VENTITREESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO A
5 Settembre 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / cielo, discepoli, fratello, il-ritorno-di-gesù, nome, padre-angelico-maria-moccia, padre-mio, padri-della-chiesa, terra, testimoni
Vangelo Commentato dai Padri
VENTITREESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO A
Vangelo di Matteo 18, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».
VERSETTI 15-17
Se poi il tuo fratello peccherà contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo: se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello, se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, affinché «ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni»; se non li ascolterà, dillo all’assemblea; se poi non ascolterà l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
CRISOSTOMO: Dopo che il Signore ebbe parlato con tanta veemenza contro quelli che scandalizzano, minacciandoli da ogni parte, affinché non diventino pigri coloro che sono oggetto di scandalo, e disprezzando ogni cosa cadano in un altro vizio, cioè nella negligenza, e pensando essi che li si perdoni in tutto si riempiano di orgoglio, qui il Signore li trattiene e comanda che si faccia il rimprovero dicendo: Se poi il tuo fratello peccherà contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo.
AGOSTINO: Il Signore ci avverte che non dobbiamo disprezzare vicendevolmente i nostri peccati, non vedendo che cosa riprendere, ma cercando che cosa correggere; dobbiamo ammonire con amore, non con desiderio di fare danno, ma con l’intenzione di correggere. Se non fai così, diventi peggiore di colui che pecca. Egli, infliggendo un’ingiuria, ferisce sé stesso con una ferita profonda. Tu disprezzi la ferita del fratello, e sei peggiore, tacendo, di lui che oltraggia.
AGOSTINO: Con frequenza si dissimula criminalmente la verità, alcune volte non istruendo o non consigliando i cattivi, altre non correggendoli ed evitando ad essi di essere ripresi. E ciò sia per non assumerci questa fatica, sia per non perdere la loro amicizia, sia perché non ci siano di ostacolo e non ci pregiudichino le cose temporali, che la nostra ambizione desidera acquisire o la nostra debolezza ha paura di perdere. Se qualcuno tralascia di riprendere o di correggere quelli che operano male per il motivo che spera in un’occasione più opportuna, o credendo che non si faranno peggiori, o non saranno di impedimento all’insegnare a quelli che sono deboli una vita buona e pietosa, o che non li costringeranno e ritrarranno dalla fede, non mi sembra che ciò si debba a una passione, ma a un consiglio della carità. Con molta più ragione i capi delle Chiese, collocati in cima ad esse, devono correggere i peccati. E non sono esenti da errori di questo genere quelli che, benché non siano superiori, conoscono e trascurano molte cose che dovrebbero rimproverare, correggendo coloro a cui sono intimamente uniti per i lacci di una vita comune; e non li correggono per evitare a sé gli inconvenienti che risulterebbero in ragione delle cose temporali di cui fanno uso lecitamente, ma nelle quali si dilettano più di quanto devono.
CRISOSTOMO: Bisogna poi considerare che il Signore porta con frequenza colui che ha contristato fino a colui che è stato contristato, come quando dice (5, 23-24): «Se ti ricorderai che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, va a riconciliarti con il tuo fratello». Invece in altre occasioni il Signore comanda che colui che soffre ingiustamente perdoni il suo prossimo, come nel passo (6, 12): «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». Però qui escogita il modo di portare quello che è stato contristato fino a dove sta quello che ha contristato. Per questo dice: Se il tuo fratello peccherà contro di te; dato che non verrebbe facilmente a scusarsi colui che ha fatto il male, poiché gli causerebbe vergogna, il Signore conduce colui che ha sofferto fino all’altro. E non si accontenta semplicemente di portarlo, ma lo porta affinché lo corregga dai suoi errori, e per questo dice: va e ammoniscilo.
RABANO: Il Signore non comanda che si perdoni indistintamente ogni classe di peccatori, ma coloro che odono, cioè coloro che obbediscono e fanno penitenza. In questo modo il perdono non è difficile, né l’indulgenza troppo benigna.
CRISOSTOMO: E il Signore non dice: accusa, litiga, chiedi vendetta, ma: ammonisci, cioè ricordagli i suoi peccati, digli ciò che tu soffri per causa sua. Poiché egli è ebbro di ira e di vergogna e come sommerso in un sonno profondo; quindi tu che sei sano devi andare da colui che è infermo.
GIROLAMO: Bisogna sapere tuttavia che se peccasse contro di voi un vostro fratello, e in qualunque oggetto vi ferisse, non solo avete il potere, ma persino la necessità di perdonarlo, poiché è comandato che perdoniamo ai nostri debitori; per cui anche qui si dice: Se il tuo fratello peccherà contro di te; ma se peccasse contro Dio, questo non è cosa nostra. Noi invece siamo benigni rispetto alle ingiurie fatte a Dio, e nelle nostre al contrario facciamo rappresaglia.
CRISOSTOMO: Per questa ragione fa questa raccomandazione in relazione a colui che ha sofferto l’ingiuria, e non rispetto a un altro: poiché colui che oltraggia un altro sopporta più facilmente la correzione dell’oltraggiato, soprattutto se gli viene fatta da solo a solo. E non c’è cosa che plachi di più colui che oltraggia come il vedere che colui che può chiedergli una riparazione si prende tanta cura della sua salvezza.
AGOSTINO: Quando dunque uno pecca contro di noi, non dobbiamo avere una gran cura di noi, poiché è una gloria dimenticare le ingiurie; ma dimentica la tua ingiuria, non la ferita del tuo fratello; quindi riprendilo a tu per tu, preoccupato della correzione e risparmiando la vergogna. Forse infatti per la vergogna comincia a difendere il suo peccato, e allora invece di correggerlo lo rendi peggiore.
GIROLAMO: Il fratello deve essere corretto separatamente, affinché non capiti che avendo perso il timore e la vergogna rimanga nel peccato.
AGOSTINO: Però l’Apostolo dice (1 Tm 5, 20) „Riprendi davanti a tutti chi pecca, affinché anche gli altri abbiano timore». Dunque devi sapere che talvolta il fratello va corretto a tu per tu, e talvolta invece davanti a tutti. Che cosa poi bisogna fare prima, intendete e vedete. Dice il Signore: Se il tuo fratello peccherà contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo. Perché? Perché ha peccato contro di te? Che cosa significa: ha peccato contro di te? Tu sai che ha peccato, e dato che fu segreto il peccare contro di te, devi cercare il segreto anche quando correggi le cose in cui ha peccato. Poiché se tu solo sai che ha peccato contro di te, correggerlo davanti a tutti non è correggerlo, ma denunciarlo. Dunque tuo fratello ha peccato contro di te, e tu solo lo sai. Allora ha peccato realmente contro te solo. Se però ti ha ingiuriato udendolo molti, ha peccato anche contro quelli che ha reso testimoni della sua iniquità. E’ necessario dunque correggere davanti a tutti coloro che hanno peccato davanti a tutti, e in segreto coloro che hanno peccato in segreto. Distinguete i tempi e concordate le Scritture. E perché correggi il prossimo? Perché ti lamenti che ha peccato contro di te? Non lo voglia Dio: se lo fai per l’amore che hai verso di te, non fai niente; se invece lo fai per amore del prossimo, operi molto bene. Considera le parole del testo per vedere se lo devi fare per te o per il prossimo. Le parole sono queste: Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello. Dunque per guadagnare il tuo fratello, fallo per lui. Ricorda che tu sei perito peccando contro l’uomo; poiché se non fossi perito, come ti avrebbe egli guadagnato? Nessuno dunque disprezzi l’offesa fatta a un fratello.
CRISOSTOMO: Con ciò si dimostra anche che l’inimicizia è un danno comune, e per questo non ha detto che egli ha guadagnato sé stesso, ma che tu hai guadagnato lui: e cosi mostra che sia tu che lui avevate patito danno per la discordia.
GIROLAMO: Infatti mediante la salvezza dell’altro anche per noi viene acquistata la salvezza.
CRISOSTOMO: Che cosa poi devi fare se non si persuade, è detto con le parole: se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone. Quanto più infatti sarà stato inverecondo e pertinace, tanto più dobbiamo preoccuparci della medicina, non passare all’ira e all’odio. Infatti il medico, quando vede che la malattia non regredisce, non desiste, ma si prepara ancora di più per vincerla. Vedi come questa correzione viene fatta non per vendetta, ma per l’emendamento; e per questo non dice di prendere subito due persone, ma solo quando egli non vuole essere corretto. E non chiama attorno a lui una moltitudine, ma una o due persone; e adduce la testimonianza della legge dicendo: affinché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni, come se dicesse: hai già un testimone, poiché hai fatto tutto ciò che stava in te.
GIROLAMO: Oppure bisogna intendere in questo modo: se non ti vorrà ascoltare convoca un fratello soltanto: se non vuole ascoltare nemmeno quello, convocane anche un terzo. O perché si corregga, per vergogna o per la vostra ammonizione, oppure perché veda che agisci con dei testimoni.
GLOSSA [ANSELMO]: Oppure, se dirà che non è peccato, affinché provino che è peccato.
GIROLAMO: Se non vuole ascoltare nemmeno loro, allora certamente bisogna dirlo a molti, affinché lo detestino: affinché chi non poté essere salvato dalla vergogna sia salvato dagli obbrobri. Per cui segue: se non li ascolterà, dillo all’assemblea.
CRISOSTOMO: Cioè a quelli che presiedono alla Chiesa.
GLOSSA: Oppure dillo a tutta la Chiesa, affinché sia maggiormente svergognato. Dopo tutte queste cose segue la scomunica, che deve essere fatta per bocca della Chiesa, cioè dal sacerdote; e quando egli scomunica, tutta la Chiesa opera con lui; per cui segue: se poi non ascolterà l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
AGOSTINO: Cioè non considerarlo più del numero dei tuoi fratelli; tuttavia in questo modo non va trascurata la sua salvezza; infatti non contiamo nel numero dei fratelli nemmeno gli estranei, cioè i Gentili e i pagani, eppure cerchiamo sempre la loro salvezza.
CRISOSTOMO: Il Signore però non ha comandato di osservare nulla di simile riguardo a coloro che sono fuori della Chiesa, come invece qui comanda riguardo alla correzione dei fratelli. Invece degli esterni dice (5, 39): «Se qualcuno ti percuoterà in una guancia, porgigli anche l’altra»; il che dice anche Paolo (1 Cor 5, 12): «Come ho da giudicare quelli che sono fuori?». Però dei fratelli ordina che li riprendiamo e li allontaniamo.
GIROLAMO: Nelle parole: come un pagano e un pubblicano, il Signore ci fa capire che dobbiamo detestare più colui che con il nome di cristiano pratica le opere degli infedeli che coloro che sono chiaramente pagani. Infatti vengono chiamati pubblicani coloro che seguono i guadagni del mondo, ed esigono le imposte per mezzo di traffici e inganni, furti e orribili spergiuri
ORIGENE: Vediamo se forse questa massima non comprenda ogni classe di peccato. Però, se uno ha commesso qualcuno di quei peccati che conducono alla morte, per esempio se ha commesso omosessualità, o è adultero, o omicida, o effemminato, c’è ragione perché un simile uomo lo riprenda uno solo e a tu per tu, e se ascolta lo si dica guadagnato? Se non ascolta bisognerebbe, per cacciarlo dalla Chiesa, attendere di averlo ripreso davanti a molti testimoni e davanti alla Chiesa, e aver sopportato tutta questa persistenza nel suo male? Ci sono alcuni che, guardando l’immensa misericordia di Cristo, insegnano che, non facendo le parole di Cristo distinzione di peccati, si va contro questa misericordia divina accordando ai soli peccati minori il beneficio di queste parole. Altri, al contrario, considerando attentamente le parole di Cristo, sostengono che non sono applicabili a ogni classe di peccato, dato che colui che commette peccati gravi è fratello solo nel nome; e secondo l’Apostolo (1 Cor 5) non è lecito neanche mangiare con lui. Come poi coloro che dicono che questo passo comprende ogni classe di peccato aprono ai negligenti la porta del peccato, così al contrario coloro che sostengono che nei peccati veniali e non nei mortali è dove si deve guardare il peccatore che non ha voluto udire la reprensione davanti ai testimoni o alla Chiesa come un pagano e un pubblicano, sembra che introducano una dottrina crudele. Noi non possiamo affermare che l’uomo non abbia altro rimedio che quello di perire. Primo, poiché se non ha obbedito alle tre reprensioni, può obbedire alla quarta. Inoltre poiché alcune volte, cosa quasi necessaria in questo mondo, non si dà all’uomo secondo le sue opere, ma più di quanto abbia peccato. Infine, poiché non ha detto solo: sia come un pagano e un pubblicano, ma sia per te. Chi dunque, corretto tre volte in un peccato lieve, non si emenda, noi dobbiamo ritenerlo come un pagano e un pubblicano, tenendoci lontani da lui affinché sia confuso. Se poi anche da Dio venga giudicato come un pubblicano e un pagano, non sta a noi stabilirlo, ma è nel giudizio di Dio.
VERSETTI 18-20
In verità vi dico: Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo, e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo. Vi dico ancora che se due di voi si accorderanno sulla terra per domandare qualunque cosa, sarà loro fatta dal Padre mio che è nei cieli. Dove infatti vi sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
GIROLAMO: Poiché aveva detto (v. 17): «Se non ascolterà la Chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano», e potrebbe accadere che il fratello disprezzato in questo modo risponda o pensi così: se mi disprezzi, anch’io ti disprezzo, se mi condanni, anche tu sarai condannato con la mia sentenza, il Signore diede agli Apostoli un potere tale per cui si sappia che nella loro condanna la sentenza umana è corroborata dalla sentenza divina; per cui si dice: in verità vi dico: Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo.
ORIGENE: Non ha detto «nei cieli», come a Pietro, ma in cielo, uno solo; poiché non sono di così grande perfezione come Pietro.
ILARIO: Queste parole, in cui colui che racchiude in sé tutte le cose dimostra l’immutabilità del giudizio della severità apostolica, ci devono ispirare il maggior timore, in quanto cioè coloro che essi legano, cioè lasciano legati ai peccati, e quelli che slegano, cioè a cui donano la salute con la concessione del perdono, rimangono legati o slegati nei cieli.
CRISOSTOMO: E bisogna notare che non ha detto al primate della Chiesa: lega quel tale, ma: se legherete, i legami rimarranno indissolubili, come lasciando ciò al loro giudizio. Vedi poi come il Signore leghi con doppio legame l’incorreggibile: cioè con la pena attuale, ossia con la separazione dalla Chiesa, di cui il Signore aveva già parlato quando disse (v. 17): «Sia per te come un pagano»; e con il supplizio futuro, che è indicato dall’essere legati nel cielo: in modo che la moltitudine dei giudizi dissolva l’ira del fratello.
AGOSTINO: Oppure diversamente. Hai cominciato a ritenere il tuo fratello come un pubblicano, legandolo in terra, ma per legare giustamente, osserva: infatti la giustizia rompe i vincoli ingiusti. Quando invece l’hai corretto e hai concordato con il tuo fratello, lo hai sciolto sulla terra: quando lo sciogli sulla terra, è sciolto anche in cielo. Fai una grande cosa non per te, ma per lui, poiché nocque molto non a te, ma a sé stesso.
GLOSSA [ANSELMO]: Non solo poi quanto alla scomunica, ma anche quanto a ogni richiesta che viene fatta da consenzienti nell’unità della Chiesa, il Signore dà la conferma, quando aggiunge: Vi dico ancora che se due di voi si accorderanno sulla terra, o ricevendo il penitente o respingendo il superbo, per domandare qualunque cosa, che non sia contraria all’unità della Chiesa, sarà loro fatta dal Padre mio che è nei cieli. In quanto poi dice: che è nei cieli, mostra che egli è sopra tutte le cose, e per questo egli può compiere quanto viene chiesto. Oppure che è nei cieli, cioè nei santi, il che serve a provare che accadrà loro tutto quanto chiederanno, purché sia degno, poiché hanno con sé colui al quale chiedono. Per cui la sentenza dei consenzienti è ratificata in quanto Dio abita in essi; e così segue: Dove infatti ci sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
CRISOSTOMO: Oppure, poiché aveva detto sarà loro fatta dal Padre mio, per mostrare che egli è anche donatore, e non solo Padre, aggiunge: dove infatti sono due o tre.
ORIGENE: Non ha detto: sarò in mezzo a loro, ma sono. Non appena infatti alcuni consentono, Cristo si trova in essi.
ILARIO: Egli infatti, che è la pace e la carità, porrà la sua sede e abitazione nelle volontà buone e pacifiche.
GIROLAMO: Oppure diversamente. Ogni discorso precedente ci invitava alla concordia: quindi viene promesso un premio anche perché più sollecitamente ci affrettiamo alla pace, quando dice che sarà in mezzo a due o tre.
CRISOSTOMO: Non dice però semplicemente: Dove saranno riuniti, ma aggiunge: nel mio nome, come per dire: se uno avrà me come principale causa di amicizia verso il prossimo, io sarò con lui, se sarà virtuoso anche nelle altre cose. Come mai dunque non sempre i consenzienti conseguono ciò che chiedono? Primo, certamente, poiché non chiedono cose convenienti. Secondo, poiché quelli che chiedono sono indegni, e non hanno le disposizioni convenienti. Per cui dice: Se due di voi, che cioè vivete una vita evangelica. Terzo, poiché pregano esigendo la vendetta contro quelli che li hanno contristati. Quarto, poiché pregano per dei peccatori impenitenti.
ORIGENE: Questo è anche un motivo per cui non siamo ascoltati quando preghiamo, in quanto cioè non siamo consenzienti fra noi in tutto sopra la terra, né quanto al dogma né quanto alla vita. Come infatti non piace la musica se non c’è armonia nelle voci, così nella Chiesa, se non c’è concordia in essa, Dio non si diletta, né ascolta le voci dei suoi membri.
GIROLAMO: Anche questo passo possiamo intenderlo spiritualmente, nel senso che dove lo spirito, l’anima e il corpo consentono fra di loro, senza che ci sia guerra fra le diverse volontà, otterranno dal Padre qualsiasi cosa chiederanno: non vi è infatti dubbio che la richiesta è di cose buone, là dove il corpo vuole avere le cose che vuole lo spirito.
ORIGENE: Oppure, là dove i due testamenti convengono, la supplica, qualunque sia il suo oggetto, è gradita a Dio.