DODICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
20 Giugno 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / anima, capelli, corpo, gesu, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, nascosto, padre-angelico-maria-moccia, padre-mio, padri-della-chiesa, segreto, uomini
Vangelo Commentato dai Padri
DODICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Vangelo di Marco 10, 26-33
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non temete gli uomini, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di ferire e l’anima e il corpo nella Geenna.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò al Padre mio che è nei cieli».
VERSETTI 26-28
Non temeteli dunque. Non vi è infatti nulla di nascosto che non debba essere rivelato, e di occulto che non debba essere conosciuto. Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e ciò che udite nell’orecchio ditelo sopra i tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può perdere l’anima e il corpo nella geenna.
REMIGIO: Dopo la consolazione premessa ne aggiunge un’altra non minore, dicendo: Non temeteli dunque, cioè i persecutori. Perché poi non vi sia da temere lo manifesta quando aggiunge: Non vi è infatti nulla di nascosto che non debba essere rivelato, e di occulto che non debba essere conosciuto.
GIROLAMO: In che modo dunque nel mondo presente i vizi di molti non sono conosciuti? Ma si scrive del tempo futuro, quando Dio giudicherà le cose nascoste degli uomini e illuminerà i segreti delle tenebre, e manifesterà le intenzioni dei cuori (1 Cor 4, 5). E il senso è: non temete la crudeltà dei persecutori e la rabbia dei bestemmiatori, poiché verrà il giorno del giudizio nel quale anche la vostra virtù e la loro malvagità saranno dimostrate.
ILARIO: Dunque ammonisce a non temere le minacce, gli oltraggi, il potere dei persecutori, poiché il giorno del giudizio rivelerà che queste cose erano delle vane nullità.
CRISOSTOMO oppure diversamente: La figura delle cose che vengono dette sembra avere un valore universale, ma in realtà si riferisce solo alle cose dette prima, non a tutte; come se dicesse: se vi dolete udendo gli oltraggi, pensate che fra poco sarete liberati anche da questa diffidenza. Vi chiamano infatti indovini, maghi e seduttori; ma aspettate un poco e tutti vi chiameranno salvatori del mondo; poiché in base alle cose stesse apparirete benefattori; e gli uomini non considereranno i loro discorsi, ma la verità delle cose.
REMIGIO: Alcuni però dicono che con queste parole il Signore ha promesso ai suoi discepoli che essi avrebbero rivelato tutti i misteri nascosti che si celavano sotto il velo della lettera della legge; per cui l’Apostolo dice (2 Cor 3, 16): «Quando si convertiranno a Cristo, allora il velo sarà tolto». E il senso è: perché dovete temere i vostri persecutori pur avendo una dignità così grande per cui sarete voi a manifestare i misteri nascosti della legge e dei Profeti?
CRISOSTOMO: In seguito, avendoli liberati da ogni timore e resi superiori alle ingiurie, al tempo opportuno parla loro della libertà della predicazione dicendo: Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e ciò che udite nell’orecchio ditelo sopra i tetti.
ILARIO: Non leggiamo che il Signore fosse solito parlare di notte, o trasmettere la dottrina nelle tenebre, ma dice questo poiché ogni suo discorso è tenebra per gli uomini carnali, e la sua parola per gli increduli è notte. Cosi ciò che fu detto da lui va annunciato con la libertà della fede e della confessione.
REMIGIO: Il senso è dunque: Ciò che vi dico nelle tenebre, cioè fra i Giudei increduli, voi ditelo nella luce, cioè predicatelo ai fedeli; e ciò che udite nell’orecchio, ossia quanto vi dico segretamente, predicatelo sui tetti, cioè davanti a tutti. Siamo infatti soliti dire: gli si parla all’orecchio, cioè segretamente.
RABANO: Certamente quando dice: predicatelo sui tetti, è secondo il costume della provincia della Palestina, dove si è soliti risiedere sui tetti, poiché non sono appuntiti, ma piani. Quindi si predicherà sui tetti ciò che sarà detto davanti a tutti.
GLOSSA oppure diversamente: Ciò che vi dico nelle tenebre, cioè mentre siete ancora nel timore carnale, ditelo nella luce, cioè nella fiducia della verità, quando sarete illuminati dallo Spirito Santo; e ciò che udite nell’orecchio, cioè percepite col solo udito, predicatelo, compiendolo nell’opera, stando sopra i tetti, cioè nei vostri corpi che sono la dimora delle anime.
GIROLAMO oppure diversamente: Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, ossia ciò che vi dico nel mistero predicatelo apertamente; e ciò che udite nell’orecchio, predicatelo sopra i tetti, ossia ciò che vi ho insegnato nella piccola regione della Giudea insegnatelo audacemente in tutte le città del mondo.
CRISOSTOMO: Come poi quando diceva (Gv 14, 12): «Chi crede in me, anch’egli farà le opere che io faccio, e ne farà anche di più grandi», così anche qui mostra che egli opera tutte le cose fatte da loro, anche più di quelle fatte da lui stesso, come se dicesse: io vi ho dato il principio, ma ciò che è di più voglio compierlo per mezzo di voi. Ora, ciò non è solo di chi ingiunge, ma anche di chi predice il futuro e mostra che supereranno tutto.
ILARIO: Bisogna dunque diffondere costantemente la conoscenza di Dio, e rivelare con il lume della predicazione i profondi segreti della dottrina evangelica, non temendo coloro che, pur avendo potere sui soli corpi, non hanno alcun diritto sulle anime; per cui si aggiunge: E non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima.
CRISOSTOMO: Vedi come li ha stabiliti superiori a tutto, persuadendoli a disprezzare per il timore di Dio non soltanto la preoccupazione e la maledizione, o i pericoli, ma anche ciò che sembra più temibile di tutto, cioè la morte: per cui aggiunge: temete piuttosto colui che può perdere l’anima e il corpo nella geenna.
GIROLAMO: Il nome di geenna non si trova nei libri antichi, ma viene usato per la prima volta dal Salvatore. Cerchiamo dunque quale sia l’occasione di questo discorso. Non leggiamo una sola volta che l’idolo di Baal fu presso Gerusalemme alle radici del monte Moria, nella quale fu Siloe. Questa valle e questa pianura erano irrorate e ombreggiate, e veramente deliziose, e in esse c’era un luogo consacrato all’idolo. Ma la follia del popolo di Israele era giunta al punto di abbandonare i luoghi vicini al tempio per andare a immolare là le loro vittime, e prevalendo le delizie sulla severità della religione, bruciava davanti ai demoni i suoi figli; e questo luogo veniva chiamato Geennon, cioè valle dei figli di Ennon. Questo nome è spesso ripetuto nei libri dei Re, delle Cronache e di Geremia. Dio vi fa ascoltare la minaccia di riempire questo luogo di cadaveri, così che non lo si chiamerà più Tofet e Baal, ma poliandrion, cioè tumulo dei morti. Infatti i futuri supplizi e pene perpetue da cui saranno tormentati i peccatori vengono qui denotati con queste parole.
AGOSTINO: Ciò però non avverrà prima che l’anima si sia riunita al corpo, con un’unione che non sarà più distrutta; e tuttavia giustamente si parla ancora di morte dell’anima, perché allora essa non vive più di Dio; e anche di morte del corpo, poiché in quest’ultima dannazione, sebbene l’uomo non perda il sentire, tuttavia, dato che questo sentire non gli apporterà più alcuna dolcezza né alcuna pace, ma il solo dolore della pena, questo stato merita di essere chiamato più morte che vita.
CRISOSTOMO: Vedi ancora che non promette loro la liberazione dalla morte, ma li persuade a non temere la morte, il che è molto di più che essere strappati dalla morte; e con questo discorso imprime in essi il dogma dell’immortalità.
VERSETTI 29-31
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. I capelli del vostro capo poi sono tutti contati. Non temete dunque: voi valete più di molti passeri.
CRISOSTOMO: Dopo avere escluso il timore della morte, affinché gli Apostoli non pensassero che se venivano uccisi fossero stati abbandonati da Dio, di nuovo introduce il discorso della provvidenza di Dio, dicendo: Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
GIROLAMO: E il senso è: se i piccoli animali non cadono senza che Dio lo voglia, e in tutte le cose c’è la provvidenza, e le cose che sono destinate a perire non periscono senza la volontà di Dio, voi, che siete eterni, non dovete temere di vivere senza la provvidenza di Dio.
ILARIO: In senso mistico ciò che si vende è il corpo e l’anima, e ciò a cui si vende è il peccato. Coloro dunque che vendono due passeri per un soldo si vendono al peccato a un prezzo minimo, pur essendo nati per volare e andare al cielo con le ali spirituali. Presi dal piacere delle cose presenti e venduti alla vanità del mondo, si prostituiscono a tale prezzo. La volontà di Dio è che uno di loro voli più alto, ma la legge procedente dalla disposizione di Dio stabilisce che uno di loro debba piuttosto cadere. Se essi fossero volati insieme non avrebbero fatto che un solo e unico corpo spirituale, ma venduti l’uno e l’altro al peccato, l’anima diviene terrestre al contatto del male, e si forma di loro un solo corpo che cade per terra.
GIROLAMO: Ciò che poi dice: I capelli del vostro capo poi sono tutti contati, mostra l’immensa provvidenza di Dio riguardo agli uomini e designa la sua ineffabile carità per cui nulla di nostro gli è nascosto.
ILARIO: Infatti contare qualcosa è segno di diligenza.
CRISOSTOMO: Per cui ha detto ciò non nel senso che Dio enumeri i singoli capelli, ma per mostrare la diligente conoscenza e la grande provvidenza riguardo a loro.
GIROLAMO: Deridono il pensiero della Chiesa su questo punto coloro che negano la risurrezione della carne, quasi che noi dicessimo che i capelli contati e tagliati dal tosatore risorgano tutti, mentre il Salvatore non ha detto: anche i vostri capelli saranno tutti salvati, ma: sono contati. Dove c’è il numero si dimostra la conoscenza del numero. non la conservazione del numero stesso.
AGOSTINO: Sebbene anche dei capelli si possa indagare se ritorni tutto ciò che è stato tagliato: ma se ritorna, chi non inorridirebbe di quella deformità? Ma una volta inteso che nulla perirà del corpo in modo che non vi sia nulla di deforme nel corpo stesso, si intende insieme che tutte le parti che avrebbero causato una smisurata grandezza irregolare saranno aggiunte all’insieme non in quei punti in cui sarebbe sfigurata la forma delle membra; così se si costruisse con la creta un vaso che, ridotto di nuovo in creta, fosse ricostruito tutto dal tutto delle parti, non sarebbe necessario che la parte di creta che era nel manico torni al manico o quella che aveva costituito il fondo torni a essere il fondo, purché il tutto ritorni nel tutto, cioè che tutta la creta, senza perdere alcuna parte, torni a essere il vaso. Per cui se i capelli tante volte tagliati dovessero tornare in modo deforme ai loro posti, non ritornerebbero; e tuttavia non andranno perduti per chi risorgerà poiché, rispettate le proporzioni delle parti, con la trasformazione della materia saranno ricongiunti alla medesima carne affinché in essa costituiscano una qualsivoglia parte del corpo. Sebbene ciò che dice Luca (21, 18): «Nessun capello del vostro capo perirà», possa essere inteso non della lunghezza, ma del numero dei capelli: per cui qui si dice: I capelli del vostro capo sono contati.
ILARIO: Non vale la pena di enumerare cose che periranno: affinché dunque sappiamo che nulla di noi perirà, viene indicato anche il numero dei nostri capelli. Così non dobbiamo temere alcuna caduta dei nostri corpi, per cui si aggiunge: Non temete dunque: voi valete più di molti passeri.
GIROLAMO: Con ciò viene manifestato meglio il senso delle cose dette prima, che cioè non dobbiamo temere coloro che uccidono il corpo: poiché se anche i piccoli animali non cadono senza che Dio lo sappia, quanto più l’uomo rivestito della dignità apostolica!
ILARIO: Oppure, quando dice che essi valgono più di molti passeri, mostra che l’elezione dei fedeli vale più della moltitudine degli increduli: poiché questi cadono in terra, quelli volano al cielo.
REMIGIO: In senso mistico Cristo è il capo, gli Apostoli i capelli; i quali convenientemente vengono detti contati poiché i nomi dei santi sono scritti nei cieli.
VERSETTI 32-33
Chiunque dunque mi confesserà davanti agli uomini, anch’io lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli. Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
CRISOSTOMO: Il Signore, scacciando il timore che scuoteva l’animo dei discepoli, li conforta nuovamente con le cose che seguono, non solo scacciando il timore, ma anche sollevandoli alla libera diffusione della verità con la speranza di premi maggiori, dicendo: Chiunque dunque mi confesserà davanti agli uomini, anch’io lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli. Considera poi attentamente che non ha detto: Chi mi confesserà, ma, come si legge in greco, Chi confesserà in me, per mostrarti che chi lo confessa lo confessa non per propria virtù, ma aiutato da una grazia superiore.
ILARIO: Dice questo a modo di conclusione, poiché bisogna avere la libera costanza di confessare Dio essendo stati confermati da tali insegnamenti.
REMIGIO (RABANO]: Qui va intesa quella confessione di cui l’Apostolo dice (Rm 10, 10): «Con il cuore si crede per la giustizia, con la bocca avviene la confessione per la salvezza». Affinché dunque uno non pensi di potersi salvare senza la confessione della bocca, non solo dice: Chi mi confesserà, ma aggiunge: davanti agli uomini; e ancora aggiunge: Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
ILARIO: Con ciò mostra che noi l’avremo come testimone davanti a suo Padre nello stesso modo in cui saremo stati suoi testimoni davanti agli uomini.
CRISOSTOMO: Dove bisogna considerare che nella pena il supplizio è più ampio e nei beni la retribuzione è maggiore. Come se dicesse: tu prima hai sovrabbondato, confessandomi o negandomi; sovrabbonderò anch’io, dandoti cose ineffabilmente maggiori: là infatti ti confesserò o ti rinnegherò; per questo, se farai qualche bene e non riceverai la retribuzione, non turbarti: infatti nel tempo futuro ti aspetta una retribuzione aumentata; e se farai qualche male e non verrai punito, non lasciarti andare al disprezzo: là infatti ti aspetta la pena, se non cambi e diventi migliore.
RABANO: E bisogna sapere che negare l’esistenza di Dio non lo possono fare neanche i pagani, ma che Dio ni sia Figlio e Padre non può essere negato dai non credenti. Quindi il Figlio confesserà qualcuno presso il Padre poiché mediante il Figlio avrà accesso al Padre, e poiché il Figlio dirà (Mt 25, 34): «Venite, benedetti del Padre mio».
REMIGIO [RABANo]: Rinnegherà invece chi lo ha rinnegato poiché mediante lui non avrà accesso al Padre, e sarà scacciato dal cospetto della divinità sua e del Padre.
CRISOSTOMO: Quindi esige non solo la fede che è secondo la mente, ma anche la confessione della bocca, per elevarci a una libera predicazione e a un amore più ampio, rendendoci di condizione elevata. Queste parole poi le rivolge a tutti, e non parla solo degli Apostoli: infatti rende virili non solo gli Apostoli, ma anche i loro discepoli. Chi osserva ciò adesso, non solo insegnerà con una libera predicazione, ma anche persuaderà facilmente chiunque: infatti l’osservanza di questa parola ha condotto molti agli Apostoli.
RABANO: Oppure uno confessa Gesù con quella fede che opera mediante la carità, adempiendo fedelmente i suoi comandamenti; lo rinnega invece chi non obbedisce ai precetti.