DICIASETTESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
25 Luglio 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / angeli, buoni, campo, cattivi, folla, il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, padre-angelico-maria-moccia, padri-della-chiesa, perla, rete, tesoro
Vangelo Commentato dai Padri
DICIASETTESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Vangelo di Matteo 13, 44-52
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
VERSETTI
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutte le cose che ha e compra quel campo.
CRISOSTOMO: Le parabole che il Signore aveva posto in precedenza sul lievito e sulla senapa si riferiscono alla virtù della predicazione evangelica, che ha sottomesso tutto il mondo; ora invece, per mostrare la sua preziosità e magnificenza, propone le parabole del tesoro e della perla, dicendo: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo. Infatti la predicazione del Vangelo fu nascosta nel mondo, e se non vendi tutto, non la comprerai; e bisogna fare ciò con gioia, per cui segue: un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo.
ILARIO: Questo tesoro viene trovato gratuitamente. Infatti la predicazione del Vangelo è senza condizioni; però usare e possedere con il campo questo tesoro non può farsi senza prezzo, poiché non si possono possedere le ricchezze del cielo senza il sacrificio di alcune cose della terra.
GIROLAMO: Non lo nasconde però per invidia; ma per timore di perderlo nasconde nel cuore il tesoro che preferisce alle antiche ricchezze.
GREGORIO: Oppure diversamente. Il tesoro nascosto nel campo è il desiderio del cielo, e il campo nel quale si nasconde il tesoro è l’insegnamento e lo studio delle cose divine. Questo tesoro, quando lo trova, l’uomo lo nasconde, cioè al fine di conservarlo, poiché colui che non lo nasconde dalle lodi umane non può difendere il desiderio delle cose celesti dagli spiriti maligni; poiché questa vita è come il cammino che ci conduce alla patria, e gli spiriti maligni, alla maniera di certi borseggiatori, stanno continuamente in agguato sul nostro cammino, e desiderano depredare quelli che portano pubblicamente nel cammino questo tesoro. E dico questo non perché il nostro prossimo non veda le nostre opere, ma in modo che non cerchiamo le lodi esteriori in ciò che facciamo. Il regno dei cieli, poi, viene paragonato con le cose della terra perché l’anima si elevi dalle cose conosciute a quelle sconosciute, e dall’amore delle cose visibili all’amore di quelle invisibili. Segue: poi va, pieno di gioia, e vende tutte le cose che ha e compra quel campo. Comunque acquista senza dubbio il campo dopo avere venduto tutto quello che possiede colui che, rinunciando ai piaceri della carne, lascia sotto i suoi piedi tutti i desideri terreni per custodire le leggi divine.
GIROLAMO: Oppure, questo tesoro in cui si occultano tutti i tesori della sapienza e della scienza o è il Verbo di Dio, che sembra che sia nascosto nella carne di Cristo; o le Sacre Scritture, nelle quali è contenuta la conoscenza del Salvatore.
AGOSTINO: Questo tesoro nascosto nel campo sono i due Testamenti che si trovano nella Chiesa: quando qualcuno arriva a comprenderne qualche parte, avverte che si trovano in essi anche grandi cose occulte; e se ne va, e vende quanto possiede e li compera, cioè compera con il disprezzo delle cose temporali la tranquillità per essere ricco della conoscenza di Dio.
VERSETTI 45-46
Ancora, il regno dei cieli è simile a un mercante che cerca perle preziose: trovata una perla di grande valore, se ne va e vende tutto quello che aveva e la compra.
CRISOSTOMO: La predicazione evangelica non solo offre un gran guadagno come un tesoro, ma è anche preziosa come una perla; per questa ragione, dopo la parabola del tesoro, pone la parabola della perla, dicendo: Ancora, il regno dei cieli è simile a un mercante … Nella predicazione, infatti, ci devono essere due cose, cioè stare separati dagli affari della terra e stare sempre vigilanti, il che è designato dalla mercatura. Infatti la verità è una e non è divisa: per questo parla di una sola perla trovata. E come chi possiede la perla comprende che è ricco, mentre gli altri non se ne rendono conto, poiché ha la perla, che è piccola, nascosta nella mano, così accade nella predicazione del Vangelo: quelli che la posseggono sanno che sono ricchi, mentre gli infedeli che non possiedono questo tesoro ignorano le nostre ricchezze.
GIROLAMO: Per perle preziose si possono anche intendere la legge e i Profeti. Ascoltate dunque, Marcione e Manicheo, che la legge e i Profeti sono perle preziose. La più preziosa però è una sola, la scienza del Salvatore, il mistero della sua passione e della sua risurrezione. E quando l’uomo che commercia, simile all’Apostolo Paolo, l’ha trovata, disprezza come se fossero scoria i misteri della legge e dei Profeti, e le antiche pratiche, nelle quali senza colpa propria era vissuto, al fine di guadagnare Cristo; non perché la scoperta della perla preziosa sia una condanna delle vecchie perle, ma perché, in confronto con essa, ogni altra gemma è di minor valore.
GREGORIO: Oppure per perla preziosa si intende la dolcezza della vita del cielo, per il possesso della quale chi la trova vende tutto quello che ha: poiché chi conobbe una volta perfettamente, per quanto è possibile, la dolcezza della vita del cielo, abbandona con gusto tutto ciò che prima aveva amato sulla terra, trova senza bellezza quanto piaceva ai suoi occhi e solo brilla nella sua anima la chiarezza della perla preziosa.
AGOSTINO: Oppure l’uomo che cerca buone perle ne trova una sola che è preziosa: poiché, cercando uomini buoni per vivere con utilità con essi, ne trova uno solo che è senza peccato, Gesù Cristo: oppure, cercando i precetti attraverso cui può vivere bene in mezzo agli uomini, trova l’amore del prossimo (che, secondo le parole dell’Apostolo, li comprende tutti); o nel cercare i buoni pensieri, trova quel Verbo nel quale tutti sono contenuti: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1): parola che brilla con il candore della verità, è solida con la forza dell’eternità, sparge da ogni parte la sua luce con la bellezza della divinità, quando è penetrata lascia vedere Dio sotto il velo della carne. Però, qualunque di queste tre cose sia quella che l’uomo può trovare, ossia qualunque sia il significato che si dà alla perla preziosa, il prezzo di questa perla siamo noi stessi, che non possiamo possederla se non disprezzando, per possederla, tutto ciò che abbiamo sulla terra. E dopo avere venduto tutto, non riceviamo altro prezzo maggiore di quello di trovare noi stessi (poiché quando eravamo implicati in quelle cose non ci appartenevamo), in modo che ci possiamo nuovamente offrire per ottenere questa perla; non perché il nostro valore uguagli il suo, ma perché non possiamo dare di più.
VERSETTI 47-50
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare e che raccoglie ogni genere di pesci. Quando si è riempita i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e gettano fuori i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Usciranno gli angeli e separeranno i cattivi di mezzo ai giusti, e li getteranno nella fornace di fuoco: li sarà pianto e stridore di denti.
CRISOSTOMO: Il Signore, dopo avere raccomandato con le predette parabole la predicazione evangelica, affinché non confidiamo solo nella predicazione, né pensiamo che la fede ci basti per la salvezza, aggiunge un’altra parabola terribile dicendo: Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare.
GIROLAMO: Infatti, dopo il compimento della profezia di Geremia che diceva (16, 16): «Ecco, vi manderò molti pescatori», e dopo che Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni avevano sentito le parole (Mt 4, 19): «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini», intessero per sé dall’Antico Testamento e dal Nuovo Testamento la rete dei dogmi evangelici, e la lanciarono nel mare di questo mondo; e questa rete è ancora tesa in mezzo alle onde, raccogliendo tutto ciò che cade tra i vortici ingannosi e amari, cioè gli uomini buoni e cattivi; e questo è ciò che significa: che raccoglie ogni genere di pesci.
GREGORIO: Oppure diversamente. Si compara la Chiesa Santa a una rete, poiché è stata consegnata ad alcuni pescatori, e poiché mediante essa ciascuno è tratto al regno eterno dai flutti del mondo presente, per non essere immerso nel profondo della morte eterna; questa Chiesa riunisce ogni genere di pesci, poiché chiama per perdonarli tutti gli uomini, i saggi e gli insensati, i liberi e gli schiavi, i ricchi e i poveri, i forti e i deboli; la rete, cioè la Chiesa, sarà completamente piena quando alla fine dei tempi sarà terminato il destino del genere umano; per cui segue: i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e gettano fuori i cattivi. Come infatti il mare rappresenta il mondo, così anche la riva del mare figura la fine del mondo; e in questa fine sono raccolti e conservati in canestri i buoni, e i cattivi sono buttati fuori: cioè gli eletti saranno ricevuti nei tabernacoli eterni e i cattivi, dopo avere perso la luce che illumina l’interno del regno, saranno portati nelle tenebre esteriori. Ora infatti la rete della fede contiene ugualmente, come pesci mescolati, tutti i cattivi e i buoni, però dopo, sulla riva, si vedrà che cosa traeva la rete della Chiesa.
GIROLAMO: Poiché quando la rete sarà tratta sulla riva, si vedrà con chiarezza la separazione dei pesci.
CRISOSTOMO: Qual è la differenza fra questa parabola e quella della zizzania? Infatti lì alcuni si salvano e altri periscono, come anche qui. Ma lì per l’eresia di cattivi dogmi, come anche nella precedente parabola del seme, poiché non prestavano attenzione a ciò che veniva detto; qui invece per la malvagità della vita, per cui, anche se pescati, cioè fruendo della conoscenza di Dio, non possono salvarsi. Però, affinché udendo che i malvagi furono gettati fuori tu non abbia a pensare che questa pena non è pericolosa, spiega e mostra la sua gravità dicendo: Così sarà alla fine del mondo. Usciranno gli Angeli … Sebbene altrove dica che egli stesso li separerà come il pastore separa le pecore dai capri, qui dice che ciò sarà fatto dagli Angeli, come anche nella parabola della zizzania.
GREGORIO: Ma tutto ciò va piuttosto temuto che spiegato: infatti parla apertamente dei tormenti dei peccati, affinché nessuno possa ricorrere alla scusa della sua ignoranza, nel caso che si sia parlato in modo oscuro del supplizio eterno.
RABANO [GIROLAMO]: Quando infatti verrà la fine del mondo, allora apparirà in tutta chiarezza la separazione dei pesci, e i buoni, come in un quietissimo porto, saranno portati nei canestri delle dimore eterne; i cattivi invece saranno ricevuti dalla fiamma dell’inferno per essere bruciati e disseccali.
VERSETTI 51-52
Avete capito tutte queste cose? Gli dicono: Sì. Disse loro: Perciò ogni scriba edotto nel regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
GLOSSA: Dopo che la gente si è ritirata, il Signore parla ai suoi discepoli in parabole, dalle quali essi avevano acquisito una maggiore conoscenza per comprendere quello che diceva loro; per cui rivolge ad essi questa domanda: Avete capito tutte queste cose? Gli dicono: Sì.
GIROLAMO: Questo discorso è propriamente per gli Apostoli, dai quali il Signore esige che non solo odano ciò che egli dice alla gente, ma lo comprendano in modo da poterlo insegnare al popolo.
CRISOSTOMO: Subito il Signore li loda poiché hanno compreso; per cui segue: Disse loro: Perciò ogni scriba edotto nel regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
AGOSTINO: E non disse: cose antiche e cose nuove, il che avrebbe certamente detto se non avesse preferito seguire l’ordine dei meriti piuttosto che quello dei tempi. E anche i Manichei, quando pensano di tenere conto solo delle promesse nuove di Dio, rimangono nella vetustà della carne, e inducono la novità dell’errore.
AGOSTINO: Io non so se il Signore, con questa conclusione, volle spiegare qual era il tesoro nascosto nel campo del quale aveva parlato (poiché sotto il nome di Sacre Scritture sono compresi il Nuovo e l’Antico Testamento), oppure se volle dare da intendere che si deve considerare per edotto nella Chiesa colar che comprende che anche le Scritture antiche vanno intese in senso parabolico, ricevendo da quelle nuove le regole, poiché anche queste il Signore enunciò con parabole; dunque, se egli stesso, in cui si compiono e manifestano quelle cose antiche, continua a parlare con parabole, finché la sua passione non rompa il velo, affinché nulla rimanga occulto e non sia rivelato, comprendiamo che ciò che di lui si è scritto in tempi tanto remoti è molto più avvolto in parabole; e sebbene i Giudei prendano ciò alla lettera, non hanno voluto essere edotti nel regno dei cieli.
GREGORIO: Se per cose nuove e antiche intendiamo, come vogliono alcuni, i due Testamenti, bisogna negare che fu edotto Abramo, il quale, benché avesse conosciuto i fatti del Nuovo e dell’Antico Testamento, tuttavia non seppe esprimere ciò con le parole: e nemmeno possiamo comparare Mosè con il dotto padre di famiglia, poiché, sebbene egli insegnò l’Antico Testamento, Tuttavia non pronuncio le parole del Nuovo. Però le parole del Signore vanno applicate non ad essi, ma a coloro che apparterranno alla Chiesa. Questi traggono dal loro tesoro le cose nuove e antiche quando, con i loro costumi e le loro parole, predicano i due Testamenti.
ILARIO: Il Signore parla qui ai suoi discepoli e li chiama scribi a causa del loro sapere, poiché compresero ciò che egli disse nell’Antico e Nuovo Testamento, ossia nel Vangelo e nella legge; infatti le due cose appartengono allo stesso padre di famiglia, e formano un solo tesoro; sotto il nome di padre di famiglia compara i suoi discepoli a sé stesso, poiché essi hanno trovato la dottrina delle cose antiche e nuove nel tesoro dello Spirito Santo.
GIROLAMO: Oppure, gli Apostoli istruiti sono detti scribi perché erano come i notai del Salvatore, e scrivevano le sue parole e i suoi precetti sopra le tavole di carne del cuore umano mediante i sacramenti del regno dei cieli, e godevano delle ricchezze del padre di famiglia, traendo dal tesoro della sua scienza le cose nuove e antiche così da comprovare ciò che predicavano con il Vangelo con citazioni della legge e dei Profeti. Per cui anche la Sposa (Ct 7, 13) dice: «Ho conservato per te, o mio diletto, le cose nuove assieme a quelle antiche».
GREGORIO: Oppure diversamente. La cosa antica è il genere umano che perisce per la sua colpa nel supplizio eterno, e la nuova è colui che vive nel regno dopo essersi convertito. Prima ci ha proposto come figura del regno il tesoro trovato e la perla preziosa; dopo ci ha parlato delle pene dell’inferno e del fuoco che patiranno i cattivi, e come conclusione aggiunge: Perciò ogni scriba edotto …, come se dicesse: nella Chiesa il predicatore saggio è quello che sa trarre dalla soavità del regno le cose nuove, e dire attraverso il terrore del supplizio le cose antiche; affinché coloro che non sono invitati dai premi siano almeno atterriti dalla pena.