UNDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Vangelo Commentato dai Padri

UNDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Vangelo di Matteo 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è molta, magli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della mèsse che mandi operai nella sua mèsse!».
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfèo e Taddèo, Simone il Cananèo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.
E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

VERSETTI 35-38

Gesù andava attorno in tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo poi le folle ne ebbe compassione, poiché erano oppresse e sfinite come pecore senza pastore. Allora dice ai suoi discepoli: La messe è molta ma gli operai sono pochi; pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe.

CRISOSTOMO: Il Signore ha voluto, con le sue stesse azioni, redarguire l’accusa dei Farisei che dicevano: Scaccia i demoni per opera del principe dei demoni; infatti il demonio, quando è umiliato, non fa benefici, ma danneggia coloro che lo disonorano. Il Signore invece fa il contrario, poiché dopo gli oltraggi e le offese non solo non punisce, e nemmeno rimprovera, ma elargisce dei benefici; per cui segue: Gesù andava attorno in tutte le città e i villaggi. Così ci insegna a non rispondere alle accuse con delle accuse, ma con dei benefici. Chi infatti, dopo l’accusa, desiste dal beneficio mostra che fa il bene per la lode degli uomini. Se invece fai il bene per Dio, qualunque cosa ti facciano non desistere dal fare il bene, affinché la ricompensa sia più grande.

GIROLAMO: Vedi poi come ha predicato il Vangelo ugualmente nei villaggi, nelle città e nelle borgate, cioè nelle città grandi e piccole, non per considerare la potenza dei nobili, ma la salvezza dei credenti. Segue: insegnando nelle loro sinagoghe, compiendo cioè l’opera che gli aveva comandato il Padre, e soddisfacendo la sete di salvare i non credenti mediante l’insegnamento; ora, insegnava nelle sinagoghe il Vangelo del regno, per cui segue: e predicando il vangelo del regno.

REMIGIO: Bisogna intendere di Dio. Sebbene infatti si annunzino dei beni temporali, tuttavia non si dice Vangelo. Da ciò deriva che la legge non è denominata Vangelo, poiché ai suoi osservanti non prometteva beni celesti, ma terreni,

GIROLAMO: Dopo la predicazione e l’insegnamento curava ogni malattia e ogni infermità, affinché coloro che il discorso non persuadeva venissero persuasi dalle opere; per cui segue: guarendo ogni malattia e ogni infermità; il che è detto propriamente di lui, non essendo nulla impossibile per lui.

GLOSSA: Chiama malattia un ‘indisposizione durevole; infermità, invece, i mali leggeri.

REMIGIO: Bisogna poi sapere che quelli che guariva esternamente nel corpo, li risanava all’interno nell’anima. Gli altri invece non possono fare questo per loro potere, ma per la grazia di Dio.

CRISOSTOMO: Ma la bontà di Cristo non si ferma qui, bensì mostra anche un’altra sollecitudine verso di essi, espandendo su di loro le viscere di misericordia; per cui segue: Vedendo poi le folle ne ebbe compassione.

REMIGIO: Con ciò Cristo mostra in sé la funzione di buon pastore più che quello di mercenario. Perché poi abbia avuto misericordia appare dalle parole: poiché erano oppresse e sfinite come pecore senza pastore; oppresse certamente dai demoni, poiché erano afflitte da diverse infermità e malattie.

RABANO [GLOSSA]: Oppure oppresse dai diversi errori, e sfinite, cioè languenti, incapaci di sollevarsi; e pur avendo dei pastori, era come se non ne avessero.

CRISOSTOMO: Questa era l’accusa ai capi dei Giudei, che essendo pastori mostravano ciò che era proprio dei lupi: infatti non solo non correggevano la moltitudine, ma nuocevano anche al loro progresso. Mentre infatti quelli si stupivano e dicevano: Non si è mai visto nulla di simile in Israele, questi al contrario dicevano che scacciava i demoni per opera del principe dei demoni.

REMIGIO: Dal momento in cui il Figlio di Dio guardò sulla terra per udire il gemito dei prigionieri, subito molta messe cominciò a crescere: infatti le folle del genere umano non si sarebbero avvicinate alla fede se l’autore dell’umana salvezza non avesse guardato dal cielo sulla terra; per questo segue: La messe è molta ma gli operai sono pochi.

GLOSSA: Messe sono dunque detti gli uomini, che possono essere mietuti dai predicatori e separati dal gruppo dei perduti, come il grano scosso dalla paglia viene poi riposto nei granai.

GIROLAMO: La molta messe indica la moltitudine dei popoli, i pochi operai la penuria dei maestri.

REMIGIO: Infatti il numero degli Apostoli era piccolo in confronto a un così abbondante seminato. Così il Signore esorta i suoi predicatori, cioè gli Apostoli e i loro seguaci, a chiedere ogni giorno l’aumento del loro numero; per cui aggiunge: pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe.

CRISOSTOMO: Il Signore si mostra in modo latente: è lui infatti che è il padrone della messe. Se infatti mandò gli Apostoli a mietere ciò che non avevano seminato, è chiaro che non li mandò a mietere cose altrui, ma quelle che egli aveva seminato mediante i Profeti. Ma essendo i dodici Apostoli gli operai, disse: pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe, e tuttavia non aggiunse nessuno ad essi, poiché moltiplicò loro dodici già esistenti non aumentando il loro numero, ma elargendo un potere più abbondante.

REMIGIO: Oppure li aumentò sia quando designò anche altri settantadue, sia quando furono costituiti molti predicatori alla discesa dello Spirito Santo sopra i credenti.

CRISOSTOMO: Mostra poi che questo è un grande dono, quello cioè che uno abbia la virtù di predicare convenientemente, per cui dice che bisogna pregare per questo. Ricorda poi, in questo punto, le parole di Giovanni sull’aia e il ventilabro e la paglia e il grano.

ILARIO: In senso mistico poi, data la salvezza alle Genti, tutte le città e i villaggi sono illuminati dalla potenza e dall’ingresso di Cristo, e sfuggono alle conseguenze del loro vecchio male. Il Signore ha pieta del suo popolo tormentato dalla violenza dello spirito impuro, e malato sotto il fardello della legge; gli rende la vigilanza dello Spirito Santo dopo averlo trovato senza pastore. Il frutto di questo dono era molto abbondante, e la sua abbondanza superò i bisogni di tutti coloro che ne avevano sete: infatti, per quanto uno ne prendesse, era sempre in sovrabbondanza; e poiché c’è bisogno di un grande numero di operai per distribuirlo, ci ordina di pregare il padrone della messe di mandare un grande numero di ministri del dono dello Spirito Santo: con la preghiera infatti questo dono viene da Dio effuso su di noi.

CAPITOLO 10

VERSETTI 1-4

E chiamati i suoi dodici discepoli diede loro potere sugli spiriti immondi, affinché li scacciassero e curassero ogni malattia e ogni infermità. I nomi poi dei dodici Apostoli sono questi: primo Simone, che è chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

GLOSSA: Dalla guarigione della suocera di Pietro fino a qui vi è una continua relazione di miracoli; e furono fatti prima del discorso sulla montagna, che conosciamo proprio grazie alla scelta di Matteo che la riferisce, dato che Matteo era stato uno dei dodici scelti sulla montagna per l’apostolato. Qui egli ritorna all’ordine degli avvenimenti e riprende il suo discorso dal momento della guarigione del servo del centurione, e dice: E chiamati i dodici discepoli.

REMIGIO [AIMONE]: L’Evangelista infatti aveva detto prima che il Signore aveva esortato i discepoli a pregare il padrone della messe affinché mandasse operai nella sua messe; e ciò a cui aveva esortato, sembra che qui lo compia. Infatti il dodici è un numero perfetto: nasce infatti dal sei, che ha perfezione in quanto è formato dalle sue parti, che sono l’uno, il due e il tre; ora, il dodici nasce dal doppio di sei.

GLOSSA: Questo raddoppio sembra appartenere ai due precetti della carità, o ai due testamenti.

RABANO [BEDA]: Inoltre il numero dodici, che è formato dal tre e dal quattro, li designa in quanto predicatori della Santa Trinità nelle quattro parti del mondo.

[RABANO]: Questo numero poi è indicato da molte figure dell’Antico Testamento. Dai dodici figli di Giacobbe, dai dodici capi dei figli di Israele, dalle dodici sorgenti d’acqua a Elim, dalle dodici pietre sul pettorale di Aronne, dai dodici pani dell’offerta, dai dodici esploratori mandati da Mosè, dalle dodici pietre prese dal Giordano, dai dodici buoi che sostenevano il bacino di bronzo. Anche nel Nuovo Testamento, dalle dodici stelle della corona della sposa, dalle dodici fondamenta di Gerusalemme, che Giovanni vide, e dalle dodici porte.

CRISOSTOMO: Ma non solo li fa confidare chiamando il loro ministero missione nella messe, ma dando anche loro i poteri per il ministero; per cui segue: diede loro potere sugli spiriti immondi, affinché li scacciassero e curassero ogni malattia e ogni infermità.

REMIGIO: In ciò viene apertamente dimostrato che l’oppressione delle folle non fu soltanto una e semplice, ma varia; e questo è avere pietà della folla: dare ai discepoli il potere di curare e risanare.

GIROLAMO: Infatti il Signore e Maestro clemente e benigno non è geloso nell’attribuire i suoi poteri ai servi e ai discepoli; e come egli aveva curato ogni malattia e infermità, dà anche agli Apostoli il potere di curare ogni malattia e ogni infermità. Ma c’è molta differenza fra l’avere e l’attribuire, fra il donare e il ricevere. Qualunque cosa costui faccia, lo fa per il potere del Signore; se essi fanno qualcosa, confessano la loro debolezza e il potere del Signore, dicendo (At 3, 6): «Nel nome di Gesù alzati e cammina». Viene messo poi l’elenco degli Apostoli affinché gli pseudo-apostoli, che non sono del loro gruppo, vengano esclusi; per cui segue: I nomi poi dei dodici Apostoli sono questi: primo Simone, che e chiamato Pietro, e Andrea suo fratello. Stabilire l’ordine degli Apostoli e il merito di ciascuno spettò a colui che scruta i segreti del cuore. Per primo viene scritto Simone detto Pietro, per distinguerlo dall’altro Simone che è detto il Cananeo dal paese di Cana di Galilea, dove il Signore cambiò l’acqua in vino.

RABANO: Pietro in greco o in latino equivale a Cefa in siriaco, e in entrambe le lingue il nome deriva da pietra. E non vi è dubbio che sia quella di cui parla Paolo (1 Cor 10, 4): «E quella pietra era Cristo».

REMIGIO [GIROLAMO]: Vi furono però alcuni che in questo nome, cioè Pietro in greco e in latino, cercando un’interpretazione della lingua ebraica, videro il significato di togliere i sandali, o sciogliere, o riconoscere. Ma quanti dicono cosi si imbattono in due contraddizioni. La prima deriva dalla proprietà della lingua ebraica, nella quale la p non viene espressa, ma in suo luogo si pone ph. Per cui Pilato viene detto Philato. La seconda deriva dall’interpretazione dell’Evangelista, secondo il quale il Signore ha detto (Gv 1, 42): «Tu sarai chiamato Cefa», ed egli aggiunge di suo: «Che significa Pietro». Simone viene interpretato come obbediente; obbedì infatti alle parole di Andrea, e con lui venne a Cristo; sia anche perché obbedì ai comandi divini, e con un solo comando della voce seguì il Signore; oppure, come piace ad alcuni, viene interpretato come colui che depone il suo dolore e che ode una cosa triste: infatti alla risurrezione del Signore depose il dolore della sua passione e udì una cosa triste quando il Signore gli disse (Gv 21, 18): «Un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi». Segue: e Andrea suo fratello.

CRISOSTOMO: Anche questa lode non è piccola. Infatti denominò Pietro dalla virtù, Andrea invece dalla nobiltà, che è secondo la parentela, in quanto lo disse fratello di Pietro. Marco invece lo nomina come terzo dopo i due capi, Pietro e Giovanni; Matteo non fa così poiché non segue, diversamente da Marco, l’ordine della dignità.

REMIGIO: Andrea invece viene interpretato virile. Come infatti presso i latini virile deriva da vir (uomo), cosi presso i greci Andrea da andròs (uomo). E giustamente è detto virile perché, lasciate tutte le cose, seguì Cristo, e virilmente perseverò nei suoi comandamenti.

GIROLAMO: L’Evangelista mostra una certa parità fra i differenti Apostoli, presentandoli associati insieme a due a due. Egli congiunge Pietro e Andrea non tanto a causa della loro parentela temporale, quanto a causa di quella dello spirito; Giacomo e Giovanni poiché, abbandonando il loro padre secondo la carne, si misero al seguito del loro vero Padre che è in cielo; per cui segue: Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; dice anche di Zebedeo, poiché segue anche un altro Giacomo di Alfeo.

CRISOSTOMO: Vedi poi che non ordina secondo la dignità. Mi sembra infatti che Giovanni fosse più grande non solo degli altri, ma anche di suo fratello.

REMIGIO [RABANO]: Giacomo si interpreta anche come colui che distrugge, ossia distruttore; poiché non distrusse soltanto i vizi della carne, ma disprezzò anche la carne stessa quando fu ucciso da Erode. Giovanni viene interpretato grazia di Dio, poiché meritò di essere amato dal Signore più di tutti: per cui a motivo di un amore particolare riposò nella cena sul petto del Signore. Segue: Filippo e Bartolomeo. Filippo viene interpretato come bocca di splendore, cioè delle lampade, poiché, non appena ebbe trovato il fratello, si affrettò a diffondere con il ministero della parola la luce da cui fu illuminato. Bartolomeo è un nome siro, non ebreo, e viene interpretato figlio di colui che solleva le acque, cioè di Cristo, che eleva il cuore dei suoi predicatori dalle cose terrene a quelle del cielo, e li solleva affinché quanto più penetrano le cose del cielo tanto più irrorino e inebrino l’anima dei loro uditori con la rugiada della santa predicazione. Segue: Tommaso e Matteo il pubblicano.

GIROLAMO: Gli altri Evangelisti, nell’abbinamento dei nomi, pongono prima Matteo e poi Tommaso, e non aggiungono l’epiteto di pubblicano affinché non sembrino oltraggiare questo Evangelista ricordando la sua antica professione. Ma egli pone sé stesso dopo Tommaso e si dice pubblicano, per mostrare la grazia sovrabbondante là dove il peccato aveva abbondato.

REMIGIO [RABANO]: Tommaso viene interpretato abisso, o gemello, che in greco si dice Didimo. E opportunamente Didimo viene interpretato abisso, poiché quanto più a lungo dubitò, tanto più profondamente credette l’effetto della passione del Signore, e il mistero della divinità; per cui disse (Gv 20, 28): «Mio Signore e mio Dio». Matteo invece viene interpretato donato, poiché per dono di Dio da pubblicano divenne Evangelista. Segue: Giacomo di Alfeo e Taddeo.

RABANO: Questo Giacomo è quello che è denominato fratello del Signore nei Vangeli, e anche nella lettera ai Galati: poiché Maria, moglie di Alfeo, fu sorella di Maria madre del Signore, che Giovanni Evangelista ha chiamato Maria di Cleofa, forse perché la stessa persona è detta Cleofa e Alfeo. Oppure la stessa Maria, morto Alfeo, dopo la nascita di Giacomo sposò Cleofa.

REMIGIO [RABANO]: E opportunamente è detto figlio di Alfeo, cioè del giusto, o del dotto: poiché non solo distrusse i vizi della carne, ma anche disprezzò la cura della carne; infatti di quanto grande fu il suo merito sono testimoni gli Apostoli, i quali lo ordinarono Vescovo della Chiesa gerosolimitana; per cui anche la storia ecclesiastica, fra l’altro, dice di lui che non mangiò mai carne, né vino o birra, non fece uso di bagni o di vestiti di lino, e pregava giorno e notte stando in ginocchio. E fu di un merito così grande da essere chiamato giusto da tutti. Taddeo poi è quello stesso che Luca chiama Giuda di Giacomo, cioè fratello di Giacomo, la cui lettera si legge nella Chiesa, dove dice di essere fratello di Giacomo.

AGOSTINO: Alcuni codici hanno Labbeo. Ma chi ha proibito di chiamare un unico uomo con due o tre nomi?

REMIGIO: Giuda poi è interpretato come colui che ha confessato, poiché confessò il Figlio di Dio.

RABANO: Taddeo o Labbeo viene interpretato assennato, cioè cultore del cuore. Segue: Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

GIROLAMO: Simone il Cananeo è lo stesso che da un altro Evangelista viene detto Zelota; Cana infatti viene interpretata come «zelo». Giuda Iscariota, infine, prende il nome o dal paese in cui è nato, o dalla tribù di Issacar, in modo che nel suo nome sia scritto come un vaticinio della sua condanna. Issacar infatti si interpreta mercede, che indica il premio del traditore.

REMIGIO [BEDA]: Iscariota si interpreta memoria del Signore, poiché seguì il Signore; oppure memoriale della morte, poiché ha meditato nel suo cuore di consegnare il Signore alla morte; oppure soffocamento, poiché si strangolò. E bisogna sapere che due discepoli sono chiamati con questo nome, e mediante essi sono designati tutti i cristiani: in Giuda di Giacomo quelli che perseverano nella confessione della fede; in Giuda Iscariota coloro che, abbandonata la fede, si volgono indietro.

GLOSSA: Sono nominati a due a due perché sia riconosciuta l’unione nel portare il medesimo giogo.

AGOSTINO: Scelse dunque come discepoli, nominandoli anche Apostoli, costoro, di umili natali, senza onori, illetterati, affinché tutto ciò che di grande fossero e facessero fosse lui stesso a esserlo e a farlo in loro. Ebbe tra loro uno cattivo che egli usò per il bene, sia per adempiere la disposizione della sua passione, sia per dare l’esempio alla sua Chiesa di sopportare i cattivi.

RABANO [AMBROGIO]: Egli non fu poi eletto fra gli Apostoli per imprudenza: grande è infatti la verità che nemmeno un ministro avverso indebolisce.

[RABANO]: Volle inoltre essere tradito da un discepolo affinché tu, tradito da un compagno, abbia ad accettare modestamente sia che il tuo giudizio era sbagliato, sia la perdita del beneficio.

VERSETTI 5-8

Questi dodici Gesù li mandò dopo averli così istruiti: Non andate dai pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; andate piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. Andando poi predicate dicendo che si è avvicinato il regno dei cieli. Curate i malati, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demoni: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

GLOSSA: Poiché la manifestazione dello spirito, come dice l’Apostolo, è data per l’utilità della Chiesa, dopo aver dato agli Apostoli il potere li manda affinché esercitino questo potere per l’utilità altrui; per cui si dice: Questi dodici Gesù li mandò.

CRISOSTOMO: Considerate l’opportunità della missione. Infatti, dopo che l’avevano visto risuscitare un morto, rimproverare il mare e fare altro del genere, e avevano ricevuto dalle parole e dalle opere una sufficiente dimostrazione della sua potenza, allora li manda.

GLOSSA: Mandandoli poi, li istruisce su dove devono andare e su che cosa devono predicare e fare. Prima, su dove devono andare; per cui si dice: dopo averli così istruiti: Non andate dai pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; andate piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele.

GIROLAMO: Questo punto non è in contrasto con il precetto che viene in seguito (Mt 28, 19) in cui si dice: «Andando insegnate a tutte le genti», poiché questo è stato dato prima della risurrezione, quello invece dopo. Ed era necessario annunziare la venuta di Cristo innanzitutto ai Giudei, affinché non avessero una giusta scusa dicendo che il Signore li aveva rigettati da sé avendo mandato gli Apostoli ai pagani e ai Samaritani.

CRISOSTOMO: Li manda per primi ai Giudei affinché, esercitati in Giudea come in una certa palestra, entrassero nell’arena del mondo per combattere, e così li istruì come degli uccellini ancora inabili al volo.

GREGORIO: Oppure perché volle essere annunciato prima di tutto ai Giudei e poi essere predicato ai Gentili affinché si vedesse che non si indirizzava ai Gentili se non come a stranieri dopo essere stato respinto dai suoi. Tuttavia si trovavano anche fra i Giudei coloro che dovevano essere chiamati, e fra i Gentili coloro che non dovevano esserlo: ciò affinché, pur essendo immeritevoli di essere recuperati alla vita divina, non fossero tuttavia giudicati più severamente per il disprezzo della predicazione ricevuta.

ILARIO: La lettura della legge doveva avere il privilegio del Vangelo, e Israele doveva essere ritenuto tanto più inescusabile del suo peccato quanto più spesso era stato avvertito.

CRISOSTOMO: Così pure, affinché non pensassero che c’era stato per loro dell’odio, nonostante che l’avessero oltraggiato e chiamato indemoniato, egli si applica a correggerli e, elevando i suoi discepoli a tutt’altro ministero, li invia come dottori e medici, e non solo proibisce agli Apostoli di predicare ad altri se non ai Giudei, ma ancora non permette loro di seguire la via che li avrebbe condotti ai Gentili; e sottolinea ciò quando dice: Non andate dai pagani. E poiché i Samaritani erano contrari ai Giudei, sebbene fossero più inclini a essere convertiti mediante la fede, tuttavia non permise di predicare nemmeno ai Samaritani prima che ai Giudei; per cui dice: e non entrate nelle città dei Samaritani.

GLOSSA: I Samaritani erano dei Gentili lasciati dal re degli Assiri nella terra di Israele dopo la prigionia da lui fatta: essi, costretti da molti pericoli, si convertirono al Giudaismo, accogliendo la circoncisione e i cinque libri di Mosè, ma respingendo totalmente il resto. Per cui i Giudei non si mescolavano con i Samaritani.

CRISOSTOMO: Tenendo lontano dunque i discepoli da costoro, li manda ai figli di Israele, che chiama pecore perdute, non infedeli, cercando in ogni modo di perdonarle e attraendo la loro disposizione d’animo.

ILARIO: Costoro tuttavia, sebbene siano chiamati pecore, infierirono contro Cristo con fauci di lupi e lingue di vipere.

GIROLAMO: In senso figurato viene comandato a noi, che abbiamo il nome di cristiani, di non andare per la via dei pagani e l’errore degli eretici, in modo che dove c’è separazione di religione ci sia anche separazione di vita.

GLOSSA: Dopo che ha insegnato ad essi dove andare, comunica che cosa devono predicare; per cui si aggiunge: Andando poi predicate dicendo che si è avvicinato il regno dei cieli.

RABANO: Qui si dice che si avvicina il regno dei cieli per il dono a noi fatto della fede nel creatore invisibile, non per qualche mozione degli elementi. Giustamente poi i santi sono detti cieli poiché contengono Dio con la fede e lo amano con la carità.

CRISOSTOMO: Vedi la grandezza del mistero, vedi la dignità degli Apostoli. Non viene comandato loro di dire alcunché di sensibile, come a Mosè e ai Profeti, ma cose nuove e impensate: quelli infatti predicarono beni terreni, questi invece il regno dei cieli e tutti i beni che esso contiene.

GREGORIO: Ai predicatori santi furono aggiunti anche i miracoli, affinché la potenza mostrata desse forza alle parole, e facessero cose nuove coloro che predicavano cose nuove; per cui segue: Curate i malati, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demoni.

GIROLAMO: Affinché non capitasse che nessuno credesse a uomini rustici, e senza alcuna bellezza nel parlare, ignoranti e illetterati, quando promettevano il regno dei cieli, dà loro il potere di fare le cose predette affinché la grandezza dei segni provasse la grandezza delle promesse.

ILARIO Tutto il potere del Signore passa agli Apostoli, affinché coloro che in Adamo erano stati plasmati a immagine e somiglianza di Dio ricevessero ora la perfetta immagine di Cristo, e tutti i mali con cui l’istinto infernale ci aveva colpiti nella persona di Cristo fossero guariti dalla nostra comunione alla passione di Cristo.

GREGORIO: Questi segni furono necessari all’inizio della Chiesa: perché infatti la fede dei credenti crescesse, andava nutrita dai miracoli.

CRISOSTOMO: Più tardi essi si fermarono, quando la fede fu seminata in tutti i luoghi. Se poi furono fatti anche dopo, furono pochi e rari; è consuetudine infatti di Dio fare tali cose quando i mali sono aumentati: allora infatti egli dimostra la sua potenza.

GREGORIO: Tuttavia la santa Chiesa ogni giorno fa spiritualmente ciò che allora faceva corporalmente mediante gli Apostoli: cose che sono tanto maggiori quanto più attraverso di esse non vengono risuscitati i corpi, ma le anime.

REMIGIO: I malati sono certamente gli apatici, che non hanno le forze per vivere bene; i lebbrosi sono gli immondi nelle opere o nei piaceri carnali; i morti sono coloro che fanno opere di morte; gli indemoniati divengono tali se cadono sotto il potere del diavolo.

GIROLAMO: E poiché la distribuzione dei doni soprannaturali perde il suo valore quando si interpone una ricompensa temporale, egli condanna l’avarizia in questi termini: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date; come se dicesse: io, maestro e signore, vi ho dato ciò senza prezzo, quindi anche voi date senza prezzo.

GLOSSA: Dice questo affinché Giuda, che aveva la borsa, non volesse ammassare dei soldi per il suddetto potere, condannando anche qui la perfidia dell’eresia simoniaca.

GREGORIO: Prevedeva infatti che alcuni avrebbero fatto oggetto di commercio il dono dello spirito ricevuto, e avrebbero inclinato i segni dei miracoli verso l’avarizia.

CRISOSTOMO: Vedi poi come abbia una diligenza non minore nei costumi e nei segni, mostrando che questi senza di quelli non sono nulla. Infatti reprime la loro superbia dicendo: gratuitamente avete ricevuto; e comanda di non lasciarsi contaminare dalla brama di denaro dicendo: gratuitamente date. Oppure, affinché non sembri che il beneficio appartenga a loro, dice: gratuitamente avete ricevuto. Come se dicesse: voi non date prendendo da ciò che vi appartiene; voi non l’avete ricevuto né dal vostro lavoro né come un salario qualsiasi; si tratta di una grazia: infatti gratuitamente avete ricevuto; così dunque date agli altri: infatti non si può trovare un prezzo degno di tali cose.

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