VENTOTTESIMA SETTIMANA TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Vangelo Commentato dai Padri

VENTOTTESIMA SETTIMANA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Vangelo di Matteo 22, 1-14

In quel tempo, rispondendo Gesù riprese a parlare in parabole ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò poi per vedere i commensali e, scortò un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora i, re ordinò ai servi: legatelo mani e piedi e gettatolo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti saranno chiamati, ma pochi eletti.»

VERSETTI 1-14

E rispondendo Gesù parlò ancora in parabole dicendo loro: Il regno dei cieli è simile a un uomo re che fece le nozze per suo figlio e mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, e non volevano venire. Di nuovo mandò altri servi dicendo: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo: i miei buoi e gli animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto: venite alle nozze. Ma essi non se ne curarono e se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; gli altri invece presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Il re, udito ciò, si adirò, e inviate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Allora disse ai suoi servi: Le nozze sono pronte, ma coloro che erano stati invitati non ne furono degni. Andate dunque all’uscita delle strade e chiunque troverete chiamatelo alle nozze. E usciti i suoi servi nelle strade, raccolsero tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi, e le nozze furono ripiene di commensali. Entrò poi il re, per vedere i convitati, e lì vide un uomo non vestito con la veste nuziale e gli disse: Amico, come sei entrato qui non avendo la veste nuziale? Ma quello ammutolì. Allora il re disse ai suoi ministri: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre esteriori: lì sarà pianto e stridore di denti. Molti infatti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.

CRISOSTOMO: Dato che il Salvatore aveva detto che la vigna (21, 43): «sarà data a un popolo che la farà fruttificare», ora dice a che classe di gente: per questo l’Evangelista aggiunge: E rispondendo Gesù parlò ancora in parabole dicendo loro: Il regno dei cieli è simile …

GLOSSA [ANSELMO]: Dice: rispondendo, cioè andando contro l’intenzione depravata di coloro che stavano meditando la sua morte.

AGOSTINO: Unicamente Matteo riferisce questa parabola; Luca ne riferisce un’altra simile, però non è questa, come indica l’ordine stesso.

GREGORIO: Qui si designa la Chiesa presente per mezzo delle nozze, mentre lì ci si riferisce, per mezzo della cena, al convito ultimo ed eterno. Infatti in questa entrano alcuni di coloro che dovranno uscire, mentre in quello non esce più colui che una volta sia entrato. E se qualcuno crede che Matteo e Luca narrino la stessa parabola, può forse intendersi che, con rispetto a colui che fu espulso per essere entrato senza vestito nuziale, Matteo dica ciò che Luca passò in silenzio. E non è di ostacolo che questi parli di cena e quello di pranzo, poiché, quando si pranzava tutti i giorni all’ora nona fra gli antichi, il mangiare veniva chiamato cena.

ORIGENE: Il regno dei cieli è simile, secondo colui che lì regna, a un uomo re, e, secondo colui con il quale regna, al figlio del re. Secondo quello che c’è nello stato del re è simile ai servi e ai convitati alle nozze, tra i quali si trova anche l’esercito del re. Si dice a un uomo re perché come uomo parli agli uomini e governi coloro che non vogliono essere governati da Dio; però il regno dei cieli cesserà di essere simile a un uomo quando, cessando lo zelo, la disputa e le altre passioni e peccati, avremo lasciato di camminare come uomini e lo vedremo tale quale è, mentre ora lo vediamo non quale è, ma quale ha voluto farsi per noi.

GREGORIO: Il Padre fece le nozze al suo proprio Figlio quando unì questi con l’umanità nel grembo della Vergine. Ma dato che il matrimonio non può verificarsi se non fra due persone, non dobbiamo pensare che la persona del Salvatore consti di due persone unite. Diciamo dunque che consta ed è formata delle due nature, però in nessun modo possiamo dire che sia un composto di due persone. Meglio può dirsi che questo padre re fece le nozze a suo figlio re associandogli la santa Chiesa per mezzo del mistero dell’incarnazione. Il talamo di questo sposo è il grembo della Vergine Maria.

CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure diversamente. Quando si verificherà la risurrezione dei santi, l’uomo riceverà la vera vita, che è Gesù Cristo, poiché costui assorbirà nella sua immortalità la mortalità dell’uomo. Ora riceviamo lo Spirito Santo come in caparra della futura unione, però dopo riceveremo lo stesso Gesù Cristo in tutta la sua pienezza.

ORIGENE: Oppure per unione dello sposo con la sposa, cioè di Gesù Cristo con l’anima, deve intendersi l’accettazione della divina parola, e il parto saranno le opere buone.

ILARIO: Si dice con ragione che queste nozze già sono state celebrate dal Padre, poiché questa unione dell’eternità e lo sposalizio del nuovo corpo si è consumato già in Gesù Cristo. Segue: e mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, non vollero venire.

CRISOSTOMO [Ps.]: Pertanto, quando inviò i suoi servi, era perché erano già stati invitati in un tempo precedente Dunque gli uomini sono invitati dal tempo di Abramo, al quale già si promise l’incarnazione di Gesù Cristo.

GIROLAMO: Inviò il suo servo, e non c’è dubbio che questi fu Mosè, per mezzo del quale fu data la legge agli invitati. Se però leggiamo «servi», come si trova in molti esemplari, dobbiamo intendere che si riferisca ai Profeti, poiché, invitati da essi, non vollero venire. Segue: Di nuovo mandò altri servi dicendo: Dite agli invitati … I servi che furono inviati la seconda volta si deve credere che siano i Profeti, più che gli Apostoli. Se però in precedenza si trova scritto «servo», e lì si legge servi, si deve intendere che questi secondi servi sono gli Apostoli.

CRISOSTOMO [Ps.]: Li inviò quando disse loro (10, 5): «Non andate nelle strade dei Gentili… ma cercate prima le pecore perdute della casa di Israele».

ORIGENE: Si può anche dire che i servi inviati in primo luogo per invitare i commensali alle nozze sono i Profeti, che invitavano il popolo, per mezzo delle loro profezie, alla gioia per l’unione della Chiesa con Gesù Cristo. E quelli che non vollero venire pur essendo stati invitati per primi sono coloro che non vollero udire le parole dei Profeti. Gli altri invece, che furono inviati in secondo luogo, sono un’altra serie di Profeti.

ILARIO: Oppure i servi che furono mandati per primi a chiamare gli invitati sono gli Apostoli, mentre coloro che furono invitati prima erano il popolo di Israele, che fu chiamato per mezzo della legge alla gloria eterna. Era dunque proprio degli Apostoli insistere con coloro che i Profeti avevano invitato in antecedenza, e coloro che furono inviati in seguito in condizione di maestri sono gli uomini apostolici che succedettero a quelli.

GREGORIO: E dato che coloro che erano stati invitati non vollero venire al convito, si dice nel secondo invito: Ecco ho preparato il mio pranzo.

GIROLAMO: Il banchetto preparato, e i buoi e gli animali ingrassati uccisi rappresentano in senso metaforico le ricchezze del re, affinché per mezzo delle cose materiali si venga a conoscenza delle cose spirituali. In più la magnificenza dei dogmi e la dottrina del Signore possono venire conosciute in maniera evidente nella pienezza della legge.

CRISOSTOMO [Ps.]: Quando il Signore disse ai suoi Apostoli (10, 7): «Andate e predicate dicendo che si è avvicinato il regno di Dio», si riferiva a ciò che dice adesso: ho preparato il mio pranzo, cioè per mezzo della legge e dei Profeti ho adornato la tavola delle Scritture; per cui segue: i miei buoi e gli animali ingrassati sono macellati.

GREGORIO: I buoi rappresentano i padri dell’Antico Testamento i quali, secondo quanto era permesso nella legge, vincevano con il corno della propria virtù corporale i propri nemici. Chiamiamo altilia gli animali ingrassati, derivando questo nome dal verbo «alere», che significa alimentare. Per mezzo degli animali ingrassati si figurano i padri del Nuovo Testamento, i quali, quando percepiscono la grazia della dolce alimentazione interna, si elevano dai desideri terreni alle cose di lassù, sulle ali della loro contemplazione. Dice dunque: i miei buoi e gli animali ingrassati sono stati già macellati, come se dicesse: osservate la morte dei padri che precedettero, e pensate ai rimedi della vostra vita.

CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure diversamente. Parla di animali ingrassati e di buoi non perché i buoi non fossero alimentati, ma perché non tutti gli animali alimentati furono buoi. Chiama poi ingrassati unicamente i Profeti, che furono pieni di Spirito Santo, e buoi quelli che furono Profeti e Sacerdoti, come Geremia ed Ezechiele. Infatti come i buoi sono le guide del gregge, così i sacerdoti sono i capi del popolo.

ILARIO: Oppure diversamente. I buoi rappresentano la gloria dei martiri, che furono immolati come vittime scelte per aver confessato Dio; e gli animali ingrassati sono gli uomini spirituali, che sono come uccelli alimentati con il pane celeste per poter alzare il volo e per saziare gli altri con l’abbondanza dell’alimento ricevuto.

GREGORIO: Si deve notare che nel primo invito non si parla per nulla di buoi e di animali ingrassati; però nel secondo invito si dice che già i buoi e gli animali ingrassati sono stati uccisi. Infatti Dio onnipotente, quando non vogliamo udire la sua parola divina, cita esempi perché tutto ciò che consideriamo come impossibile ci sembri più facile da superare, dal momento che sappiamo che altri hanno percorso la stessa strada.

ORIGENE: E dato che il cibo che era preparato è la parola divina, si capisce che le parole forti sono rappresentate per mezzo dei buoi, e quelle soavi e dilettevoli sono gli animali ingrassati. Se qualcuno trae parole povere e deboli e carenti di gran forza di persuasione, ciò che viene detto sembra magro; in cambio le parole sono ingrassate quando si citano molti esempi, perché ognuna delle proposizioni messe come prova completa il discorso. Per esempio, quando uno predica un sermone sulla castità, si considera con ragione come una tortura; però quando sulla stessa virtù cita molte prove delle Sacre Scritture in modo che si provi diletto e conferma, il sermone che pronuncia risulta ingrassato.

CRISOSTOMO [Ps.]: E quando dice: e tutto è pronto, si intende che già è compiuto nelle Sacre Scritture tutto ciò che è necessario per la salvezza. Infatti colui che è ignorante trova lì qualcosa da apprendere; colui che è orgoglioso trova qualcosa da temere; colui che lavora trova lì le promesse che lo eccitano nell’opera.

GLOSSA: Oppure tutto è pronto, ossia è già preparata la strada del regno per mezzo della fede nella mia incarnazione, che in precedenza era chiusa.

CRISOSTOMO [Ps.]: Dice che è preparato tutto ciò che è di pertinenza del mistero della passione del Signore e della nostra redenzione. Dice poi: venite alle nozze, non con i piedi, ma con la fede e con i costumi. Segue: Ma essi non se ne curarono, e il perché lo fa conoscere quando aggiunge: e se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari.

CRISOSTOMO: Anche quando sembra che i motivi siano ragionevoli, apprendiamo tuttavia che, benché siano necessarie le cose che ci trattengono, conviene sempre dare la preferenza alle cose spirituali. E a me sembra che quando adducevano queste ragioni facevano conoscere i pretesti della loro negligenza.

ILARIO: Gli uomini sono occupati con l’ambizione di questo mondo come con la loro fattoria; e la maggior parte di essi si trattiene nei propri affari per la cupidigia del danaro.

CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure diversamente. Quando facciamo qualcosa col lavoro delle nostre mani, come quando coltiviamo un campo o una vigna, o facciamo un’opera di legno o di ferro, sembra che allora coltiviamo il campo; e quando otteniamo altri guadagni non col lavoro dalle nostre mani, tutto ciò viene chiamato negoziazione. O mondo miserabile, e disgraziati coloro che lo seguono! Sempre i lavori del mondo tolsero la vita agli uomini.

GREGORIO: Dunque colui che attende al lavoro terreno o si dedica alle faccende del mondo, trascura di pensare al mistero dell’incarnazione del Signore e di vivere secondo il suo spirito, si incammina verso il campo o verso gli affari, ricusando di venire alle nozze del re. E altre volte, ciò che è ancora peggiore, alcuni, chiamati alla grazia, non solo la disprezzano, ma anche la perseguitano. Per cui si aggiunge: gli altri invece presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

CRISOSTOMO [Ps.]: Con l’occupazione del campo si intende la gente del popolo dei Giudei, che il diletto del mondo separò da Cristo; con l’occupazione degli affari si intendono i sacerdoti e gli altri ministri del tempio, i quali, vivendo al servizio della legge e del tempio a causa dell’affanno del guadagno, furono separati dalla fede a causa dell’avarizia. Non disse, di questi, che avevano operato maliziosamente, ma che non se ne curarono. Coloro che crocifissero Gesù Cristo per odio o per invidia furono coloro che operarono male; coloro che, impediti dagli affari, non credettero sono coloro che non se ne curarono, benché non fossero malvagi. Il Signore non dice niente riguardo alla sua morte, poiché già ne aveva parlato sufficientemente nella parabola precedente. Però fa conoscere la morte dei suoi discepoli, che i Giudei uccisero dopo che il Signore salì al cielo, lapidando Stefano e decapitando Giacomo di Alfeo. Per tutto ciò Gerusalemme fu distrutta dai Romani; e si deve avvertire che si parla dell’ira di Dio non in senso proprio, ma in senso traslato. Si dice, allora, che si adira quando castiga, e per questo motivo si dice che il re, udito ciò, si adirò.

GIROLAMO: Quando invitava alle nozze e operava con clemenza, è stato chiamato uomo; e ora, quando viene a castigare, si tace la parola uomo e unicamente si chiama re.

ORIGENE: Coloro che peccano contro il Dio della legge e dei Profeti e di tutta la creazione dicano se questi che ora si chiama uomo e si fa conoscere come adirato sia lo stesso Padre di Gesù Cristo; e se conoscono che questo è lo stesso, si vedranno obbligati a confessare che di lui si dicono molte cose simili a quelle che ha la natura passibile degli uomini, non perché egli sia passibile, ma perché molte volte opera a somiglianza della natura passibile degli uomini. E in questa stessa conseguenza dobbiamo accogliere l’ira di Dio e la penitenza, e tutte le altre cose che leggiamo nei Profeti. Segue: e inviate le sue truppe.

GIROLAMO: Con queste truppe intendiamo gli eserciti romani, capitanati da Vespasiano e da Tito, i quali, avendo distrutto i villaggi della Giudea, applicarono il fuoco alla città prevaricatrice.

CRISOSTOMO [Ps.]: L’esercito romano viene considerato come l’esercito di Dio, poiché «la terra e quanto essa contiene appartiene a Dio» (Sal 23, 1), e i Romani non sarebbero venuti a Gerusalemme se Dio non li avesse inviati.

GREGORIO: Oppure l’esercito degli Angeli è quello del nostro re. Avendo dunque inviato i suoi eserciti, si dice che pone fine a quegli omicidi, poiché ogni castigo si compie sugli uomini per mezzo degli Angeli. Pose fine dunque a quegli omicidi poiché pose fine a quelli che lo perseguitarono; incendiò anche la loro città poiché non solamente le loro anime, ma anche la loro carne nella quale avevano vissuto, dovevano essere tormentate dal fuoco eterno.

ORIGENE: Oppure la città degli empi è la riunione di quelli che sono in tutto conformi con la sapienza dei principi di questo mondo, secondo le loro diverse scuole. Il re abbatte e distrugge la città secondo che è costruita di cattivi edifici.

GREGORIO: Però colui che si vede disprezzato da coloro che invita non terrà deserte le nozze di suo figlio: infatti qualche volta la parola di Dio troverà anche dove riposare. Per cui aggiunge: Allora disse ai suoi servi.

ORIGENE: Cioè agli Apostoli o agli Angeli, che erano preparati per la vocazione dei Gentili. Le nozze sono pronte.

REMIGIO: Cioè ogni sacramento riguardo alla redenzione degli uomini già è ultimato e concluso, ma coloro che erano stati invitati, cioè i Giudei, non furono degni. Infatti, «misconoscendo la giustizia di Dio e volendo dare preferenza alla propria, si considerarono come indegni della vita eterna» (Rm 10, 3). Pertanto, una volta riprovato il popolo Giudeo, fu chiamato il popolo Gentile a queste nozze; per cui segue: Andate dunque all’uscita delle strade, e chiunque troverete chiamatelo alle nozze.

GIROLAMO: Il popolo Gentile infatti non stava sulle strade, ma all’uscita delle strade.

REMIGIO: Questi sono gli errori dei Gentili.

CRISOSTOMO [PS.]: Sono strade anche tutte le occupazioni umane, come la filosofia, la milizia e simili. Disse dunque: Andate all’uscita delle strade per chiamare alla fede tutti gli uomini, qualunque sia la loro condizione. Ancora, come la castità è il cammino che porta a Dio, così la fornicazione è il cammino che porta al demonio. E questo stesso deve dirsi delle altre virtù e degli altri vizi. Comanda pertanto che invitino gli uomini di qualsiasi classe e di qualsiasi condizione affinché credano.

ILARIO: Per strade si può intendere il tempo del secolo, e pertanto lì si manda ai crocicchi delle strade perché ci perdona tutto ciò che è passato.

GREGORIO: Oppure diversamente. Secondo la Sacra Scrittura per strada si intendono le azioni; le uscite delle strade sono i fallimenti delle azioni, poiché con frequenza vengono a Dio con facilità coloro ai quali non viene concessa alcuna soddisfazione nelle cose della vita.

ORIGENE: Oppure diversamente. lo credo che questo primo invito alle nozze si rivolga ad alcune anime dotate di ingegno, poiché Dio vuole che vengano al convito divino principalmente quelli che sono pronti per comprendere. E dato che questi normalmente non vogliono venire quando li si chiama, sono inviati altri servi per invitarli, promettendo loro che se vengono sfrutteranno il convito preparato dal re. Come nelle cose corporali c’è una sposa che si accasa, altri che convitano e altri che sono convitati alle nozze, così il Signore conosce le diverse classi delle anime, le loro virtù e le cause per le quali alcune sono considerate come spose, altre come servi che convocano, e altre sono computate nel numero di coloro che sono convitati alle nozze. Però coloro che principalmente furono chiamati disprezzarono i primi che li invitavano come uomini di poca conoscenza, e se ne andarono a curare le proprie cose, compiacendosi più in esse che in ciò che il re offriva loro per mezzo dei suoi servi. Però questi sono meno colpevoli di quelli che ingiuriarono i servi inviati e li uccisero, poiché si azzardarono a trattenere i servi inviati per mezzo di questioni disgustose, e dato che questi non erano preparati per rispondere alle loro ingegnose questioni, furono schiacciati dagli insulti e uccisi da essi. Segue: E usciti i suoi servi nelle strade, raccolsero tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi.

ORIGENE: Essendo usciti i servi, sia dalla Giudea e da Gerusalemme gli Apostoli di Cristo, sia dalle regioni interiori i santi Angeli, e venendo alle diverse strade delle diverse abitudini, riunirono tutti quelli che trovarono. E non si preoccupano se qualche volta sono stati cattivi o buoni prima di essere chiamati. Qui dobbiamo intendere semplicemente come buoni i più umili e i più retti fra coloro che venivano al culto di Dio, e ai quali si riferisce ciò che dice l’Apostolo (Rm 2, 14): «Quando coloro che non conoscono la legge operano secondo ciò che essa comanda, essi stessi sono la propria legge».

GIROLAMO: Anche fra i Gentili c’è una diversità infinita, per cui dobbiamo riconoscere che alcuni sono più inclinati al male, e altri praticano le virtù per i propri buoni costumi.

GREGORIO: E dice questo poiché nella Chiesa militante non ci possono essere buoni senza cattivi, né cattivi senza buoni, e non fu buono colui che non volle sopportare i cattivi. Segue: e le nozze furono ripiene di commensali.

ORIGENE: Le nozze, cioè di Gesù Cristo e della Chiesa, si riempirono poiché furono portati a Dio coloro che furono incontrati dagli Apostoli, e si accostarono per mangiare nelle nozze. Però, dato che fu conveniente chiamare i buoni e i cattivi, non perché i cattivi continuassero a essere cattivi, ma perché lasciassero i vestiti non propri delle nozze e vestissero l’abito nuziale, cioè le viscere di misericordia e di benignità … per questo dopo entrò il re per vedere coloro che erano seduti prima che si presentasse loro il cibo, per trattenere e dare regali a coloro che avevano i vestiti nuziali, e per condannare coloro che non li avevano. Per cui segue: Entrò il re per vedere i convitati.

CRISOSTOMO [Ps.]: Non è che il Signore cessi di essere in tutte le parti, ma dove vuole osservare per giudicare, li si dice che è presente; e dove non vuole sembra che sia assente. Il giorno in cui tutti lo vedranno è il giorno del giudizio, quando verrà a visitare tutti i cristiani che siedono sulla mensa delle Scritture.

ORIGENE: Entrando, vide uno che non aveva mutato i propri costumi; per cui segue: e lì vide un uomo non vestito con la veste nuziale. Lo dice al singolare, poiché sono dello stesso genere tutti coloro che conservano la malizia dopo la fede, come l’avevano avuta prima di credere.

GREGORIO: Che cosa dobbiamo intendere per vestito di nozze se non la carità? Poiché il Signore la ebbe in sé quando venne a celebrare le sue nozze con la Chiesa. Entra dunque alle nozze senza il vestito nuziale colui che crede nella Chiesa, però non ha la carità.

AGOSTINO: Si azzarda a venire alle nozze senza il vestito nuziale colui che cerca lì la gloria, non quella dello sposo, ma la propria.

ILARIO: Vestito di nozze è anche la grazia dello Spirito Santo, e il candore dell’abito celestiale che, una volta ricevuto con la confessione della fede, va conservato pulito e integro fino al raggiungimento del regno dei cieli.

GIROLAMO: Il vestito nuziale sono anche la legge di Dio e le opere che si praticano in virtù della legge e del Vangelo, e che costituiscono l’abito dell’uomo nuovo; quello che, se in un cristiano mancherà nel giorno del giudizio, comporterà l’immediato castigo; per cui segue: e gli disse: Amico, come sei entrato qui non avendo la veste nuziale? Lo chiama amico poiché era stato invitato alle nozze: in realtà era amico per la fede; però riprende il suo azzardo poiché è entrato alle nozze imbruttendole con il suo vestito sporco.

ORIGENE: E poiché colui che pecca e non si riveste di Gesù Cristo non ha alcuna scusa, segue: Ma quello ammutolì.

GIROLAMO: Allora non si potrà dar luogo a provocazioni e non si potrà negare quando tutti gli Angeli e il mondo intero saranno testimoni dei peccati.

ORIGENE: Però non solo fu cacciato dalle nozze colui che le oltraggiò, ma fu legato dai ministri del re già preparati a questo fine con maggior prontezza di quella che egli non aveva impiegato per fare cosa alcuna a buon fine e con la tenacia che non osò per alcuna opera buona. E fu condannato a un posto dove non c’è luce alcuna e che si chiama «tenebre esteriori»; per cui continua: Allora il re disse ai suoi ministri: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre esteriori.

GREGORIO: Sono legati ai piedi e alle mani in virtù del potere di quella sentenza coloro che poco prima erano stati legati dalle cattive azioni. Non avevano migliorato la propria vita, però ora sono legati per castigo coloro che la colpa teneva impediti perché non operassero bene.

AGOSTINO: L’intreccio dei cattivi desideri e delle cattive intenzioni costituisce un laccio in cui è legato colui che opera in tal modo da meritare di essere gettato nelle tenebre esteriori.

GREGORIO: Chiamiamo tenebre interiori la cecità dell’anima, e tenebre esteriori la notte eterna della condanna.

CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure con ciò si designa la differenza dei tormenti nei peccatori. Vi sono infatti per prime le tenebre esteriori, mentre le minori sono interiori. Segue: lì sarà pianto e stridore di denti.

GIROLAMO: Nel pianto degli occhi e nel fremere dei denti ci si fa conoscere la grandezza dei tormenti, per mezzo della metafora delle membra corporali. Le mani e i piedi legati, e il pianto degli occhi, e lo stridore dei denti ci fanno comprendere la realtà della risurrezione.

GREGORIO: Infatti lì digrignano i denti coloro che godevano nella voracità e piangono gli occhi di coloro che qui si dilettavano di cose illecite. Poiché ognuna delle membra soffrirà un castigo relazionato con tutte le azioni a cui fu assoggettata obbedendo ai vizi.

GIROLAMO: E dato che nel convito nuziale non si cerca l’inizio, ma la fine, si aggiunge: Molti infatti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.

ILARIO: Quando colui che invita lo fa senza eccezione, fa conoscere il grande affetto e la grande bontà ognuno secondo il proprio merito.

GREGORIO: Ma alcuni neanche che risulta dalla sua umanità; però fra i convitati o chiamati sceglie cominciano a operare bene, e altri non perseverano nelle buone azioni che cominciarono. Tema ognuno per sé stesso quanto più ignora ciò che viene dopo.

CRISOSTOMO [Ps.]: Oppure diversamente. Quante volte Dio tenta la sua Chiesa, entra in essa per vedere coloro che sono riuniti, e se trova qualcuno che non ha l’abito nuziale gli domanda: perché ti sei fatto cristiano se hai trascurato queste azioni? Questo tale Gesù Cristo lo consegna ai suoi ministri, cioè ad alcuni maestri di seduzione, i quali legano le sue mani, cioè le sue azioni, e i suoi piedi, cioè le aspirazioni della sua anima, e lo gettano nelle tenebre, cioè negli errori o dei Gentili o dei Giudei o degli eretici; in primo luogo infatti sono più vicine le tenebre dei Gentili, che disprezzano la verità che non udirono; poi quelle esteriori dei Giudei che videro ma non credettero, e specialmente quelle esteriori degli eretici, che udirono e appresero.

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