TREDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
27 Giugno 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / discepoli, gesu, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, padre, padre-angelico-maria-moccia, padri-della-chiesa, profeta, ricompensa, vita
Vangelo Commentato dai Padri
TREDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Vangelo di Matteo 10, 37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
VERSETTI 37-39
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me, e chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me, e chi non prende la propria croce e mi segue non è degno di me. Chi trova la sua vita la perderà e chi perderà la sua vita per me la troverà.
GIROLAMO Poiché prima aveva premesso (vv. 34-35): «Non sono venuto a portare la pace, ma la spada, e a dividere il figlio dal padre, dalla madre e dalla suocera», affinché uno non togliesse la pietà alla religione aggiunse: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me. E nel Cantico dei Cantici leggiamo (2, 4): «Ha ordinato in me la carità». Questo ordine infatti è necessario in ogni affetto. Ama dopo Dio il padre o la madre o i figli. Se poi si presenterà la necessità che l’amore dei genitori o dei figli sia confrontato con l’amore di Dio, e non sia possibile salvarli entrambi, l’odio verso i propri familiari è pietà verso Dio. Non ha proibito dunque di amare il padre o la madre, ma ha aggiunto esplicitamente: più di me.
ILARIO: Coloro infatti che anteporranno gli amori familiari all’amore verso di lui saranno indegni dell’eredità dei beni futuri.
CRISOSTOMO: Se poi Paolo comanda di obbedire ai genitori in tutto, non meravigliarti: infatti dice che bisogna obbedire solo in quelle cose che non compromettono la pietà; è invece santo rendere ad essi ogni altro onore. Se però esigono più del dovuto, non è necessario assentire. Queste parole sono poi in accordo con l’Antico Testamento: lì infatti coloro che davano culto agli idoli, il Signore non comanda solo di odiarli, ma di ucciderli; e nel Deuteronomio (33, 9) si dice: «Chi dirà a suo padre e a sua madre: Non vi conosco, e ai suoi fratelli: Vi ignoro, costoro hanno custodito la tua parola».
GLOSSA: Sembra però che accada per lo più che i genitori amino i figli più che i figli i genitori: e cosi dopo avere insegnato che il suo amore va anteposto a quello dei genitori, insegna in seguito che esso va preferito all’amore dei figli, dicendo: e chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me.
RABANO: Con ciò insegna che è indegno della comunione divina colui che antepone l’amore carnale della consanguineità all’amore spirituale.
CRISOSTOMO: Poi, affinché coloro a cui viene preferito l’amore di Dio non se ne abbiano a male, porta a un discorso più alto. Nulla infatti è più familiare a qualcuno della vita; e tuttavia anche questa non comanda semplicemente di averla in odio, ma anche di consegnarla in preda alle uccisioni e al sangue, mostrando che non solo bisogna essere preparati alla morte, ma anche a una morte violenta e temutissima, cioè alla morte di croce; per cui segue: e chi non prende la propria croce e mi segue non è degno di me. Egli non aveva ancora detto nulla della propria passione; tuttavia li istruisce nel frattempo su queste cose, così che siano più pronti ad accogliere le parole riguardanti la sua passione.
ILARIO: Oppure coloro che sono di Cristo hanno crocifisso il loro corpo con i vizi e le concupiscenze; ed è indegno di Cristo chi non lo segue prendendo la sua croce nella quale patiamo, moriamo, siamo sepolti, risorgiamo con lui, vincendo in questo segno della fede nella novità dello spirito.
GREGORIO: La parola croce viene da tormento (cruciatus), e in due modi portiamo la croce del Signore: o quando affliggiamo la carne con l’astinenza, o quando, mediante la compassione del prossimo, riteniamo nostra la sua necessità. Bisogna però sapere che vi sono alcuni i quali mostrano l’astinenza della carne non per Dio, ma per vanagloria; e vi sono alcuni che hanno compassione del prossimo non spiritualmente, ma carnalmente, spingendoli non alla virtù, ma alle colpe, con la loro falsa misericordia. Così questi sembrano portare la croce, ma non seguono il Signore; per questo dice: e mi segue.
CRISOSTOMO: Poiché però questi precetti che vengono ingiunti sembrano onerosi, dichiara anche la loro grandissima utilità dicendo: Chi trova la sua vita la perderà; come se dicesse: non solo queste cose che ho premesso non nuocciono, ma saranno di sommo giovamento; le contrarie invece saranno dannose. E ciò lo fa ovunque. Egli introduce partendo dalle cose che gli uomini desiderano, come se dicesse: perché non vuoi disprezzare la tua anima? Perché la ami! Allora per questo disprezzala, e così le gioverai al massimo.
REMIGIO [RABANO]: Qui la parola anima non si riferisce alla sostanza, ma alla vita presente, e il senso è: chi trova la sua anima, cioè questa vita presente; vale a dire: chi desidera questa luce e il suo amore e i suoi piaceri bramando di poterli sempre trovare, li perderà, e prepara la sua anima all’eterna dannazione.
RABANO oppure diversamente: Chi cerca la salvezza eterna della sua anima non dubita di perderla, cioè di darla alla morte. E a entrambi i sensi conviene quanto segue: e chi perderà la sua vita (la sua anima) per me, la troverà.
REMIGIO [RABANO]: Vale a dire: chi in tempo di persecuzione disprezzerà per la confessione del mio nome questa luce temporale e i suoi amori e piaceri, troverà la salvezza eterna della sua anima.
ILARIO: Così dunque il guadagno della vita serve alla morte, e il danno alla salvezza: col sacrificio infatti di una vita breve si acquista il frutto dell’immortalità.
VERSETTI 40-42
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta nel nome del profeta riceverà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto nel nome del giusto riceverà la ricompensa del giusto, e chiunque avrà dato da bere a uno di questi piccoli soltanto un bicchiere di acqua fresca nel nome del discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa.
GIROLAMO: Il Signore, mandando i discepoli alla predicazione, insegna a non temere i pericoli e sottomette l’affetto alla religione; prima aveva tolto l’oro e aveva fatto cadere il bronzo dalla cintura: è dura la condizione degli Evangelizzatori! Da dove dunque le spese, da dove il vitto, da dove le cose necessarie e le altre? Per questo tempera l’austerità dei precetti con la speranza delle promesse, dicendo: Chi accoglie voi accoglie me; così che, ricevendo gli Apostoli, ciascun credente pensi di avere accolto Cristo.
CRISOSTOMO: Le cose dette erano certamente sufficienti a persuadere coloro che avrebbero accolto gli Apostoli. Chi infatti non riceverebbe con ogni desiderio coloro che erano così forti e disprezzavano tutto perché gli altri fossero salvati? Precedentemente aveva comminato la pena a coloro che non li avrebbero ricevuti, qui invece promette la retribuzione a chi li accoglie. E innanzitutto promette a chi riceve gli Apostoli l’onore di ricevere Cristo stesso, e anche il Padre; per cui aggiunge: e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Ora, che cosa sarà uguale a questo onore di accogliere il Padre e il Figlio?
ILARIO: In queste parole mostra anche il suo ufficio di mediatore: essendo egli ricevuto da noi, ed essendo egli senza dubbio da Dio, ci trasmette Dio stesso; e attraverso questo ordine di grazie ricevere gli Apostoli è accogliere Dio stesso, poiché Cristo abita in essi e Dio in Cristo.
CRISOSTOMO: Promette dopo questa anche un’altra retribuzione dicendo: Chi accoglie un profeta nel nome del profeta riceverà la ricompensa del profeta. Non ha detto semplicemente: Chi accoglie un profeta, o chi riceve un giusto, ma aggiunge: nel nome del profeta e nel nome del giusto; cioè se non lo accoglie per l’eccellenza di questa vita, o per qualcos’altro di temporale, ma perché è o Profeta o giusto.
GIROLAMO oppure diversamente: Poiché aveva invitato i discepoli ad accogliere i maestri, poteva sorgere una segreta obiezione presso i fedeli: dobbiamo allora ricevere anche i falsi profeti e Giuda il traditore. Per cui il Signore dice che non vanno accolte le persone, ma i nomi; e non si perde la ricompensa di chi accoglie, anche se chi è accolto è indegno.
CRISOSTOMO: Dice poi che riceverà la ricompensa del profeta e la ricompensa del giusto, cioè quella che si addice a colui che riceve un Profeta o un giusto; oppure che si addice a un profeta o a un giusto.
CRISOSTOMO [GREGORIO]: Non dice infatti: la ricompensa dal profeta o dal giusto, ma del profeta e del giusto; forse costui è giusto, e più è povero in questo mondo più parlerà con fiducia a favore della giustizia. Colui che possiede qualcosa sulla terra e lo sostenta parteciperà al merito della sua libertà, e avrà parte alla ricompensa di giustizia di colui che ha soccorso. Quest’uomo è pieno dello spirito di profezia, e tuttavia ha bisogno di alimento per il suo corpo; ed è certo che se il suo corpo non è sostenuto, gli mancherà la voce. Colui dunque che nutre il profeta gli dà la forza di parlare: con il profeta riceverà dunque la ricompensa del profeta colui che lo avrà aiutato sostenendolo davanti agli occhi di Dio.
GIROLAMO: E in senso mistico poi chi riceve un profeta in quanto profeta, e capisce che parla del futuro, costui riceverà la ricompensa del profeta. Dunque i Giudei che intendono carnalmente i profeti non riceveranno la ricompensa dei profeti.
REMIGIO: Alcuni però intendono per profeta il Signore Gesù Cristo, di cui Mosè dice (Dt 18, 15): «Dio susciterà per voi un Profeta»; e lo intendono anche similmente come il giusto, poiché è incomparabilmente giusto. Chi dunque nel nome del giusto e del profeta, cioè di Cristo, riceve un profeta o un giusto, riceverà la ricompensa da colui per amore del quale li riceve.
GIROLAMO: Però qualcuno poteva addurre pretesti e dire: la povertà mi impedisce di essere ospitale; confuta allora questa scusa con un esempio assai piccolo, cioè il porgere con tutto il cuore un bicchiere di acqua fresca, dicendo: e chiunque avrà dato da bere a uno di questi piccoli soltanto un bicchiere di acqua fresca nel nome del discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa. Dice fresca, non calda, affinché nel caso della calda non si trovi la scusa della povertà e della scarsità della legna.
REMIGIO: Dice poi a uno di questi piccoli, cioè non a un profeta, o a un giusto, ma a uno dei più piccoli.
GLOSSA: Dove nota che Dio guarda più all’amorevole affetto di chi dà che alla quantità della cosa offerta. Oppure i piccoli sono quelli che non hanno assolutamente nulla in questo mondo, e saranno giudici con Cristo.
ILARIO: Oppure, prevedendo che vi sarebbero stati molti gloriosi soltanto per il nome dell’apostolato, ma degni di disapprovazione per tutta la loro vita, non priva di ricompensa l’ossequio che viene dato loro a motivo della religione: anche se essi fossero i più piccoli, cioè gli ultimi di tutti i peccatori, non ritiene tuttavia vani gli aiuti loro dati, anche se lievi, come un bicchier d’acqua fresca. Infatti l’onore non è stato reso ai peccati dell’uomo, ma al nome del discepolo.