VENTIDUESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Vangelo Commentato dai Padri

VENTIDUESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Vangelo di Matteo 16, 21-27

In quel tempo Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?
Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

VERSETTI 20-21

Allora comandò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che Gesù era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a mostrare ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e patire molto da parte degli anziani e degli scribi e dei principi dei sacerdoti, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

ORIGENE: Dopo che Pietro ebbe confessato Cristo Figlio del Dio vivente, affinché non andassero a riferirlo ad altri si aggiunge: Allora comandò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che Gesù era il Cristo.

GIROLAMO: Quando il Signore inviò i suoi discepoli a predicare, comandò loro che annunciassero la sua venuta, cosa che sembra contraria all’incarico riferito in questo passo, cioè che non dicano a nessuno che egli è Gesù Cristo. A me sembra che una cosa è predicare Cristo e un’altra predicare Gesù Cristo, poiché Cristo è un nome comune di dignità, mentre Gesù significa propriamente Salvatore.

ORIGENE: Forse gli Apostoli lo annunciavano in una maniera vaga, come un uomo grande e ammirabile, e non come Gesù Cristo. E se qualcuno pretende che già allora gli Apostoli lo annunciassero come Cristo, dovrà dire che il Signore volle che essi facessero una leggera menzione del suo nome, in modo che, permanendo in silenzio per un certo tempo il suo nome, quelli che ascoltavano potessero digerire quello che tanto leggermente avevano udito di Cristo. Oppure la presente questione va risolta in questo modo. Tutto ciò che viene riferito precedentemente sulla predicazione di Cristo non si riferisce al tempo anteriore alla risurrezione di Cristo, ma a tempi futuri, dopo la risurrezione. E ciò che comanda il Signore, che non lo dicano a nessuno, conveniva allora agli Apostoli, poiché era inutile che predicassero Lui e tacessero la sua croce. Comanda loro che non dicano a nessuno che egli è il Cristo, e tuttavia li prepara a che dicano dopo che egli è il Cristo, colui che fu crocifisso e risuscitò dai morti.

GIROLAMO: Affinché uno non dica che non abbiamo fatto altro che esporre la nostra opinione, il Signore espone la causa per cui ha proibito che lo si predicasse; segue infatti: Da allora Gesù cominciò a mostrare ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e patire molto da parte degli anziani e degli scribi e dei principi dei sacerdoti, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. E il senso è questo: voi comincerete a predicarmi quando avrò patito tutti questi tormenti, poiché non conviene predicare in pubblico Cristo ed enunciare la sua maestà in mezzo ai popoli che lo devono vedere in seguito flagellato e crocifisso.

CRISOSTOMO: Ciò che infatti è stato una volta seminato e poi sradicato, se viene piantato di nuovo difficilmente resisterà; ciò che invece è stato conficcato una volta ed è rimasto poi immobile, facilmente giunge all’aumento. Per questo si intrattiene a predire queste cose tristi, e moltiplica i discorsi per aprire la mente dei discepoli.

ORIGENE: E vedi che non ha detto: cominciò a dire e a insegnare, ma a mostrare; poiché, come si dice che le cose corporali sono mostrate, così si dice che sono mostrate da Cristo le cose che diceva. Ma io non penso che a coloro che videro Cristo patire tanti tormenti corporali furono manifestate le cose che si vedevano nel modo in cui ai discepoli fu mostrato il discorso ragionevole sulla passione e la risurrezione di Cristo. Allora quindi cominciò a mostrarlo, e in seguito, quando erano divenuti più capaci, lo mostrò più pienamente con i fatti: poiché tutto quello che Gesù cominciò, lo portò a compimento. Ed era necessario che Gesù andasse a Gerusalemme per essere immolato nella Gerusalemme terrena prima di regnare, con la sua risurrezione, nella Gerusalemme celeste. Infatti poi Gesù risuscitò, e risuscitarono altri con lui, e così non si parla più della Gerusalemme di qui, o della casa di preghiera che essa racchiude, ma della Gerusalemme di lassù. Il Signore soffre molte cose da parte degli anziani della Gerusalemme terrena per essere glorificato da parte di quegli anziani celesti che godono dei suoi benefici. Risuscitò poi il terzo giorno dai morti, e acquisisce per quelli che strappa dal maligno la grazia di essere battezzati nello spirito, nell’anima e nel corpo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che sono i tre giorni sempre presenti per quelli che mediante essi furono fatti figli della luce

VERSETTI 22-23

E Pietro prendendolo in disparte cominciò a rimproverarlo dicendo: Non sia mai, Signore; ciò non ti accadrà. Ma egli voltatosi disse a Pietro: Va’ dietro di me, Satana; tu mi sei di scandalo, poiché non pensi le cose di Dio, ma quelle degli uomini.

ORIGENE: Mentre Cristo inizia a spiegare l’inizio dei suoi misteri, già Pietro li riguarda come indegni del Figlio del Dio vivente, e come dimenticando che il Figlio del Dio vivente non fa o compie nulla che sia degno di rimprovero, comincia a rimproverarlo; e ciò è quanto viene detto: E Pietro prendendolo in disparte cominciò a rimproverarlo.

GIROLAMO: Spesso abbiamo detto che Pietro ebbe verso Cristo Salvatore un ardore e un amore grandissimo. Egli dunque, dopo la sua confessione e la promessa che il Signore gli aveva fatto, non vuole che sia distrutta la sua confessione, e pensa che il Figlio di Dio non possa essere ucciso; così lo prende nel suo affetto o lo conduce in disparte, affinché non sembri che egli rimproveri il maestro davanti agli altri condiscepoli, e comincia a riprenderlo con l’affetto dell’amore, e opponendosi a lui dice: Non sia mai, Signore. Oppure, come si ha meglio nel greco: «Abbi compassione di te, Signore; questo non ti succederà»; come se avesse necessità di questa compassione. Cristo, ricevendo senza dubbio l’affetto, rimprovera l’ignoranza; per cui segue: Ma egli voltatosi disse a Pietro: Va’ dietro di me, Satana; tu mi sei di scandalo.

ILARIO: Il Signore, conoscendo l’istinto dell’arte diabolica, dice a Pietro: Va’ dietro di me, affinché cioè segua l’esempio della sua passione; e volgendosi verso colui che aveva ispirato a Pietro quelle parole aggiunge: Satana; tu mi sei di scandalo. Infatti non conviene, dopo tante promesse di felicità e di potere quali furono fatte a Pietro, applicargli il nome di Satana e giudicarlo come un ostacolo.

GIROLAMO: Per me tuttavia l’errore dell’Apostolo è il risultato del suo grande amore, e non causato dal diavolo. Il lettore prudente consideri infatti che a Pietro quella beatitudine e potestà promessa per il futuro non fu data al presente; poiché, se gliela avesse data subito, l’errore della cattiva confessione non avrebbe mai trovato luogo in lui.

CRISOSTOMO: Che c’è poi di strano se Pietro, che su queste cose non aveva avuto alcuna rivelazione, ebbe questi sentimenti? Affinché infatti tu apprenda che quelle cose che su Cristo aveva confessato prima non le aveva dette da sé, considera il turbamento che sperimenta nelle cose che non gli furono rivelate; infatti, meditando egli con il suo pensiero umano e terreno ciò che concerne Cristo, giudica sconveniente e indegna del Figlio di Dio ogni sofferenza. Per questo il Signore aggiunge: poiché non pensi le cose di Dio, ma quelle degli uomini.

GIROLAMO: Come se dicesse: è volontà di mio Padre e mia che io muoia per la salvezza degli uomini; tu, guardando solo la tua volontà, non vuoi che il chicco di frumento cada nella terra in modo da portare molti frutti, e di conseguenza, dato che parli dicendo cose contrarie alla mia volontà, meriti il nome di avversario. Infatti la parola Satana significa avversario o nemico; non si creda tuttavia, come pensano molti, che Pietro sia stato condannato nella stessa maniera di Satana. A Pietro infatti viene detto: Va’ dietro di me, Satana, come per dire: tu che sei contrario alla mia volontà, seguimi; al diavolo invece si disse (Gv 4, 10): «Vattene, Satana», e non gli si disse: dietro di me, per indicare che andasse al fuoco eterno.

ORIGENE: Disse dunque il Signore a Pietro: Cammina dietro di me, come se per la sua ignoranza avesse abbandonato la sequela di Cristo, e lo chiama Satana a causa di questa stessa ignoranza che gli aveva fatto dire cose contrarie a Dio. Beato colui al quale si rivolge Cristo, anche se gli si rivolge per correggerlo. Tuttavia perché il Signore dice a Pietro: Mi sei di scandalo, mentre nel Salmo 118 (v. 165) si legge: «Grande pace per coloro che amano la tua legge, e non c’è per essi scandalo»? Dobbiamo rispondere che non solo Gesù non si scandalizza, ma neanche qualsiasi uomo che è perfetto nell’amore di Dio. Però può essere di scandalo ad altri facendo o dicendo certe cose, benché egli non possa essere scandalizzato. E chiama scandalo per sé ogni discepolo che pecca, come anche Paolo diceva (2 Cor 11, 29): «Chi è scandalizzato senza che io ne soffra?».

VERSETTI 24-25

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso e prenda la sua croce e mi segua Chi infatti vorrà salvare la sua anima la perderà, mentre chi perderà la sua anima per me la troverà.

CRISOSTOMO: Dopo che Pietro ebbe detto (v. 22): «Abbi compassione di te, Signore; ciò non ti accadrà mai» e udì (v. 23): «Va’ dietro di me, Satana», il Signore non si accontentò di questo solo rimprovero, ma per sovrabbondanza volle mostrare la sconvenienza delle cose dette da Pietro, e il frutto della sua passione; per cui si aggiunge: Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso e prenda la sua croce e mi segua; come se dicesse: tu dici a me: «Abbi compassione di te», ma io ti dico che non solo ti è dannoso distogliermi dalla passione, ma nemmeno ti potrai salvare se non patisci e muori, e rinunci per sempre alla vita. E vedi che non fa un discorso costrittivo; infatti non ha detto: se non vorrete, sarà necessario che voi patiate ciò, ma: Se uno vuole. Ma dicendo questo li attraeva maggiormente: chi infatti lascia libero l’ascoltatore, lo attrae maggiormente; chi invece gli fa violenza, molte volte lo impedisce. Propone poi questa verità non ai soli discepoli, ma a tutto il mondo, dicendo: Se uno vuole, cioè una donna, un uomo, un re, un libero, uno schiavo. E sono tre le cose che vengono dette: rinneghi sé stesso e prenda la sua croce e mi segua.

GREGORIO: Poiché chi non rinuncia a sé stesso non si avvicina a colui che è sopra di lui. Ma se noi rinunciamo a noi stessi, dove andremo fuori di noi? O chi è colui che se ne va, se abbandona sé stesso? Ma noi siamo una cosa in quanto caduti nel peccato, e un’altra per la nostra natura originale. Quindi noi abbandoniamo e rinneghiamo noi stessi quando evitiamo ciò che eravamo secondo l’uomo vecchio, e ci sforziamo di tendere all’uomo nuovo.

GREGORIO: Si nega a sé stesso colui che riforma la sua vita cattiva e comincia a essere ciò che non era e a lasciare di essere ciò che era.

GREGORIO: Si nega a sé stesso anche colui che, calpestando il suo orgoglio vano, si presenta davanti agli occhi di Dio come estraneo a sé stesso.

ORIGENE: Sebbene però uno sembri astenersi dal peccato, tuttavia se non crede nella croce di Cristo non può dirsi confitto a Cristo, o alla croce; per cui segue: e prenda la sua croce.

CRISOSTOMO: Oppure diversamente. Colui che nega un altro, o un fratello o un servo o uno qualsiasi, e se lo vede flagellato o che soffre qualsiasi altro tormento, non lo assiste, non lo aiuta; cosi egli vuole che noi non risparmiamo il nostro corpo, e se ci flagellano o ci fanno qualsiasi altra cosa, non abbiamo pietà di esso. Averne pietà in realtà è come quando un padre risparmia i suoi figli consegnandoli al maestro con la raccomandazione che non li perdoni. Affinché poi tu non abbia a pensare che è necessario negarsi a sé stessi solo per quanto riguarda le parole ingiuriose e gli affronti, il Signore manifesta fino a quale punto uno deve negarsi a sé stesso, cioè fino alla morte più oltraggiosa, ossia di croce; e questo è ciò che fa intendere con le parole: e prenda la sua croce e mi segua.

ILARIO: Dobbiamo dunque seguire il Signore, dopo aver preso la croce della sua passione; e seguirlo, se non nella realtà, almeno con la volontà.

CRISOSTOMO: Poiché anche i ladroni soffrono molto, affinché tu non pensi che basti subire dei mali aggiunge la causa del patire quando dice: e mi segua, affinché sopporti tutto per lui, e apprenda le altre sue virtù; questo è infatti seguire Cristo come è necessario: essere diligente quanto alle virtù, e subire tutto per lui.

GREGORIO: In due maniere possiamo prendere la croce: o castigando il nostro corpo con l’astinenza, o affliggendo il nostro spirito con la compassione che ispirano le miserie del prossimo. Però, dato che talvolta certi vizi si mescolano alle virtù, dobbiamo prendere in considerazione che in certi casi la vanagloria accompagna la mortificazione della carne, mentre appare la magrezza nel corpo e il pallore sul volto, e la virtù manifestata viene lodata. Quasi sempre poi si unisce alla compassione dell’anima una falsa pietà, che ci trascina talvolta a condiscendere ai vizi; così il Signore per escludere tutto ciò aggiunge: e mi segua.

GIROLAMO: Oppure diversamente. Prende la sua croce colui che è crocifisso al mondo, e segue il Signore crocifisso colui per il quale il mondo è crocifisso.

CRISOSTOMO: Poi, siccome sembrava gravoso ciò che era stato detto, lo mitiga con le cose che ne conseguono, ponendo dei premi superiori alle fatiche e dei castighi per la malizia; per cui segue: Chi infatti vorrà salvare la sua anima la perderà.

ORIGENE: Ciò può essere inteso in due modi. In un primo modo così: se uno che ama la vita presente risparmia la sua anima, temendo di morire, e ritenendo che con questa morte la sua anima perisca, costui, volendo in questo modo salvare la sua anima, la perderà, alienandola dalla vita eterna. Se invece uno, disprezzando la vita presente, combatterà fino alla morte per la verità, perderà certamente la sua anima quanto alla vita presente, ma poiché la perderà per Cristo, la salverà di più per la vita eterna. In un altro modo così: se uno intende qual è la vera salute, e la vuole acquistare per la salvezza della sua anima, costui, rinnegando sé stesso, perde la sua vita per Cristo quanto ai piaceri carnali; e perdendo la sua anima in questo modo, la salva mediante le opere di pietà; dicendo infatti: Chi vorrà, mostra che il senso precedente e quello seguente coincidono. Se dunque ciò che ha detto sopra: rinneghi sé stesso, riguarda la vita corporale, dobbiamo intendere che ciò è stato detto della sola morte. Se invece rinnegare sé stesso è respingere il comportamento carnale, anche perdere l’anima è deporre i piaceri carnali.

VERSETTI 26-28

Che giova infatti all’uomo se guadagna il mondo intero ma danneggia la sua anima? O che cosa darà l’uomo in cambio della sua anima? Infatti il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli, e allora «renderà a ciascuno secondo le sue opere». In verità vi dico: Vi sono alcuni dei presenti che non gusteranno la morte finché non vedano il Figlio dell’uomo venire nel suo regno.

CRISOSTOMO: Dato che il Signore disse: chi vuol salvare perderà, e chi perderà salverà, ponendo da entrambe le parti la salvezza e la perdizione, affinché nessuno pensi che in ambedue i casi la salvezza e la perdizione siano la stessa cosa aggiunge: Che giova infatti all’uomo se guadagna il mondo intero ma danneggia la sua anima?, come se dicesse: non dire che chi sfugge i pericoli imminenti a motivo di Cristo salva la sua anima, cioè la vita temporale. Ma metti con l’anima, cioè con la vita temporale, tutto l’universo: che vantaggio ne avrà l’uomo, se l’anima perisce in eterno? Se infatti vedi i tuoi servi nella letizia, e te nell’ultima malattia, che cosa guadagni dal dominio sopra di loro? Pensa questo anche della tua anima, quando con i piaceri della carne aspetta la perdizione futura.

ORIGENE: Io ritengo anche che guadagna il mondo colui che non si nega a sé stesso e non perde la sua anima quanto ai piaceri carnali, e così danneggia la sua anima: quindi fra le due cose che ci vengono proposte bisogna scegliere piuttosto di perdere il mondo e guadagnare le nostre anime.

CRISOSTOMO: Anche se regnassi sopra tutto il mondo, non potrai comprare la tua anima; per cui segue: O che cosa darà l’uomo in cambio della sua anima?; come se dicesse: se perdi le ricchezze, puoi dare altre ricchezze per riscattarle, ma se perdi la tua anima non potrai dare qualche anima, e nemmeno qualche altra cosa. Che cosa poi c’è di strano se ciò accade nell’anima? Infatti si vede che ciò accade anche nel corpo. Poiché, anche se hai posto su un corpo infermo in modo incurabile diecimila diademi, non per questo diventa sano.

ORIGENE: A prima vista le cose che si possono dare in cambio dell’anima sono i beni temporali, che l’uomo può dare ai poveri per salvare la sua anima. Ma ritengo che l’uomo non abbia alcun’altra cosa che, una volta data in cambio della sua anima, liberi questa dalla morte. Invece Dio diede in cambio delle anime degli uomini il prezioso sangue di suo Figlio.

GREGORIO: Oppure, diversamente, si può continuare: la Chiesa santa ha due epoche, quella della persecuzione e quella della pace, e il Redentore lasciò distinti precetti per queste due epoche. In tempo di persecuzione dobbiamo deporre l’anima, mentre nel tempo di pace dobbiamo spezzare i desideri terreni che ci possono dominare; per cui si dice: Che giova infatti all’uomo?

GIROLAMO: All’invito fatto ai discepoli di rinnegarsi e di prendere la propria croce, fu grande il terrore degli uditori. Per questo alle cose tristi succedono quelle liete, e dice: Infatti il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli. Temi la morte? Odi la gloria del trionfatore. Hai paura della croce? Ascolta il ministero degli angeli.

ORIGENE: Come se dicesse: ora certamente il Figlio dell’uomo è venuto, ma non nella gloria; infatti non era conveniente che egli portasse i nostri peccati costituito nella gloria; ma allora verrà nella gloria avendo in anticipo preparati i suoi discepoli, fatto come loro, per farli come lui, conformi alla sua gloria.

CRISOSTOMO: Però non ha detto: nella stessa gloria in cui si trova il Padre, affinché tu non abbia a sospettare una diversità della gloria, ma dice: la gloria del Padre, per mostrare che si tratta della stessa gloria. Ora, se la gloria è una, è manifesto che anche la sostanza è una. Che cosa temi dunque, o Pietro, sentendo parlare di morte? Allora mi vedrai nella gloria. Se poi io sono nella gloria, lo siete anche voi. Tuttavia parlando della gloria vi mescola delle cose terribili, introducendo nel mezzo il giudizio; per cui segue: e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere.

GIROLAMO: Non vi è dunque distinzione di Giudeo e di Gentile, di uomo e di donna, di ricchi e di poveri, dove non si considerano le persone, ma le opere.

CRISOSTOMO: Ha detto poi questo non solo per ricordare le pene ai peccatori, ma anche la ricompensa e le corone ai giusti.

GIROLAMO: Lo scandalo che gli Apostoli sperimentarono nel loro interiore poteva avere avuto luogo in questa maniera: ci annunzi i tormenti e la morte per un tempo avvenire; ciò che invece ci prometti di darci nella gloria viene differito per un lungo tempo. Dunque il conoscitore delle cose occulte, prevedendo che cosa potevano obiettare, compensa il timore presente con un premio presente, dicendo: In verità vi dico: Vi sono alcuni dei presenti che non gusteranno la morte finché non venga il Figlio dell’uomo nel suo regno.

CRISOSTOMO: Volendo dunque mostrare che cos’è quella gloria nella quale poi sarebbe venuto, la rivelò ad essi nella vita presente, nella misura in cui potevano apprenderla, affinché così non si dolessero nemmeno della morte del Signore.

REMIGIO [BEDA]: Ciò che dunque qui viene detto si compì nei tre discepoli davanti ai quali il Signore si trasfigurò sulla montagna, mostrando loro le gioie della ricompensa eterna; essi lo videro venire nel suo regno, cioè risplendente di quello splendore nel quale, compiuto il giudizio, sarà visto da tutti i santi.

CRISOSTOMO: Non anticipa però i nomi di coloro che sarebbero saliti sul monte poiché i rimanenti avrebbero fortemente desiderato di seguirli per vedere un esempio della sua gloria, e se ne sarebbero avuti molto a male come sentendosi disprezzati.

GREGORIO: Oppure viene chiamata regno di Dio la Chiesa presente; e poiché alcuni dei discepoli sarebbero vissuti fino a vedere la Chiesa di Dio costruita ed eretta contro la gloria di questo mondo, con una promessa di consolazione si dice adesso: Vi sono alcuni dei presenti.

ORIGENE: In senso morale si può dire che il Verbo di Dio ha, per coloro che sono stati chiamati recentemente alla fede, l’apparenza di uno schiavo, ma per i perfetti viene nella gloria del Padre suo. I suoi angeli sono le parole dei Profeti, il cui senso spirituale non è possibile comprendere prima di avere compreso spiritualmente la parola di Cristo, in modo che appaiano insieme nella maestà. Allora darà a ciascuno la gloria secondo i suoi atti; poiché quanto migliore sarà uno nei suoi atti, tanto più comprenderà spiritualmente Cristo e i suoi Profeti. Quelli che sono dove è Cristo sono quelli che hanno posto le basi solide della loro anima in Gesù; e i più notabili di essi sono quelli di cui si dice che non gusteranno la morte finché vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno: vedono l’eminenza di Dio, che non possono vedere quelli che sono avvolti in vari peccati; questi ultimi sono quelli che gustano la morte, poiché l’anima, quando pecca, muore. Infatti, come egli è la vita e il pane vivo che è disceso dal cielo, così la morte è la sua nemica ed è il pane morto. Di questo pane alcuni ne mangiano un poco solo gustandolo; alcuni invece con più abbondanza. Quelli che peccano rare volte e lievemente non fanno altro che gustare talvolta la morte; al contrario coloro che ricevettero in un modo più perfetto la virtù spirituale non gustano la morte, ma mangiano sempre pane vivo. Ciò che poi dice: finché vedano, non definisce il tempo dopo il quale si verificherà ciò che non si verificò prima, ma non è altro che la spiegazione di una cosa necessaria, poiché colui che lo vede una volta nella sua gloria non gusterà mai la morte.

RABANO: Si attesta che i santi gustano la morte, e da essi la morte del corpo viene gustata come una libagione, mentre la vita dell’anima viene tenuta in possesso.