affinché la portasse. Non a caso poi viene costretto Simone, ma secondo la disposizione di Dio fu condotto al punto di essere degno di venir ricordato nella Scrittura evangelica e di essere al servizio della croce di Cristo. Non solo poi conveniva che il Salvatore prendesse la sua croce, ma anche a noi conveniva portarla, sopportando un disagio per noi salutare; tuttavia non ci avrebbe giovato allo stesso modo il prenderla se lui non l’avesse presa.

GIROLAMO: Misticamente le nazioni ricevono Cristo, e il pellegrino obbediente porta l’ignominia del Salvatore.

ILARIO: I Giudei non erano degni di portare la croce di Cristo, poiché era rimasto in eredità alle Genti ricevere la croce e patire con il Signore.

REMIGIO [RABANO]: Infatti questo Simone non era di Gerusalemme, ma pellegrino e straniero, ossia cireneo: Cirene infatti è una città della Libia. Simone viene interpretato anche: obbediente, e cireneo: erede; per cui molto bene viene designato da esso il popolo delle Genti, che era pellegrino dei testamenti di Dio, ma credendo divenne concittadino dei santi e familiare ed erede di Dio.

GREGORIO: Oppure diversamente. Con Simone, che porta angariato alla croce del Signore, vengono designati gli astinenti e gli arroganti, poiché con l’astinenza certamente mortificano la carne, ma non cercano internamente il frutto dell’astinenza; per cui Simone stesso porta la croce, ma non muore, poiché gli astinenti e gli arroganti castigano il corpo, ma a motivo del desiderio della gloria vivono per il mondo. Segue: E giunsero a un luogo che è detto Golgota, che significa luogo del cranio.

RABANO: Golgota infatti è un nome siro, e si interpreta Calvario.

GIROLAMO: Ho udito un tale che spiegava che il luogo del Calvario è quello in cui fu sepolto Adamo, ed è stato chiamato così poiché lì è sepolto il capo dell’antico uomo. E un’interpretazione accattivante e che accarezza l’orecchio del popolo, e tuttavia non è vera. Infatti fuori della città e fuori della porta si trovano i luoghi nei quali vengono troncati i capi dei condannati, e Calvari, cioè decapitazioni, è il nome da essi assunto. Ora, Gesù fu crocifisso in quel luogo affinché, dove prima c’era l’area dei condannati, lì fossero eretti i vessilli del martirio. Adamo invece fu sepolto fra Ebron e Arbe, come leggiamo nel libro di Giosuè figlio di Nun.

ILARIO: Il posto in cui fu posta la croce si trovava nel mezzo della terra, affinché da lì potesse in eguale maniera giungere a tutti la conoscenza di Dio. Segue: E gli diedero da bere vino misto a fiele.

AGOSTINO: Ciò è narrato così da Marco (15, 23): «E gli davano da bere vino mirrato». Certamente Matteo ha posto il fiele per l’amarezza: infatti il vino mirrato è amarissimo; sebbene sia stato possibile che il fiele e la mirra rendessero il vino amarissimo.

GIROLAMO: Una vite amara produce un vino amaro, e con esso danno da bere al Signore Gesù, affinché si compia ciò che è scritto (Sal 68, 22): «Mi hanno dato come cibo il fiele». E Dio così parla a Gerusalemme (Ger 2, 21): «Io ti ho piantato come una vigna vera: come sei passata all’amarezza di una vite selvatica?». E avendolo assaggiato, non volle bere.

AGOSTINO: Ciò poi che dice Marco (15, 23): «E non lo prese», va inteso così: non lo prese per bere; tuttavia lo assaggio, come testimonia Matteo; e ciò che dice lo stesso Matteo: non volle bere, è espresso così da Marco: «Non lo prese». Tacque inoltre il fatto che lo assaggiò; che poi, avendolo assaggiato, non volle bere indica che gustò certamente per noi l’amarezza della morte, ma il terzo giorno risuscitò.

ILARIO: Oppure rifiutò di bere il vino misto al fiele poiché l’amarezza dei peccati non si mescola all’incorruzione della gloria eterna.

VERSETTI 35-38

Dopo che l’ebbero crocifisso si divisero a sorte le sue vesti, affinché si adempisse ciò che fu detto dal Profeta: Si divisero i miei vestiti e sopra la mia veste gettarono la sorte. E sedutisi gli facevano la guardia. E imposero sul suo capo la motivazione scritta della sua condanna: Questi è Gesù, il re dei Giudei. Poi furono crocifissi con lui due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

GLOSSA: Premesso in che modo Cristo fu condotto al luogo della passione, qui l’Evangelista prosegue a narrare la passione, spiegando il genere di morte, quando dice: Dopo che l’ebbero crocifisso.

AGOSTINO: La sapienza di Dio prese un uomo per darci l’esempio di come dobbiamo vivere rettamente. Ora, appartiene alla vita retta il non temere le cose che non vanno temute. Ci sono però degli uomini che, sebbene non temano la morte stessa, tuttavia inorridiscono di fronte a qualche genere di morte. Affinché dunque nessun genere di morte fosse da temere per un uomo che vive rettamente, bisognava mostrarlo con la croce di quell’uomo. Infatti fra tutti i generi di morte non ve n’era alcuno più esecrabile e temibile di quello.

AGOSTINO: Quanto poi valga la potenza della croce, lo noti la vostra santità. Adamo disprezzò il precetto prendendo il frutto dall’albero, ma tutto ciò che Adamo perse Cristo lo trovò sulla croce. Un’arca di legno liberò il genere umano dal diluvio delle acque; mentre il popolo di Dio lasciava l’Egitto, Mosè divise il mare con una verga, prostrò il Faraone e liberò il popolo di Dio. Lo stesso Mosè mise il legno nell’acqua e mutò l’acqua da amara in dolce. Con una verga di legno un’onda salutare esce da una pietra spirituale, e affinché fosse vinto Amalec e presso una verga Mosè stende le sue mani, e la legge di Dio fu depositata in un’arca di legno che si chiamò del testamento, perché così si venisse per mezzo di queste cose e come per gradi fino al legno della croce.

CRISOSTOMO: Pertanto il Signore patì su una croce elevata, e non sotto qualche tetto, in modo che persino la stessa atmosfera si purificasse; e anche la terra sentiva sopra di sé un simile beneficio, mondata dal flusso di sangue che usciva dal costato.

GLOSSA: Sembra anche che il legno della croce rappresenti la Chiesa estesa per le quattro parti del mondo.

RABANO: Oppure secondo il senso morale si può dire che la croce significa con la sua larghezza la gioia di colui che lavora, poiché la tristezza produce le angustie: infatti la larghezza della croce è nella parte trasversale di questa, dove si fissano le mani, e per mani intendiamo le azioni; con l’altezza della croce, alla quale aderisce la testa, viene significata la speranza del premio che si attende dall’altissima giustizia di Dio; e la lunghezza, dove tutto il corpo si estende, rappresenta la tolleranza a ragione della quale vengono detti longanimi coloro che tollerano; finalmente la profondità è ciò che si trova dentro la terra, e questa prefigura l’occulto del mistero.

ILARIO: Così dunque nel legno della vita è sospesa la salvezza e la vita di tutti; per cui si dice: Dopo che l’ebbero crocifisso si divisero a sorte le sue vesti.

AGOSTINO: Ciò è stato detto brevemente da Matteo. Giovanni invece spiega più distintamente in che modo ciò fu fatto (19, 23) «I soldati, dice, mentre lo crocifiggevano, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascuno dei soldati, e la tunica. Ma la tunica era senza cuciture».

CRISOSTOMO: Bisogna dunque osservare che non era piccola questa umiliazione che Cristo soffriva: facevano infatti questo come a uno disonorato e vilissimo fra tutti; verso i ladroni invece non fecero nulla di tutto ciò. Infatti il dividere le vesti viene fatto con i condannati molto vili e abbietti, e che non hanno nient’altro.

GIROLAMO: Ora, ciò che fu fatto a Cristo era stato profetizzato nel Salmo 22 (19); per questo segue: affinché si adempisse ciò che fu detto dal Profeta: Si divisero i miei vestiti e sopra la mia veste gettarono la sorte. Segue: E sedutisi gli facevano la guardia, cioè i soldati. La diligenza dei soldati e dei sacerdoti ci giovò, affinché apparisse più grande e più evidente la virtù del risorto. Segue: E imposero sul suo capo la motivazione scritta della sua condanna: Questi è Gesù, il re dei Giudei. Non posso meravigliarmi abbastanza per la grandezza di questo accadimento, come, avendo comperato testimoni falsi ed eccitato il popolo ignorante perché si sollevasse e gridasse, non trovarono altra causa di morte se non quella che egli si proclamava re dei Giudei; ed essi forse fecero questo come burlandosi e ridendo su di lui.

REMIGIO [RABANO]: Senza dubbio viene posto questo titolo sul capo di Gesù per disposizione divina, affinché i Giudei comprendessero che nonostante gli avessero tolto la vita non potevano prescindere dall’averlo come re, dato che per mezzo della morte oltraggiosa non solo non perdette il suo dominio, ma piuttosto lo rafforzò.

ORIGENE: E anche il principe dei sacerdoti, secondo la lettera della legge, portava sul suo capo la santificazione scritta del Signore; ma il vero Principe dei sacerdoti e Re Gesù ha certamente scritto sulla croce: Questi è il re dei Giudei, però ascendendo al Padre, per la lettera e per il nome con cui viene nominato, ha il Padre stesso.

RABANO: Poiché infatti è insieme re e sacerdote, avendo offerto l’olocausto della sua carne sull’altare della croce, il titolo manifestò anche la dignità di re, e non viene posto in basso, ma nell’alto della croce: poiché, sebbene nella croce si dolesse per noi quanto alla debolezza dell’uomo, tuttavia sulla croce rifulgeva la maestà del re; che con la croce non perse, ma piuttosto confermò. Segue: Poi furono crocifissi con lui due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

GIROLAMO: Come infatti Cristo portò per noi la maledizione della croce, così per la salvezza di tutti viene crocifisso tra i malfattori come se fosse un malfattore.

LEONE: I due ladroni, uno a destra e uno a sinistra, sono crocifissi affinché con la stessa specie di patibolo si mostrasse il modo in cui si procederà rispetto agli uomini nel giudizio finale. Dunque la passione di Cristo contiene il mistero della nostra salvezza, e dello strumento preparato dalla perfidia dei Giudei il Redentore fece una scala per la sua gloria.

ILARIO: Sono crocifissi i due ladroni, uno alla destra e uno alla sinistra, per manifestare che tutti gli uomini erano chiamati a partecipare ai benefici della passione del Signore; e dato che c’è differenza tra i fedeli e gli infedeli secondo la destra e la sinistra, uno dei due, collocato alla sua destra, è salvato con la giustificazione della fede.

REMIGIO [RABANO]: Oppure con questi due ladroni vengono designati tutti coloro che abbracciano le privazioni della vita più stretta: infatti tutti quelli che fanno ciò con la sola intenzione di piacere a Dio vengono designati da quello che è stato crocifisso alla destra di Dio; quelli invece che fanno ciò per il desiderio della lode umana o per qualche intenzione meno degna vengono designati da quello che è stato crocifisso a sinistra.

VERSETTI 39-44

Quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: Ehi, tu che distruggi il tempio di Dio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso; se sei il Figlio di Dio discendi dalla croce Similmente anche i principi dei sacerdoti schernendolo insieme con gli scribi e gli anziani dicevano: Ha salvato gli altri ma non può salvare sé stesso; se è il re di Israele scenda ora dalla croce, e gli crederemo. Ha confidato in Dio, lo liberi adesso se vuole; ha detto infatti: Sono il Figlio di Dio. Anche i ladroni che erano stati crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

CRISOSTOMO: Avendo spogliato e crocifisso Cristo, procedono oltre, e vedendolo inchiodato alla croce lo insultano; per cui si dice: Quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo.

GIROLAMO: Bestemmiavano in verità in quanto andavano più in là nel cammino, e non volevano percorrere la vera strada delle Scritture. Muovevano poi la testa poiché già prima avevano mosso i piedi, e non stavano sulla pietra. Il popolo fatuo insultandolo dice le stesse cose che i falsi testimoni avevano inventato; per cui segue: e dicendo: Ehi, tu che distruggi il tempio di Dio e in tre giorni lo ricostruisci.

REMIGIO: Ehi è un ‘interiezione di chi insulta o deride.

ILARIO: Che speranza rimarrà poi ad essi di perdono quando vedranno la risurrezione del corpo del Signore, che riedifica il tempio di Dio dopo tre giorni?

CRISOSTOMO: E volendo continuare a vituperarlo aggiungono: salva te stesso; se sei il Figlio di Dio discendi dalla croce.

CRISOSTOMO: Ma al contrario, proprio perché è il Figlio di Dio non scende dalla croce: infatti è venuto apposta per farsi crocifiggere per noi. Segue: Similmente anche i principi dei sacerdoti schernendolo insieme con gli scribi e gli anziani dicevano: Ha salvato gli altri ma non può salvare sé stesso.

GIROLAMO: Anche non volendolo gli Scribi e i Farisei confessano che ha salvato gli altri. Così la vostra sentenza vi condanna: chi infatti ha salvato gli altri, se vuole può salvare anche sé stesso. Segue: se è il re di Israele scenda ora dalla croce, e gli crederemo.

CRISOSTOMO: Considera adesso la voce dei figli del diavolo, come imitano la voce paterna. Infatti il diavolo diceva (4, 6): «Gettati giù, se sei il Figlio di Dio»; e i Giudei dicono: Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce.

LEONE: Da quale fonte di errore, o Giudei, avete bevuto il veleno di tali bestemmie? Quale maestro ve le ha trasmesse? Quale dottrina vi ha persuaso che dovevate ammettere come re di Israele e Figlio di Dio colui che o non avrebbe permesso di farsi crocifiggere, o avrebbe slegato il suo corpo liberandolo dalla soggezione dei chiodi? Questo non ve lo dissero né i misteri della legge né la bocca dei Profeti, ma al contrario avete letto (Is 50, 6): «Non ho sottratto il mio volto alla confusione degli sputi». E ancora (Sal 21, 17): «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa». Forse che avete letto: Il Signore discese dalla croce? Invece avete letto (Sal 92, 1; 96, 1; 98, 1 ecc.): «il Signore ha regnato dal legno».

RABANO: Se poi fosse sceso dalla croce, cedendo a coloro che lo insultavano, non ci avrebbe dimostrato la virtù della pazienza, ma aspettò un poco e sopportò la derisione; e colui che non volle scendere dalla croce risuscitò dal sepolcro.

GIROLAMO: È poi fraudolenta la promessa quando aggiungono: e gli crederemo. Che cosa infatti è di più: scendere dalla croce mentre si è ancora vivi o risorgere dal sepolcro quando si è già morti? È risorto, e non avete creduto: quindi anche se fosse disceso dalla croce non avreste creduto. Ma a me sembra che ciò fu indotto dai demoni. Infatti subito dopo che il Signore fu crocifisso sperimentarono gli effetti della croce, e compresero che le loro forze si erano spezzate: e fanno questo affinché discenda dalla croce. Ma il Signore, conoscendo le insidie degli avversari, rimane sul patibolo, per distruggere il diavolo. Segue: Ha confidato in Dio, lo liberi adesso se vuole.

CRISOSTOMO: Quanto siete inquinati! Forse che non c’erano i Profeti e i giusti poiché il Signore non li ha liberati dal pericolo? E se non perì la gloria di quelli che portaste ai pericoli, con molta più ragione non vi dovete scandalizzare di ciò che ora patisce il Salvatore, poiché sempre con ciò che disse ha rimosso questo vostro sospetto. Segue: ha detto infatti: Sono il Figlio di Dio; con ciò volevano mostrare che egli pativa quale seduttore e falsario, e quale superbo e vanaglorioso nelle cose che diceva. Così dunque non solo i Giudei e i soldati lo deridevano dal basso, ma anche dall’alto i ladroni crocifissi con lui; per cui segue: Anche i ladroni che erano stati crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

AGOSTINO: Si può pensare che Luca si opponga a ciò che qui viene detto, poiché afferma che uno dei ladroni lo bestemmiava, mentre l’altro lo rimproverava; ma bisogna intendere che Matteo restringe questo passo abbreviandolo, ponendo il plurale al posto del singolare; come nella Lettera agli Ebrei (11, 33) leggiamo detto al plurale: «Chiusero le bocche dei leoni», mentre si intende che viene indicato solo Daniele. Che cosa c’è poi di più usato del dire: gli ignoranti mi insultano, anche quando si tratta di uno solo? Ci sarebbe invece contraddizione se Matteo avesse detto che ambedue i ladroni insultavano il Signore; quando però si dice ladroni senza aggiungere: entrambi, si può intendere che l’uso abituale del plurale indichi uno solo.

GIROLAMO: Oppure si può dire che prima bestemmiavano insieme, poi, fuggendo il sole, scuotendosi la terra, rompendosi le rocce e apparendo le tenebre, uno credette in Gesù, ed emendò la negazione precedente con la confessione seguente.

CRISOSTOMO: Perché infatti tu non abbia a pensare che ciò fu fatto per una certa connivenza, e che colui che sembrava un ladrone in realtà non lo era, in base all’ingiuria ti mostra che anche posto in croce era ladro e nemico, e repentinamente fu trasmutato.

ILARIO: Che i ladroni insultassero il Signore nella sua passione significa che tutti i fedeli avevano da scandalizzarsi per la crocifissione.

GIROLAMO: Oppure nei due ladroni sia il popolo dei Giudei che quello dei Gentili dapprima bestemmiarono il Signore; poi per la moltitudine dei segni uno atterrito fece penitenza, e fino a oggi rimprovera i Giudei che bestemmiano.

ORIGENE: Ma il ladrone che fu salvato può essere anche il mistero di coloro che dopo molte iniquità credettero in Cristo.

VERSETTI 45-50

Dall’ora sesta fino all’ora nona si fece buio su tutta la terra. E verso l’ora nona Gesù gridò a gran voce dicendo: Eli, Eli, lamà sabactàni, che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Alcuni stando lì e udendo dicevano: Costui chiama Elia. E subito correndo uno di loro, presa una spugna, la riempi di aceto e la pose sopra una canna e gli dava da bere. Gli altri invece dicevano: Lascia, vediamo se viene Elia a liberarlo. Ma Gesù, gridando ancora a gran voce, emise lo spirito.

CRISOSTOMO: La creatura non poteva sopportare l’ingiuria fatta al suo creatore, per cui il sole ritrasse i suoi raggi, per non vedere la scelleratezza degli empi; per questo si dice: Dall’ora sesta fino all’ora nona si fece buio su tutta la terra.

ORIGENE: In base a questo testo alcuni contestano la verità evangelica. Infatti il nascondersi del sole è sempre accaduto alla sua ora, cioè tale nascondimento del sole secondo il ricorrere degli eventi suole avvenire in un tempo non diverso da quello del congiungimento del sole con la luna, quando la luna girando sotto il sole impedisce i raggi che la incontrano; ora, nel tempo in cui Cristo patì manifestamente non c’era l’incontro del sole con la luna, poiché era il tempo di pasqua, che si suole celebrare quando la luna è piena. Alcuni credenti poi, volendo portare una qualche difesa a ciò dissero che quell’oscuramento del sole avvenne come qualcosa di prodigioso che Dio fa quando lo ritiene opportuno.

DIONIGI: Essendo ambedue presso Eliopoli abbiamo notato insieme che mirabilmente la luna si incontrò col sole (infatti non era il tempo di questa congiunzione), ed essa ancora dall’ora nona fino alla sera fu restituita al diametro del sole al di sopra delle forze della natura. Vedevano anche che la stessa eclissi cominciava dall’oriente e giungeva fino al termine del disco solare, però poi retrocedeva. E un’altra volta, ma non nello stesso modo, per difetto o per opposizione si estendeva a tutta l’estensione del disco.

CRISOSTOMO: Le tenebre durarono tre ore, mentre l’eclissi di sole passa per breve tempo, poiché non si ferma, come sanno coloro che l’hanno osservata.

ORIGENE: Ma contro ciò dicono i figli di questo secolo: in che modo, quando accadde questo fatto tanto ammirevole, nessuno dei greci o dei barbari, né di quelli che lo videro, lasciarono consegnato che tale avvenimento fosse capitato in qualche tempo? Ma Flegone scrisse, nelle sue Cronache, che ciò accadde al tempo di Tiberio Cesare, anche se non disse che si verificò nel plenilunio; e io credo che, come gli altri prodigi che si verificarono nella passione del Signore, cioè che il velo si strappò, che la terra tremò ecc., così anche questo si verificò solo a Gerusalemme. O qualcuno potrà anche estendere questi fenomeni in tutta la Giudea, come in 3 Re 18, 10 disse Abdia a Elia: «Vive il Signore tuo Dio, poiché non c’è né gente né regno dove il mio Signore non mi mandò a cercarti», mostrando che l’aveva sufficientemente cercato nelle Genti vicine della Giudea. È poi molto naturale comprendere che alcune nubi molto oscure e molto grandi si riunissero sopra la città di Gerusalemme e il territorio dei Giudei, e che pertanto vennero profonde tenebre dall’ora sesta alla nona. Si sa che due creature furono fatte nel giorno sesto, cioè gli animali prima dell’ora sesta, e all’ora sesta l’uomo. Perciò conveniva che fosse crocifisso nell’ora sesta colui che moriva per la salvezza degli uomini, e che dall’ora sesta cominciassero le tenebre che si estesero a tutta la terra verso l’ora nona. E così come in un altro tempo, quando Mosè elevò le sue mani al cielo, si estesero le tenebre sopra gli Egiziani quando tenevano prigionieri i servi di Dio, nello stesso modo, quando Cristo stese le sue mani fino al cielo nella croce, sopra il popolo che aveva gridato (Mc 15, 14): «Crocifiggilo», all’ora sesta si estesero anche le tenebre, e da quel momento esso rimase privato di ogni luce, come segno delle future tenebre che avrebbero avvolto tutti i Giudei. Nello stesso modo, al tempo di Mosè, si riempì di tenebre la terra di Egitto per lo spazio di tre giorni, rimanendo la luce verso i figli di Israele; così al tempo di Cristo si fece buio in tutta la Giudea per lo spazio di tre ore, dato che per i loro peccati furono privati della luce di Dio Padre, dello splendore di Cristo e dell’illuminazione dello Spirito Santo. In cambio, sopra tutto il resto della terra, brillò la luce che illumina tutta la Chiesa di Dio in Cristo. E se fino all’ora nona si fece buio sulla Giudea, è manifesto che ad essi rifulse nuovamente la luce, poiché «quando sarà entrata la pienezza delle Genti, allora tutto Israele sarà salvo» (Rm 11, 25).

CRISOSTOMO: Oppure diversamente. Era straordinario il fatto che si fece buio su tutta la terra, il che non era mai accaduto prima. Infatti in Egitto si fece buio solo quando bisognava celebrare la Pasqua: però le cose che avvenivano allora erano il tipo di queste. E osserva che ci fu buio nel mezzo del giorno, quando in tutta la terra era giorno: affinché tutti quelli che abitavano la terra conoscessero questo miracolo. Questo poi era il segno che prometteva di dare a chi lo richiedeva, dicendo (12, 39): «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e non le sarà dato alcun segno se non quello del Profeta Giona», indicando la croce e la risurrezione. Infatti è molto più mirabile che ciò avvenga in colui che era stato crocifisso, che mentre camminava sulla terra. Ciò poi era sufficiente per convertirli, non solo per la grandezza del miracolo, ma anche perché esso fu compiuto dopo che essi avevano detto tutto quello che vollero e si furono saziati con le ingiurie. Ma allora in che modo non tutti si meravigliarono, né ritennero che fosse Dio? Poiché allora il genere umano era trattenuto da grande malizia e accidia, e questo miracolo passò presto, ed essi non ne conoscevano la causa. E per questo dopo egli stesso parla, per mostrare che vive e che egli stesso fece quel miracolo; per cui segue: E verso l’ora nona Gesù gridò a gran voce dicendo: Eli, Eli, lamà sabactàni, che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

GIROLAMO: Ha preso l’inizio del Salmo 21 (v. 2). Ciò che invece sta nel mezzo del versetto: «Guarda a me», è superfluo; si legge infatti nell’ebraico: Eli, Eli, lamma sabactani, cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Dunque sono empi quelli che pensano che in questo salmo parlino Davide o Ester o Mardocheo, dato che anche le testimonianze dell’Evangelista prese da esso si riferiscono al Salvatore, come sono quelle parole (Sal 21, 19; Mt 27, 35): «Si divisero le mie vesti», e (Sal 21, 17): «Trapassarono le mie mani».

CRISOSTOMO: Emise una voce profetica affinché fino all’ultima ora portasse una testimonianza dell’Antico Testamento, e affinché vedessero che onorava il Padre e non era contrario a Dio: quindi pronunciò una parola ebraica, affinché risultasse ad essi conosciuta e manifesta.

ORIGENE: Bisogna poi esaminare in che senso Cristo fu abbandonato da Dio. E alcuni, i quali non possono ammettere che Cristo sia abbandonato da Dio, dicono che fu detto per umiltà. Ma potrai manifestamente intendere che cosa sia ciò che dice paragonando la sua gloria che ebbe presso il Padre e la confusione che sopportò disprezzando la croce.

ILARIO: Gli interpreti eretici deducono da queste parole o che il Verbo di Dio era passato a essere del tutto anima del corpo, dato che lo vivificava a modo di anima, o che Cristo uomo non era in alcun modo nato, poiché in esso il Verbo di Dio inabitava a modo di spirito profetico; come se Gesù Cristo avesse cominciato a essere un uomo comune composto di anima e di corpo solo quando cominciò a esistere l’uomo che ora, privato di nuovo dell’aiuto che riceveva dal Verbo di Dio, esclama: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Oppure, essendosi mutata la natura del Verbo in anima, avesse avuto in tutto l’aiuto dal Padre, e ora, mancando di lui e offerto alla morte, si lamentasse della sua solitudine e accusasse colui che lo abbandonava. Ma in mezzo a queste opinioni empie e deboli, la fede della Chiesa, appoggiata sugli insegnamenti apostolici, non divide Gesù Cristo, e intende che il Figlio di Dio è allo stesso tempo figlio dell’uomo; e il lamento dell’abbandonato è la fiacchezza di colui che muore, e la promessa del paradiso è il regno del Dio vivente. Si lamenta che è stato abbandonato alla morte poiché è uomo; hai colui che muore il quale professa che egli regnerà in paradiso, poiché è Dio. Dunque non meravigliarti dell’umiltà delle parole e dei lamenti dell’abbandonato, quando conoscendo la forma del servo vedi lo scandalo della croce.

GLOSSA: Si dice poi che Dio lo ha abbandonato nella morte poiché lo espose al potere dei persecutori: gli sottrasse infatti la protezione ma non sciolse l’unione.

ORIGENE: Dopo che vide le tenebre su tutta la terra della Giudea disse questo volendo mostrare: mi hai abbandonato, o Padre, cioè consegnato quando già non avevo più forza a tante calamità perché il popolo, che era stato tanto onorato da te, ricevesse ciò che ha osato in me, così da essere privato della luce della tua protezione; ma anche per la salvezza delle Genti mi hai abbandonato. İnfatti che cosa hanno fatto di così buono quelli che fra le Genti credettero, così che li strappassi dal maligno con il prezioso sangue sparso sulla terra per loro? Oppure che cosa faranno di così degno gli uomini per i quali patisco queste cose? Forse poi anche vedendo i peccati degli uomini per i quali pativa disse: perché mi hai abbandonato?, così che divenissi come quello che raccoglie stoppie nella messe e racimoli nella vendemmia? Non pensare tuttavia che il Salvatore abbia detto queste cose in modo umano, a motivo della calamità che lo aveva colto in croce: se infatti lo prenderai così, non udrai il suo forte grido, il quale mostra che vi è nascosto qualcosa di grande.

RABANO: Oppure il Salvatore ha detto questo assumendo i nostri moti quando, posti nei pericoli, pensiamo di essere stati abbandonati da Dio. Infatti la natura umana fu abbandonata da Dio a motivo del peccato, ma poiché il Figlio di Dio divenne nostro avvocato prendendo la nostra colpa, deplora la miseria; e con ciò mostra quanto devono piangere coloro che peccano, dal momento che ha pianto così colui che mai peccò. Segue: Alcuni stando lì e udendo dicevano: Costui chiama Elia.

GIROLAMO: Non tutti, ma alcuni, che penso siano stati soldati romani, i quali non intendevano le proprietà dell’ebraico, ma per il fatto che disse: Eli, Eli, pensavano che avesse invocato Elia. Se invece vogliamo credere che fossero dei Giudei quelli che dicevano questo, dovremo dire che, secondo quanto venivano facendo, si proponevano di diffamare il Signore come debole, poiché chiamava in suo aiuto Elia. Segue: E subito correndo uno di loro, presa una spugna, la riempi di aceto e la pose sopra una canna e gli dava da bere.

AGOSTINO [CRISOSTOMO]: Così dunque si dà da bere aceto a colui che dona le fonti, e colui che dà il miele è cibato di fiele, viene flagellata la remissione, condannato il perdono, derisa la maestà, irrisa la virtù, ed è coperto di sputi colui che elargisce la pioggia.

ILARIO: L’aceto è un vino che per vizio o incuria o per la qualità del vaso è inacidito; ora, il vino è l’onore dell’immortalità o la virtù. Come dunque si inacidì in Adamo, il Signore lo prese e bevve dalle Genti. Viene offerto infatti in una canna e in una spugna perché lo bevesse: cioè ricevette i vizi della corruzione umana per i quali era stata perduta la felicità eterna; e così attrasse a sé stesso per la partecipazione dell’immortalità tutto ciò che era stato viziato in noi.

REMIGIO [RABANO]: Oppure diversamente. I Giudei, che erano l’aceto degenerato del vino dei Patriarchi e dei Profeti, avevano cuori traboccanti inganno, come la spugna cavernosa che ha nascondigli profondi e tortuosi. Con la canna si rappresenta la Sacra Scrittura, che si compiva in questo accadimento; come infatti l’idioma ebraico o greco è detto lingua poiché la lingua è l’organo che lo produce, così la lettera o la scrittura può essere detta canna poiché viene scritta con la canna.

ORIGENE: E forse alcuni che sono istruiti nell’insegnamento della Chiesa, però vivono male, danno da bere al loro Dio vino mescolato con fiele; quelli invece che attribuiscono a Cristo sentenze contrarie alla verità, come se egli le avesse dette, sono quelli che riempiono la spugna di fiele, la pongono sulla canna della Sacra Scrittura e la offrono alla bocca del Salvatore. Segue: Gli altri invece dicevano: Lascia, vediamo se viene Elia a liberarlo.

RABANO: Poiché infatti i soldati intendevano malamente il suono della voce del Signore, così aspettavano invano la venuta di Elia. Infatti il Salvatore, che invocava Dio in lingua ebraica, lo aveva sempre inseparabilmente con sé.

AGOSTINO [CRISOSTOMO]: Poiché dunque Cristo non aveva ormai più nulla da patire, la morte si trattenne, poiché sentiva che in lui non aveva niente di suo. La novità è sospetta alla vecchiaia. Questi era il primo e unico uomo che mai aveva peccato, che era libero da colpe e non aveva sopra di lui alcun genere di diritto. Tuttavia la morte si avvicino, alleata al furore dei Giudei, e come disperata si lancia sull’autore della vita. Per cui segue: Ma Gesù, gridando ancora a gran voce, emise lo spirito. Perché spiace ad alcuni che Cristo, venendo dal seno del Padre a vivere la nostra schiavitù per offrirci la sua libertà, abbia accettato la mostra morte, quando per mezzo della sua siamo liberati da essa, ed egli con il disprezzo della morte converte noi mortali in dèi, considerando come degni del cielo quelli che abitano sulla terra? Tanto quanto brillava il potere divino nella contemplazione di queste opere, altrettanto era insigne la testimonianza della sua immensa carità quando pativa per le sue creature e moriva per i suoi servi. Dunque questa è la prima ragione della passione del Signore, poiché volle che si sapesse quanto Dio amava l’uomo quando preferì essere amato che essere temuto. La seconda ragione è che la sentenza di morte data giustamente contro l’uomo fosse abolita da una giustizia maggiore. Poiché infatti il primo uomo, giudicato da Dio, era incorso nel reato della morte, e l’aveva trasmesso ai suoi discendenti, venne dal cielo il secondo uomo, immune dal peccato, perché fosse condannata la morte che, mandata per strappare i colpevoli, si azzardò ad assalire anche lo stesso autore dell’innocenza. E non c’è da meravigliarsi se diede per noi quanto ricevette da noi, cioè l’anima, lui che fece per noi cose tanto grandi e ci elargì tali doni.

AGOSTINO: Lungi infatti dai fedeli il dubbio che Cristo sentì la nostra morte così che, per quanto sta in essa, la vita perdesse la vita. Infatti, se fosse così, in che modo diciamo che in quel triduo poté vivere qualcosa se si dice che si inaridì la fonte della vita? Dunque la divinità di Cristo sentì la morte nella partecipazione umana, ossia dell’affetto umano, che spontaneamente aveva preso, e non perse la potenza della sua natura, mediante la quale dà la vita a tutte le cose. Infatti nella nostra morte senza dubbio il corpo destituito della vita non distrugge l’anima, mentre l’anima discendendo non perde la sua forza, ma lascia ciò che aveva vivificato, e per quanto sta in essa, provoca la morte di altro, ma essa non la riceve. Adesso parleremo dell’anima del Salvatore il quale, per non dire a motivo della divinità inabitante e la giustizia singolare, certamente per la comune sorte del morire poté abbandonare il corpo in quel triduo così che essa stessa non poté perire in alcun modo. Credo infatti che il Figlio di Dio è morto non secondo la pena dell’ingiustizia, che non ebbe in alcun modo, ma secondo la legge della natura che assunse per la redenzione del genere umano.

DAMASCENO: Sebbene tuttavia sia morto come uomo, e la sua santa anima fu divisa dal corpo incontaminato, tuttavia la divinità rimase inseparabile da entrambi, cioè dall’anima e dal corpo. E nemmeno così l’unica ipostasi si divise in due: infatti il corpo e l’anima, come dal principio ebbero l’esistenza nell’ipostasi del Verbo, così anche nella morte. Mai infatti né l’anima né il corpo ebbero una propria ipostasi oltre a quella che è l’ipostasi del Verbo.

GIROLAMO: L’emettere poi lo spirito è l’indizio della potestà divina, come egli stesso aveva detto (Gv 10, 17-18): «Nessuno può togliermi l’anima, ma io la depongo e nuovamente la assumo»; infatti in questo passo intendiamo con spirito l’anima, sia perché rende il corpo vitale o spirituale, sia perché la stessa sostanza dell’anima è spirito, secondo ciò che è scritto (Sal 103, 29): «Togli il loro spirito e vengono meno».

CRISOSTOMO: Emise poi un forte grido per mostrare che ciò veniva fatto secondo il suo potere. Infatti, emettendo un forte grido mentre moriva, mostra apertissimamente che egli è vero Dio, poiché quando gli uomini muoiono possono a stento emettere un lieve suono.

AGOSTINO: Che cosa poi abbia detto a gran voce lo dichiara Luca: disse infatti (23, 46): «E Gesù gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito».

ILARIO: Oppure emise lo spirito a gran voce dolendosi di non portare tutti i peccati.

VERSETTI 51-56

Ed ecco che il velo del tempio si divise in due parti da cima a fondo, la terra fu mossa e le pietre si ruppero e i sepolcri si aprirono, e molti corpi di santi che dormivano risuscitarono. E uscendo dai sepolcri dopo la sua risurrezione vennero nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quanti erano con lui a custodire Gesù, visto il terremoto e le cose che accadevano, ebbero grande timore dicendo: Veramente costui era Figlio di Dio. C’erano poi lì molte donne in lontananza, che avevano seguito Gesù dalla Galilea servendolo, fra le quali c’era Maria Maddalena e Maria Madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo.

ORIGENE: Successero grandi cose dopo che Gesù gridò con quella gran voce; per cui segue: Ed ecco che il velo del tempio si divise in due parti da cima a fondo.

AGOSTINO: Con ciò si mostra a sufficienza che il velo si divise quando egli emise lo spirito. Se invece non avesse aggiunto: Ed ecco, ma avesse detto semplicemente: E il velo del tempio si divise, sarebbe incerto se Matteo e Marco abbiano ricordato ciò ricapitolando e Luca abbia tenuto l’ordine quando dopo aver detto (23, 45): «Il sole si oscurò», subito ritenne di aggiungere: «E il velo del tempio si divise», oppure Luca abbia ricapitolato ciò che gli altri due avevano esposto con ordine.

ORIGENE: Si intende che ci furono due veli: uno che vela il santo dei santi, l’altro esterno o al tabernacolo o al tempio. Nella passione dunque del Signore Salvatore si strappò il velo che stava fuori, dall’alto fino al basso, affinché divenissero pubblici tutti i misteri che dal principio del mondo fino allora con ragione erano rimasti occulti fino alla venuta del Signore. Quando però giungerà la perfezione di tutte le cose, allora si toglierà anche il secondo velo, affinché possiamo vedere ciò che vi è di più occulto nell’interno, cioè la vera arca dell’alleanza e la natura delle cose tali come sono, vedendo i Cherubini e le altre cose.

ILARIO: Oppure si squarcia il velo del tempio poiché il popolo rimaneva da quel momento diviso in due parti, e gli si toglieva l’onore di questo velo con la custodia dell’Angelo protettore.

LEONE: L’improvvisa perturbazione di tutti gli elementi è una testimonianza sufficiente in favore di questa adorabile passione; per cui segue: la terra fu mossa e le pietre si ruppero e i sepolcri si aprirono.

GIROLAMO: Nessuno deve dubitare di ciò che rappresenta la maestà di questi segni, anche attenendosi alla lettera, dato che il cielo, la terra e l’universo provano che il loro Signore era colui che avevano crocifisso.

ILARIO: La terra si muove poiché non era capace di ricevere questo morto, le pietre si ruppero poiché la parola di Dio penetra tutte le cose, per dure e forti che siano, e la potestà del suo eterno potere le fece spezzare, e i sepolcri si aprirono: infatti erano state aperte le porte chiuse della morte. Segue: e molti corpi di santi che dormivano risuscitarono: infatti, avendo Gesù esiliato le tenebre della morte e illuminato le oscurità degli abissi, toglieva alla morte le sue spoglie.

CRISOSTOMO: Quando egli stava sulla croce, quelli che si burlavano di lui dicevano: «Ha salvato gli altri, e non può salvare sé stesso». Però ciò che non volle fare con sé lo fece con i corpi dei suoi servi, come dimostrò con abbondanza. Se infatti fece un grande miracolo risuscitando Lazzaro, dopo quattro giorni che era morto, molto di più fece ora risuscitando all’improvviso quelli che erano morti già da molto tempo, e facendoli apparire vivi, il che era una figura della futura risurrezione. E affinché non si credesse che era immaginario ciò che accadde, l’Evangelista aggiunge: E uscendo dai sepolcri dopo la sua risurrezione vennero nella città santa e apparvero a molti.

GIROLAMO: Nello stesso modo in cui risuscitò Lazzaro, così risuscitarono molti corpi di santi, dimostrando che il Signore risuscitava; e tuttavia, benché si aprissero i sepolcri, non uscirono da essi prima che risuscitasse il Signore, affinché egli fosse il primogenito della risurrezione dai morti. Intendiamo poi per città santa in cui furono visti i risorti o la Gerusalemme celeste o questa terrena, che prima era stata santa: infatti veniva chiamata santa la città di Gerusalemme per il tempio e per il santo dei santi, e per la preminenza sopra altre città nelle quali si adoravano idoli. Quando però dice: apparvero a molti, si fa intendere che la risurrezione non fu generale, tale da apparire a tutti, ma speciale per molti, in modo che vedessero coloro che meritarono di vedere.

REMIGIO [RABANO]: Alcuni domandano che cosa accadde per quelli che risuscitarono quando risuscitò il Signore. È da credere che erano risuscitati per essere testimoni della risurrezione del Signore. Alcuni poi dissero che ritornarono a morire e a convertirsi in cenere, come accadde a Lazzaro e agli altri che il Signore risuscitò. Però non si può dare credito a ciò che questi dicono, poiché in tal caso sarebbe riuscito di maggior tormento a quelli che risuscitarono il tornare a morire subito piuttosto che il non essere risuscitati. Ciò che dobbiamo credere è che risuscitarono quando risuscitò il Signore, e che quando egli salì al cielo, salirono con lui anch’essi.

ORIGENE: Questi grandi misteri accadono tutti i giorni: infatti il velo del tempio si apre ai santi perché vedano i misteri che ricopre; la terra si muove, cioè ogni carne, per le nuove parole e le nuove realtà secondo il Nuovo Testamento. Le pietre si spaccano, esse che furono misteri per i Profeti, affinché nel loro profondo vediamo i misteri in esse riposti. Sepolcri poi sono chiamati i corpi delle anime peccatrici, che sono morte a Dio; quando però per grazia di Dio queste anime saranno risuscitate, i loro corpi, che prima furono sepolcri, diventeranno i corpi dei santi, e si vedranno uscire da sé stessi e seguire colui che è risorto, e camminare in novità di vita con lui; e quelli che sono degni di vivere nei cieli entreranno nella città santa nei singoli tempi, e appariranno ai molti che vedranno le loro opere buone. Segue: Il centurione e quanti erano con lui a custodire Gesù, visto il terremoto e le cose che accadevano, ebbero grande timore dicendo: Veramente costui era Figlio di Dio.

AGOSTINO: Non si oppone la relazione di Matteo, il quale dice che il centurione e coloro che erano con lui si meravigliavano visto il terremoto, a quella di Luca, il quale afferma che il centurione si meravigliò poiché egli aveva reso lo spirito con un forte grido: infatti Matteo, al dire: visto il terremoto, aggiunge: e le cose che accadevano, manifestando così che Luca aveva motivo di dire che il centurione si meravigliò per la morte stessa del Signore, dato che questa era una delle cose che allora accadevano in modo ammirevole.

GIROLAMO: Si deve considerare che il centurione, presenziando allo scandalo della passione del Signore, già lo confessa vero Figlio di Dio, mentre Ario, nel seno della Chiesa, lo chiama solo uomo.

RABANO: Per questo con ragione il centurione rappresenta la fede della Chiesa, la quale, essendosi strappato il velo dei misteri del cielo per mezzo della morte del Signore, subito professa Gesù vero uomo giusto e vero Figlio di Dio, mentre la sinagoga tace.

LEONE: Tremi tutta l’umanità per la crocifissione del suo Redentore; con l’esempio del centurione si rompono le pietre delle anime infedeli, e quelli che sono chiusi nei sepolcri della mortalità escano vincendo gli ostacoli che li trattengono; si presentino anche ora nella città santa, cioè nella Chiesa di Dio, i preludi della futura risurrezione, e ciò che si deve credere rispetto ai corpi lo si faccia anche nei cuori. Segue: C’erano poi li molte donne in lontananza, che avevano seguito Gesù dalla Galilea servendolo.

GIROLAMO: Era costume tra i Giudei, e non era preso male nei tempi antichi, che le donne somministrassero dal proprio patrimonio alimenti e vestiti ai loro maestri. Però, dato che ciò potrebbe servire di cattivo esempio per i Gentili, san Paolo ricorda che egli lo proibì. Servivano dunque il Signore nelle cose di loro pertinenza, in modo che, ricevendo da esse l’alimento corporale, il Signore desse loro quello spirituale; non perché egli necessitasse degli alimenti delle sue creature, ma per mostrare un tipo di maestri, che dovrebbero accontentarsi di ricevere dai propri discepoli il cibo e il vestito. Però vediamo chi lo accompagnava. Segue dunque: fra le quali c’era Maria Maddalena e Maria Madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo.

ORIGENE: Marco dice che la terza si chiamava Salome.

CRISOSTOMO: Queste donne contemplavano ciò che allora accadeva, che era sommamente degno di compassione; e si veda la costanza con cui continuarono ad assisterlo fino negli stessi pericoli, manifestando la loro grande fortezza. Infatti mentre i discepoli erano fuggiti, esse non si separarono dal suo fianco.

GIROLAMO: Ecco, dice Elvidio, Giacomo e Giuseppe sono figli di Maria madre del Signore, che i Giudei chiamarono fratelli di Cristo. Dice però di Giacomo il minore per distinguerlo da Giacomo il maggiore, che era figlio di Zebedeo. E infatti empio, dice Elvidio, avere questa idea di Maria: che cioè mentre le altre donne erano presenti, diciamo che ella era assente; oppure se era un’altra Maria non so quale dobbiamo immaginare, soprattutto poiché l’Evangelista Giovanni testimonia che ella era presente. O cieco furore e anima maliziosa per il proprio danno! Oda dunque ciò che dice Evangelista Giovanni (19, 25): «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, e la sorella di sua madre Maria di Cleofa, e Maria Maddalena». Nessuno dubita che ci furono due Apostoli chiamati Giacomo, il figlio di Zebedeo e il figlio di Alfeo; però quel Giacomo il minore di cui la Scrittura parla era figlio di Maria. Se era un Apostolo era figlio di Alfeo, se non era un Apostolo, ma un terzo non so quale Giacomo, come si può ritenere che sia fratello del Signore, e in che modo il terzo viene chiamato il minore a distinzione del maggiore? Infatti maggiore e minore si dicono di due, non di tre; e il fratello del Signore è un Apostolo, come dice Paolo (Gal 1, 19): «Degli Apostoli non vidi alcun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore». E affinché tu non abbia a pensare che questo Giacomo sia figlio di Zebedeo, leggi gli Atti degli Apostoli (cap. 12), che dicono che era stato già ucciso da Erode. Resta la conclusione che questa Maria, che è detta madre di Giacomo il minore, era moglie di Alfeo e sorella di Maria madre del Signore, e l’Evangelista Giovanni la ricorda come Maria di Cleofa. Se poi ti sembrano due donne diverse poiché in un luogo è detta Maria madre di Giacomo il minore e in un altro Maria di Cleofa, apprendi la consuetudine della Scrittura secondo cui uno stesso uomo viene chiamato con nomi diversi, come Raguele suocero di Mosè è detto Ietro. E similmente Maria di Cleofa è detta moglie di Alfeo; questa stessa è detta Maria madre di Giacomo il minore; ora, se questa fosse la madre del Signore, l’Evangelista avrebbe preferito chiamarla così, come fa sempre; e anche se Maria di Cleofa fosse un’altra distinta da Maria madre di Giacomo e Giuseppe, consta che quest’ultima non può essere la madre del Signore.

AGOSTIINO: Potremmo poi dire che alcune donne stavano lontano, come dicono i tre Evangelisti, e altre vicino alla croce, come dice Giovanni, se Matteo e Marco non nominassero Maria Maddalena fra quelle che stavano lontano, mentre Giovanni dice che stava presso la croce. Ma ciò può essere inteso nel senso che stavano a una distanza che può dirsi ravvicinata, trovandosi esse alla sua presenza, e maggiore rispetto alla folla del centurione e dei soldati che circondavano la croce. Possiamo anche intendere che quelle che stavano insieme alla madre del Signore, dopo che il Signore la affidò al discepolo, cominciarono ad andarsene, per togliersi dal fitto della folla, e videro ciò che avveniva stando più lontano, in modo che gli Evangelisti che le ricordarono dopo la morte del Signore, le ricordano come collocate a distanza.

VERSETTI 57-61

Venuta poi la sera, giunse un certo uomo ricco da Arimatea, di nome Giuseppe, che era anch’egli discepolo del Signore. Questi andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che il corpo fosse consegnato. Ricevuto il corpo, Giuseppe lo avvolse in una sindone monda. E lo pose in un suo sepolcro nuovo, che aveva scavato nella roccia, e rotolò una grande pietra sulla porta del sepolcro e se ne andò. C’erano lì Maria Maddalena e l’altra Maria che sedevano davanti al sepolcro.

GLOSSA: L’Evangelista, dopo aver riferito l’ordine della passione del Signore e della morte, ora si occupa della sua sepoltura, dicendo: Venuta poi la sera, giunse un certo uomo ricco da Arimatea, di nome Giuseppe, che era anch’egli discepolo del Signore.

REMIGIO [RABANO]: Arimatea è la stessa città di Roma, città di Elcana e di Samuele, che si trova nel territorio di Canaan, vicino a Diospoli. Questo Giuseppe era di posizione elevata secondo il mondo, però è lodato per avere un merito ancora maggiore davanti a Dio, e per questo è descritto come giusto. Conveniva che colui che doveva dare sepoltura al corpo del Signore fosse un uomo tale che per la giustizia dei suoi meriti fosse degno di questo servizio.

GIROLAMO: Viene considerato ricco non per la iattanza di colui che scrive, per poter dire che un uomo nobile e ricchissimo era discepolo di Gesù, ma per manifestare perché poté chiedere a Pilato il corpo del Signore. Segue: Questi andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù; infatti i poveri e gli ignoti non avrebbero osato accedere a Pilato procuratore del potere Romano e chiedere il corpo del crocifisso. In un altro Vangelo questo Giuseppe è chiamato Bulite, cioè consigliere, e di lui sembra che abbia parlato il primo salmo che dice: «Beato l’uomo che non prende parte alle determinazioni degli empi».

CRISOSTOMO: Si veda il valore di questo uomo: egli si pone in pericolo di morte attirando verso di sé l’inimicizia di tutti per il suo affetto verso Cristo; e non solo si azzarda a chiedere il suo corpo, ma anche a seppellirlo; per cui segue: E ricevette il corpo e lo avvolse in una sindone monda.

GIROLAMO: Per mezzo della sepoltura semplice del Signore è condannata l’ambizione dei ricchi, che neanche nel sepolcro vogliono fare a meno delle loro ricchezze. Possiamo anche comprendere in senso spirituale che il corpo del Signore non va avvolto in tele di oro né con pietre preziose, e neanche in seta, ma in un telo puro, sebbene ciò significhi anche che avvolge Gesù in una sindone monda colui che lo che la sindone è riceve con una coscienza pura.

REMIGIO: Oppure diversamente. Dato un panno di lino, il lino procede dalla terra, e non giunge a diventare bianco se non con grande lavoro, si vede che il corpo di colui che fu preso dalla terra, cioè dalla Vergine, per mezzo del travaglio della passione giunse fino al candore dell’immortalità.

RABANO: Da qui viene anche l’uso della Chiesa di non celebrare sopra seta né panno tinto, ma sopra lino della terra il sacrificio dell’altare, come leggiamo che fu ordinato dal beato papa Silvestro. Segue: E lo pose in un suo sepolcro nuovo, che aveva scavato nella roccia.

AGOSTINO: Il Salvatore fu deposto in un sepolcro che non era suo poiché moriva per la salvezza degli altri. Perché doveva essere deposto in un sepolcro proprio colui che non era morto per sé? Perché doveva tenere una tomba nella terra colui il cui trono rimaneva nei cieli? Perché doveva avere una sepoltura propria colui che non stette nel sepolcro altro che tre giorni, non come morto, ma come riposando in un letto? Il sepolcro è l’abitazione della morte: non era quindi necessario che Cristo, che è la vita, avesse un’abitazione di morte, né necessitava di un’abitazione da defunto colui che sempre vive.

GIROLAMO: È collocato in un sepolcro nuovo affinché non si credesse, dopo la risurrezione, che era risuscitato uno qualsiasi degli altri corpi che lì riposavano. Questo sepolcro nuovo può anche significare le viscere verginali di Maria. Fu depositato in un sepolcro che era stato aperto in una roccia perché non si dicesse, se fosse stato edificato con molte pietre, che era stato rubato dopo aver rimosso il cemento.

AGOSTINO: E anche se il sepolcro fosse stato fatto di terra, sempre avrebbero potuto dire che avevano scavato la terra e lo avevano rubato. Se fosse poi stata una pietra piccola quella che chiudeva la sepoltura, potevano dire: quando noi dormivamo ce l’hanno rubato. Per cui segue: e rotolò una grande pietra sulla porta del sepolcro e se ne andò.

GIROLAMO: La grande pietra apposta manifesta che non si poteva aprire il sepolcro senza l’aiuto di molti.

ILARIO: In senso spirituale si può dire che Giuseppe fu una specie di Apostolo. Questi avvolse il corpo in un lenzuolo pulito, mentre in un altro luogo troviamo che a Pietro fu mandato dal cielo un grande telo nel quale si trovava ogni genere di animali. Da ciò si deduce che la Chiesa è sepolta con Cristo sotto l’aspetto di quel lenzuolo. Inoltre il corpo del Signore è collocato in un sepolcro vuoto e nuovo, aperto in una roccia, poiché per mezzo della predicazione degli Apostoli doveva introdursi nel duro cuore dei Gentili lo stesso Cristo; cuore duro in verità, nel quale non era ancora penetrato il timore di Dio. E come nessuna cosa deve entrare di più nei nostri cuori se non Dio, così la pietra grande chiude la porta, poiché come nessuno ci portò la conoscenza di Dio prima di lui, così nessuno entri dopo di lui.

ORIGENE: Non è stato scritto a caso che il corpo fu avvolto in una sindone monda, e che lo pose in un sepolcro nuovo, e lo chiuse con una pietra grande, poiché tutto ciò che si trova riguardo al corpo del Signore è pulito e nuovo e tutto grandioso.

REMIGIO [RABANO]: Dopo che il corpo del Signore fu sepolto, gli altri se ne andarono alle loro proprie case, e rimasero li unicamente le donne che più lo avevano amato, e con attenzione estrema si fissarono bene nella mente il luogo dove rimase sepolto il Signore, poiché nel tempo opportuno dovevano offrirgli la testimonianza della loro devozione; per cui segue: C’erano li Maria Maddalena e l’altra Maria che sedevano davanti al sepolcro.

ORIGENE: Però la madre dei figli di Zebedeo non si dice che fosse seduta vicino al sepolcro, poiché forse non era potuta giungere se non fino alla croce; queste invece, dato che la loro carità era grande, non mancarono neanche in ciò che accadde dopo.

GIROLAMO: Oppure, avendo tutti abbandonato il Signore, le donne perseverarono nel loro dovere, attendendo ciò che Gesù aveva promesso; per questo meritarono di vedere per prime la risurrezione, poiché «chi persevererà sino alla fine sarà salvo» (10, 22; 24, 13).

REMIGIO [RABANO]: Ciò fanno sino ad oggi in questo secolo le sante donne, cioè le anime umili dei santi, e con pia curiosità attendono al modo in cui la passione di Cristo si è compiuta.

VERSETTI 62-66

Il giorno seguente, che era dopo la Parasceve, i principi dei sacerdoti e i Farisei si presentarono a Pilato dicendo: Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore disse quando era ancora vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Comanda dunque che il sepolcro sia custodito fino al terzo giorno, affinché per caso non vengano i suoi discepoli e lo rubino e dicano alla folla: È risorto dai morti; e l’errore seguente sarà peggiore del precedente. Disse loro Pilato: Avete la guardia; andate e custodite come sapete. Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro sigillando la pietra e ponendovi i custodi.

GIROLAMO: I principi dei sacerdoti non sarebbero stati contenti di aver crocifisso il Signore Salvatore se non avessero custodito il sepolcro e impedito per quanto stava in essi la risurrezione; per cui segue: Il giorno seguente, che era dopo la Parasceve.

RABANO: Parasceve significa preparazione. Con questo nome si intende il sesto giorno che precede il sabato, nel quale preparavano il necessario per esso, come si dice rispetto alla manna (Es 16, 22): «Il sesto giorno raccoglierete il doppio»: poiché infatti nel sesto giorno fu fatto l’uomo, nel settimo Dio si riposò; per questo Gesù muore nel giorno sesto e nel settimo si riposò nel sepolcro.

GIROLAMO [RABANO]: Ma i principi dei sacerdoti, benché avessero commesso un orrendo crimine con la morte del Signore, non sarebbero stati soddisfatti se non avessero sparso tutto il veleno della perfidia contratta ferendo il suo onore dopo la sua morte; per questo chiamano seduttore colui che sapevano che era innocente; per cui dicono: Signore ci siamo ricordati che quel seduttore disse. Come poi Caifa senza saperlo aveva prima profetizzato dicendo (Gv 18, 14): «Conviene che uno solo muoia per il popolo e non tutta la gente perisca», così anche adesso: Cristo infatti era seduttore, non facendo passare dalla verità all’errore, ma dalla falsità alla verità, dai vizi alle virtù, dalla morte alla vita.

REMIGIO: Per questo dicono che il Signore aveva detto: Dopo tre giorni risorgerò, poiché aveva detto (12, 40): «Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce», ecc. Ma bisogna vedere in che modo risuscitò dopo tre giorni. Alcuni vogliono che si intendano per una notte le tre ore di tenebre e per un giorno la luce che segui alle tenebre. Però costoro misconoscono il significato della locuzione figurata, poiché in senso figurato la feria sesta in cui patì comprende la notte precedente; segue poi la notte del sabato con il suo giorno, e la notte del giorno della domenica, che già forma una parte di questo giorno: per questo in verità risuscitò il terzo giorno.

AGOSTINO [CRISOSTOMO]: Risorse dopo tre giorni perché nella passione del Figlio ci desse a conoscere l’assenso di tutta la Trinità. I tre giorni sono una figura, poiché la Trinità, che in principio fece l’uomo, è la stessa che ripara l’uomo per mezzo della passione di Cristo. Segue: Comanda dunque che il sepolcro sia custodito fino al terzo giorno.

RABANO: I discepoli di Cristo erano infatti ladri spirituali, poiché sottraevano agli ingrati Giudei gli scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento per la formazione della Chiesa, e il Salvatore che era stato loro offerto, dormendo in quella notte, a motivo del torpore dell’incredulità, e consegnandolo ai Gentili perché credessero in lui.

ILARIO: La paura che fosse rubato il corpo, la sua custodia e il sigillo sono una testimonianza di insipienza e di incredulità: vollero infatti sigillare il corpo di colui al cui comando avevano visto alzarsi Lazzaro dal sepolcro.

RABANO: E quando dicono: l’errore seguente sarà peggiore del precedente, senza saperlo dicono la verità, poiché fu molto peggiore il disprezzo del pentimento nei Giudei che non l’errore della loro ignoranza.

CRISOSTOMO: Vedi anche come senza volerlo si concertano per provare la verità: infatti la prova irrefragabile della risurrezione fu portata proprio dalle disposizioni che adottarono, poiché, essendo stato custodito il sepolcro, non ci poté essere inganno alcuno. E se non c’è inganno, è evidente e irrefragabile che il Signore è risorto. Si aggiunge poi ciò che rispose Pilato: Disse loro Pilato: Avete la guardia; andate e custodite come sapete.

RABANO: Come se dicesse: Vi basti che ho acconsentito alla morte di un innocente; per il resto il vostro errore rimanga con voi. Segue: Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro sigillando la pietra e ponendovi i custodi.

CRISOSTOMO: Pilato non permette che solo i soldati mettano i sigilli; in tal caso infatti avrebbero potuto dire che i soldati permisero che i discepoli rubassero il corpo del Signore, e così avrebbero compromesso la fede nella risurrezione; ora, non possono dire questo poiché essi stessi hanno sigillato il sepolcro.