VENTISETTESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
3 Ottobre 2026 / by Padre Angelico / Commenti al vangelo / il-ritorno-di-gesù, le-due-venute-di-gesù, padre-angelico-maria-moccia, padri-della-chiesa, padrone, pietra, raccolto, servi, testata, vigna, vignaioli
Vangelo Commentato ai Padri
VENTISETTESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Vangelo di Matteo 21, 33-43
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola:
C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori dalla vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli risposero: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».
VERSETTI 33-44
Udite un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, la affidò a dei vignaioli e se ne andò. Essendosi avvicinato il tempo dei frutti mandò i suoi servi ai vignaioli a ritirare i frutti. E i vignaioli, presi i suoi servi, uno lo bastonarono, uno lo uccisero, un altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, e fecero loro la stessa cosa. Da ultimo mandò loro suo figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio. Ma i vignaioli vedendo il figlio dissero tra di loro: Questi è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo la sua eredità. E presolo lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaioli? Gli dicono: Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo. Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Per questo vi dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. E chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato, e se essa cadrà su qualcuno, lo stritolerà.
CRISOSTOMO: Dopo la prima parabola ne pose un’altra per far loro conoscere che la loro accusa era molto grave e non meritava perdono. Per questo dice: Udite un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna.
ORIGENE: Il padrone è Dio, che è chiamato uomo in qualche parabola, come un padre parla col suo figlio piccolo infantilmente, in modo che lo possa intendere e lo istruisca.
CRISOSOMO [Ps.]: Si chiama uomo per il nome e non per la natura, per somiglianza e non per verità, poiché, sapendo il Figlio che per chiamarsi con nome umano aveva da essere bestemmiato come uomo puro, chiamò uomo anche Dio Padre invisibile, che, pur essendo signore degli Angeli e degli uomini per natura, è suo Padre per grazia. GIROLAMO: Piantò dunque una vigna, della quale parla Isaia (5, 7): «La vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele». Segue: e la circondò con una siepe, cioè o con le mura della città o con l’aiuto degli Angeli.
CRISOSTOMO [Ps.]: Può anche intendersi per siepe la difesa dei santi padri, che si alzarono come muraglia nel popolo di Dio.
ORIGENE: Oppure può dirsi che la siepe è la difesa dello stesso Dio, e il torchio è il posto delle libazioni; per cui segue: vi scavò un frantoio.
GIROLAMO: Cioè un altare. O quei tini col titolo dei quali si designano tre salmi, 8, 80, 83, cioè i martiri.
ILARIO: O considerò i Profeti come certi tini nei quali, a mo’ di mosto, la grazia abbondante dello Spirito Santo si sparse più ferventemente.
CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure il torchio è la parola di Dio, che tormenta l’uomo contraddicendo la natura carnale. Segue: vi costruì una torre.
GIROLAMO: Cioè un tempio di cui dice Michea (4, 8): «E tu torre nebulosa, figlia di Sion».
ILARIO: Oppure la costruzione della torre è figura dell’altezza della legge, che partendo dalla terra doveva portare al cielo e dalla quale si poteva vedere la venuta di Cristo. Segue: e l’affidò a dei vignaioli.
CRISOSTOMO [Ps.]: Cioè quando furono istituiti i sacerdoti e i leviti per mezzo della legge e presero a proprio carico il governo del popolo. Come il colono che compie il suo dovere non sarà gradito al suo padrone se non gli consegna le rendite della vigna, così il sacerdote non è gradito al Signore tanto per la sua santità quanto per il suo insegnamento al popolo di Dio attraverso la pratica della virtù. Infatti la sua santità è unica, e quella del popolo è molteplice. Segue: e se ne andò.
GIROLAMO: Non per aver cambiato di luogo, poiché non si può dire che Dio stia lontano da nessuna parte, essendo tale da comprendere tutto; però sembra che si separi dalla sua vigna per lasciare ai vignaioli libertà nel lavorare.
CRISOSTOMO: Oppure se ne andò lontano poiché ebbe longanimità, non volendo castigare sempre i peccati dei cattivi.
ORIGENE: Dato che il Signore è stato con gli Israeliti nella nube durante il giorno e nella colonna di fuoco durante la notte, di seguito poi non apparve più a loro in questa forma. In Isaia infatti il popolo Giudeo è chiamato vigna e la minaccia del padre di famiglia viene fatta contro questa vigna; però nel Vangelo non si incolpa questa vigna, ma i suoi coloni. Ma nel Vangelo, forse, si intende per vigna il regno di Dio, cioè la dottrina che si trova nelle Sacre Scritture, e la vita irreprensibile degli uomini è il frutto di questa vigna. La lettera della Scrittura è posta come steccato attorno alla vigna, perché coloro che sono fuori non vedano i frutti che sono nascosti in essa. La profondità della parola divina è il tino della vigna, nel quale coloro che appresero la parola di Dio spargono il proprio sapere come frutti. E la torre edificata è la parola che parla dello stesso Dio e delle misericordie di Gesù Cristo. Offrì questa vigna ai suoi coloni, cioè coloro che vissero prima di noi, tanto sacerdoti come secolari; e se ne andò lontano per dare ai coloni occasione di lavorare. Si avvicina il tempo dei frutti, tanto per ognuno in particolare quanto per tutto il popolo in generale. Il primo tempo della vita è l’infanzia, e allora niente produce la vigna, se non avendo in sé la forza vitale; quando comincia a poter parlare è il tempo della generazione. Tutto ciò che progredisce nell’anima del bambino progredisce anche nella vigna, cioè la parola di Dio; e, dopo che è cresciuta, la vigna produce il maturo frutto della carità, della gioia e della pace e di altre cose per il suo modo di fare. E per il popolo che ricevette la legge per mezzo di Mosè si avvicina il tempo in cui qualche volta dà frutto. Per questo segue: Essendosi avvicinato il tempo dei frutti mandò i suoi servi ai vignaioli a ritirare i frutti.
RABANO: Disse molto opportunamente il tempo dei frutti, e non della maturità, poiché il frutto del popolo ribelle è nullo.
CRISOSTOMO: Chiama servi i Profeti, che quali sacerdoti del Signore offrono i frutti del popolo, e fanno ostentazione della sua obbedienza per mezzo delle opere. Questi non solo furono cattivi per il fatto di non dare frutto, ma indignandosi contro coloro che vennero a chiederlo macchiarono le proprie mani con il loro sangue. Per questo segue: Ma i vignaioli, presi i suoi servi, uno lo uccisero, l’altro lo lapidarono.
GIROLAMO: Li ferirono come Geremia, li uccisero come Isaia, li lapidarono come Nabot e Zaccaria, che furono uccisi fra il tempio e l’altare.
CRISOSTOMO [Ps.]: E come cresceva la malizia, aumentava la misericordia di Dio; e nella misura in cui aumentava la misericordia del Signore cresceva la malizia dei Giudei. E così la malizia umana lottava contro la clemenza divina. Per cui segue: Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei precedenti, e fecero loro la stessa cosa.
ILARIO: Coloro che furono inviati in maggior numero rispetto ai primi designano quel tempo in cui, dopo la predicazione dei singoli Profeti, fu inviato un gran numero di vaticinatori.
RABANO: Oppure con i primi servi inviati si intendono Mosè il legislatore e Aronne il primo sacerdote, che, dopo essere stati feriti con lo staffile della lingua, furono mandati via senza nulla. Pertanto comprendiamo che gli altri servi furono la moltitudine dei Profeti.
ILARIO: La venuta del Signore nostro Gesù Cristo è rappresentata nel Figlio inviato per ultimo. Per cui segue: Da ultimo mandò loro il suo figlio.
CRISOSTOMO: E perché non lo inviò per primo? Perché essi accusassero séstessi con quello che avevano fatto con gli altri, e perché abbandonando il proprio furore rispettassero il figlio che veniva; per cui segue: Avranno rispetto per mio figlio.
CRISOSTOMO: Inviò questo non per trarne la sentenza del castigo verso i colpevoli, ma offrendo loro il perdono per mezzo della penitenza. Ossia lo inviò per confonderli, non per castigarli.
GIROLAMO: Quando dice: Avranno rispetto di mio figlio, non lo dice per ignoranza. Come poteva ignorare il padre di famiglia, che qui si intende che è Dio? Però si dice molte volte che Dio va avanti dubbioso, affinché in questo modo si possa conservare immune il libero arbitrio dell’uomo.
CRISOSTOMO: Oppure dice questo annunciando ciò che doveva succedere, poiché conveniva che essi si vergognassero. Per questo vuol far capire che è grande il loro peccato e che manca di ogni scusa.
ORIGENE: Oppure ciò che dice: Avranno rispetto per mio figlio, sembra che si compia in quei Giudei che conoscendo Gesù Cristo credettero in lui. Al contrario ciò che segue: Ma i vignaioli vedendo il figlio dissero fra di loro: Questi è l’erede, venite, uccidiamolo, sembra che si compì in coloro che, avendo visto Gesù Cristo e conoscendo che era Figlio di Dio, tuttavia lo crocifissero.
GIROLAMO: Chiediamo ad Ario ed Eunomio: ecco, qui si dice che il Padre non sa. Tutto ciò che risponderebbero rispetto al Padre lo intendono anche rispetto al Figlio, che stando a quanto dice non sa quando sarà il giorno del giudizio.
CRISOSTOMO [Ps.]: Però alcuni dicono che dopo l’incarnazione Cristo fu chiamato Figlio di Dio a causa del battesimo, come succede agli altri cristiani. Ma il Signore li confuta in questo passo dove si dice: invierò mio Figlio. Quando dunque ancora pensava di mandare suo Figlio dopo i Profeti, già era Figlio: se dunque è detto Figlio allo stesso modo degli altri santi raggiunti dalla parola di Dio, doveva chiamare anche i Profeti figli come Gesù Cristo, oppure dire che Gesù Cristo era servo come gli altri Profeti.
RABANO: Dopo ciò che dicono: Questi è l’erede, il Signore mostra chiaramente che i principi dei Giudei non crocifissero il Figlio di Dio per ignoranza, ma per invidia. Compresero pertanto che egli era colui a cui il Padre dice per mezzo del Profeta (Sal 2, 8): «Chiedi, e ti darò le genti come tua eredità». L’eredità del Figlio è la santa Chiesa che fu formata da tutti i Gentili, quella che il Padre gli lasciò non perché il Padre fosse morto, ma perché il Figlio la acquisì in un modo ammirevole per mezzo della sua morte.
CRISOSTOMO (Ps.): Tuttavia, dopo che entrò nel tempio e gettò fuori coloro che vendevano animali destinati ai sacrifici, allora fu quando pensarono di ucciderlo, per cui dicono: venite, uccidiamolo. Dicevano infatti fra sé: il popolo lascerà il costume di offrire sacrifici a causa della predicazione di costui, e i sacrifici del popolo costituiscono il nostro guadagno, e si dedicherà a offrire il sacrificio della santità che interessa la gloria di Dio. In questo caso questo popolo ormai non sarà nostro, ma di Dio. Ma se lo uccidiamo, dato che non ci sarà da parte del popolo il frutto della santità, durerà per sempre il costume di offrire sacrifici, e il popolo sarà nostra dotazione costante. A ciò si riferisce quanto segue: e l’eredità sarà nostra. Questo è il pensiero generale di tutti i sacerdoti carnali, che non si preoccupano di come potrà vivere il popolo senza peccare, ma si fissano solo in ciò che si offre nella Chiesa, considerando questo come guadagno del proprio sacerdozio.
RABANO: Dopo averlo ucciso i Giudei cercavano di impadronirsi della sua eredità, cercando di estinguere la fede che da lui procede e inculcare ai Gentili la propria giustizia che procede dalla legge. Segue: e presolo lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero.
ILARIO: Gesù Cristo fu portato fuori da Gerusalemme come fuori dalla sua vigna per soffrire la sentenza della sua condanna.
ORIGENE: E quando dice: lo gettarono fuori della vigna, mi sembra che lo considerassero come estraneo della vigna e dei coloni. Segue: Quando dunque verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaioli?
GIROLAMO: Il Signore domanda non perché non sappia ciò che stanno per rispondere, ma perché si condannino con la loro propria bocca. Segue: Gli dicono: Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli.
CRISOSTOMO [Ps.]: Il fatto che risposero il vero non è perché giudicarono giustamente, ma la verità li obbligò.
ORIGENE: Come Caifa, così questi non vaticinarono da se stessi contro di sé, poiché doveva essere tolta loro la parola divina ed essere data ai Gentili che avrebbero dato frutto a loro tempo. Oppure il Signore che uccisero venne in seguito risuscitato dai morti e fece perire i cattivi coloni in cattiva maniera; consegnò poi la sua vigna ad altri coloni, cioè agli Apostoli, ossia ai credenti procedenti dal popolo giudaico.
AGOSTINO: Marco non dice che risposero questi, ma che il Signore, parlando, dopo la sua domanda rispose in un certo modo a sé stesso. Però può intendersi facilmente o che essi parlarono così sottovoce che non si intesero le parole «essi risposero», ma si capì il pensiero, oppure che la risposta viene attribuita al Signore poiché, quando dicono la verità, egli, che è la verità, parla per bocca loro
CRISOSTOMO: In ciò non si ha contraddizione alcuna, poiché succedette l’una e l’altra cosa: cioè prima risposero essi, e il Signore reiterò la risposta.
AGOSTINO: Però si pone una difficoltà più grave, poiché Luca non solo non dice che essi risposero con queste parole, ma riferisce che diedero una risposta contraria dicendo (20, 16): «Udito ciò ossia la sentenza proferita dal Signore, gli dissero: Non succeda mai questo». Rimane pertanto che comprendiamo che nel popolo che udiva alcuni risposero ciò che dice Matteo, e altri ciò che dice Luca, ossia: «Ciò non sia mai». E non richiami l’attenzione il fatto che Matteo dica che i principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si avvicinarono al Salvatore, e che prosegua la narrazione senza menzionare altra persona fino alla parabola della vigna: infatti si può intendere che disse tutte queste cose con i principi dei sacerdoti. Però Matteo tacque in ossequio alla brevità ciò che riferì Luca, cioè che questa parabola non fu detta solamente per coloro che chiesero al Salvatore in virtù di quale potere faceva prodigi, ma per la plebe, tra cui c’erano alcuni che dissero: Li farà morire e darà la sua vigna ad altri; il che si può rettamente attribuire anche allo stesso Signore, sia per la verità, sia per l’unione dei membri con il loro capo. C’erano anche alcuni che rispondendo a quanti avevano detto questo dicevano: «Ciò non sia mai», poiché comprendevano che la parabola era contro di essi.
CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure diversamente. Luca riferì ciò che proferirono con la bocca e Matteo, in cambio, ciò che risposero nel proprio cuore: infatti esteriormente e visibilmente lo contraddicevano dicendo: «non sia mai questo», però nella loro coscienza accettarono la parola dicendo: Farà morire miseramente i malvagi. Come quando un uomo, colto in un’azione cattiva, si scusa con parole, però interiormente riconosce il proprio delitto.
CRISOSTOMO: Oppure diversamente. Il Signore propose ad essi questa parabola poiché essi, senza saperlo, pronunziarono una sentenza verso sé stessi, come capitò a Davide rispetto a Natan; però essi a loro volta, comprendendo ciò che era stato detto e si diceva contro di essi, risposero: «Ciò non sia mai».
RABANO: In senso morale a ognuno è affidata la propria vigna perché la coltivi quando gli si amministra il sacramento del battesimo, Uccide l’erede quanto a sé chi oltraggia il Figlio di Dio e offende lo spirito della sua grazia. Una volta perso il cattivo coltivatore, la vigna fu consegnata a un altro, come succede con il dono della grazia, che il superbo disprezza e l’umile accoglie.
CRISOSTOMO [Ps.]: Dopo, dato che vedeva che non si convincevano, citò loro una testimonianza della sacra Scrittura. Segue infatti: Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo?, cioè: se non comprenderete questa parabola, conosciate almeno questa testimonianza della Sacra Scrittura.
GIROLAMO: Prima disse la stessa cosa con differenti parabole: coloro che in una di esse si chiamano operai e coloni, in un’altra sono chiamati edificatori e costruttori.
CRISOSTOMO: Chiama la pietra Cristo, e edificatori i dottori dei Giudei che riprovarono Gesù Cristo dicendo (Gv 9, 16): «Costui non è da Dio».
RABANO: Ma anche se essi non lo volevano, la stessa pietra consolidò il capo d’angolo, poiché congiunse da entrambi i popoli quanti egli volle con la sua fede; per cui segue: essa è diventata testata d’angolo.
ILARIO: E diventata infatti pietra angolare poiché è l’unione fra l’uno e l’altro lato, tra la legge e il popolo Gentile.
CRISOSTOMO: In seguito, affinché sappiamo che nulla di ciò che succedeva era contrario a Dio, aggiunge: dal Signore è stato fatto questo.
ORIGENE: Ossia questa pietra è un dono regalato da Dio all’edificio dell’universo, ed è la testa mirabile che si presenta alla nostra vista, e noi possiamo vederla con la luce della nostra intelligenza.
CRISOSTOMO [Ps.]: Come se dicesse: poiché non intendete che la pietra scartata da voi deve essere posta nell’angolo di un edificio che non sarà il vostro, ma un altro, se si deve elevare un altro edificio si deve abbandonare la vostra costruzione. Per cui aggiunge: Per questo vi dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato alle genti che lo faranno fruttificare.
ORIGENE: Chiama regno di Dio i misteri del regno di Dio, cioè le divine Scritture che il Signore ha dettato, in primo luogo, a quel popolo primitivo a cui furono confidate le parole divine; in secondo luogo ai Gentili che producevano frutto. A nessuno si concede la parola di Dio se non a colui che trae da essa dei frutti, e a nessuno si concede il regno di Dio se il peccato regna in lui. Perciò fu dato come a colui al quale si tornò a toglierlo, però ciò che si dà si dà gratuitamente. Per questo a coloro a cui fu dato in affitto non lo diede come ai suoi eletti e ai suoi fedeli, però a quelli a cui lo donò lo diede per giudizio di elezione.
CRISOSTOMO [Ps.]: Gesù Cristo è chiamato pietra non solo per la sua fermezza, ma anche perché è grande nella distruzione dei suoi nemici. Per cui segue: E chi cadrà sopra questa pietra …
GIROLAMO: Chi è peccatore e tuttavia crede in lui cade in verità su questa pietra e si spezza; però non è totalmente sminuzzato, ma lo si aspetta ancora per mezzo della pazienza per ottenere la sua salvezza. Però colui sopra il quale la pietra cadrà è colui che la pietra schiaccia, e colui che di cuore ha negato Gesù Cristo sarà spezzato in tal modo che non rimarrà di lui una sola tegola in cui possa bersi un poco di acqua.
CRISOSTOMO [Ps.]: Una cosa è essere spezzato, un’altra essere diminuito. Di ciò che si rompe rimane qualcosa, però ciò che si sminuzza viene ridotto a polvere. Chi dà contro la pietra non si spezza per la durezza della pietra, ma per la forza con cui batte secondo il suo peso dall’altezza da dove cade. Ciò succede al cristiano che pecca, il quale non perisce tanto per il fatto che Cristo può farlo perire, ma nella misura in cui egli stesso si danneggia per mezzo delle sue opere secondo la grandezza del suo peccato, o secondo l’elevazione della sua dignità. Gli infedeli, invece, periscono tanto quanto può farli perire Cristo.
CRISOSTOMO: Qui fa conoscere i due tipi di perdizione: una che procede da quando costui si scontrò e si scandalizzò di lui, alla quale si riferisce quando dice: Chi cadrà sopra questa pietra; e l’altra si riferisce alla schiavitù che avrà da sopravvenirgli, come indica quando dice: Sopra il quale essa cadrà.
AGOSTINO: Oppure lo dice di quelli che ora lo disprezzano e ingiuriano, che cadranno sopra di lui. Per la qual cosa tuttavia non periscono totalmente, ma si spezzano in modo che non possano camminare rettamente. Sopra di essi cadrà lui, quando verrà dall’alto nel giorno del giudizio con il castigo dell’eterna perdizione; per cui disse: li stritolerà, affinché siano empi «come la polvere che il vento trascina sulla faccia della terra» (Sal 1, 4).